martedì 22 novembre 2022

LA SEZIONE APPROVA LA PREVISIONE ATTIVITA' 2023

 




Nella sua ultima riunione di venerdì 18 scorso, il Consiglio della Sezione ha approvato i due documenti che, obbligatoriamente, debbono essere predisposti e inoltrati alla Sede Nazionale: bilancio di previsione e relazione previsionale. Il nostro bilancio è poca cosa, pareggia poco oltre i mille euro, mentre le nostre attività hanno qualche pretesa in più e la pubblichiamo qui sotto, sperando di fare sempre qualche cosa di più.

Sezione Verbano Cusio Ossola
Via Sempione n. 91 28838 Stresa tel 0323/33499/ 3491337593

PROGRAMMA DI ATTIVITÀ PER L’ANNO 2023


1. RAPPORTI CON IL CONSIGLIO DIRETTIVO REGIONALE E DELLE SEZIONI TRA LORO.

Si conferma l’impegno della Sezione a mantenere e incrementare i rapporti con le altre sezioni e gli organi regionali, in primis il Consiglio. Il superamento pressochè completo delle restrizioni agli incontri in presenza, potrà consentire nuovi e maggiori momenti di incontro, ma lo sperimentato e ormai collaudato ricorso alle riunioni in remoto, permetterà di supplire, in numerose occasioni, alle note difficoltà logistiche di cui, una sede periferica come quella della Sezione VCO soffre nei confronti della sede regionale di Torino. In questo senso è sempre auspicabile un sempre più concreto coordinamento sezionale e regionale, a cui la nostra Sezione non si sottrarrà.

2. CAMPAGNA DI TESSERAMENTO

L’anno in corso vede, ad oggi, un lieve decremento delle adesioni raggiunte nello scorso anno, peraltro picco storico rispetto agli ultimi lustri. E’ un dato probabilmente in linea con quello che viene registrato a livello nazionale e che vede il suo motivo principale nella difficoltà a reclutare un seguito nelle generazioni più giovani, mentre si assottigliano, anche per cause naturali, i numeri degli aderenti appartenenti a generazioni più avanzate.
L’impegno è quello di mantenere i livelli raggiunti, cercando di migliorali anche attraverso una serie di attività che possono coinvolgere collettivamente i soci aderenti: visite guidate, conferenze… Dovrà inoltre essere svolta una azione di sensibilizzazione nei confronti dei soci iscritti perché si impegnino a individuare e proporre nuovi iscrivibili da loro stessi individuati.

3. ASSOCIAZIONE IN RETE

Durante il 2022 si è mantenuta la presenza in rete della sezione attraverso la propria pagina blog: “ITALIA NOSTRA VCO”, insieme all’onere di gestione della pagina blog del nostro Consiglio Regionale: “ ITALIA NOSTRA PIEMONTE”, creata nel corso del 2021. E’ fondamentale rafforzare queste pagine social, perché solo nel tempo la loro diffusione e conoscenza può consolidarsi e diventare uno strumento di divulgazione dell’azione dell’Associazione sul territorio. Dal gennaio 2017 sono stati registrati 71.980 accessi, negli ultimi 12 mesi 15.559 con totali 444 post pubblicati, quindi dati costanti e incoraggianti che devono darci motivo per ulteriori azioni in tal senso.

4. LE AZIONI

Verifica del PPR e legittimità edilizia.

Il processo di adeguamento della strumentazione urbanistica al Piano Paesaggistico Regionale, continua a segnare pesantemente il passo, mentre le riforme legislative che in ambito regionale sono state, approvate durante l’anno in corso, hanno modificato il quadro delle certezze normative, tanto da essere fatte oggetto di una motivata e documentata nota del nostro Consiglio Regionale, inoltrata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sollevando una lunga serie di rilievi di incostituzionalità, tanto rilevanti che lo stesso Consiglio dei Ministri ha sollevato, davanti alla Corte Costituzionali, l’eccezione di incostituzionalità delle norme. Prevalenti, sotto questo profilo, sono stati i rilievi mossi circa il tentativo di evitare, attraverso una normativa ampiamente derogatoria, l’applicazione del Piano Paesaggistico Regionale. Stante le premesse, per quanto potremo e per quanto ci verrà segnalato dovremo cercare di attenzionarci a riguardo l’applicazione del Ppr in sede di revisioni dei PRGC, affinchè non se ne eluda la normativa, così come, per quanto possibile e per quanto già tentiamo di fare, dovremo attenzionarci rispetto a segnalazioni di nuovi interventi edilizi non rispettosi del quadro normativo prescrizionale contenuto nel PPR, già cogente ancorché non recepito ancora nei singoli PRGC.
Per quanto riguarda la seconda delle azioni indicate nel titolo, in parte già ricondotta ai contenuti esposti per il primo, la percezione, attraverso i singoli casi portati a nostra conoscenza, della esistenza di una diffusa illegittima applicazione normativa da parte dei servizi tecnico/urbanistici dei singoli Comuni, ci induce ad approfondire le valutazioni dei singoli casi, sino a farne oggetto di documentato esposto che potrà essere portato all’attenzione della Locale Procura della Repubblica.

Proposte di tutela

Il processo di individuazione di proposte di tutele paesaggistiche si è pressochè concluso. A breve verrà prodotta la proposta di tutela della strada panoramica di Levo di Stresa, insieme alla individuazione di singoli esemplari arborei da individuare quali alberi monumentali. La intervenuta ricostituzione della Commissione Regionale, deputata ad esprimersi sulle proposte, ( 15 complessive a livello regionale, di cui 4 depositate e 2 in corso di deposito da parte di questa Sezione) ci permettere di guardare con un minimo di fiducia sull’esito che potranno avere o comunque sperare nel loro, ormai maturo, esame. Il nostro impegno è quindi quello di concludere, a breve, la presentazione delle proposte e monitorarne attivamente il percorso.

Infine per la procedura di vincolo indiretto per l’area pertinente il complesso monumentale di Vignone, pur avendo avuto assicurazioni circa la sua conclusione, essa non si è ancora concreta e occorre un nostro impegno a far sì che gli impedimenti vengano rimossi.

Sito unesco : Isole dei laghi

Al momento una proposta consimile è stata assunta da un gruppo consiliare del Comune di Stresa che , sulla base di una risoluzione approvata da quel Consiglio, avrebbe l’onere di concretarla. Monitoreremo pertanto quanto sotto questo profilo verrà fatto, non mancando il nostro possibile apporto propositivo.

5. ALTRE AZIONI

Come fatto cenno, anche ai fini di rinsaldare e mantenere positive relazioni tra i soci della Sezione, è intendimento attivarsi per un programma strutturato di visite ad emergenze culturali e siti di importanza paesaggista che il territorio racchiude. In tal senso una prima esperienza è stata, positivamente, recentemente realizzata.
Insieme a ciò potranno e dovranno essere organizzati uno o più momenti di incontro per conferenze, dibattiti, quali occasioni di positive relazioni e conoscenze.

