sabato 24 settembre 2022

ZSC/ZPS - ALPI VEGLIA E DEVERO - MONTE GIOVE. DANNO IN CORSO D'OPERA

 




La rete natura 2000 è quel sistema di aree, estese a livello Europeo, che godono di una particolare protezione, generalmente a motivo della presenza di habitat delicati e che debbono essere preservati. Le direttive europee, recepite dalle normative nazionali, dettano le regole per la conservazione di quei siti e, a seconda delle loro collocazioni, le regioni hanno individuato quali sono gli Enti che debbono presiedere alla loro gestione. In particolare, il Piemonte ha individuato gli Enti che debbono svolgere tali funzioni. Il sito di importanza comunitaria denominato ZSC/ZPS - ALPI VEGLIA E DEVERO - MONTE GIOVE è affidato in gestione all'Ente Parco delle aree protette dell'Ossola. Se questo è il quadro di riferimento, proprio in questi giorni, all'interno di questo sito, nella zona prossima alla valle del Bondolero in località Dosso, tutte aree interessate al programma Avvicinare le Montagne, sono stati eseguiti, e forse lo sono ancora, estesi lavori di movimentazioni di terre e di rocce finalizzati, si crede, a " migliorare " la qualità tecnica delle piste da sci da discesa che, in quella zona, sono servite da due impianti di arroccamento, nell'ambito della stazione "Ciamporino". Orbene tutto ciò dovrebbe essere non consentito in quanto in contrasto con le direttive per la protezione dei siti e crediamo anche con il piano di gestione dell'area. La serie fotografica da conto dei lavori eseguiti e in corso, documentando i danni che vengono arrecati al suolo e le manomissioni delle condizioni naturali che si sono determinate. Non sappiamo ancora se quanto in corso è stato oggetto di una qualche autorizzazione, ne dubitiamo. Comunque sono state fatte le segnalazioni agli Enti competenti a vigilare ed agire e vedremo quali saranno gli esiti.

mercoledì 14 settembre 2022

GHIFFA. LA LITORANEA: PRIMA E IL DOPO




Il Comune di Ghiffa si può qualificare un Comune virtuoso perché, caso quasi raro nel panorama dei Comuni del Piemonte, ha provveduto ad adeguare, attraverso una variante strutturale, buona parte del proprio strumento urbanistico, alla pianificazione sovraordinata rappresentata dal Piano Paesaggistico Regionale. I risultati non sono tardati e la documentazione fotografica che postiamo qui sopra, da conto, mostrandone gli effetti. Una costruzione, a margine della strada costiera, costituita da darsena e sovrastanti locali accessori, viene trasformata, nella parte accessoria, in residenza e qui non sembra vi siano motivi ostativi, mentre il problema, a nostra giudizio da osservatori, nasce dall'ampliamento dell'edificio che, fatta salva la sua coerenza e incoerenza con l'esistente, ora costituisce una quinta che interrompe "la visuale percepibile dalla strada costiera verso il lago". Non a caso abbiamo messo tra virgole l'ultima parte della frase perché essa ripropone, pari pari, la prescrizione obbligatoria che il Piano Paesaggistico Regionale contiene riferita a questo ambito. Siamo andati pure a spulciare all'interno delle pagine della variante urbanistica e dobbiamo dire che, in punto, ci è sembrato che, quanto meno, essa è un poco sfuggente. Non riproponiamo le parti dello strumento urbanistico a cui ci riferiamo, ma comunque nella versione definitiva ed approvata, il Comune aveva dovuto introdurre tutta una serie di modifiche alla normativa che, evidentemente, erano state dettate dal tavolo di Co-pianificazione. Orbene, l'articolo 27 delle norme dello strumento urbanistico ora recita che: "hanno ugualmente carattere immediatamente cogente e prevalente le disposizioni contenute nel catalogo dei beni paesaggistici del Piemonte, prima parte, all’interno della sezione prescrizioni specifiche presente nelle relative schede." Il testo che avevamo, più sopra, messo tra virgole, si riferisce proprio a quanto qui è stato richiamato. Ci si chiede perchè dunque le norme non vengono osservate. Si ritiene che esse siano liquidite, fluide, non cogenti ? O peggio. Tutte queste domande e altre ancora le rivolgeremo presto agli enti competenti, Comune in primis, e vedremo le loro risposte. Per ora possiamo solo dire che il Comune di Ghiffa non sembra essere l'unico su questa strada.
















martedì 6 settembre 2022

AMBIENTALISMO - SINDACO di VERBANIA: L'INCONTRO

 


Annunciato da un po' di tempo, poi rinviato per ragioni sanitarie,  oggi si è svolto l'incontro, da tempo richiesto,  tra una rappresentanza delle sigle ambientaliste firmatarie della proposta di tutela del Piano Grande e del riuso funzionale della cascina per servizi a favore del Parco Nazionale e il Sindaco di Verbania Silvia Marchionini.  Non è stato affatto uno scontro, forse non proprio un incontro come lo abbiamo messo nel titolo del post, ma un confronto positivo questo sì e, sotto questo profilo ringraziamo il Sindaco e il Suo Assessore presente, della disponibilità e del tempo che ci hanno offerto per illustrare, ampiamente, le nostre convinzioni, consentendo così un reciproco scambio di idee e opinioni su di un tema che a noi sta a cuore, ma che crediamo anche la città di Verbania avrebbe desiderio di poter "chiudere" in maniera condivisa, senza che si trasformi in una battaglia senza tregua. Se dunque queste sono state un po' le premesse oggi messe in campo, l'esposizione delle posizioni delle parti a confronto ha seguito un po' questo percorso di reciproco ascolto, unico metodo crediamo produttivo di un qualche risultato. Questo non ha impedito a nessuno di affermare il proprio pensiero, anzi siamo grati al Sindaco che ci ha consentito di esporre ampiamente e liberamente tutto ciò che avevamo nella nostra agenda, così come non ha impedito al Sindaco di illustrarci il Suo pensiero. Detto questo, l'idea di progetto che da tempo coltiviamo, piace anche al Sindaco che però, in esordio di riunione, ha messo davanti alcuni paletti che ancora ponevano in forse il processo di conclusione dell'allargamento dei confini del Parco entro il perimetro della città di Verbania, la cui negativa eventualità, ove si verificasse,  metterebbe in discussione il nostro stesso progetto. Le informazioni a riguardo in nostro possesso sarebbero però più rassicuranti, era presente nella nostra delegazione un Consigliere dell'Ente Parco che, sotto questo profilo, si è assunto l'onere di monitorare l'andamento del percorso approvativo. Sgombrato quindi il campo da questa ipotesi, che per noi non esisterebbe, nel merito dell'idea di progetto, la questione Manoni, ossia la proprietà della Cascina, non poteva non entrare nella discussione, come in effetti è entrata. Più fiduciosa la Sindaco circa la possibilità di coinvolgere la proprietà in questo stesso progetto, in una sorta di alleanza tra pubblico e privato, meno gli ambientalisti, forti in questo del modello turistico privilegiato da Manoni che, sono sue dichiarazioni rese a suo tempo pubbliche dalla Stampa, mai avrebbe rinunciato a completare il disegno di annessione dell'intero Piano Grande all'interno delle sue attività imprenditoriali/turistiche. Sotto questo aspetto è stata ribadita la posizione ferma delle sigle ambientaliste che vedono nella difesa del Piano Grande il punto fondamentale della loro azione, dove il riuso della Cascina diventa un elemento importante per servizi plurifunzionali a beneficio del Parco Nazionale e delle comunità che vivono al suo interno, escludendo ogni e qualsiasi ulteriore utilizzo ludico sportivo o ricreativo dell'area, incoerente con il profilo paesaggistico e naturalistico entro cui il Piano Grande si colloca. Il confronto non è stato conclusivo; la Sindaco comunque incontrerà Manoni per conoscerne le intenzioni rispetto al progetto ambientalista e incontrerà altresì il Presidente del Parco Nazionale  per discutere sempre sullo stesso tema. Parimenti le Associazioni non esauriscono qui la loro azione: attraverso il proprio rappresentante nel Consiglio di Amministrazione, proseguiranno il percorso avviato in quella sede, mentre, a breve, cercheranno di intraprendere un momento di confronto anche con la Comunità del Parco.                                 

