giovedì 26 ottobre 2023

LORGINO: LE PAROLE E LA REALTA'


La vicenda della cava Lorgino si è arricchita,  qualche recente tempo fa della dichiarazione del Sindaco del Comune interessato che, tra l'altro aveva puntato il dito nei confronti del Comitato che contrasta il progetto e credo anche della nostra Associazione, colpevole quest'ultima, se abbiamo bene inteso, di fare il suo mestiere. Nulla di male dunque. Più recentemente la vicenda si arricchisce anche della dichiarazione, non a caso provocata dallo stesso Sindaco, di un new entry nell'area consiliare di opposizione, dichiarazione che, ai più, deve essere parsa più realista del re, dove il re, in questo caso, non ci pare sia il Sindaco, ma qualcun'altro. Sin qui dunque gli aggiornamenti mediatici, aggiornamenti che, per vero, non avrebbero bisogno di essere fatti se le cose stessero procedendo come Governo e Anti governo sembra, unitariamente,  auspicano, ossia verso il consenso alla ripresa massiva dell'attività di coltivazione, attività che a leggere le dichiarazioni sarebbe una manna per l'economia locale, (difficile in effetti trovare aziende con quei tassi di profitto, così come difficile trovare aziende così avanzate in tema di economia circolare) e quindi ogni diverso esito lo si vorrebbe addebitare agli indicati oppositori, salvo manifestare ogni fiducia nei confronti della Conferenza dei Servizi, organo decisorio, e quindi perché indicare preventivamente dei colpevoli diversi da quello nei cui confronti si esprime fiducia ? A questa  domanda solo Il Sindaco e qualcun'altro potrà fornire risposta, ma non lo farà. Questo attivismo mediatico, in realtà, potrebbe celare altro, ossia la fondata preoccupazione che quel progetto, così come inizialmente impostato, non potrà andare da nessuna parte, tanté che risulta in corso di revisione, almeno parziale, tantè che autorevoli soggetti si stanno adoperando, con scarso crediamo successo, di far modificare le norme del Piano Paesaggistico Regionale e proprio in relazione a quello di cui stiamo parlando, sostenendo, diversamente, l'improcedibilità del progetto. Altro dunque che essere preoccupati, persino ci sarebbe da allarmarsi, incominciando già da ora a cercare qualche capo espiatorio da indicare come colpevole di un possibile fallimento della Conferenza. Ma questa ricerca non avrebbe bisogno di andare lontano. Il Sindaco, quale garante della sua comunità tutta, dovrebbe cercare in casa propria gli eventuali responsabili, anzi puntare il dito accusatorio contro se stesso, proprio lui che, con il suo Consiglio, ha venduto strade e demani, certificando la conformità della variante urbanistica votata per consentire l'espansione massiva della cava, mentre immaginiamo sapesse che la conformità forse non c'era, nascondendo nelle carte gli imbarazzi dietro una formula che ricorre e che risuona con un "per quanto possibile", ossia impossibile. Crediamo che di questa vicenda, iniziata male: senza mediazione, senza confronto, senza che i diversi interessi (privati e pubblici) venissero con attenzione soppesati e vagliati, accogliendo invece ogni richiesta aziendale, se ne parlerà ancora a lungo. Per ora, al di là delle dichiarazioni mediatiche, la vicenda è a un punto morto in attesa di nuove soluzioni più accettabili. Sarebbe quindi meglio usare il tempo per trovarle e non per parlare un po' a vuoto come sembra che si stia facendo dalla parte di chi dovrebbe governare.     
     

sabato 21 ottobre 2023

20 OTTOBRE 2023: IL CONVEGNO

 

 




Ritenuto fosse importante dare un segnale, rivolto in primis alle istituzioni sulla situazione di sostanziale stallo in cui giace il Piano Paesaggistico Regionale, ieri, venti ottobre, presso la sede dell'archivio di Stato di Torino, è arrivato il giorno promesso e la riuscita dell'incontro, non certo scontata visti i temi, non facili, in locandina, è andata forse anche oltre le previsioni, sia per il numeroso pubblico presente, sia per l'interesse degli argomenti trattati. Un impegno durato il tempo di un'intera giornata, con un breve intervallo ristoratore. E' toccato alla nostra Presidente Regionale, Prof.sa Adriana My, fare gli onori di casa, introducendo con i saluti ai presenti e con la relazione di apertura. Alla tenace Teresa Roli, figura storica dell'ambientalismo Torinese legata, da sempre, a Italia Nostra e Consigliera Nazionale dell'Associazione , è toccato svolgere il ruolo di conduttore e moderatore del convegno, presentando, via via, i singoli interventi e interfacciandosi con i relatori. Quanto allo svolgimento, "l'onore" di aprire le relazioni è spettato all'Architetto Giovanni Paludi, Responsabile del Settore Paesaggio, in rappresentanza della Regione Piemonte, il quale ha disegnato. a tinte chiaro/scure, il momento di attuazione del Piano, evidenziandone i nodi critici, ma esprimendo anche un giudizio moderatamente ottimista circa il suo stato. Non poteva essere diverso, considerato il ruolo rivestito dal relatore che certamente non aveva delegata ad esprimersi per conto della parte politica dell'Ente, verso la quale si è impegnato a riportare le sollecitazioni che il Convegno voleva esprime affinché un nuovo impulso e stimolo sia data all'attuazione di quel Piano. L' Architetto Cristina Lucca, della Soprintendenza di Torino, ha centrato la Sua relazione sulle vicende storiche del sistema delle tutele che, da inizio del secolo passato, sino ad oggi, si non succedute, con particolare riferimento al contesto della città di Torino e del suo intorno. Una rivisitazione del passato per arrivare all'attualità di oggi ed al tema del Convegno. Il Dott. Giovanni Lovasio già Presidente Nazionale di Italia Nostra e magistrato a riposo, ha svolto il tema, già criticamente sottolineato nel titolo del suo intervento, della novazione Costituzionale che ha introdotto la nuova formulazione dell'articolo 9. E stato un intervento che, attraverso una lettura critica del testo riformulato di quell'articolo, ne ha messo in evidenza non gli aspetti in apparenza positivi, ma quelli fortemente negativi che rischiano di minare la tutela del paesaggio, subordinandola, sempre e ovunque alla preminenza di una tutela ambientale, contenitrice di altre spinte e esigenze. Fiorenzo Ferlaino, già dirigente dell'IRES, ha svolto il tema del consumo del suolo, colpevole dell'avvenuto spopolamento e abbandono dei borghi d'Italia, non solo di quelli montani, invocando l'esigenza di porre fine a questa distruzione antropica e di valore, anche patrimoniale, fissando da oggi e subito il consumo 0 non come obiettivo lontano, ma come norma urgente e cogente. E' toccato poi ai rappresentanti delle istituzioni locali prendere la parola. Il Dott. Eugenio Gambretta nel ruolo di Vice Presidente Regionale della Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia, è entrato nel vivo dei problemi che "affliggono" quegli Enti, specie nelle loro realtà più frammentate e marginali, ricordando le difficoltà oggettive che possono incontrare nell'affrontare una revisione dei loro strumenti urbanistici, non fosse per l'impegno di risorse finanziarie che richiede e di cui non dispongono. Un intervento franco e aperto dove il tema della tutela dei territori è stato però apertamente condiviso. Più sofferto l'intervento del Dott. Roberto Colombero, Vice Presidente Regionale dell'UNCEM, testimone dell'abbandono alpino, delle realtà che, giorno dopo giorno si spegnano e dove il tema della tutela sembra quindi dover essere messo in subordine rispetto a quello della sopravvivenza. Alla Prof. sa Angioletta Voghera dell'Università di Torino l'onere di un intervento legato alla pianificazione, o meglio ai tanti livelli della pianificazione che stanno alla base di una corretta tutela. Il Dott. Gabriele Bovo, della città Metropolitana, anticipando il suo intervento inizialmente previsto per il pomeriggio, ha illustrato, in concreto, gli esempi, con tutte le difficoltà incontrate e superate, in corso di realizzazione di interventi di tutela e di rinaturalizzazione di territori demaniali, legati anche all'utilizzo dei fondi europei del PNRR.
Dopo brevi interventi del pubblico, una meritata sosta ha aggiornato i lavori del Convegno per le ore 14:30. Puntuale la ripresa nel pomeriggio con l'avvio dei lavori affidati al Dott. Roberto Saini, Presidente dell'Ente di gestione dell'area protetta del Po e Ticino. A lui l'onere di illustrare la vita operativa di un Ente impegnato nella protezione di un'area vasta quale l'intera asta fluviale del Pò, dall'origine sino ai confini Lombardi. Il tema della pianficazione torna anche in questo intervento, unitamente agli esempi concreti di gestione operativa quali sono stati quelli che hanno visto l'Ente proporre e ottenere i recuperi ambientali dei siti di estrazione di sabbie fluviali. Il Prof. Marco Devecchi, Presidente dell'Accademia dell'Agricoltura di Torino, ha accompagnato i presenti lungo i paesaggi agrari Piemontesi, con le loro particolarità e tipicità, valori infungibili e, auspicabilmente, intoccabili. Il Dott. Pier Giorgio Terzuolo, responsabile d'area dell'IPLA, ha disegnato lo stato dell'arte del patrimonio arboreo regionale, l'entità boschiva, le sue diversità; un patrimonio quantitativamente molto importante, niente affatto ridimensionato, sempre in crescita assoluta con luci e ombre circa la sua gestione e il suo stato. Un ulteriore intervento sul tema costituzionale è stato affidato alla Professoressa Alessandra Algostino. Una difesa dei valori originari della Costituzione, un inscindibile nesso tra tutele del paesaggio e democrazia. Il paesaggio è di tutti, non ha classi o ceti, non vuole essere patrimonio solo di alcuni e con questa difesa " Costituzionale " dei principi intangibili di essa, non senza un voluto richiamo critico alle introdotte modifiche dell'articolo 9, il Convegno è andato verso le sue conclusioni, affidate ad un intervento più "leggero". La Sezione locale del Verbano/Cusio/Ossola ha illustrato con un video un esempio concreto di applicazione o forse distorta applicazione delle regole del PPR. Un richiamo perché via sia vigilanza e attenzione nella applicazione delle sue normative, specie quando sono cogenti e non fungibili. Comunque un segno di allarme che non deve essere sottovalutato e taciuto. Le conclusione finali sono state affidate alla nostra moderatrice, Architetto Roli, che ha interloquito con gli ultimi interventi del pubblico. La Presidente My, ha poi chiuso definitivamente il convegno con un ringraziamento esteso a tutti e manifestando la propria soddisfazione per la sua buona riuscita. La registra audio/video del convegno sarà a giorni disponibile sui social.