Partecipazione alle iniziative nazionale

Nell’arco dell’anno si presenteranno, come consueto, almeno due occasioni in cui la sede nazionale inviterà tutte le sezioni a sviluppare attività su particolari temi da essa dettati. Nel passato siamo stati partecipi a queste iniziative, mentre negli ultimi anni, sia per ragioni legati alla pandemia che per ragioni di indisponibilità personale o perché, sui temi dettati, il territorio non presentava evidenze, siamo stati assenti. Ora, salvo impedimenti, per l’anno 2023 dovremo tornare a misurarci e impegnarci anche su questo fronte .

6. AZIONI CON LE ALTRE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

Si conferma che la tutela del Piano Grande di FondoToce da un lato, dell’Alpe Devero in valle Ossola dall’altro, sono i campi nei quali l’Associazione deve continuare a misurare, al massimo livello, la sua capacita di collaborazione con le altre associazioni ambientaliste presenti sul territorio.
Problemi statutari ci hanno impedito una partecipazione in qualità di socio fondatore del costituito Comitato per la Tutela dell’Alpe Devero, ma ciò non impedisce nel presente e non impedirà nel futuro la nostra attiva partecipazione e presenza alle attività del Comitato attraverso l’azione di affiancamento cui siamo impegnati.
Per quanto riguarda la tutela del Piano Grande di FondoToce, obiettivo di lungo respiro, la Sezione continuerà la sua intensa attività di proposta e di controllo riguardo i processi di trasformazione del territorio in atto o in programma, cercando in ogni modo una finestra di dialogo con gli Enti pubblici coinvolti, rimarcando alcuni obiettivi comunque raggiunti quale la riduzione della variante 37 che ha dimostrato la coerenza e fondatezza di alcune nostre prese di posizioni.
L’anno 2023 si prospetta come l’anno finale del processo di allargamento dei confini del Parco Nazionale Val Grande e quindi tornerà di piena attualità la proposta delle associazioni per il riuso funzionale e coerente della Cascina del Piano Grande a servizio del Parco Nazionale.
Svilupperemo tutte le azioni, sfrutteremo tutte le occasioni che ci verranno offerte per ribadire e presentare la nostra proposta, in sinergia, con le associazioni ambientaliste del Territorio.




sabato 19 novembre 2022

VERBANIA: PARCO IN CITTA' : LA PROPOSTA AMBIENTALISTA


Mentre questa mattina, 19 novembre, si è svolto a Villa Giulia il convegno, organizzato dal Comune di Verbania, e che aveva come oggetto il Parco Nazionale Val Grande nella prospettiva del prossimo imminente ampliamento dei suoi confini, le Associazioni locali dell'Ambientalismo, nelle loro più significative presenze territoriali, hanno distribuito a tutti i partecipanti, la locandina, che qui sotto riproduciamo, con la sintesi delle proposte per la tutela assoluta del Piano Grande di Fondotoce e l'acquisizione pubblica della Cascina in disuso. La proposta si conclude con l'esplicita richiesta, indirizzata alle rappresentanze degli Enti: Comune e Parco Nazionale, affinché i loro organi si esprimano formalmente nel merito. Le Associazioni si impegnano, peraltro, ad assumere nuove iniziative perché nulla rimanga intentato, convinti della validità della loro iniziativa.


IL PARCO IN CITTA’
UNA PROPOSTA PER LA TUTELA E LA CRESCITA IL PIANO GRANDE di FONDOTOCE PORTA DELLA VAL GRANDE
IL RECUPERO PUBBLICO DELLA CASCINA A SEDE PER I SERVIZI TURISTICI E CULTURALI DEL PARCO
Le Associazioni firmatarie, in occasione dell’odierno incontro sul tema dell’estensione dei confini del Parco Nazionale della Val Grande, nella convinzione che tale ampliamento sia ormai imminente, si fanno portavoce della proposta, discussa e condivisa in più momenti pubblici, per una progettualità partecipata e adeguata: salvare la Cascina Grande di Fondotoce. Un progetto innovativo e sostenibile che possa coniugare la tutela assoluta del territorio verde della città di Verbania, come lo è il Piano Grande, con una crescita economica diffusa e democratica, a reale beneficio delle Comunità che vivono all’interno dell’area protetta. Propongono pertanto l’acquisizione pubblica della Cascina in disuso e in degrado sita all’interno del Piano Grande di Fondo Toce perché, attraverso un suo attento recupero diventi:


“Il PORTALE ” DI ACCESSO DEL PARCO NAZIONALE VAL GRANDE


CHIEDONO: Che, attraverso un concorso pubblico di idee la struttura venga recuperata con un progetto che preveda l’insediamento dei servizi logistici e della mobilità per la visita organizzata e guidata ai territori del Parco e per il soggiorno al loro interno, la formazione di spazi didattici, di uno sportello informativo turistico, la realizzazione di padiglioni espositivi dedicati a show rooms divulgativi degli ambienti, naturali, storici e antropici, degli itinerari di accesso e di visita nonché della flora e fauna presente nell’area protetta.
PROPONGONO: Che nell’area venga allestita la struttura provinciale per il recupero e il reinserimento della fauna selvatica; Che parte delle strutture vengano recuperate per la realizzazione di una foresteria per l’ospitalità giovanile; Che vengano dedicati spazi espositivi, show rooms, anche a favore della divulgazione di tutte le aree protette da normativa regionale presenti nel territorio della Provincia e della restante, a valenza Nazionale, presente nell’ambito regionale, nonché dei prodotti dei loro territori.
AUSPICANO: Che il Comune di Verbania si impegni a definire, in maniera coerente con la presente proposta, il quadro pianificatorio e normativo necessario per darne attuazione concreta, vincolando a servizi pubblici la individuata struttura della Cascina. Che L’Ente Parco Nazionale Val Grande sia indicato, attraverso un accordo di programma, quale Ente destinatario della struttura, suo realizzatore e gestore finale e quale soggetto deputato alla individuazione delle risorse per l’attuazione. Che le rappresentanze degli Enti interessati, il Consiglio Comune di Verbania, la Comunità del Parco, il Consiglio di Amministrazione del Parco Nazionale, vengano chiamati ad esprimersi sui contenuti della proposta.