martedì 30 agosto 2022

PARCO NAZIONALE VAL GRANDE: IN CONSIGLIO LA PROPOSTA PER IL PIANO GRANDE DI FONDOTOCE



Venerdì scorso si è svolta la seconda seduta del nuovo Consiglio di Amministrazione del Parco Nazionale Val Grande. Otto sono i componenti del Consiglio, in rappresentanza di enti e associazioni diverse, nazionali e locali. Le Associazioni ambientaliste hanno diritto ad un seggio e la nomina ministeriale è caduta sulla persona di Filippo Pirazzi, Geologo e Insegnante nelle scuole superiori, oggi anche Vice Presidente della Sezione VCO di Italia Nostra, nonché animatore della Associazione: " Valdossola Salviamo il Paesaggio". Proprio Filippo Pirazzi aveva chiesto che il convocato Consiglio ponesse tra i temi all'ordine del giorno della seduta, quello del progetto di realizzare sul Piano Grande di Fondotoce, nell'area della cascina in disuso, il " portale" di accesso al Parco Nazionale, dunque un centro logistico per le informazioni e per i servizi di accompagnamento, centro di educazione ambientale, showroom delle aree protette e dei prodotti dei loro territori, centro di recupero e cura della fauna selvatica ...collocato in un'area di grande valenza logistica e visibilità turistica che il prossimo allargamento dei confini del Parco, entro quelli del Comune di Verbania, ne renderebbe possibile la realizzazione. Non era previsto alcun voto da parte del Consiglio, ma soltanto la presentazione del progetto, sottoscritto da diverse sigle ambientaliste, la sua messa a disposizione dei Consiglieri affinché potesse prendere avvio una discussione, prossima/futura, sulla crescita economica/turistica del Parco attraverso il recupero funzionale di una struttura rurale in abbandono e che un utilizzo diverso avrebbe, come noto, effetti non positivi sulla integrità residua del Piano Grande di Fondotoce. La presentazione ha suscitato interesse e impegno da parte di diversi Consiglieri all'approfondimento. E' stata la prima volta che questo tema è stato affrontato in una sede istituzionale e con questo pensiamo abbia potuto prendere avvio un percorso che come sue prossime tappe dovrà avere la l'assemblea della Comunità del Parco e il confronto, promesso e in prossima agenda, con il Sindaco di Verbania, per tornare poi in sede di Consiglio di Amministrazione del Parco per una sua decisione di merito. Pubblichiamo qui sotto il testo della proposta depositata in Consiglio di Amministrazione, mentre ringraziamo Filippo Pirazzi per l'impegno svolto.



IL PIANO GRANDE DI FONDOTOCE

L’ETERNO TEMA: “ COINSERVAZIONE” o “SVILUPPO”


Il “Piano Grande” era sembrato, qualche tempo fa, tornato di attualità nell’agenda del Governo della città di Verbania.

Per verità non si sono poi conosciuti nuovi sviluppi riguardo la procedura instaurata presso lo sportello unico delle attività produttive e riferite al progetto proposto dalla società Malù, i cui contenuti parrebbero non essere stati oggetto di modifiche rispetto a quello già inizialmente proposto, ma solo integrati.

Sono noti, a grandi linee, quei contenuti che prevedono la trasformazione dell’ambito della “cascina “ di Fondo Toce, e non solo, destinandolo a luogo di sport e divertimento, di nuova ricettività turistica, di ampliamento delle strutture a servizio del gioco del golf e ad estensione della superficie dell’impianto esistente.

E’ pure noto che tale progetto pone interrogativi in chi ritiene invece che preservare il quadro paesaggistico di quei luoghi, fortemente identitari, rispettarne i valori naturalistici, riconosciuti dalla presenza della riserva, e valorizzarne la residua funzione agricola, storicamente esercitata, siano obiettivi perseguibili, coerenti e non fungibili.

Il progetto, pur non conosciuto nei suoi aspetti di dettaglio, è indirizzato verso altri obiettivi, accrescendo ulteriormente uno degli elementi di maggior criticità di cui oggi la riserva di Fondo Toce, ma non solo, soffre, ossia l’eccesso di pressione antropica.

E’ un progetto coerente con una politica della concentrazione dell’offerta turistica nel polo dell’: “Isolino”, che verrebbe ulteriormente caratterizzato con nuovi e aggiuntivi servizi da integrarsi con quelli ricettivi extra alberghieri esistenti.

Pare dunque che poco importi al progetto preservare i valori identitari, naturalistici e storici di cui abbiano fatto cenno e che dovrebbero, invece, costituire le linee guida della pianificazione della città di Verbania rispetto a quell’area.

Tali linee guida trovano pure in strumenti di pianificazione sovraordinata la loro fonte, leggasi il Piano Paesaggistico Regionale, e non sono solo il patrimonio delle istanze di cui sono portatrici le Associazioni scriventi.

Giova ricordare che una delle tematiche che pur il Comune di Verbania sarà chiamato a sviluppare, sarà proprio l’adeguamento del proprio strumento urbanistico alle direttive, indicazioni e prescrizioni che il PPR fissa all’interno di tutta la strumentazione normativa di cui è dotato.

E’ un’operazione complessa che dovrebbe essere il risultato di una revisione generale dello strumento e che proprio nella zona del Piano Grande trova forse uno dei nodi più impegnativi da risolvere, ma anche un suo campo di stimolante e attenta attuazione.

Un’operazione che dovrebbe dunque vedere il Consiglio Comunale di Verbania, attraverso un percorso partecipato, essere l’attore protagonista di scelte programmatiche coerenti con gli strumenti della pianificazione sovraordinata.