giovedì 19 ottobre 2023

ENTE PROVINCIA VCO: UNA RICHIESTA DI TRASPARENZA


 La nostra Sezione ha rilevato che l'Ente Provincia, nei procedimenti di valutazione di impatto ambientale da essa condotti, omette la pubblicazione integrale degli atti acquisiti durante i lavori delle stesse conferenze. Questo fatto contrasta con un preciso dettato normativo che, invece, chiede la tempestiva pubblicità di quegli atti. Non avendo ottenuto, sino ad ora, una soddisfacente risposta da parte della Struttura deputata, ha ritenuto rivolgersi direttamente al Presidente dell'Ente, chiedendo che si attivi per adeguare l'Ente a quel livello di trasparenza richiesto. Nel caso non si ottenesse soddisfazione, si adiranno altre autorità. Pubblichiamo il testo della nota inviata.


    ITALIA NOSTRA

SEZIONE LOCALE del VERBANO/CUSIO/OSSOLA

18/13/2023

Prot. 36/23

Preg.mo Presidente della Provincia del VCO

V.le Industria 25

VERBANIA FONDOTOCE

SEDE

OGG: Conferenze di valutazione di impatto ambientale. Trasparenza e pubblicazione degli atti.

Gentilissimo Presidente,

questa Associazione, portatrice di interessi diffusi, tra i propri scopi statutari, ha quello di contribuire alla salvaguardia del paesaggio inteso quale bene collettivo.

Alcune trasformazioni del paesaggio sono il risultato di progetti che vengono vagliati da Codesto Ente attraverso le Conferenze di Valutazione di Impatto Ambientale ed è quindi interesse dell’Associazione poterne seguire le vicende attraverso l’accesso a quella pagina del sito, dedicata alle VAS e alle V.I.A.

Questa pagina, ai sensi di un chiaro e preciso disposto della normativa nazionale che regola lo svolgimento delle Conferenze: D. Lgs 152/2006, dovrebbe consentire il tempestivo accesso a tutti gli atti di conferenza, via via, che si svolgono.

L’Ente da Lei Presieduto, nonostante affermazioni contrarie, sino ad oggi è venuto meno a quest’obbligo di pubblicazione e di trasparenza, omettendo la pubblicazione degli atti acquisiti in corso di conferenza e prodotti dai partecipanti.

Più recentemente, come le sarà noto, una nostra richiesta di partecipazione ai lavori di una conferenza, è stata positivamente accolta, ma senza la conoscenza piena degli atti in corso, ora anche formalmente richiesti, la nostra partecipazione non potrà essere piena e paritaria rispetto agli altri partecipanti. Confidiamo quindi che la richiesta venga accolta, tempestivamente.

Rimane tuttavia il vulnus della mancata pubblicazione degli atti di tutte le conferenze in corso, vulnus che non ci pare la Struttura deputata allo svolgimento intenda sanare sin tanto che non disporrà nel portale regionale.

La cosa non è giustificabile, tanto che vi sono Province, citiamo ad esempio Alessandria, che pubblicano sul sito tutti gli atti, conformandosi così ai disposti di legge.

E’ nostra richiesta che tale vulnus venga colmato tempestivamente, allineando Codesto Ente ai disposti normativi in tema di trasparenza.

Ci rivolgiamo quindi a Lei, Signor Presidente, perché eserciti quella funzione attiva di supervisione sullo svolgimento dell’attività delle Strutture dell’Ente affinché abbiano ad allineare le loro azioni agli obblighi di trasparenza a cui non possono sottrarsi.

Diversamente sarà cura di questa Associazione adire le autorità di garanzia e di controllo: vedi: ANAC- Difensore Civico Regionale- Ufficio Territoriale di Governo, al fine di ottenere un normale adempimento ad obbligo di legge .

Consapevoli della Sua sensibilità a riguardo, in attesa di leggerLa a riguardo, cordialmente salutiamo.