La proposta completa viene messa a disposizione di tutti coloro che vorranno farne richiesta rivolgendosi al seguente indirizzo di posta elettronica: italianostravco@gmail.com

Sottoscrivono: Italia Nostra Onlus Sezione Verbano Cusio Ossola.  Salviamo il paesaggio Valdossola.  Arci Verbania Commissione Ambiente. Circolo il Brutto Anatroccolo Legambiente

lunedì 14 novembre 2022

DEVERO AVVICINARE LE MONTAGNE: UN ALLARME GIORNALISTICO

 


Un articolo del " Fatto Quotidiano" ha , improvvisamente, richiamato all'onere della cronaca il programma strategico, dal nome emblematico e surreale: "Avvicinare le Montagne". A leggere l'articolo che, in gran parte, ripercorreva fatti noti e notori, ma di più, a leggere il titolo dell'articolo, si sarebbe facilmente inteso che, oramai, i promotori erano riusciti nel loro intento di spostare le montagne, con tutto quello che ciò comporta. Addio dunque Alpe Devero e d'intorni, come sino ad oggi, questo pezzo di Alpi Lepontine è stato conosciuto dai suoi tanti, visitatori e frequentatori, ma presto sarebbe entrata in azione la società Italo/Svizzera ( sede Italiana e capitali stranieri) che, da anni attende impaziente di investire i suoi milioni di euro, di cui nessuno sa di chi siano, destinati a collegare Devero/ Ciamporino/ S.Domenico, per trasformare la montagna incantata in una nuova competitiva capitale dello sci, neve permettendo. Calma e gesso; non è ancora successo nulla di quello che l'autore del titolo dell'articolo, forse disinformato o poco attento, ha riassunto nel titolo ad effetto, ma sicuramente eccessivo. Chi da anni segue la vicenda e in primis il Comitato Tutela Devero, rassicura che nulla di nuovo c'é sotto il sole rispetto a quanto già noto; ossia il procedimento di valutazione del programma è al palo e, da anni non procede perché trova insormontabili difficoltà a superare le normative vincolistiche che continuano a efficacemente presidiare l'integrità di quelle terre alte che, per ora e forse mai, scenderanno a valle come più d'uno pensava possibile. Ma il presidio costa , e non poco, e il Comitato tutela Devero ha aperto una raccolta fondi con cui sostenere spese legali, spese per ricorsi e quant'altro mai fosse necessario perché i tanti frequentatori e estimatori di quei luoghi possano continuare a vederlo così come lo hanno conosciuto, anche se la neve dovesse ritornare a scendere come un tempo e, magari, anche di più.

giovedì 10 novembre 2022

CREVOLADOSSOLA- CAVA LORGINO: UN COMITATO LOCALE PER L'AMBIENTE



Preoccupazione vengono manifestate da residenti locali che temono un' ulteriore massiva espansione delle attività della cava Lorgino, cava da cui viene estratto il marmo Palissandro. Queste preoccupazioni sono avvalorate dagli atti deliberativi che il Comune ha recentemente assunto e che prevedono la cessione alla cava di numerosi ambiti demaniali occupati da strade carrozzabili e da sentieristica storica, il tutto in vista di una espansione dell'ambito di coltivazione che si avvicinerà, secondo le intenzioni, sempre più ai " superstiti" nuclei di Villa Dell'Oro e Enso. Allo scopo di coordinare e dare consistenza alle voci contrarie a questo disegno, alcuni abitanti hanno costituito, formalmente, un Comitato che, in quanto tale avrà titolo per intervenire, in nome collettivo, nelle procedure pubbliche che si dovranno aprire per autorizzare il nuovo progetto e per confrontarsi con il proprio Comune che, sino a questo momento non sembra aver assunto una posizione di confronto dialettico con la proprietà della cava, ma avrebbe assecondato tutte le richieste. E' certamente un fatto positivo che cittadini si riuniscano in difesa di interessi che assumo un valore collettivo e comune quali sono quelli dell'ambiente, inteso come salvaguardia della salute, del paesaggio, della identità storica dei luoghi e dei borghi , tanto più che tutto ciò viene fatto in maniera civile e democratica con il coinvolgimento pubblico di tutti gli interessati, con la divulgazione delle loro azioni e con la ricerca di un dialogo costruttivo con l'Ente Comunale e le sue rappresentanze. Questa Associazione ha sin qui agito nella salvaguardia degli interessi pubblici che atti ammnistrativi avevano in parte ignorato. Ricordiamo allora che la vendita dei sedimi dei sentieri comunali, già deliberata, è stata sospesa grazie al nostro intervento che ha chiesto l'avvio, obbligatorio, della procedura di verifica dell'interesse storico culturale della sentieristica e che il relativo procedimento non è ancora stato concluso, così come, più recentemente, siamo intervenuti nella deliberata vendita di una tratta della strada a monte del nucleo abitato di Villa Dell'Oro perchè, anche in questo caso, nonostante il precedente, il Comune era in procinto di procedere alla vendita senza attivare la procedura di verifica. Ricordiamo poi che l'Associazione è stata ed è ancora in prima fila nel contrasto al problema dello smaltimento dei materiali non commercializzati estratti dalla cava, problema che ha creato l'illegittimo e ora anche illegale deposito di scorie di cava nell'area agricola di Vogogna. Sosterremo pertanto il Comitato nella sua azione civile e responsabile a tutela di un territorio dove la prevalenza di un solo interesse economico non può prescindere da quello dei cittadini. Collegandovi alla pagina face book:  https://www.facebook.com/profile.php?id=100086767713102 potrete sentire la voce diretta del Comitato



sabato 15 ottobre 2022

POMERIGGIO NEL PARCO

Come preannunciato, si è svolta ieri pomeriggio la visita al parco di casa Lorella a Vacciago di Ameno. Ricevuto dalla padrona di casa che ha introdotto la visita con una breve narrazione della storia della proprietà risalente al 1600, guidati con esperienza e professionalità del " Capo Giardiniere" Giustina Gianfranco, il gruppo dei convenuti ha percorso l'intero parco che gode di una non comune prospettiva sul sottostante lago e, più oltre, ma ieri non era giornata, gode della vista del monte Rosa. La visita guidata ha consentito di affrontare il tema dei tanti giardini e parchi che vivono in sofferenza sia sulle sponde del Lago d'Orta che del lago Maggiore, mostrando un esempio virtuoso di recupero e valorizzazione di una proprietà privata che ora è messa anche a disposizione del pubblico. Un modo nuovo di affrontare il problema della conservazione del patrimonio paesaggistico e botanico che, complice anche il mutamento climatico, rischia, nel giro di pochi decenni di vedere modificato radicalmente il paesaggio delle coste lacustri. Un tema che dovrà essere quindi ripreso anche in altri momenti di partecipazione pubblica e che l'Associazione segue con costanza e tenacia d alcuni anni. L'esperienza positiva di ieri è la prima di una serie di altre visite guidate che la Sezione cercherà di organizzare a beni del territorio non sempre conosciuti dal pubblico, ma rilevanti e preziosi.