Sotto questo profilo ci pare che la procedura “ Malù” ora in corso, pur probabilmente formalmente corretta, male si coniughi con scelte di pianificazione che debbono essere oggetto di valutazione complesse e articolate, non sottratte all’attenzione del Consiglio Comunale in ogni fase del procedimento, non solo confinate alla fase terminale di un percorso.

Significativo, al fine di coglierne la complessità, il contrasto di posizioni, in apparenza non ricomposte, tra gli stessi attori pubblici della Conferenza dei servizi e che emerge dalla lettura del verbale della seconda riunione svolta nell’ambito della procedura: “ Malù”.

Qualunque sarà comunque l’esito di quella procedura essa comunque non potrà non verificare la coerenza della variante proposta, non solo con le prescrizioni del PPR, cosa in fondo di immediato riscontro, ma anche con gli “indirizzi”, le “direttive”, gli “obiettivi” e le” linee di azione”, cioè con tutto l’apparato previsionale e normativo che lo strumento sovraordinato assegna alla pianificazione altra, quale ne sia la sua scala.

Sotto questo profilo chiediamo come possano essere declinati all’interno della variante “ Malù” i seguenti indirizzi:

La possibilità dell’ampliamento della riserva speciale, auspicato all’interno degli indirizzi e orientamenti strategici fissati per l’ambito di paesaggio 12, ove e qualora l’ambito di possibile ampliamento sia ad essere compromesso da previsioni con esso contrastanti?

La valorizzazione del rapporto lago-montagna, anche nell’ottica di un alleggerimento della pressione turistica sulla sponda lacuale ?

La sottoposizione a maggior tutela dell’area del lago di Mergozzo ?

Ci chiediamo inoltre come possano essere declinate coerentemente le seguenti “ linee di azione” sempre assegnate all’interno del quadro normativo del PPR ?


  1. La riduzione del traffico lungo la strada litoranea, laddove si prevede invece un nuovo polo di concentrazione e di attrazione con ben 750 posti auto a disposizione ?


  1. La tutela e l’incentivazione delle attività agricole attraverso la conservazione del suolo (vedi parcheggio a raso citato) e dei caratteri paesaggistici rurali ..” ?

E ancora e da ultimo:


  1. Come siano declinati gli indirizzi e le direttive dell’articolo 32 delle NTA del PPR con riferimento all’unità di paesaggio SV4 di Verbania, laddove dovrebbe essere privilegiata le leggibilità del paesaggio agrario e dei contesti rurali, non certo la loro cancellazione ?


2) Come, in relazione all’articolo 17 delle NTA, sempre del PPR, vengano declinati e applicati indirizzi e direttive legate alla presenza della riserva speciale ?


In questa rassegna di criticità evidenti non abbiamo peraltro richiamato le ulteriori griglie normative che sono di ostacolo al procedere del progetto, vedi le norme del Piano di Assetto idrogeologico.

Domande tutte che, a nostro giudizio, non possono trovare risposte nel piano “Malù”, a comprova delle difficoltà del suo percorso che però non dovrebbe essere infinito come oggi appare, in attesa, forse, di normative più permissive, ma invece dovrebbe vedere una sua conclusione entro tempi certi e definiti.

LA VALENZA ECONOMICA DEL PIANO GRANDE.

DUE MODELLI A CONFRONTO


Con riferimento al progetto Malù, da più parti, si direbbe bipartisan, si sono ascoltate argomentazioni di ordine economico, occupazionale e di sviluppo, quest’ultimo genericamente inteso, per giustificarlo e valutarlo con estremo favore e interesse.

Da più parti vengono e verranno snocciolati, senza problemi, dati e numeri importanti riguardo la valenza che l’economia dell’ “Isolino” ha rispetto ai numeri complessivi del turismo sul lago.

E’ tutto vero sin tanto che non se ne contrappongono altri ugualmente importanti.

La ricettività diffusa rappresenta, già oggi, un asset importante e in forte emersione ed espansione nell’ambito del territorio provinciale. Esso riguarda centri turistici primari e non solo, ma anche località minori: di lago, collinare e alpine; centri storici e no, contribuendo a rivitalizzarli e dando una nuova funzione ad un surplus di patrimonio immobiliare che presenta anche aspetti di forte sofferenza, vuoi per il crollo demografico e residenziale in atto nei centri minori, vuoi per lo stato di degrado che consegue all’abbandono abitativo, vuoi anche per il modificato modello di turismo residenziale che si è venuto ad affermare rispetto a quello in voga nei periodi più “dinamici” dell’investimento immobiliare, con una conseguente immissione sul mercato dell’affitto breve di tale patrimonio immobiliare, diventato diversamente un surplus.

Questo per molti aspetti nuovo asset legato alla ricettività turistica, si esprime già ora in migliaia di posti letto, peraltro in crescita esponenziale, che vengono offerti ogni giorno sui portali presenti sulla rete internet. Esso si rivolge ad un targhet di turisti, quasi totalmente stranieri, che difficilmente sceglierebbero la ricettività alberghiera e che sono orientati verso l’utilizzo della ricettività residenziale, probabilmente alternativa e competitiva rispetto non solo a quella alberghiera, ma anche a quella dei più tradizionali “villaggi vacanze”.

E’ un’importante opportunità di crescita ordinata dell’economia turistica perché permette di accogliere grandi numeri, ma in maniera diffusa, evitando le concentrazioni e le criticità che in genere le grandi quantità comportano, diffondendo invece i benefici anche a località minori che ne erano prima escluse.

Sotto questo profilo, le caratteristiche del territorio della Provincia, con la varietà di offerta di paesaggio e di ambienti costituiscono un elemento insediativo ideale per tale tipo di ricettività. La presenza poi e la qualità del sistema delle aree e dei territori protetti sono un ulteriore importante elemento che ben si coniuga con un modello economico/turistico più lento e meno invasivo.


Sono comunque evidenti l’incompatibilità tra il progetto “Malù” con non solo le criticità rilevate nel confronto con il PPR, ma con il quadro dell’offerta e della domanda turistica nonché della fruizione del territorio che abbiamo delineato.


Sono modelli inconciliabili:


  1. Da un lato un uso del territorio, da modificarsi nel suo assetto per farne un contenitore concentrato di economia turistica di massa.

Dall’altro lato una conservazione del territorio in quanto valore primario di offerta turistica, distribuendone la domanda in maniera ampia e diffusa.


  1. Da un lato un modello economico imprenditoriale classico fondato sull’investimento di capitali anche molto importanti, ma con una conseguente successiva concentrazione degli utili societari, altrove poi probabilmente destinati.

Dall’altro lato un modello se non alternativo, comunque concorrente, fatto di una miriade di micro investimenti capaci di generare reddito o integrazione di reddito, spalmato in maniera diffusa, equa, democratica e plurale;


  1. Da ultimo un modello turistico generatore a sua volta di criticità importanti, vedi i problemi di eccesso di viabilità privata e di conseguente difficoltà di mobilità proprio nell’ambito degli assi stradali tangenti al Piano Grande.