Il Presidente

Piero Vallenzasca

Il Vice Presidente

Filippo Pirazzi

mercoledì 18 ottobre 2023

STRESA: UNA SEGNALAZIONE

 


Sezione Verbano Cusio Ossola


Spett. Comune di Stresa

Servizio edilizia privata

SEDE

Spett. Comune di Stresa

Servizio vigilanza urbana

SEDE

Spett. Ministero dei Beni e delle

attività culturali e del turismo

Soprintendenza Archeologica, belle arti e

paesaggio per le Province di Biella,

Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli

Cso Cavallotti 27

28110 NOVARA

inoltrate via PEC

Prot.33/23

17/10/2023

OGG. Comune di Stresa – impianto Eni carburanti. Segnalazione.

L’impianto di distribuzioni carburanti sito Stresa via Sempione Nord, ambito di vincolo di tutela paesaggistica, impianto di competenza ENI, è fatto oggetto, da molti mesi, di interventi di bonifica, sostituzione serbatoi e altro.

Il lavori hanno comportato la rimozione degli impianti di erogazione e lo smantellamento totale della grande pensilina già esistente.

In questi giorni è in corso il montaggio di una nuova grande pensilina a protezione dell’area delle colonnine di erogazione. Si allegata documentazione fotografica per la Soprintendenza in indirizzo.

Per la natura dei lavori eseguiti e in corso di esecuzione, le opere risulterebbero, a giudizio della Associazione scrivente, ricondursi ad interventi di ristrutturazione edilizia, giusto il disposto dell’art. 3 del testo unico dell’edilizia che così recita:

“ Costituiscono inoltre ristrutturazione edilizia gli interventi volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, ad eccezione degli edifici situati in aree tutelate ai sensi degli articoli 136, comma 1, lettere c) e d), e 142 del medesimo decreto legislativo, nonché, fatte salve le previsioni legislative e degli strumenti urbanistici, a quelli ubicati nelle zone omogenee A di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai piani urbanistici comunali, nei centri e nuclei storici consolidati e negli ulteriori ambiti di particolare pregio storico e architettonico, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove siano mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell’edificio preesistente e non siano previsti incrementi di volumetria”

Si ha ragione di ritenere che, giusto il disposto dell’art. 149 del codice dei beni culturali, che si riporta qui nel seguito, le opere eseguite e in corso, in quanto ascrivibili alla ristrutturazione edilizia siano assoggettabili ad autorizzazione paesaggistica.

Art. 149. Interventi non soggetti ad autorizzazione

1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 143, comma 4, lettera b) e dell’articolo 156, comma 4, non è comunque richiesta l’autorizzazione prescritta dall’articolo 146, dall’articolo 147 e dall’articolo 159:

a) per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici;
b) per gli interventi inerenti l’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio;
c) per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati dall’
articolo 142, comma 1, lettera g), purché previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia.”
Questa Associazione non ha però mai individuato, in albo pretorio informatico del Comune di Stresa, alcun atto autorizzativo riconducibile ai lavori in corso.
Con la presente, sotto il profilo giuridico normativo, si segnala l’eventuale presunzione di abusività delle opere in corso, invitando il Comune di Stresa alle necessarie tempestive verifiche.
Nel merito poi di quanto in corso di esecuzione, si contesta la ricostruzione della grande pensilina, posta nell’ambito di un’ area di tutela del cimitero storico esistente e fortemente impattante la visuale verso e dal lago, in una zona dove la presenza, sullo sfondo visivo, delle isole imporrebbe la massima attenzione e cautela, anche alla luce del vigente PPR.
Crediamo che la ricostruzione imminente della pensilina nulla abbia a vedere con la funzionalità dell’impianto, generalmente frequentato da solo traffico automobilistico per il quale una protezione o anche più protezioni di minor impatto, in termini di altezza, superficie e forma, ne garantirebbero l’eguale utilizzabilità, mentre erogatori esterni ad esse, posti a servizio della residua scarsa utenza, supplirebbero alle necessità.
Tutto quanto premesso, chiediamo che gli Enti e i soggetti in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, si attivino in merito, dando a questa Associazione notizia circa l’esito della segnalazione che, vogliamo sottolineare, assume carattere di estrema urgenza.


venerdì 13 ottobre 2023

VAl GRANDE ULTIMO ATTO



Dopo tanta attesa, alla fine è arrivato anche l'ultimo atto di un lungo percorso, il 18 luglio scorso, il Presidente della Repubblica ha firmato il Decreto che allarga i confini del Parco Nazionale Val Grande e con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 11 scorso è diventato "legge". Guardando la nuova mappa dei confini del Parco non tutti saranno completamente soddisfatti. Spicca infatti  la vistosa carenza del territorio del Comune di Premosello, che pure inizialmente si era espresso in maniera favorevole alla sua inclusione, la frastagliata perimetrazione del confine sud con quello stretto corridoio che lo connette ad una parte del Comune di Verbania, il mancato coraggio ad abbracciare nei suoi confini il lago di Mergozzo e  di lambire il lago Maggiore includendo il Piano Grande. Troppo coraggio si sarebbe dovuto chiedere agli amministratori locali . Coraggio a che ? verrebbe a chiedersi se, questi stessi amministratori sono, un giorno sì e l'altro pure, impegnati ad esaltare la bellezza del "loro" territorio, salvo poi non  avere lo stesso coraggio  di dire al Signor  Manoni Tranquillo che ha già dato, cioè che ha già preso e quindi sarebbe bene che adesso non chieda più nulla. Al di là delle polemiche, della occasione mancata, oggi però è anche il tempo per esprimere soddisfazione per questo risultato che sembrava sempre tanto vicino e che invece tardava sempre ad arrivare. L'importante è che non sia un punto di arrivo, ma di partenza, che l'ente Parco, la Comunità del Parco, ora allargata con la presenza dei nuovi Comuni in essa inclusi, sappiano rimodulare la visione strategica del Parco Nazionale in funzione delle nuove opportunità  offerte dall'allargamento dei suoi confini. Una riflessione che dovrà vedere impegnato in primis il Comune di Verbania affinchè la sua inclusione nel Parco non rimanga un atto formale e burocratico, utile soltanto per accedere a risorse a cui prima era escluso, ma sappia  indicare la via nuova di una tutela e di una economia ad essa connessa. La nuova pianificazione che sta tentando sarebbe occasione per farlo, c'è solo da augurarsi che non la sprechi.           



 IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

OMISSIS
Considerato che l'ampliamento del Parco interessa aree da classificare come zone D «area di promozione economica e sociale», di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e che tale proposta ha la finalita' di: dare continuita' ecologica ed ecotonale a diversi ambienti naturali e seminaturali; inserire in area parco alcune parti di siti Natura 2000 precedentemente esclusi; rafforzare l'unitarieta' della matrice storico-culturale consolidando in un unico contesto le unita' di paesaggio del territorio interessato; Ritenuto quindi di poter valutare positivamente detta proposta di ampliamento in quanto coerente con le finalita' del Parco e finalizzata a garantire un livello di maggior tutela degli ambienti naturali e seminaturali ivi presenti; Acquisita l'intesa della Regione Piemonte espressa con deliberazione della Giunta regionale 4 marzo 2022, n. 2-4719; Acquisito il parere della Conferenza unificata nella seduta del 12 ottobre 2022; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 15 giugno 2023; Sulla proposta del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica; Emana il seguente decreto: Art. 1 1. Il comma 5 dell'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 19 febbraio 1994, e' sostituito dal seguente: «5. La perimetrazione del territorio del Parco nazionale della Val Grande e' riportata nella cartografia di cui all'Allegato l, che costituisce parte integrante del presente decreto. La cartografia ufficiale e' depositata presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e presso la sede dell'ente Parco nazionale della Val Grande.». 2. L'Allegato 1 del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1993, e' sostituto con la cartografia in scala 1:100.000 di cui all'Allegato 1 del presente decreto, che amplia il perimetro del Parco nazionale della Val Grande. 3. A partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'ampliamento del Parco nazionale della Val Grande adottato con decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16 novembre 1998, e' incluso nella nuova perimetrazione complessiva di cui al comma 1. 4. Dall'attuazione del presente provvedimento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il presente decreto sara' trasmesso alla Corte dei conti per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Dato a Roma, addi' 18 luglio 2023 MATTARELLA Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri Pichetto Fratin, Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica




giovedì 12 ottobre 2023

TORINO VENERDI' 20 OTTOBRE: IL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE A CONVEGNO


Il Consiglio Regionale della nostra Associazione organizza nella giornata di venerdì 20 ottobre, a Torino presso la sede dell'Archivio di Stato, un convegno sullo stato di attuazione, o meglio di non attuazione del Piano Paesaggistico Regionale. Un appuntamento importante che vuole accendere l'attenzione su uno strumento di programmazione sovraordinato e quindi prevalente che sembra, invece, sparito dall'agenda degli attori istituzionali che dovrebbero esserne i soggetti attuatori. Sarà l'occasione per un esame a tutto campo della questione che merita di essere riportata in primo piano in coerenza e a confronto con i temi della riduzione del consumo del suolo, dell'efficientamento energetico degli edifici, della rigenerazione urbana, della energia rinnovabile e di una nuova economia edilizia che accanto a finalità condivisibili rischia di aprire le porte ad una progressiva perdita del patrimonio identitario del paesaggio Piemontese. La nostra Sezione sarà presente con un proprio specifico intervento sul tema del paesaggio del lago Maggiore.  



sabato 7 ottobre 2023

DEVERO: LE MOTIVAZIONI DEI GIUDICI

 





Riconosciute le ragioni dell’ambiente





Il Tribunale ordina la sospensione dei lavori al Grande est del Devero. Il Parco, Ente Gestore Aree Protette dell’Ossola, la Regione Piemonte e il Comune di Baceno soccombono in tribunale per i lavori al Grande Est del Devero. Il cantiere è sospeso. Le Associazioni hanno vinto: sono state riconosciute le ragioni dell’ambiente.

L’area del Grande Est, nel Parco Veglia Devero, è all’interno di un Sito di Interesse Comunitario - Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale per gli habitat e le specie rari e la risorsa della biodiversità. Nonostante la vocazione dell’area, il Parco, Ente Gestore dell’area protetta, aveva chiesto un finanziamento per modificare un sentiero ai fini di facilitare il passaggio delle mountain bike, identificando “questo territorio (…) come <<Alta Ossola Bike Arena>>”. Costo del progetto € 149.997,54, con finanziamento gestito dal GAL per lo più con fondi europei e una quota di risorse del Parco.

In data 5 ottobre il Tribunale ha disposto la sospensiva cautelativa del cantiere accogliendo pienamente gli argomenti delle Associazioni ricorrenti. Queste le motivazioni della sentenza: “Considerato che l’intervento oggetto di causa incide su aree incluse nel perimetro del Sito di Interesse Comunitario – Zona di Protezione speciale (SIC-ZSC) – Zona di Protezione Speciale (ZPS) - denominato “IT1140016 ''Alpi Veglia Devero e Monte Giove” e che tali aree ricadono all’interno del perimetro del Parco Naturale Alpe Veglia e Alpe Devero nonché all’interno del Sito Natura 2000; Valutato, pertanto, che le relative, rafforzate esigenze di tutela ambientale derivanti da tale classificazione, oggetto di specifica protezione a livello comunitario, richiedono in relazione agli interventi su tali siti la preventiva, rigorosa prova dell’assenza di effetti pregiudizievoli sui medesimi; Considerato che la censurata “Valutazione di Incidenza” ambientale (…) non pare sufficientemente approfondita nell’analizzare l’impatto dell’intervento sull’ambiente e sugli habitat interessati (…); Atteso che non pare altresì valutata l’incidenza cumulativa dell’attività in questione e della conseguente aumentata affluenza di fruitori dell’area in rapporto ad altri progetti destinati ad avere un impatto sul medesimo sito; Ritenuto pertanto, a un sommario esame, che la valutazione di incidenza necessiti di adeguate integrazioni, risultando allo stato attuale un difetto di istruttoria; (…) Ritenuto altresì che sussista il periculum in mora, derivante dalla potenziale compromissione dell’ambiente naturale in conseguenza della prosecuzione dell’intervento (...) sospende l’efficacia dei provvedimenti che autorizzavano i lavori. La trattazione di merito del ricorso l'udienza pubblica è fissata per il 13.11.2024.

Queste obiezioni, insieme ad altre, erano a conoscenza delle Amministrazioni da tempo. A fine maggio il Comitato Tutela Devero, Mountain Wilderness, la Federazione Italiana Pro Natura e il CAI hanno avviato un ricorso al TAR contestando la Valutazione di Incidenza ambientale. Eppure, nonostante la procedura in corso, il primo settembre l’Ente proponente ha aperto il cantiere. I ricorrenti hanno richiesto allora al Tribunale la sospensiva dei lavori per permettere un confronto tra le parti davanti al giudice. Perfino di fronte alla richiesta di sospensiva l’Ente Gestore Aree Protette si è preso la responsabilità di proseguire i lavori.

Ci interroghiamo sulla adeguatezza degli amministratori e dei responsabili delle aree protette che a giugno dichiaravano “Nessuno degli interventi proposti contrasta con alcuno dei disposti normativi, urbanistici e/o ambientali che gravano sull’area (di cui, peraltro, l’Ente promotore è gestore) e il progetto ha acquisito tutte le autorizzazioni e i pareri necessari. Con esito positivo, s’intende”.

Ci interroghiamo anche sul danno economico e culturale per la comunità quando gli amministratori intraprendono opere che esulano dalla destinazione del territorio tutelato.

Tocca così ai cittadini associati per la tutela ambientale sostenere la difesa e gli oneri perché venga rispettata la normativa e la destinazione di aree, come quella del Devero, sempre più preziose.