domenica 9 ottobre 2022

CREVOLADOSSOLA: ECONOMIA e AMBIENTE




La prossima presentazione del nuovo progetto di ampliamento ulteriore dell'area di coltivazione della cava Lorgino di Crevoladossola, da dove si estrae il "prezioso" marmo palissandro, pone ulteriori e nuovi problemi di sostenibilità ambientale, sin qui forse sottovalutati a favore dell'interesse economico, a prescindere. Un filone di marmo che attraversa solo la zona dove è insediata la coltivazione, un bene quindi scarso se si vuole fare un paragone con altri materiali di pietre ornamentali, quali il serizzo, ma proprio perché scarso verrebbe da pensare che il suo sfruttamento non debba essere intensivo, ma limitato e semmai spalmato su un periodo di tempo molto lungo, così da preservarne la durata estrattiva e esaltarne il valore economico. Al contrario, in questi ultimi anni, la coltivazione è stata intensiva se è vero che l'ultimo progetto approvato misurava circa due milioni di mc. da estrarre e il risultato è stata una pesante "erosione" del crinale montano posto in sponda sinistra dell'imboccatura della valle del Diveria, spingendosi molto a ridosso dei nuclei abitativi esistenti. La nuova convenzione approvata dal Consiglio Comunale di Crevoladossola, fa ragionevolmente ritenere che l'avanzamento dei fronti di cava potrà massicciamente proseguire anche nel futuro prossimo, o almeno queste sono le intenzioni che dovranno andare al vaglio della conferenza dei servizi. Al momento ostano a tale progetto alcune irrisolte questioni che riguardano la rete di viabilità storica e minore, di natura pubblica, che interessa la zona, questioni che, anche, o forse meglio dire soltanto per effetto dei ripetuti interventi di questa Associazione, sono ora al vaglio della Soprintendenza che dovrà esprimersi. Intanto il progetto di allargamento ulteriore ha suscitato una certa preoccupazione tra residenti e proprietari dei nuclei abitati " minacciati" dall'avanzamento programmato dei fronti, tanto da valutare la possibilità di costituirsi in comitato a difesa dei beni comuni. Accanto a questo aspetto c'è però anche una vecchia questione sulla quale da anni l'Associazione conduce una tenace campagna di contrasto. Una buona parte dei materiali di scarto, provenienti dal processo di coltivazione, giacciono sui terreni agricoli in Comune di Vogogna, illegittimamente autorizzati in via temporanea e poi mai rimossi, ancorché le relative autorizzazione sono ampiamente scadute. La verità è che, nonostante le ordinanze di rimozione, nessuno sa dove portali e nessuno, anche lo sapesse, ha i soldi per rimuoverli, salvo chi li ha portati. L'Associazione ha chiesto e chiederà che le due questioni non siano scisse: nuovo progetto e rimozione dei materiali di scarto debbono trovare insieme la soluzione. Vedremo.



sabato 1 ottobre 2022

PARCO NAZIONALE VAL GRANDE : L'ALLARGAMENTO IN DIRITTURA DI ARRIVO


Il Parco Valgrande verso l’ampliamento atteso da 3 anni

Approvato il decreto dalla Conferenza Unificata. La richiesta di allargamento avanzata dal Parco e dai Comuni di Vogogna, Mergozzo, Ornavasso, Cossogno, Caprezzo e Verbania


Dopo oltre 25 anni dalla sua istituzione e a più di venti anni dal primo ampliamento, nelle scorse ore la Conferenza Unificata ha approvato il decreto di ampliamento del Parco della Valgrande. Giunge dunque a conclusione il lungo iter avviato dall’ente nel 2019 in accordo con i sindaci del territorio interessati all’ampliamento dell’area protetta. Presente in Conferenza Unificata il vicepresidente di Anci Piemonte con delega alla montagna, il vice sindaco di Baceno Stefano Costa.
“La Conferenza unificata – spiega Costa – ha sancito la condivisione tra Mite, Mef, Regione Piemonte e ANCI della richiesta di allargamento avanzata tre anni fa dallo stesso parco e dai Comuni di Vogogna, Mergozzo, Ornavasso, Cossogno, Caprezzo e Verbania. Dopo un breve passaggio tecnico in CU il prossimo 18 ottobre l’iter passerà alla Presidenza del Consiglio e poi alla Presidenza della Repubblica che presumibilmente entro fine anno firmerà il Decreto. L’ampliamento – prosegue Costa – si pone l’obiettivo di dare continuità ecologica a diversi ambienti naturali e seminaturali presenti all’interno del Parco. Una seconda finalità, non meno importante – aggiunge – riguarda la necessità di inserire nel Parco alcune parti di siti Natura 2000 precedentemente esclusi. Infine, tra le finalità vi è quella di rafforzare l’unitarietà della matrice storico-culturale consolidando, in un unico contesto, le unità di paesaggio del territorio interessato”.
La proposta di ampliamento è il risultato di un processo di sviluppo economico e sociale avviato nel corso negli anni. Con il voto della Conferenza Unificata e l’imminente ridefinizione dei confini, si aprono dunque nuove prospettive .

sabato 24 settembre 2022

ZSC/ZPS - ALPI VEGLIA E DEVERO - MONTE GIOVE. DANNO IN CORSO D'OPERA

 




La rete natura 2000 è quel sistema di aree, estese a livello Europeo, che godono di una particolare protezione, generalmente a motivo della presenza di habitat delicati e che debbono essere preservati. Le direttive europee, recepite dalle normative nazionali, dettano le regole per la conservazione di quei siti e, a seconda delle loro collocazioni, le regioni hanno individuato quali sono gli Enti che debbono presiedere alla loro gestione. In particolare, il Piemonte ha individuato gli Enti che debbono svolgere tali funzioni. Il sito di importanza comunitaria denominato ZSC/ZPS - ALPI VEGLIA E DEVERO - MONTE GIOVE è affidato in gestione all'Ente Parco delle aree protette dell'Ossola. Se questo è il quadro di riferimento, proprio in questi giorni, all'interno di questo sito, nella zona prossima alla valle del Bondolero in località Dosso, tutte aree interessate al programma Avvicinare le Montagne, sono stati eseguiti, e forse lo sono ancora, estesi lavori di movimentazioni di terre e di rocce finalizzati, si crede, a " migliorare " la qualità tecnica delle piste da sci da discesa che, in quella zona, sono servite da due impianti di arroccamento, nell'ambito della stazione "Ciamporino". Orbene tutto ciò dovrebbe essere non consentito in quanto in contrasto con le direttive per la protezione dei siti e crediamo anche con il piano di gestione dell'area. La serie fotografica da conto dei lavori eseguiti e in corso, documentando i danni che vengono arrecati al suolo e le manomissioni delle condizioni naturali che si sono determinate. Non sappiamo ancora se quanto in corso è stato oggetto di una qualche autorizzazione, ne dubitiamo. Comunque sono state fatte le segnalazioni agli Enti competenti a vigilare ed agire e vedremo quali saranno gli esiti.