Dall’altro lato un modello che non comporta criticità particolari, ma semmai ne risolve di presenti, vedi lo spopolamento dei borghi e la loro desertificazione commerciale e di servizi.


Alla luce delle considerazioni qui svolte, l’economia dell’”Isolino” deve essere letta con occhio più attento e più critico; ne esce comunque ridimensionata, i suoi numeri devono essere interpretati in maniera più relativa e certamente, anche in una prospettiva di medio o lungo termine, essa non appare più strategica rispetto alle valenze altre e competitive che modelli turistici diversi e più coerenti con la sostenibilità territoriale possono offrire, rappresentando questi ultimi una validissima alternativa.




UNA PROPOSTA ALTERNATIVA PER IL RUOLO DELLA CITTA’ DI VERBANIA



Per quanto sin qui argomentato, la città di Verbania non dovrebbe sottrarsi al dibattito circa la pianificazione del proprio territorio e non dovrebbe demandare a iniziative imprenditoriali l’esclusività delle scelte.

Il progetto “ Malù” sul Piano Grande, così come conosciuto, rischia di imporsi al di fuori e contro un vero disegno programmatorio cittadino, rispettoso della pianificazione sovra ordinata e sviluppato in maniera partecipata e democratica.

Le argomentazioni che abbiamo sin qui svolto hanno cercato di illustrare come le ragioni di cura e conservazione di un territorio, si possono coniugare molto efficacemente con quelle della crescita dell’economia turistica, anzi ne sono la premessa in un ribaltamento della logica che vede esclusivamente la massificazione degli investimenti, il consumo di suolo libero e la concentrazione delle iniziative imprenditoriali come l’unico obiettivo da favorire.

Da qui e da questa lunga premessa critica nasce però anche una proposta che veda Verbania e nella specie la pianificazione del Piano Grande, quale occasione di una rinnovata centralità e di un nuovo protagonismo pubblico nelle scelte di politica non solo urbanistica, ma anche turistica.

E’ data come ormai prossima la fine positiva del percorso che vedrà i confini del Parco Nazionale Val Grande estendersi anche entro una parte del territorio del Comune di Verbania.

E’ un fatto che in maniera quasi unanime è stato giudicato positivamente e che non solo premia le buone intenzioni di tutti gli amministratori che si sono cimentati per questo obiettivo, ma che chiama altresì le amministrazioni stesse ad una prova di coerenza e di responsabilità verso obiettivi di qualità territoriale e di sensibilità accresciuta verso i temi della conservazione dell’ambiente.

Tali obiettivi non possono ritenersi raggiunti ed esauriti con il conseguimento dell’allargamento dei confini del Parco, ma quest’ultimo perché non rimanga soltanto motivo di soddisfazione e di vanto da esibire, deve essere la premessa per nuove buone azioni e buone pratiche che abbiano a meritare alla città il titolo di capitale di un Parco Nazionale.

Coniugare l’occasione dell’allargamento dei confini della Val Grande sin dentro Verbania, ( questo sì, avvicina i territori interni montani al piano) con un ambizioso progetto pubblico di promozione, di diffusione della conoscenza e di divulgazione del Parco Nazionale, potrebbe essere momento perché le buone azioni e le buone pratiche si possano realizzare.

Entro questo obiettivo, il Piano Grande e in particolare l’ambito costituito dagli edifici storici, dalla corte e dalle pertinenze della vecchia struttura rurale, leggasi silos, dovrebbero diventare il luogo di quella promozione, diffusione di conoscenza e divulgazione, ma non solo, di cui è fatto cenno.

Una felice e privilegiata localizzazione logistica rispetto all’oggetto da promuovere, ma anche rispetto all’utenza cui rivolgersi, ne farebbe il contenitore perfetto.

Centro di visita, ma anche di servizi che il Parco, con la sua istituzione ha, in questi anni, fatto nascere; centro di informazioni; stazione di organizzazione e di partenze per escursioni guidate, per trasferimenti su mezzi pubblici verso i paesi delle aree interne; laboratorio didattico e di educazione ambientale, stazione di recupero della fauna selvatica, sino all’improbabile o forse improponibile trasferimento della sede amministrativa e legale in quel luogo.

Tutto questo è il ventaglio di un possibile riuso funzionale della struttura rurale in abbandono, escludendo ogni ipotesi di scambio, recuperandola nei suoi caratteri architettonici, nel contorno di un ambito vasto che deve rimanere a destinazione esclusivamente agricola, sottratta così, da un lato all’abbandono e al degrado conseguente, ma anche ad un riuso funzionale non coerente con i valori di paesaggio che esprime

In tutto questo ci pare che gli indirizzi, le direttive e l’intera struttura normativa con cui il PPR ridisegna l’ambito e le unità di paesaggio interessate, siano pienamente rispettati.

Aggiungiamo che la valenza del sito è tale che meriterebbe senza dubbio anche il coinvolgimento delle altre aree protette presenti a livello provinciale e fors’anche dell’altra realtà di parco nazionale presente a livello regionale, aprendosi così nel sito della Cascina di Fondotoce una vetrina unica e privilegiata rispetto a tutti questi territori protetti.

A fronte di questo nuovo utilizzo funzionale della struttura, ogni miglior professionalità creativa dovrebbe essere cercata per la realizzazione di un progetto che possa esso stesso diventare modello ed eccellenza del territorio

E’ un’idea, prima ancora di un progetto, che l’attuale Presidente del Parco Val Grande, in un primo approccio esplorativo, ha definito: “ allettante” e che noi, nel condividerne il giudizio, aggiungiamo essere: “perseguibile e raggiungibile”.




LE CONDIZIONI DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROPOSTA

La condizione prima della realizzabilità dell’idea sta però tutta nella volontà decisoria del Comune di Verbania e nei programmi dell’Ente Parco.

Alla finale determinazione del Consiglio Comunale sta il destino dell’attuale progetto “Malù”.

I vincoli e gli ostacoli che questo progetto imprenditoriale dovrebbe superare sono innumerevoli e forse invalicabili. Noi ne abbiamo indicati alcuni che ci paiono, peraltro, bloccanti. Prova forse ne è la difficoltà e la lentezza del percorso procedurale in corso che pure, salvo ritiro volontario, vi è il dovere per l’amministrazione pubblica di concludere, non quello di tenere aperto o sospeso all’infinito.

Dall’altro lato vi sta un altro dovere per il governo di Verbania, cioè quello di dare attuazione allo strumento di pianificazione sovraordinata che è il PPR, attuandolo, peraltro, non in contrasto con altri strumenti di piano di livello sovraordinato, vedi PAI.

Noi abbiamo provato ad indicare come il progetto “ Malù” non sia coerente con l’attuazione compiuta del PPR entro l’ambito territoriale del “Piano Grande”. Sappiamo che il suo accoglimento richiederebbe anche una modifica della classificazione dei gradi di rischio idrogeologico e ciò costituisce ulteriore motivo ostativo all’accoglimento.