Unitevi a noi per sostenere le spese relative con il vostro contributo donando qui: comitatotuteladevero.org

Comitato Tutela Devero,

7 ottobre 2023

venerdì 6 ottobre 2023

DEVERO: PRIMO TEMPO


  • La contesa aperta sul piano giuridico tra il Comitato Tutela Devero ed altre Associazioni nei confronti dell'Ente Parco in merito a lavori di trasformazione della sentieristica esistente senza, a giudizio dei ricorrenti, la osservanza delle tutele nei confronti di ecosistemi riconosciuti per la loro valenza e protetti da norme di derivazione comunitaria nell'ambito di aree Natura 2000, ha avuto un primo risultato. Il Tribunale amministrativo ha riconosciuto il sussistere di esigenze cautelari che hanno giustificato l'emissione di un provvedimento di sospensione degli atti autorizzativi impugnati. In concreto ciò significa un fermo ai lavori avviati, in attesa che il Tribunale si pronunci nella udienza fissata per il prossimo 13 novembre. Non siamo ancora in grado di pubblicare il relativo provvedimento e interessante sarà conoscere le motivazioni che hanno sorretto la decisione dei giudici. Per ora un punto a favore dei ricorrenti è stato comunque messo a segno. Il passo successivo sarà ottenere una sentenza che confermi l'orientamento emerso in questa prima fase. Rimane comunque il paradosso di un Ente di protezione che vede i suoi atti sottoposti ad una prima censura da parte di giudici amministrativi ipotizzando quindi che la sua funzione primaria non venga svolta legittimamente, quello stesso rilievo che ha mosso i ricorrenti ad agire nel giudizio. Vedremo il seguito.

lunedì 25 settembre 2023

BEE: ALBAGNANO

 

ITALIA NOSTRA


Sezione locale del Verbano/Cusio/Ossola


23/09/2023




La piccola località di Albagnano in comune di Bee, al confine con quello di Ghiffa, da anni sede di una comunità Buddista, ha più di recente cambiato il suo volto. Non sembra più l'immagine di prima, ora è un'altra cosa, certamente ha perso la propria identità. In tutto questo, qualche cosa, forse, è sfuggita all'attenzione di una pianificazione attenta, se non anche al controllo. Da qui la nostra richiesta di attenzione e chiarimenti che postiamo qui sotto.

Prot. 33 /23

a mezzo posta certificata

Preg. mo Sig. Sindaco del Comune di Bee

SEDE

Spett. Comune di Bee

Servizio edilizia privata

SEDE

Spett. Comune di Ghiffa

Servizio edilizia privata

SEDE


OGG: Attuazione di Sue in località Albagnano. Richiesta di informazioni e accesso agli atti.



La scrivente Associazione Italia Nostra, Sezione locale del Verbano/Cusio/Ossola, portatrice di interessi diffusi, iscritta all'albo delle associazioni del terzo settore, avendone interesse giuridicamente protetto si rivolge agli enti in indirizzo per le ragioni che nel seguito espone.

La località di Albagnano, in comune di Bee, è stata oggetto di un intervento urbanistico, crediamo non ancora ultimato, attuato con un SUE che ha prodotto una nuova urbanizzazione, principalmente stradale e di parcheggio, immediatamente a valle dell'abitato, urbanizzazione a servizio del centro religioso/culturale che, insediatosi da diversi anni, più recentemente ha ampliato la propria attività.

Il risultato si presta a valutazioni e considerazioni di varia natura, certo è che quanto realizzato impatta fortemente con il vicino nucleo abitato di Albagnano, basti osservare le quantità di aree a parcheggio e a viabilità per il loro collegamento che ora occupano aree prima a verde o boscate e ora "consumate" a servizio del centro culturale/religioso.

Tutte queste opere, già realizzate o in procinto di loro ultimazione, sono tali da costituire un elemento di evidente contrasto con la presenza dell'abitato originario e delle sue esigenze in termini di servizi di viabilità, ora fortemente sovradimensionati, con effetti paesaggisticamente molto discutibili e con conseguente perdita dei caratteri identitari della località.

Leggiamo che l'intervento urbanistico è stato supportato da una verifica di valutazione, conclusasi positivamente, subordinatamente all'introduzione di specifiche previsioni. Non entriamo nel merito della valutazione effettuata, ci chiediamo soltanto se siano stati adeguatamente valutati gli effetti della nuova pressione antropica che, seppur non costante, quanto si andava a consentire avrebbe comportato, o se invece abbiano prevalso considerazioni di altra natura che, generalmente, fanno anteporre le pressioni a fare più che quelle indirizzate a conservare.

Gli effetti comunque sono ora abbastanza evidenti, sia in termini di "nuova urbanizzazione" che si è tradotta in un consumo del suolo sproporzionato rispetto alle dimensioni del nucleo abitato originario, con la perdita del valore dell'identità del paesaggio, sia in termini di pressione antropica che si traduce in afflussi automobilistici e di relative quantità di persone che, di fatto, modificano la qualità della vita della località.

Difficile ora, a cose quasi fatte, rimediare o almeno mitigarne gli effetti, lo si vuole comunque sottolineare quale indicazione ad evitare nuove iniziative che possano ulteriormente causare effetti negativi come quelli qui segnalati.

Ci riferiamo, non a caso, alla presenza di un'altra area, limitrofa a quella dell'attuato SUE, denominata Pec 1, la cui attuazione, se realizzata, comporterà un ulteriore aggravamento delle criticità sin qui riscontrate. Ci augureremmo una rivisitazione del PRGC, nel senso di rivalutare l'opportunità di quella previsione.

Al proposito ci viene fatto osservare che, parrebbe che su detta area Pec 1, siano o siano stati effettuati lavori di movimento terre, a quale scopo non compreso, non essendo a conoscenza di intervenute approvazioni di nuove convenzioni urbanistiche oltre quella riferita alla SUE.

Su questo punto vorrà il Comune di Bee fornirci ogni utile precisazione e chiarimento.

Nel merito poi di quanto attuato o in corso di attuazione in esecuzione del SUE approvato ci limitiamo ad osservare quanto qui nel seguito:


a) L'esame di valutazione aveva prescritto che le opere, ancorché non fossero in ambito assoggettati a tutela paesaggistica, venissero comunque sottoposte all'espressione del parere della Locale Commissione del Paesaggio. Poichè non conosciamo traccia di tale valutazione vorremmo conoscere se tale procedura è stata seguita o meno e se sì quale sia stato il giudizio espresso dalla Commissione.

Vorrà il Comune darci riscontro su questo punto, nel caso fornendoci copia del documento, costituendo questa nostra richiesta formale richiesta di accesso.

b) Osserviamo che la variante urbanistica approvata per dar corso all'intervento di SUE, prevedeva la presentazione, a cura della proprietà proponente, di un piano di mitigazione e compensazione ambientale.

Vorrà, anche per questo profilo, il Comune di Bee darci riscontro circa la intervenuta presentazione, nel caso fornendoci copia del documento, costituendo, anche in questo caso, la nostra richiesta formale richiesta di accesso.

c) Da informazioni locali e da riscontri cartografici, parrebbe che aree previste a verde, siano state invece utilizzate per ulteriori ampliamenti dei previsti parcheggi. Non è noto se quanto riscontrato risulti conforme a PDC o in difformità ad esso.

Anche su questo punto potrà il Comune di Bee fornire ogni utile informazione, nel caso producendo copia del PDC riferito alle opere di parcheggio, costituendo, anche in questo caso, la nostra richiesta formale richiesta di accesso

d) Da ultimo ci fanno rilevare che porzioni di zone boscate, e quindi sottoposte a tutela ex lege, sarebbero state oggetto di interventi di disboscamento in ambiti diversi, probabilmente anche interessanti il territorio amministrativo del Comune di Ghiffa. I Comuni interessati vorranno fornirci ragguagli su questo punto.

Si ringrazia per l'attenzione che vorrà essere prestata alla presente e la collaborazione che ci vorrà essere fornita dando riscontro alle nostre richieste di chiarimenti e accessi.