mercoledì 14 settembre 2022

GHIFFA. LA LITORANEA: PRIMA E IL DOPO




Il Comune di Ghiffa si può qualificare un Comune virtuoso perché, caso quasi raro nel panorama dei Comuni del Piemonte, ha provveduto ad adeguare, attraverso una variante strutturale, buona parte del proprio strumento urbanistico, alla pianificazione sovraordinata rappresentata dal Piano Paesaggistico Regionale. I risultati non sono tardati e la documentazione fotografica che postiamo qui sopra, da conto, mostrandone gli effetti. Una costruzione, a margine della strada costiera, costituita da darsena e sovrastanti locali accessori, viene trasformata, nella parte accessoria, in residenza e qui non sembra vi siano motivi ostativi, mentre il problema, a nostra giudizio da osservatori, nasce dall'ampliamento dell'edificio che, fatta salva la sua coerenza e incoerenza con l'esistente, ora costituisce una quinta che interrompe "la visuale percepibile dalla strada costiera verso il lago". Non a caso abbiamo messo tra virgole l'ultima parte della frase perché essa ripropone, pari pari, la prescrizione obbligatoria che il Piano Paesaggistico Regionale contiene riferita a questo ambito. Siamo andati pure a spulciare all'interno delle pagine della variante urbanistica e dobbiamo dire che, in punto, ci è sembrato che, quanto meno, essa è un poco sfuggente. Non riproponiamo le parti dello strumento urbanistico a cui ci riferiamo, ma comunque nella versione definitiva ed approvata, il Comune aveva dovuto introdurre tutta una serie di modifiche alla normativa che, evidentemente, erano state dettate dal tavolo di Co-pianificazione. Orbene, l'articolo 27 delle norme dello strumento urbanistico ora recita che: "hanno ugualmente carattere immediatamente cogente e prevalente le disposizioni contenute nel catalogo dei beni paesaggistici del Piemonte, prima parte, all’interno della sezione prescrizioni specifiche presente nelle relative schede." Il testo che avevamo, più sopra, messo tra virgole, si riferisce proprio a quanto qui è stato richiamato. Ci si chiede perchè dunque le norme non vengono osservate. Si ritiene che esse siano liquidite, fluide, non cogenti ? O peggio. Tutte queste domande e altre ancora le rivolgeremo presto agli enti competenti, Comune in primis, e vedremo le loro risposte. Per ora possiamo solo dire che il Comune di Ghiffa non sembra essere l'unico su questa strada.
















martedì 6 settembre 2022

AMBIENTALISMO - SINDACO di VERBANIA: L'INCONTRO

 


Annunciato da un po' di tempo, poi rinviato per ragioni sanitarie,  oggi si è svolto l'incontro, da tempo richiesto,  tra una rappresentanza delle sigle ambientaliste firmatarie della proposta di tutela del Piano Grande e del riuso funzionale della cascina per servizi a favore del Parco Nazionale e il Sindaco di Verbania Silvia Marchionini.  Non è stato affatto uno scontro, forse non proprio un incontro come lo abbiamo messo nel titolo del post, ma un confronto positivo questo sì e, sotto questo profilo ringraziamo il Sindaco e il Suo Assessore presente, della disponibilità e del tempo che ci hanno offerto per illustrare, ampiamente, le nostre convinzioni, consentendo così un reciproco scambio di idee e opinioni su di un tema che a noi sta a cuore, ma che crediamo anche la città di Verbania avrebbe desiderio di poter "chiudere" in maniera condivisa, senza che si trasformi in una battaglia senza tregua. Se dunque queste sono state un po' le premesse oggi messe in campo, l'esposizione delle posizioni delle parti a confronto ha seguito un po' questo percorso di reciproco ascolto, unico metodo crediamo produttivo di un qualche risultato. Questo non ha impedito a nessuno di affermare il proprio pensiero, anzi siamo grati al Sindaco che ci ha consentito di esporre ampiamente e liberamente tutto ciò che avevamo nella nostra agenda, così come non ha impedito al Sindaco di illustrarci il Suo pensiero. Detto questo, l'idea di progetto che da tempo coltiviamo, piace anche al Sindaco che però, in esordio di riunione, ha messo davanti alcuni paletti che ancora ponevano in forse il processo di conclusione dell'allargamento dei confini del Parco entro il perimetro della città di Verbania, la cui negativa eventualità, ove si verificasse,  metterebbe in discussione il nostro stesso progetto. Le informazioni a riguardo in nostro possesso sarebbero però più rassicuranti, era presente nella nostra delegazione un Consigliere dell'Ente Parco che, sotto questo profilo, si è assunto l'onere di monitorare l'andamento del percorso approvativo. Sgombrato quindi il campo da questa ipotesi, che per noi non esisterebbe, nel merito dell'idea di progetto, la questione Manoni, ossia la proprietà della Cascina, non poteva non entrare nella discussione, come in effetti è entrata. Più fiduciosa la Sindaco circa la possibilità di coinvolgere la proprietà in questo stesso progetto, in una sorta di alleanza tra pubblico e privato, meno gli ambientalisti, forti in questo del modello turistico privilegiato da Manoni che, sono sue dichiarazioni rese a suo tempo pubbliche dalla Stampa, mai avrebbe rinunciato a completare il disegno di annessione dell'intero Piano Grande all'interno delle sue attività imprenditoriali/turistiche. Sotto questo aspetto è stata ribadita la posizione ferma delle sigle ambientaliste che vedono nella difesa del Piano Grande il punto fondamentale della loro azione, dove il riuso della Cascina diventa un elemento importante per servizi plurifunzionali a beneficio del Parco Nazionale e delle comunità che vivono al suo interno, escludendo ogni e qualsiasi ulteriore utilizzo ludico sportivo o ricreativo dell'area, incoerente con il profilo paesaggistico e naturalistico entro cui il Piano Grande si colloca. Il confronto non è stato conclusivo; la Sindaco comunque incontrerà Manoni per conoscerne le intenzioni rispetto al progetto ambientalista e incontrerà altresì il Presidente del Parco Nazionale  per discutere sempre sullo stesso tema. Parimenti le Associazioni non esauriscono qui la loro azione: attraverso il proprio rappresentante nel Consiglio di Amministrazione, proseguiranno il percorso avviato in quella sede, mentre, a breve, cercheranno di intraprendere un momento di confronto anche con la Comunità del Parco.                                 

martedì 30 agosto 2022

PARCO NAZIONALE VAL GRANDE: IN CONSIGLIO LA PROPOSTA PER IL PIANO GRANDE DI FONDOTOCE



Venerdì scorso si è svolta la seconda seduta del nuovo Consiglio di Amministrazione del Parco Nazionale Val Grande. Otto sono i componenti del Consiglio, in rappresentanza di enti e associazioni diverse, nazionali e locali. Le Associazioni ambientaliste hanno diritto ad un seggio e la nomina ministeriale è caduta sulla persona di Filippo Pirazzi, Geologo e Insegnante nelle scuole superiori, oggi anche Vice Presidente della Sezione VCO di Italia Nostra, nonché animatore della Associazione: " Valdossola Salviamo il Paesaggio". Proprio Filippo Pirazzi aveva chiesto che il convocato Consiglio ponesse tra i temi all'ordine del giorno della seduta, quello del progetto di realizzare sul Piano Grande di Fondotoce, nell'area della cascina in disuso, il " portale" di accesso al Parco Nazionale, dunque un centro logistico per le informazioni e per i servizi di accompagnamento, centro di educazione ambientale, showroom delle aree protette e dei prodotti dei loro territori, centro di recupero e cura della fauna selvatica ...collocato in un'area di grande valenza logistica e visibilità turistica che il prossimo allargamento dei confini del Parco, entro quelli del Comune di Verbania, ne renderebbe possibile la realizzazione. Non era previsto alcun voto da parte del Consiglio, ma soltanto la presentazione del progetto, sottoscritto da diverse sigle ambientaliste, la sua messa a disposizione dei Consiglieri affinché potesse prendere avvio una discussione, prossima/futura, sulla crescita economica/turistica del Parco attraverso il recupero funzionale di una struttura rurale in abbandono e che un utilizzo diverso avrebbe, come noto, effetti non positivi sulla integrità residua del Piano Grande di Fondotoce. La presentazione ha suscitato interesse e impegno da parte di diversi Consiglieri all'approfondimento. E' stata la prima volta che questo tema è stato affrontato in una sede istituzionale e con questo pensiamo abbia potuto prendere avvio un percorso che come sue prossime tappe dovrà avere la l'assemblea della Comunità del Parco e il confronto, promesso e in prossima agenda, con il Sindaco di Verbania, per tornare poi in sede di Consiglio di Amministrazione del Parco per una sua decisione di merito. Pubblichiamo qui sotto il testo della proposta depositata in Consiglio di Amministrazione, mentre ringraziamo Filippo Pirazzi per l'impegno svolto.