La proposta che presentiamo non crediamo sia soltanto accattivante nel suo aspetto, ma possa rappresentare invece un’alternativa sostenibile per un riutilizzo di un bene che, conservato nella sua integrità paesaggistica, possa svolgere una funzione utile rispetto l’offerta di beni comuni tutelati che il territorio ha.

Verrebbe fornito un servizio anche e proprio a favore delle aree interne più svantaggiate che troverebbero nel luogo della “Cascina” una visibilità accresciuta a livello esponenziale con effetti positivi sulla loro economia turistica.

Un’idea ambiziosa la cui attuazione dovrebbe fare capo all’Ente Parco Val Grande in auspicabile accordo con le altre realtà protette che abbiamo già richiamato.

Alla base, un’intesa di programma dovrebbe vedere il Comune di Verbania e l’Ente Parco quali principali attori. Un’ intesa che definisca le volontà dei due Enti rispetto al progetto, la indicazione delle rispettive competenze, i tempi di possibile attuazione di un percorso politico/amministrativo e tecnico/attuativo non breve, ma che una volta imboccato non abbia ad avere ripensamenti o smentite.

Premessa di tutto rimane però la conclusione, con rigetto o con ritiro, del progetto ”Malù” e il successivo avvio di un processo di adeguamento dello strumento urbanistico che, insieme al recepimento del PPR, abbia a individuare la “Cascina” di Fondotoce quale area per servizi pubblici di interesse collettivo, con la indicazione specifica che in questa proposta abbiamo voluto dare.

Se verranno osservate in maniera corretta e scrupolosa procedure e formalità, i tentativi ostativi, che pure potranno essere messi in campo sul piano giuridico/legale, non prevarranno.

Ritorna allora però e in primo piano la funzione decisoria del Comune di Verbania, il ruolo del proprio Consiglio Comune, così come il Programma del Sindaco che, rivisitato e corretto, dovrebbe assumere e far propria l’idea che abbiamo prospettato, condividendo le motivazioni di ordine più generale che abbiamo esposto.

In conclusione poi, il primo degli ostacoli che potrebbe venir contrapposto ci sembra invece l’ultimo dei problemi. Ci riferiamo alla questione delle risorse, sicuramente non poche, che dovrebbero essere messe in campo per l’attuazione del progetto.

Il prossimo bilancio Europeo 2021/2027 destinerà risorse importantissime a favore della Regione Piemonte ed è molto probabile che misure o azioni si indirizzeranno anche verso obiettivi di qualità ambientale; d’altra parte e a comprova, Verbania sta ancora beneficiando degli effetti positivi del precedente bilancio Europeo che si sta chiudendo: vedi il recupero del parco di Villa S. Remigio.

Quali Associazioni di tutela ambientale ci permettiamo perciò di intervenire sulla questione che abbiamo diffusamente trattato e ciò in quanto ne abbiamo titolo e che l’ascolto delle nostre istanze sia dovere delle Amministrazioni pubbliche.

In conclusione vogliamo e chiediamo che la questione del Piano Grande diventi occasione di un dibattito aperto e trasparente sulle linee guida lungo le quali si vuole indirizzare un’economia e un territorio, confidando che le ragioni che qui abbiamo espresso possano trovare un eco ed una voce capace di rappresentarle in maniera suasiva e convincente. Sarebbe un bene per tutti.


Ringraziamo sin da ora tutti coloro che vorranno far proprie le nostre richieste e rappresentarle presso gli Organi decisori.


                   

lunedì 29 agosto 2022

MACUGNAGA: UNA CICLOVIA ESTREMA








Sul versante vallivo che da Macugnaga- Staffa sale sino al passo del Monte Moro, superando un dislivello di circa 1500 metri, sono iniziati e sono in corsi i lavori relativi alla costruzione di una pista ciclabile che, nelle intenzioni, dovrebbe collegarsi con il versante Svizzero e raggiungere l'abitato di Sas Fee. E' un progetto inter-frontaliero, finanziato con fondi Interreg per oltre un milione di euro per il solo versante Italiano. Le opere in corso hanno suscitato in alcuni fondate preoccupazioni per il forte impatto del cantiere che, considerate le condizioni di alta quota, le forti pendenze del suolo e in generale le condizioni ambientali in cui opera, potrebbe, proprio in fase di realizzazione dell'opera, generare situazioni critiche. Anche ad opera finita gli interrogativi circa la sua corretta manutenzione nel tempo non mancano. La stessa Arpa, l'Agenzia Regionale di protezione ambientale, era intervenuta in sede di valutazione dell'inserimento del progetto nello strumento urbanistico del Comune e aveva formulato molti rilievi critici, tanto che, al termine, aveva escluso la possibilità di concedere il proprio contributo in termini positivi. Nonostante ciò l'opera era stata approvata ed ora risulta in fase di realizzazione. A sua ultimazione interesserà una superficie di circa 60.000 mq. e comporterà scavi per circa 51.000 mc. La documentazione video/fotografica che circola da conto di come stanno procedendo i lavori; certo che un'opera, per certi versi anche ardita, avrebbe dovuto richiedere un' estrema attenzione progettuale, specie nella fase esecutiva e richiederebbe una massima attenzione nella fase attuativa, tutte condizioni precauzionali che vogliamo credere siano state assunte, ma ci pare d'obbligo crederlo con riserva di inventario. Qui nel seguito vi riportiamo alcuni brani della relazione Arpa che dava conto delle criticità dell'opera e che si sembra di poter condividere. Altra questione critica sarà poi la manutenzione, sia in termini economici che tecnici di un'opera che sarà comunque soggetta alle severe condizioni dell'ambiente alpino di alta quota. A cose ormai fatte, non è possibile per noi fare altro se non vigilare e invitare le persone sensibili e che frequentano quei luoghi a farlo perché un'opera fatta per consentire di praticare la mobilità con mezzi sostenibili, non si risolva in un disastro ambientale magari anche annunciato e inascoltato. Se così fosse, tutte le finalità e le ragioni sostenute per giustificare quest'opera perderebbero ogni validità e si dimostrerebbero fallaci e effimere.