Distintamente


Il Presidente


italianostra_vco@pec.it

venerdì 15 settembre 2023

VERBANIA: IL NUOVO PIANO REGOLATORE SOTTO ESAME




Oggi, data di scadenza, l'Associazione ha prodotto le proprie osservazioni alla Proposta tecnica di variante generale del Piano regolatore della Città di Verbania. Le proponiamo qui sotto. Esse concentrano la loro attenzione su alcuni aspetti salienti della proposta di variante, in particolare la pianificazione dell'area di Fondo Toce, l'ambito della ex Acetati, l'edificazione collinare, la revisione del rischio idrogeologico del Piano Grande. Tutti aspetti che hanno maggior attinenza con il profilo del nostro compito statutario. Non è mancato, come potete leggere, una contestazione sul metodo, sin qui seguito, per la sua stesura, ossia il mancato coinvolgimento, obbligatorio, dell'associazionismo ambientale. Avranno queste osservazioni e altre che, pensiamo, non mancheranno, un qualche effetto, capace di modificare alcuni indirizzi di fondo verso i quali la Variante sembra orientata e che non condividiamo, in qualche caso, pure avversiamo? Non lo sappiamo, anche perché nessuno oggi può sapere chi mai deciderà le sorti questa variante. Certo che no il Sindaco di oggi.

ITALIA NOSTRA
Sezione locale del Verbano/Cusio/Ossola
Prot. 31 /23
15/09/2023
Spett. Città di Verbania
4° Dipartimento Programmazione Territoriale
a mezzo pec: istituzionale.verbania@legalmail.it
e p.c.
Regione Piemonte
Pianificazione regionale per il governo del territorio
Via Nizza 330 10127 Torino
pianificazione.territorio@cert.regione.piemonte.it
Regione Piemonte
Urbanistica Piemonte Orientale
Via Mora e Gibin 4 Novara
urbanistica.est@cert.regione.piemonte.it
Ministero della Cultura
Soprintendenza Archelogia Belle arti e Paesaggio
Corso Felice Cavallotti 27, 28100 Novara
sabap-no@pec.cultura.gov.it


Ogg: Comune di Verbania D.C.C. n.25 del 20/07/2023 adozione
proposta tecnica del progetto preliminare di variante generale al
PRGC.- Presentazione osservazioni.


La Sezione territoriale del Verbano/Cusio/Ossola della Associazione Italia Nostra APS, portatrice di interessi diffusi, produce all’Amministrazione della Città di Verbania, per il tramite del Dipartimento alla Programmazione Territoriale, le proprie argomentate osservazioni riferite all’adottato documento contenente la proposta tecnica di progetto preliminare della variante generale al PRG, confidando che possano fornire un utile primo contributo alla formazione del documento di programmazione in corso di redazione.


1) Premessa metodologica. Mancata partecipazione al processo di co-pianificazione.


Questa associazione lamenta la mancata consultazione nella fase di raccolta delle proposte per la stesura della proposta tecnica in esame.
Il rilievo non è senza fondamento giuridico. Al proposito, qui nel seguito, riportiamo il testo dell’articolo 4, comma lettera o, della legge delega 106/2016 riferito alla riforma del terzo settore, laddove indica l’obbligo, nei decreti attuativi, di :
“o) valorizzare il ruolo degli enti nella fase di programmazione, a livello territoriale, relativa anche al sistema integrato di interventi e servizi socioassistenziali nonche' di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale e ………………………………………………….”
Il successivo decreto attuativo: D. Lgs. n.117 del 03/07/2017, così infatti recita:
“Titolo VII
DEI RAPPORTI CON GLI ENTI PUBBLICI
Art. 55
Coinvolgimento degli enti del Terzo settore 1. In attuazione dei principi di sussidiarieta', cooperazione, efficacia, efficienza ed economicita', omogeneita', copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilita' ed unicita' dell'amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare, le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nell'esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attivita' di cui all'articolo 5, assicurano il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore, attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento, poste in essere nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonche' delle norme che disciplinano specifici procedimenti……...”
Il rilievo assume ancora maggior valenza in quanto questa Associazione non aveva mancato di avanzare, in data 31/01/2023, all’indirizzo del Presidente della Commissione urbanistica Consiliare, tramite posta certificata inoltrata a Codesto Ente, formale richiesta di audizione.
Ne riportiamo qui sotto il testo integrale:


“ITALIA NOSTRA ONLUS
Sezione del Verbano/Cusio/Ossola
Prot. 05/2023
31/01/2023
Spett. Comune di Verbania
Preg. Sig. Presidente
Commissione Consiliare Pianificazione Urbanistica
SEDE
OGG: Richiesta di audizione.
In rappresentanza delle Associazioni firmatarie del documento riferito alla proposta per la salvaguardia del Piano Grande di Fondo Toce e il riuso della cascina ex De Antonis quale “ portale” a servizio del Parco Nazionale Val Grande, sono a formulare alla Sua attenzione per l’ auspicabile accoglimento, la richiesta di audizione, da parte della Commissione, di una rappresentanza delle Associazioni al fine di poter compiere una esaustiva esposizione della proposta di cui siamo portatori e di avere un confronto e un’aperta interlocuzione con la Commissione tutta. Ricordiamo a tal proposito che alcune delle Associazioni proponenti sono riconosciute dalla legge quali soggetti di protezione ambientale e, in quanto tali, partecipi della co-pianificazione nelle materie per le quali sono riconosciute.
L’elaborazione in corso da parte della Città di Verbania di un nuovo documento di programmazione
urbanistica, crediamo non possa e non debba vederci esclusi da tale partecipazione e la richiesta
che formuliamo mira a consentirci di essere parte del processo in corso di ridefinizione del progetto
di città intrapreso da Codesta Amministrazione. Certi di Sua attenta valutazione e considerazione positiva di questa richiesta, attendiamo di conoscerne gli esiti.
Si ringrazia
Il Presidente
Piero Vallenzasca “


Tale richiesta non ha avuto riscontro.
Per vero, lo stesso Presidente della Commissione, interrogato in proposito, aveva risposto che la richiesta non gli era nota, il che non milita a favore della trasparenza che la P.A. dovrebbe assicurare.
Giova tuttavia rimarcare che, ancorché il Presidente sia stato messo, successivamente, a conoscenza, per altra via, della richiesta, l’esito non è stato diverso e ciò a confutazione di eventuale tesi mirante ad attribuire il fatto ad una responsabilità di una qualche struttura dell’Ente o a qualche intervenuto disguido, quando, in realtà, si è trattato di una decisione attribuibile esclusivamente alla volontà e alla responsabilità politico/amministrativa.
A ulteriore conferma che il rilievo ha un solido fondamento giuridico, recita anche il contenuto normativo dell’art. 1/bis della Legge urbanistica regionale n. 56/77 e s.m.e i. che proponiamo e sottolineiamo, qui nel seguito, nei suoi aspetti che qui rilevano:


Art. 1 bis.[4]
(Copianificazione, partecipazione e sostenibilità)
1.
I processi di pianificazione del territorio avvengono applicando i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, mediante il confronto e i processi di copianificazione tra i soggetti di cui all'articolo 2; la copianificazione garantisce la partecipazione attiva e con pari dignità delle amministrazioni interessate, ciascuna per le proprie competenze.
2.
I processi di formazione degli strumenti di pianificazione sono pubblici; l'ente che li promuove garantisce l'informazione, la conoscenza dei processi e dei procedimenti e la partecipazione dei cittadini agli stessi, assicurando altresì la concreta partecipazione degli enti, dei portatori d'interesse diffuso e dei cittadini, singoli o associati, attraverso specifici momenti di confronto.
3.
Omissis


Tutto quanto premesso e ricordato, la presente osservazione chiede che l’Amministrazione riconduca, nella fase successiva di predisposizione dello strumento in itinere, la sua azione ai principi e doveri sopra ricordati che costituiscono suo preciso dovere operandi e che questa Associazione, come ha chiesto, venga coinvolta nel processo di co-pianificazione.