IL PIANO GRANDE DI FONDOTOCE

L’ETERNO TEMA: “ COINSERVAZIONE” o “SVILUPPO”


Il “Piano Grande” era sembrato, qualche tempo fa, tornato di attualità nell’agenda del Governo della città di Verbania.

Per verità non si sono poi conosciuti nuovi sviluppi riguardo la procedura instaurata presso lo sportello unico delle attività produttive e riferite al progetto proposto dalla società Malù, i cui contenuti parrebbero non essere stati oggetto di modifiche rispetto a quello già inizialmente proposto, ma solo integrati.

Sono noti, a grandi linee, quei contenuti che prevedono la trasformazione dell’ambito della “cascina “ di Fondo Toce, e non solo, destinandolo a luogo di sport e divertimento, di nuova ricettività turistica, di ampliamento delle strutture a servizio del gioco del golf e ad estensione della superficie dell’impianto esistente.

E’ pure noto che tale progetto pone interrogativi in chi ritiene invece che preservare il quadro paesaggistico di quei luoghi, fortemente identitari, rispettarne i valori naturalistici, riconosciuti dalla presenza della riserva, e valorizzarne la residua funzione agricola, storicamente esercitata, siano obiettivi perseguibili, coerenti e non fungibili.

Il progetto, pur non conosciuto nei suoi aspetti di dettaglio, è indirizzato verso altri obiettivi, accrescendo ulteriormente uno degli elementi di maggior criticità di cui oggi la riserva di Fondo Toce, ma non solo, soffre, ossia l’eccesso di pressione antropica.

E’ un progetto coerente con una politica della concentrazione dell’offerta turistica nel polo dell’: “Isolino”, che verrebbe ulteriormente caratterizzato con nuovi e aggiuntivi servizi da integrarsi con quelli ricettivi extra alberghieri esistenti.

Pare dunque che poco importi al progetto preservare i valori identitari, naturalistici e storici di cui abbiano fatto cenno e che dovrebbero, invece, costituire le linee guida della pianificazione della città di Verbania rispetto a quell’area.

Tali linee guida trovano pure in strumenti di pianificazione sovraordinata la loro fonte, leggasi il Piano Paesaggistico Regionale, e non sono solo il patrimonio delle istanze di cui sono portatrici le Associazioni scriventi.

Giova ricordare che una delle tematiche che pur il Comune di Verbania sarà chiamato a sviluppare, sarà proprio l’adeguamento del proprio strumento urbanistico alle direttive, indicazioni e prescrizioni che il PPR fissa all’interno di tutta la strumentazione normativa di cui è dotato.

E’ un’operazione complessa che dovrebbe essere il risultato di una revisione generale dello strumento e che proprio nella zona del Piano Grande trova forse uno dei nodi più impegnativi da risolvere, ma anche un suo campo di stimolante e attenta attuazione.

Un’operazione che dovrebbe dunque vedere il Consiglio Comunale di Verbania, attraverso un percorso partecipato, essere l’attore protagonista di scelte programmatiche coerenti con gli strumenti della pianificazione sovraordinata.

Sotto questo profilo ci pare che la procedura “ Malù” ora in corso, pur probabilmente formalmente corretta, male si coniughi con scelte di pianificazione che debbono essere oggetto di valutazione complesse e articolate, non sottratte all’attenzione del Consiglio Comunale in ogni fase del procedimento, non solo confinate alla fase terminale di un percorso.

Significativo, al fine di coglierne la complessità, il contrasto di posizioni, in apparenza non ricomposte, tra gli stessi attori pubblici della Conferenza dei servizi e che emerge dalla lettura del verbale della seconda riunione svolta nell’ambito della procedura: “ Malù”.

Qualunque sarà comunque l’esito di quella procedura essa comunque non potrà non verificare la coerenza della variante proposta, non solo con le prescrizioni del PPR, cosa in fondo di immediato riscontro, ma anche con gli “indirizzi”, le “direttive”, gli “obiettivi” e le” linee di azione”, cioè con tutto l’apparato previsionale e normativo che lo strumento sovraordinato assegna alla pianificazione altra, quale ne sia la sua scala.

Sotto questo profilo chiediamo come possano essere declinati all’interno della variante “ Malù” i seguenti indirizzi:

La possibilità dell’ampliamento della riserva speciale, auspicato all’interno degli indirizzi e orientamenti strategici fissati per l’ambito di paesaggio 12, ove e qualora l’ambito di possibile ampliamento sia ad essere compromesso da previsioni con esso contrastanti?

La valorizzazione del rapporto lago-montagna, anche nell’ottica di un alleggerimento della pressione turistica sulla sponda lacuale ?

La sottoposizione a maggior tutela dell’area del lago di Mergozzo ?

Ci chiediamo inoltre come possano essere declinate coerentemente le seguenti “ linee di azione” sempre assegnate all’interno del quadro normativo del PPR ?


  1. La riduzione del traffico lungo la strada litoranea, laddove si prevede invece un nuovo polo di concentrazione e di attrazione con ben 750 posti auto a disposizione ?


  1. La tutela e l’incentivazione delle attività agricole attraverso la conservazione del suolo (vedi parcheggio a raso citato) e dei caratteri paesaggistici rurali ..” ?

E ancora e da ultimo:


  1. Come siano declinati gli indirizzi e le direttive dell’articolo 32 delle NTA del PPR con riferimento all’unità di paesaggio SV4 di Verbania, laddove dovrebbe essere privilegiata le leggibilità del paesaggio agrario e dei contesti rurali, non certo la loro cancellazione ?


2) Come, in relazione all’articolo 17 delle NTA, sempre del PPR, vengano declinati e applicati indirizzi e direttive legate alla presenza della riserva speciale ?


In questa rassegna di criticità evidenti non abbiamo peraltro richiamato le ulteriori griglie normative che sono di ostacolo al procedere del progetto, vedi le norme del Piano di Assetto idrogeologico.

Domande tutte che, a nostro giudizio, non possono trovare risposte nel piano “Malù”, a comprova delle difficoltà del suo percorso che però non dovrebbe essere infinito come oggi appare, in attesa, forse, di normative più permissive, ma invece dovrebbe vedere una sua conclusione entro tempi certi e definiti.

LA VALENZA ECONOMICA DEL PIANO GRANDE.