          

giovedì 25 agosto 2022

STRESA: ALBERGO DUE VILLE


 La sezione ritorna sul tema che è nel titolo del nostro post, ribadendo la sua posizione riguardo le modalità con cui gli Enti competenti stanno conducendo la questione, modalità che dichiara apertamente e chiaramente di non condividere.    





giovedì 21 luglio 2022

PIANO GRANDE : IL SINDACO CONVOCA


Diamo atto che il Sindaco di Verbania ha ora dato una risposta positiva alle pressanti richieste che abbiamo avanzato perché potesse aprirsi, con le associazioni ambientaliste, un confronto sul futuro del Piano Grande. E' un fatto positivo che viene dopo un lungo tempo di silenzio e che ci auguriamo possa essere positivo. D'altra parte la sensibilità del Sindaco non poteva venir meno su un tema così caro, identitario e anche divisivo. Chi ha con noi condiviso la proposta per la salvaguardia attiva di quel lembo residuo di terra libera, può ora guardare con qualche speranza in più e qualche preoccupazione in meno circa il futuro di quell'area. Nulla però deve far venir meno l'attenzione; gli interessi economici esistono e agiscono e sono un potente motore capace di superare difficoltà oggettive, vincoli legali, procedure burocratiche complesse e, a volte, solo in apparenza garantiste rispetto ai pur preminenti dichiarati valori comuni. Nella pressante richiesta di confronto che avevamo inviato al Sindaco Marchionini, abbiamo fatto appello non solo al proprio istituzionale dovere di ascolto, ma anche e sopra tutto, alla riconosciuta capacità propulsiva che pure ha dimostrato in questi anni di governo della città, offrendole ora la possibilità di porsi alla guida di un progetto ambizioso e qualificante, progetto che non vorrà solo significare la tutela passiva del Piano Grande, ma una tutela attiva, attraverso la salvaguardia delle aree libere e il riuso funzionale dell'archeologia rurale, in sinergia con l'allargamento dei confini del Parco Val Grande, ormai imminente. Natura, ambiente, recupero edilizio, economia diffusa e democratica, il tutto deve tenersi assieme in un progetto accattivate e ambizioso di cui vorremmo che il Sindaco ne diventasse convinta portabandiera. Per ora, solo sopravvenute ragioni nostre di salute, ci obbligano a chiedere al Sindaco il differimento della data di incontro già fissata per il giorno 26 prossimo, ma confidiamo che a presto potremo dare aggiornamenti.                   

giovedì 14 luglio 2022

PIANO GRANDE: LE INTENZIONI PERSISTONO

 


Mentre tutto sembra taccia, molte volte questa è solo un'illusione, ma la realtà spesso è diversa. Pare infatti che il tema del Piano Grande, uscito di scena dopo le ultime solo parzialmente riuscite varianti urbanistiche chieste dalla società di Tranquillo Manoni, possa, entro un tempo ragionevolmente prossimo,  tornare di attualità. Non vi sono informazioni pubbliche a riguardo, solo indiscrezioni, e queste ultime raccontano di una ripresa delle "conversazioni"  al tavolo tecnico Comune/Regione. Questo tavolo si svolgerebbe a livello di Dirigenza e Funzionariato dei due enti, naturalmente con la benedizione politica retrostante, Funzionariato in servizio attivo o in pensione non importa, e il tema sarebbe sempre quello lì, ossia sino a che punto sia possibile soddisfare le aspettative di Tranquillo Manoni, il cui progetto di totale conquista del Piano, lo ricordiamo per completezza di argomentazione, era caduto sul punto della necessità, per ottenerlo, di modificare le classi di rischio idrogeologico. Ora, a modificare le classi di rischio, aveva poi iniziato nel corso del 2020 lo stesso Comune, con l'intento di introdurre una classificazione che non facesse più riferimento al rischio fluviale, ma a quello lacuale. Tale tentativo aveva preso avvio con la deliberazione del Consiglio Comune di Verbania n. 63 del 30/11/2020, che seppur non dichiarava intenti urbanistici, rimaneva un mistero per quali altri fini la si volesse fare, non certo per continuare a coltivare il grano turco. Non  sappiano a che punto sia il relativo procedimento, ma l'insolito attivismo di cui sopra abbiamo fatto cenno, ci fa pensare che anche sul quel fronte ci potrebbero essere novità a breve e quindi è meglio attrezzarci. Questo comunque  lo vedremo e lo verificheremo nel proseguo, così come il perdurare silenzio del Sindaco riguardo le richieste di confronto che sul tema Piano Grande le Associazioni ambientaliste hanno ripetutamente avanzato, non è certo di buon auspicio, tutt'altro.  Quindi: niente di nuovo sotto il sole, ma niente di nuovo alla luce del sole e questo non è bene e ci fa pensar male, sperando di sbagliare.                

sabato 9 luglio 2022

DALLA SEDE CENTRALE : IL REFERENDUM SUL BILANCIO 2021

 



Riportiamo qui l'avviso emesso dalla sede centrale riferito all'andamento del referendun indetto per l'approvazione del bilancio 2021. Il bilancio, ricordiamo, che è integralmente pubblicato sul sito nazionale della Associazione e che tutti i soci avente ne diritto dovrebbero aver ricevuto al loro domicilio la scheda per l'espressione di voto a mezzo posta. Ricordiamo pertanto a tutti l'adempimento a cui siamo chiamati.

AVVISO
In seguito a diversi ritardi segnalati nella ricezione delle schede di votazione, con parere già favorevole della Giunta, si preannuncia che sarà chiesto al CDN del 9 luglio p.v. la posticipazione della data dello scrutinio a fine luglio (a data da definire)

***
Cari soci, pubblichiamo qui tutti i documenti utili alla votazione per l’Assemblea Generale ordinaria ad referendum per il 2022







***
Convocazione Assemblea Generale ordinaria ad referendum dei Soci di Italia Nostra per il 2022

Ai sensi degli articoli 10 e 11 dello Statuto è convocata per il giorno 30 aprile 2022 l’Assemblea Generale ordinaria dei Soci per le votazioni “ad referendum” con il seguente ordine del giorno:Approvazione del Bilancio consuntivo nazionale al 31 dicembre 2021 (vedi Bollettino n. 511b in www.italianostra.org)
Approvazione del Bilancio sociale al 31 dicembre 2021 (Attività dell’Associazione nel 2021 – vedi Bollettino n. 511b in www.italianostra.org)

La scheda di votazione verrà recapitata ai soci aventi diritto al voto (iscritti o rinnovati entro il 31 dicembre 2021) tramite POSTE ITALIANE con il servizio “PostaTarget”.

La scheda dovrà essere rispedita entro il 28 giugno 2022, utilizzando la busta preaffrancata ricevuta.

Lo scrutinio delle schede sarà eseguito il giorno 05 luglio 2022 dalle ore 10.00, presso la sede sociale in Roma, viale Liegi n.33. Saranno quindi scrutinate tutte le schede pervenute entro il 04 luglio 2022.