2) Area ex Acetati


Le soluzioni che la proposta tecnica avanza, a noi sembra troppo riduttiva, con il rischio di demandare al solo piano attuativo ogni scelta che riguarda il futuro di un’area che avrà un ruolo e un’ importanza rilevante nei processi di trasformazione urbanistica futuri.
Crediamo che, invece, alcune indicazioni prescrittive debbano essere già contenute nello strumento generale che non dovrebbe limitarsi a indicare le destinazioni d’uso possibili ed assegnare i relativi indici e standard, ma dovrebbe affrontare, anche ad un livello di adeguato dettaglio, alcune soluzioni di valenza pubblica. Vogliamo riferirci e porre al centro dell’ attenzione il richiamo ai valori culturali che l’area e i suoi ambiti contengono, tali da non poter non considerarsi con una particolare sensibilità la prossimità a : “Madonna di Campagna”. Crediamo che il piano debba su questo punto dimostrare massima cura, individuando un ambito di protezione del complesso monumentale molto più ampio di quello attuale, ridisegnando a tal scopo la stessa viabilità principale e secondaria che lo lambisce, vuoi allontanando gli attuali tracciati quanto più possibile, vuoi prevedendoli sotto la superficie, assicurando comunque un’ampia oasi verde che valorizzi, salvaguardi e accentui la presenza di questo bene. Crediamo che superfici territoriali per soluzioni adeguate siano ampiamente presenti.
Un altro richiamo che vogliamo fare è di attenzione all’esistenza, nell’area ex Acetati, di edifici industriali meritevoli per qualità architettonica o che altro, di essere conservati e rifunzionalizzati, quali segni di memoria industriale del 900. In tal senso il piano generale dovrebbe già individuare puntualmente quelli meritevoli di protezione.
Non può mancare la richiesta che il piano tenga in massima considerazione la riduzione sostanziale di consumo di suolo rispetto l’esistente, con l’applicazione di standard per verde pubblico molto elevati.
Da ultimo meritano una considerazione le opere complementari e di contorno che il Piano ex Acetati dovrebbe contemplare.
Ci si vuole riferire ad un tema che pure anche la proposta tecnica sembra aver sfiorato, ossia l’adeguamento di V.le Azari quale vero e proprio asse verde di penetrazione urbana che potrebbe attuarsi in concomitanza al Piano esecutivo ex Acetati.
Questo tema era stato da noi sollevato in occasione dei contributi forniti con le osservazioni al piano Eurospin, ma non aveva trovato accoglienza. Lo si ripropone, auspicando che v.le Azari, da semplice arteria automobilistica di scorrimento, possa assumere l’aspetto di un vero e proprio viale di penetrazione urbana, trasformandolo in un percorso anche ciclo/pedonale connettivo, dove l’elemento del verde urbano sarebbe l’elemento visivo dominante e qualificante. In questa prospettiva anche la perdita di anche solo poche decine di centimetri del calibro stradale, a vantaggio delle pertinenze pedonali e ciclabili, avrebbero il risultato di migliorare la qualità urbana, provocando una riduzione della velocità di scorrimento a tutto beneficio della sicurezza stradale e del clima acustico.
Inserire questa previsione nello strumento generale, in connessione con l’attuazione del Piano ex Acetati ne garantirebbe la sua realizzazione futura.
Ci auguriamo che l’osservazione abbia miglior sorte della precedente .


3) Aree di completamento: Fascia collinare.


La variante, anche perché “penalizzata” e costretta dai dati economici e demografici, le cui curve sono in flessione, è un Piano, sostanzialmente, conservatore. L’unica espansione residenziale di un qualche rilievo, sotto la spinta di una forte domanda in tal senso orientata, tende a saturare la fascia collinare posta tra i 200 e i 300 s.l.m.., attraverso l’inserimento di tutta una serie di aree di completamento. A prescindere dai problemi più strettamente urbanistici, legati alla sostenibilità della rete stradale che si sviluppa in quella fascia collinare e che non sembra tra le più attrezzate, l’osservazione che vogliamo porre riguarda l’aspetto paesaggistico che, già compromesso, accentuerà ancora di più la sua criticità.
Ci riferiamo non tanto a una nostra valutazione di merito, ma a quanto in proposito dice il PPR in relazione a prescrizioni specifiche che hanno a valere sulla tratta nord della costa del lago, le quali recitano:

Eventuali nuove costruzioni non devono pregiudicare le visuali percepibili dalla strada costiera verso il lago e la percezione del profilo dei centri abitati dal lago.”

In tal senso, ad esempio, il centro storico dell’abitato di Suna, già fortemente compromesso nel profilo dei suoi confini e nella sua identità percepibile dal lago, dalla quinta edilizia che lo sovrasta in direzione collinare, risulterà ancor più compromesso e penalizzato.
E’ solo una esemplificazione, ma significativa del problema che vogliamo qui evidenziare a che venga accuratamente vagliato nelle fasi successive di formazione della variante.


4) Fondo Toce


La proposta tecnica di “riordino” dell’ambito di Fondo Toce, vede questa associazione, complessivamente, dissenziente.
Si condivide la valutazione espressa nel Master plan del verde circa il ruolo strategico di porta verde della città e di portale del Parco Nazionale Val Grande che l’area di Fondo Toce, con le ampie superfici non ancora toccate dai processi di urbanizzazione, riveste. Non pare tuttavia che le soluzioni proposte, al di là delle affermazione contenute in relazione, siano esattamente in linea con lo stesso Master Plan.


4 a) Cascina De Antonis


Una fra tutte è la “soluzione” che si prospetta per il recupero funzionale della cascina De Antonis. Mentre nel Master Plan si prospetta un uso polifunzionale della struttura, in quella tecnica si indica, pur con una qualche residua indeterminatezza, una soluzione uni-funzionale, ossia turistico ricettiva, il che equivale a sottrarla ad un utilizzo pubblico, ancorchè parziale.
La proposta, ben nota, di questa Associazione, che, invece, pare trovi risonanza nello stesso Master Plan, aveva indicato la possibilità di un intervento pubblico finalizzato a realizzare un vero e proprio hub per l’accesso e per i servizi legati al Parco Nazionale Val Grande. Un’ipotesi accattivante, da nessuno dei soggetti pubblici coinvolti, e da noi interessati, respinto, ma da nessuno perseguito in concreto. L’occasione della revisione del PRGC sarebbe invece il luogo e il momento perché quella proposta sia, seriamente, ripresa e fatta oggetto di esame e dibattito, non foss’altro per, motivatamente, confutarla. Tuttavia, le modalità di formazione della revisione del Piano che, come osservato al punto 1, hanno prescisso da un reale coinvolgimento partecipativo, non hanno consentito di portarla all’attenzione, anzi l’hanno esclusa dall’attenzione.
Nell’allegato sub a) uniamo la originaria proposta con l’intento di riproporla. Osserviamo, in aggiunta, che pure sarebbe possibile individuare una soluzione di compromesso, coinvolgendo la proprietà attraverso un convenzionamento che, a fronte della possibilità di mutamento d’uso in turistico/ricettivo, la veda impegnata alla cessione e recupero di superfici standard che il mutamento previsto, da agricolo a ricettivo turistico, pur impone, finalizzando gli standard alla realizzazione della struttura pubblica di servizio al Parco Nazionale. Le quantità edilizie in campo sono rilevanti, gli standard minimi sono pari e non inferiori al 100 per cento della superficie lorda di pavimento concedibile, capaci quindi, al netto di quote parcheggi e se ben modulati, di soddisfare le esigenze pubbliche riconducibili al progetto proposto da questa Associazione.
Non cogliere l’opportunità e il valore della proposta parrebbe difficile da giustificarsi, per noi incomprensibile. Da qui le rinnovate ragioni di una riproposizione della nostra proposta, peraltro condivisa da pressoché l’intero ventaglio dell’associazionismo ambientalista presente a livello locale, e la richiesta di esporre i motivi che, sino a questa fase di formazione della revisione dello strumento urbanistico, non l’hanno vista menzionata .