DUE MODELLI A CONFRONTO


Con riferimento al progetto Malù, da più parti, si direbbe bipartisan, si sono ascoltate argomentazioni di ordine economico, occupazionale e di sviluppo, quest’ultimo genericamente inteso, per giustificarlo e valutarlo con estremo favore e interesse.

Da più parti vengono e verranno snocciolati, senza problemi, dati e numeri importanti riguardo la valenza che l’economia dell’ “Isolino” ha rispetto ai numeri complessivi del turismo sul lago.

E’ tutto vero sin tanto che non se ne contrappongono altri ugualmente importanti.

La ricettività diffusa rappresenta, già oggi, un asset importante e in forte emersione ed espansione nell’ambito del territorio provinciale. Esso riguarda centri turistici primari e non solo, ma anche località minori: di lago, collinare e alpine; centri storici e no, contribuendo a rivitalizzarli e dando una nuova funzione ad un surplus di patrimonio immobiliare che presenta anche aspetti di forte sofferenza, vuoi per il crollo demografico e residenziale in atto nei centri minori, vuoi per lo stato di degrado che consegue all’abbandono abitativo, vuoi anche per il modificato modello di turismo residenziale che si è venuto ad affermare rispetto a quello in voga nei periodi più “dinamici” dell’investimento immobiliare, con una conseguente immissione sul mercato dell’affitto breve di tale patrimonio immobiliare, diventato diversamente un surplus.

Questo per molti aspetti nuovo asset legato alla ricettività turistica, si esprime già ora in migliaia di posti letto, peraltro in crescita esponenziale, che vengono offerti ogni giorno sui portali presenti sulla rete internet. Esso si rivolge ad un targhet di turisti, quasi totalmente stranieri, che difficilmente sceglierebbero la ricettività alberghiera e che sono orientati verso l’utilizzo della ricettività residenziale, probabilmente alternativa e competitiva rispetto non solo a quella alberghiera, ma anche a quella dei più tradizionali “villaggi vacanze”.

E’ un’importante opportunità di crescita ordinata dell’economia turistica perché permette di accogliere grandi numeri, ma in maniera diffusa, evitando le concentrazioni e le criticità che in genere le grandi quantità comportano, diffondendo invece i benefici anche a località minori che ne erano prima escluse.

Sotto questo profilo, le caratteristiche del territorio della Provincia, con la varietà di offerta di paesaggio e di ambienti costituiscono un elemento insediativo ideale per tale tipo di ricettività. La presenza poi e la qualità del sistema delle aree e dei territori protetti sono un ulteriore importante elemento che ben si coniuga con un modello economico/turistico più lento e meno invasivo.


Sono comunque evidenti l’incompatibilità tra il progetto “Malù” con non solo le criticità rilevate nel confronto con il PPR, ma con il quadro dell’offerta e della domanda turistica nonché della fruizione del territorio che abbiamo delineato.


Sono modelli inconciliabili:


  1. Da un lato un uso del territorio, da modificarsi nel suo assetto per farne un contenitore concentrato di economia turistica di massa.

Dall’altro lato una conservazione del territorio in quanto valore primario di offerta turistica, distribuendone la domanda in maniera ampia e diffusa.


  1. Da un lato un modello economico imprenditoriale classico fondato sull’investimento di capitali anche molto importanti, ma con una conseguente successiva concentrazione degli utili societari, altrove poi probabilmente destinati.

Dall’altro lato un modello se non alternativo, comunque concorrente, fatto di una miriade di micro investimenti capaci di generare reddito o integrazione di reddito, spalmato in maniera diffusa, equa, democratica e plurale;


  1. Da ultimo un modello turistico generatore a sua volta di criticità importanti, vedi i problemi di eccesso di viabilità privata e di conseguente difficoltà di mobilità proprio nell’ambito degli assi stradali tangenti al Piano Grande.

Dall’altro lato un modello che non comporta criticità particolari, ma semmai ne risolve di presenti, vedi lo spopolamento dei borghi e la loro desertificazione commerciale e di servizi.


Alla luce delle considerazioni qui svolte, l’economia dell’”Isolino” deve essere letta con occhio più attento e più critico; ne esce comunque ridimensionata, i suoi numeri devono essere interpretati in maniera più relativa e certamente, anche in una prospettiva di medio o lungo termine, essa non appare più strategica rispetto alle valenze altre e competitive che modelli turistici diversi e più coerenti con la sostenibilità territoriale possono offrire, rappresentando questi ultimi una validissima alternativa.




UNA PROPOSTA ALTERNATIVA PER IL RUOLO DELLA CITTA’ DI VERBANIA



Per quanto sin qui argomentato, la città di Verbania non dovrebbe sottrarsi al dibattito circa la pianificazione del proprio territorio e non dovrebbe demandare a iniziative imprenditoriali l’esclusività delle scelte.

Il progetto “ Malù” sul Piano Grande, così come conosciuto, rischia di imporsi al di fuori e contro un vero disegno programmatorio cittadino, rispettoso della pianificazione sovra ordinata e sviluppato in maniera partecipata e democratica.

Le argomentazioni che abbiamo sin qui svolto hanno cercato di illustrare come le ragioni di cura e conservazione di un territorio, si possono coniugare molto efficacemente con quelle della crescita dell’economia turistica, anzi ne sono la premessa in un ribaltamento della logica che vede esclusivamente la massificazione degli investimenti, il consumo di suolo libero e la concentrazione delle iniziative imprenditoriali come l’unico obiettivo da favorire.

Da qui e da questa lunga premessa critica nasce però anche una proposta che veda Verbania e nella specie la pianificazione del Piano Grande, quale occasione di una rinnovata centralità e di un nuovo protagonismo pubblico nelle scelte di politica non solo urbanistica, ma anche turistica.

E’ data come ormai prossima la fine positiva del percorso che vedrà i confini del Parco Nazionale Val Grande estendersi anche entro una parte del territorio del Comune di Verbania.

E’ un fatto che in maniera quasi unanime è stato giudicato positivamente e che non solo premia le buone intenzioni di tutti gli amministratori che si sono cimentati per questo obiettivo, ma che chiama altresì le amministrazioni stesse ad una prova di coerenza e di responsabilità verso obiettivi di qualità territoriale e di sensibilità accresciuta verso i temi della conservazione dell’ambiente.

Tali obiettivi non possono ritenersi raggiunti ed esauriti con il conseguimento dell’allargamento dei confini del Parco, ma quest’ultimo perché non rimanga soltanto motivo di soddisfazione e di vanto da esibire, deve essere la premessa per nuove buone azioni e buone pratiche che abbiano a meritare alla città il titolo di capitale di un Parco Nazionale.

Coniugare l’occasione dell’allargamento dei confini della Val Grande sin dentro Verbania, ( questo sì, avvicina i territori interni montani al piano) con un ambizioso progetto pubblico di promozione, di diffusione della conoscenza e di divulgazione del Parco Nazionale, potrebbe essere momento perché le buone azioni e le buone pratiche si possano realizzare.