Si avvisa che tutta la documentazione riguardante le materie comprese nell’ordine del giorno è regolarmente depositata presso la sede sociale ed è a disposizione dei soci sul sito www.italianostra.org al link diretto:

https://www.italianostra.org/archivio/assemblea-2022/



La Presidente di Italia Nostra

Antonella Caroli

domenica 19 giugno 2022

URBANISTICA PIEMONTESE ALLA SVOLTA






Vi forniamo questo contributo, non certo la pretesa di scrivere la storia di 50 anni di urbanistica in Piemonte, ma una riflessione libera aperta ai vostri contributi. Il testo che appare non impegna il Consiglio Regionale di Italia Nostra, ma è l'espressione di un suo solo componente che non vi chiede di sottoscrive alcunché, ma solo di leggere, grazie


Presto anche ciò che residua della legge urbanistica Piemontese, quella denominata " Astengo" dal nome del Professor Assessore che alla metà degli anni 70, allora con coraggio, riuscì nel quasi miracolo di farla approvare, presto si diceva andrà in pensione, sostituita da quella che sarà la nuova legge regionale. Certo, dopo infinite modifiche, ben poco è rimasto dell'impianto originario di quella legge che, all'epoca, aveva fatto tanto clamore e aveva sollevato scandalo anche nelle amministrazioni locali chiamate, per prime, ad osservarla ed applicarla. Certamente si sono fatte tante cose perché i buoni propositi rimanessero tali, sostituiti, via via, da una prassi, appunto più pragmatica, che, insieme alle tante modifiche di cui abbiamo fatto cenno ha alleggerito la severità dell'impianto. Quella legge cadeva in un'epoca di espansione dell'edilizia speculativa che sfruttava una domanda di mercato per seconde, ma anche prime residenze, domanda che prendeva di mira ambiti pregiati del territorio che, per lo più, sino al momento della legge era sprovvisto di strumenti urbanistici adeguati. La legge cercava un' argine a quell'espansione e i suoi primi intenti furono indirizzati all'obbligo di perimetrazione dei centri storici e dei centri edificati. In attesa dei nuovi strumenti urbanistici, da formarsi secondo i nuovi criteri previsti dalla legge stessa, quelli erano i confini dai quali non si doveva uscire con il costruito e con il costruire. L'intento era che i nuovi strumenti urbanistici venissero redatti e approvati nel rispetto, non solo dei principi, ma anche delle norme sulla loro formazione che la legge si era preoccupata di dettare. L'espansione, contenuta, del futuro la si voleva costruita con l'ordine di un procedere per soglie, per gradi, senza strappi o fratture nel territorio, accompagnando il costruire con l'urbanizzare che gli oneri di edificazione avrebbero dovuto garantire, anche attraverso l'uso diffuso della strumentazione urbanistica attuativa. Il "congelamento" dei centri storici doveva poi essere la premessa per il loro attento recupero, anche in questo caso accompagnato da strumenti attuativi quali lo erano i piani, appunto di recupero. A monte dell'espansione, le analisi preliminari per la formazione degli strumenti urbanistici, dovevano essere la premessa di una corretta previsione.
Certo, la legge non è tutta qui; c'era la visione di una pianificazione a maglie di diverse ampiezze che, alla fine, partendo dalla pianificazione territoriale regionale, si stringesse sempre più, sino a chiudersi con lo strumento urbanistico locale (privilegiati quelli intercomunali, ma pochi quelli realizzati) dove lì si attuasse il punto di caduta di tutto il castello pianificatorio. Un disegno ambizioso, forse meglio dire coraggioso, un dettato normativo coerente, certo un passo avanti rispetto a quello che era allora il comune medio sentire delle amministrazioni locali, destinatarie ultime del messaggio.
Sono passati quasi 50 anni e come sia andata non è facile rispondere. Il tempo è lungo e in quel tempo lungo l'economia è cambiata, ma è cambiata anche la demografia, così come è cambiata la cultura e per cultura intendiamo qui il gusto del consumatore per il bene fisico e materiale che è una casa di abitazione. L'espansione delle residenze, prime o seconde che fossero, ha pian piano ceduto il passo, complice anche la caduta demografica ( che continua); la pressione sulle amministrazioni locali si è allentata, pur lasciando un retroterra bruciato ( si potrebbero fare degli esempi) dove il picco espansivo di quel tempo si traduce oggi nella caduta, altrettanto a picco, dei valori immobiliari dentro un mercato stagnante. Ma la fine, o quasi, della stagione delle case, ha ceduto il passo ad un altro momento della vita economica. La crisi industriale, o meglio della grande industria, si è accompagnata alla rivoluzione del mercato di prossimità. La grande distribuzione si afferma in maniera totalizzante, chiede grandi spazi, chiede nuovi luoghi di insediamento per intercettare il consumatore motorizzato, esce anche dagli ambiti urbani laddove non ritenga reinsediarsi sui luoghi della grande industria e la maglia urbana si dilata ben oltre la teoria delle "soglie", si sfrangia il rapporto costruito/non costruito, si ergono nuovi "non luoghi", indistinti e omologati, mentre la desertificazione commerciale avanza dentro le "mura" urbane, in un paradossale rovesciamento del rapporto città/ campagna. Ma non è solo la città a farne le spese, sono i borghi a morire: svuotati dalla caduta demografica, dalla chiusura dei servizi, dalla concorrenza impossibile della grande distribuzione, dai gusti culturali che prendono il sopravvento. Ma anche la grande distribuzione ha le sue crisi, insieme a quelle interminabili e intermittenti dell'industria. Sul terreno conteso ne rimangono i segni: i luoghi occupati dai capannoni deserti dei mercati e gli spazi vuoti dell'industria fallita. Come se fosse passata una guerra. Ma nonostante ciò, l'espansione non si allenta, si dilata, si allunga, trasforma le vie interurbane in urbanizzazioni esterne, in reti di servizio, di connessioni continue dove, la logistica, la parola che evoca la nuova espansione che dall'oriente la si vorrebbe approdare in occidente, reclama l'urgenza di nuovi compulsivi consumi di suolo, ancora più grandi di quelli della grande distribuzione prima maniera, più dinamici, più aggressivi e in nome della crescita il via libera è assicurato.
Il nuovo avanza e il passato muore: muore nei borghi collinari emarginati, muore in quelli montani non aggrediti dal turismo industriale e in quelli aggrediti perché stravolti, muore in quelli di pianura, piegati dalla demografia in caduta libera, muore nella città impoverita dietro le serrande abbassate del commercio di vicinato espulso, e dei servizi diffusi chiusi per vendita o per affitto: improbabili. Tutto si sposta sulla rete dove Amazon è pronta a soddisfare a domicilio ogni bisogno e la materialità della città si trasforma nella immaterialità della rete capillare.
Dov'è andato il Professor Astengo ? L'abbiamo lasciato intento a costruire la sua rete diffusa della pianificazione programmatica, il suo disegno dentro il quale tutto doveva starci, dove tutto doveva inserirsi come il tassello di un puzzle del Piemonte in crescita: ordinato e regolato. Il piani regolatori, in effetti, sono poi venuti tutti, certamente, ma le analisi preliminari, molte volte, li hanno falsati. Mentre già la demografia cadeva, si immaginava un' espansione immobiliare fuori scala, sovrastimata e così, quelle previsioni farlocche hanno ucciso i borghi, svuotati dalla loro gente in fuga verso la campagna circostante: le zone di nuovo insediamento. Non proprio come il Professore avrebbe voluto. Sono venuti anche i piani esecutivi, quelli che avrebbero dovuto garantire che l'urbanizzazione avanzasse insieme al costruendo, ma poi la pratica invalsa delle monetizzazione ha incominciato a farsi strada, facendo diventare questi piani non tanto un modo intelligente di realizzare il nuovo, ma un modo poco intelligente per incassare soldi. Nessuno sembrava accorgersi che mentre il nuovo avanzava il vecchio decadeva e così i decenni sono passati disegnando una geografia urbana diversa dalle sue origini, sempre più sfrangiata, sempre più dilata. Il rigore delle definizioni degli interventi edilizi incominciava a perdersi in descrizioni più sfumate, l'una definizione confondendosi nell'altra con buona pace dei piani di recupero del costruito storico, ormai diventato uno strumento desueto, pressoché inutile scavalcato dai piani casa, dalle deroghe provvisorie, ma senza scadenza, dalla definizione degli interventi edilizi ormai saltata completamente.
Inorriderebbe il Professore a leggere alcuni testi di legge, che sia il legislatore nazionale o quello regionale a scriverli: le deroghe, i bonus, i decolli e gli atterraggi volumetrici, le procedure accelerate speciali, le Scia, le autodichiarazioni di conformità, dulcis in fundo le riqualificazioni edilizie e le rigenerazioni urbane, tutto spostato dal pubblico, non più attore, al privato decisore concertato e i piani urbanistici generali svuotati, ribaltati nel loro contenuto, non più strumenti di certezza e di diritto, ma di incertezza e di discrezionalità legale e riconosciuta.
Troviamo di tutto: le ville con piscina nelle aree boscate, passate per recupero di un capanno o residenza di chi coltiva che cosa ? Un palazzo in area cimiteriale con due bonus alle sue spalle, passato per recupero, la ristrutturazione edilizia scambiata per la costruzione di un nuovo palazzo, invocando la sostituzione con il bonus; capannoni ovunque e dovunque, pieni o vuoti, attivi o inattivi; grande distribuzione distribuita a pioggia e adesso avanti con la logistica, altre che non consumo di suolo, consumano tutto.
L'ultimo tassello che sta per saltare, tassello assente ai tempi del Professore , è quel PPR che, questo sì avrebbe dovuto inserirsi virtuosamente nel disegno programmatorio generale tanto caro ad Astengo. Ebbene che ne parla più. Vedremo che fine gli faranno fare gli ultimi legislatori regionali.