Entro questo obiettivo, il Piano Grande e in particolare l’ambito costituito dagli edifici storici, dalla corte e dalle pertinenze della vecchia struttura rurale, leggasi silos, dovrebbero diventare il luogo di quella promozione, diffusione di conoscenza e divulgazione, ma non solo, di cui è fatto cenno.

Una felice e privilegiata localizzazione logistica rispetto all’oggetto da promuovere, ma anche rispetto all’utenza cui rivolgersi, ne farebbe il contenitore perfetto.

Centro di visita, ma anche di servizi che il Parco, con la sua istituzione ha, in questi anni, fatto nascere; centro di informazioni; stazione di organizzazione e di partenze per escursioni guidate, per trasferimenti su mezzi pubblici verso i paesi delle aree interne; laboratorio didattico e di educazione ambientale, stazione di recupero della fauna selvatica, sino all’improbabile o forse improponibile trasferimento della sede amministrativa e legale in quel luogo.

Tutto questo è il ventaglio di un possibile riuso funzionale della struttura rurale in abbandono, escludendo ogni ipotesi di scambio, recuperandola nei suoi caratteri architettonici, nel contorno di un ambito vasto che deve rimanere a destinazione esclusivamente agricola, sottratta così, da un lato all’abbandono e al degrado conseguente, ma anche ad un riuso funzionale non coerente con i valori di paesaggio che esprime

In tutto questo ci pare che gli indirizzi, le direttive e l’intera struttura normativa con cui il PPR ridisegna l’ambito e le unità di paesaggio interessate, siano pienamente rispettati.

Aggiungiamo che la valenza del sito è tale che meriterebbe senza dubbio anche il coinvolgimento delle altre aree protette presenti a livello provinciale e fors’anche dell’altra realtà di parco nazionale presente a livello regionale, aprendosi così nel sito della Cascina di Fondotoce una vetrina unica e privilegiata rispetto a tutti questi territori protetti.

A fronte di questo nuovo utilizzo funzionale della struttura, ogni miglior professionalità creativa dovrebbe essere cercata per la realizzazione di un progetto che possa esso stesso diventare modello ed eccellenza del territorio

E’ un’idea, prima ancora di un progetto, che l’attuale Presidente del Parco Val Grande, in un primo approccio esplorativo, ha definito: “ allettante” e che noi, nel condividerne il giudizio, aggiungiamo essere: “perseguibile e raggiungibile”.




LE CONDIZIONI DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROPOSTA

La condizione prima della realizzabilità dell’idea sta però tutta nella volontà decisoria del Comune di Verbania e nei programmi dell’Ente Parco.

Alla finale determinazione del Consiglio Comunale sta il destino dell’attuale progetto “Malù”.

I vincoli e gli ostacoli che questo progetto imprenditoriale dovrebbe superare sono innumerevoli e forse invalicabili. Noi ne abbiamo indicati alcuni che ci paiono, peraltro, bloccanti. Prova forse ne è la difficoltà e la lentezza del percorso procedurale in corso che pure, salvo ritiro volontario, vi è il dovere per l’amministrazione pubblica di concludere, non quello di tenere aperto o sospeso all’infinito.

Dall’altro lato vi sta un altro dovere per il governo di Verbania, cioè quello di dare attuazione allo strumento di pianificazione sovraordinata che è il PPR, attuandolo, peraltro, non in contrasto con altri strumenti di piano di livello sovraordinato, vedi PAI.

Noi abbiamo provato ad indicare come il progetto “ Malù” non sia coerente con l’attuazione compiuta del PPR entro l’ambito territoriale del “Piano Grande”. Sappiamo che il suo accoglimento richiederebbe anche una modifica della classificazione dei gradi di rischio idrogeologico e ciò costituisce ulteriore motivo ostativo all’accoglimento.

La proposta che presentiamo non crediamo sia soltanto accattivante nel suo aspetto, ma possa rappresentare invece un’alternativa sostenibile per un riutilizzo di un bene che, conservato nella sua integrità paesaggistica, possa svolgere una funzione utile rispetto l’offerta di beni comuni tutelati che il territorio ha.

Verrebbe fornito un servizio anche e proprio a favore delle aree interne più svantaggiate che troverebbero nel luogo della “Cascina” una visibilità accresciuta a livello esponenziale con effetti positivi sulla loro economia turistica.

Un’idea ambiziosa la cui attuazione dovrebbe fare capo all’Ente Parco Val Grande in auspicabile accordo con le altre realtà protette che abbiamo già richiamato.

Alla base, un’intesa di programma dovrebbe vedere il Comune di Verbania e l’Ente Parco quali principali attori. Un’ intesa che definisca le volontà dei due Enti rispetto al progetto, la indicazione delle rispettive competenze, i tempi di possibile attuazione di un percorso politico/amministrativo e tecnico/attuativo non breve, ma che una volta imboccato non abbia ad avere ripensamenti o smentite.

Premessa di tutto rimane però la conclusione, con rigetto o con ritiro, del progetto ”Malù” e il successivo avvio di un processo di adeguamento dello strumento urbanistico che, insieme al recepimento del PPR, abbia a individuare la “Cascina” di Fondotoce quale area per servizi pubblici di interesse collettivo, con la indicazione specifica che in questa proposta abbiamo voluto dare.

Se verranno osservate in maniera corretta e scrupolosa procedure e formalità, i tentativi ostativi, che pure potranno essere messi in campo sul piano giuridico/legale, non prevarranno.

Ritorna allora però e in primo piano la funzione decisoria del Comune di Verbania, il ruolo del proprio Consiglio Comune, così come il Programma del Sindaco che, rivisitato e corretto, dovrebbe assumere e far propria l’idea che abbiamo prospettato, condividendo le motivazioni di ordine più generale che abbiamo esposto.

In conclusione poi, il primo degli ostacoli che potrebbe venir contrapposto ci sembra invece l’ultimo dei problemi. Ci riferiamo alla questione delle risorse, sicuramente non poche, che dovrebbero essere messe in campo per l’attuazione del progetto.

Il prossimo bilancio Europeo 2021/2027 destinerà risorse importantissime a favore della Regione Piemonte ed è molto probabile che misure o azioni si indirizzeranno anche verso obiettivi di qualità ambientale; d’altra parte e a comprova, Verbania sta ancora beneficiando degli effetti positivi del precedente bilancio Europeo che si sta chiudendo: vedi il recupero del parco di Villa S. Remigio.

Quali Associazioni di tutela ambientale ci permettiamo perciò di intervenire sulla questione che abbiamo diffusamente trattato e ciò in quanto ne abbiamo titolo e che l’ascolto delle nostre istanze sia dovere delle Amministrazioni pubbliche.

In conclusione vogliamo e chiediamo che la questione del Piano Grande diventi occasione di un dibattito aperto e trasparente sulle linee guida lungo le quali si vuole indirizzare un’economia e un territorio, confidando che le ragioni che qui abbiamo espresso possano trovare un eco ed una voce capace di rappresentarle in maniera suasiva e convincente. Sarebbe un bene per tutti.


Ringraziamo sin da ora tutti coloro che vorranno far proprie le nostre richieste e rappresentarle presso gli Organi decisori.