venerdì 10 giugno 2022

PARCO NAZIONALE VAL GRANDE : NUOVO CONSIGLIO



Dopo lunga e forse ingiustificata attesa, il MITE: Ministero per la transizione ecologica, ha emesso i provvedimenti con i quali vengono nominati i Consiglieri di propria competenza, così che possa essere ricostituito il decaduto Consiglio di Amministrazione del Parco Nazionale Val Grande che, con la precedente, contesa, nomina del Presidente, ora si avvia a ridiventare operativo e funzionante. Uno degli otto seggi che costituiscono il Consiglio, spetta di diritto a uno tra i soggetti designati dalle associazioni di protezione ambientale riconosciute per legge. Questa volta la scelta Ministeriale ha premiato Filippo Pirazzi, animatore del gruppo Valdossola Salviamo il Paesaggio e Vice Presidente della Sezione di questa Provincia di Italia Nostra. La scelta premia l'indiscusso impegno ambientalista di Filippo Pirazzi, a cui facciamo i rallegramenti di tutta la Sezione di Italia Nostra, mentre offriamo il sostegno dell' Associazione all'attività che si accinge svolgere all'interno del Consiglio di Amministrazione del Parco Nazionale. E' noto che questa Associazione, insieme ad altre, è portatrice di un progetto per la valorizzazione del Parco Nazionale Val Grande in termini di fruizione economica sostenibile. La presenza all'interno del Consiglio del Vice Presidente di questa Sezione rafforza questo progetto e a lui affidiamo questa missione che saprà svolgere con passione e dedizione, doti che gli riconosciamo e che apprezziamo. Auguri dunque per il suo nuovo impegno con il sostegno attivo di Italia Nostra Nostra VCO.

giovedì 9 giugno 2022

VERBANIA/PIANO GRANDE: SI CHIEDE UN CONFRONTO

 


Di seguito al convegno del 09/05 sui temi dei paesaggi da salvare e dei paesaggi salvati, è stata inoltrata la formale richiesta di incontro che Italia Nostra e altre Associazioni chiedono al Sindaco di Verbania e all'Assessore delegato all'urbanistica. Vedremo se arriverà la risposta che ci attendiamo. Qui sotto uniamo il post della richiesta. 


ITALIA NOSTRA 

ONLUS 

sezione verbano / cusio / ossola

Spett. Città di Verbania

Sig. Sindaco

Sig. Delegato all’Urbanistica

sede municipale

VERBANIA

a mezzo: pec

09/06/2022

prot. 29/22

Ogg: Piano Grande di Fondotoce: conservazione e proposta. Richiesta di incontro.

Gent.mo Sig. Sindaco,

Preg.mo Sig. Assessore con delega all’urbanistica,

come è noto la Sezione Provinciale della Associazione Italia Nostra pone grande attenzione alle modifiche del territorio che compromettono o possono compromettere la qualità paesaggistica che, invece, costituisce un elemento di rilevante valore e la cui ricaduta si è tradotta, peraltro, nello sviluppo e crescita del settore economico del turismo.

Negli ultimi due anni abbiamo posto, con modalità diverse e con esiti alterni, la questione del Piano Grande di Fondotoce al centro delle nostre priorità e più volte abbiamo cercato un contatto e un confronto con l’amministrazione, ma senza risultato.

In occasione dell’ultimo incontro pubblico che abbiamo organizzato lo scorso 9 maggio presso Casa Ceretti sui temi dei paesaggi salvati e dei paesaggi da salvare, abbiamo apprezzato la presenza dell’Assessore delegato.

Purtroppo, probabilmente a motivo di altri impegni non rinviabili, l’Assessore non è stato presente per tutto il tempo dell’incontro ed è quindi mancata la possibilità di concedere la parola e di avere un momento di confronto che avremmo certamente apprezzato.

Se questa è la breve premessa, la ragione di chiedere che venga dal Sindaco concesso un incontro diretto sul tema del Piano Grande, rimane prioritaria nella nostra agenda, sostenuta in questo da tutti i soggetti, espressione di realtà associative con cui, in questi ultimi anni, abbiamo condiviso il tema della tutela di quell’area e costruito una proposta per il suo futuro.


Confidiamo pertanto nella sensibilità personale e istituzionale del Sindaco, perché, a breve, questa nostra richiesta possa trovare positivo riscontro.


Distintamente

                                                                                                            Il Presidente Italia Nostra VC O

Piero Vallenzasca 

I referenti dell’Associazione Valdossola Salviamo il Paesaggio:

 Sonia Vella- Filippo Pirazzi

Il Circolo di Legambiente Verbania:  Il Brutto Anatroccolo

La Presidente del Circolo

Paola Boni