4 b) Campo golf

La proposta tecnica sposa e fa propria l’estensione, o meglio il raddoppio della superficie dell’attuale campo golf. Di più, secondo alcuni accenni in essa contenuti e in affermazioni rese in sede dell’ ultima Commissione Consiliare Urbanistica svolta sul tema della revisione del PRGC ed espresse da un estensore del documento, sarebbe già pervenuta alla fase conclusiva del suo iter procedimentale. Parimenti, in fase di verifica della conformità del nuovo strumento in itinere, con il Piano Paesaggistico Regionale, non sarebbe emerso alcun elemento di contrasto rispetto all’ipotesi, anzi, ormai più che un’ipotesi, suddetta.
Il contrasto con quanto, invece, questa Associazione ritiene è, in punto, radicale e insanabile.
In primo luogo si contesta, fermamente, che l’estensione del campo di golf a nord della SS 34, su tutte le aree ( circa mq.180.000) ora a coltivo, sia conforme a quanto prescritto dal Piano Paesaggistico Regionale, essa invece è in contrasto con la prescrizione specifica contenuta nel medesimo Piano e che disciplina, in maniera dettagliata, le possibili ipotesi di intervento sull’area.
Ne riportiamo Integralmente il testo normativo e prescrittivo, così come contenuto nella scheda riferita all’unità di paesaggio:

Al fine di salvaguardare le aree libere, agricole e prative, poste tra il campeggio esistente lungo la sponda del lago di Mergozzo e la strada Verbania-Gravellona Toce e il campo da golf, identificate come insediamenti rurali m.i. 10 sulla tav. P4, è consentita la sola realizzazione di eventuali ampliamenti delle limitrofe strutture turistiche e sportive purché poste in adiacenza agli edifici esistenti (6).”

Questa riportata, è norma vigente, prevalente ed immediatamente efficace, considerata la natura dell’articolato normativo del PPR. Non avrebbe neppure bisogno di una sua declinazione nello strumento locale tanto è chiara e puntuale. Basterebbe riproporla, così come essa è, introducendo soltanto alcuni parametri edilizi al fine di assegnare le limitate possibilità edificatorie che ammette. Eppure si equivoca e si continua ad equivocare sulla portata e sul contenuto di questa prescrizione. Essa circoscrive chiaramente e puntualmente l’ambito della sua applicazione, ha quindi una portata ristretta e ben definita. La sua ratio è chiara, essa è dichiarata nella norma stessa: “salvaguardare le aree libere, agricole e prative, poste….”. Non occorrerebbero commenti, le aree ad utilizzo agricolo ancora superstiti in quell’ambito, sono unicamente quelle, a coltivo, dove si prevede l’estensione dell’esistente campo dal gioco del golf. Chiunque intende che con l’estensione del campo da gioco sull’area ad utilizzo agricolo, il fine voluto dalla norma, semplicemente, verrebbe vanificato.
Di più, anche la previsione degli interventi possibili contenuta nella norma, milita per una lettura che esclude, in maniera assoluta e senza possibilità di equivoco, la possibilità di un utilizzo dell’intera area per finalità diverse rispetto all’attuale.

“E’ consentita la sola realizzazione di eventuali ampliamenti delle limitrofe strutture turistiche e sportive purché poste in adiacenza agli edifici esistenti (6).

E’ evidente che la norma, in coerenza con la sua ratio ha potuto e voluto ammettere solo ed esclusivamente limitati interventi, non avrebbe usato il termine: “ampliamenti” , concetto di per se limitativo, e neppure avrebbe fatto riferimento alla possibilità di realizzare tali ampliamenti solo in adiacenza ad edifici esistenti. E’ contro ogni logica affermare che il raddoppio della estensione di un campo golf avviene in adiacenza ad edifici esistenti, eppure la proposta tecnica, ma non solo essa, tenta questa ardita lettura della normativa.
La previsione contenuta nella proposta deve essere cancellata e riscritto totalmente in assoluta aderenza alla prescrizione così come contenuta nel PPR, assegnando alle aree non funzionali a modesti ampliamenti delle strutture, la destinazione agricola, non pregiudicando, definitivamente, ogni ipotesi di ampliamento dei confini della riserva speciale. Non è solo una questione di merito, ossia di una diversa valutazione della pianificazione di quell’area, è una questione di diritto, ossia di legittimità o meno dell’operato della Pubblica Amministrazione e, su questo punto, vogliamo richiamare le responsabilità connesse ad una lettura distorta della norma, responsabilità, di ordine giuridico, che, nel caso, hanno da estendersi a più livelli amministrativi, siano essi di ordine politico, siano essi di ordine dirigenziale e di funzionariato, siano essi individuabili a livello locale o anche a livello di altri ordini di governo e di gestione a cui è demandata l’applicazione della normativa vigente.
C’è poi un altro aspetto, anche questo riconducibile alla mancata applicazione del principio partecipativo nella costruzione della variante generale. Questa Associazione, in coerenza con la propria funzione statutaria ha, in data 03/05/23, formalizzato, davanti alla Commissione Regionale deputata all’esame, la richiesta di avvio di una procedura per la "Dichiarazione di notevole interesse pubblico, ex artt. 136/140 del DLgs. 22/1/2004 n. 42 e s.m.i. dell’area del Piano posta in sponda sx Fiume Toce e a valle della linea ferroviaria Milano/Domodossola, area che coinvolge anche quella oggetto di Pianificazione secondo la proposta tecnica in osservazione.
La richiesta di questa Associazione è ben nota al Comune di Verbania in quanto destinatario di essa per conoscenza. La si allega sub b) . Ad essa facciamo riferimento e rinvio per l’esposizione delle motivazioni e ragioni che la sostengono che, a noi, paiono coerenti con il quadro di pianificazione strategica entro il quale l’ambito di Fondo Toce lo si vorrebbe ascrivere ( vedi Master Plan), salvo poi smentire le buone intenzioni in fase di concreta pianificazione di dettaglio, se non persino nella concreta gestione della normazione anche vigente, come più sopra ricordato e ammonito. Quanto premesso, riteniamo che in questa fase di costruzione della revisione generale del Piano: gli Estensori, l’Amministrazione Committente, nelle sue diverse articolazioni e l’Ufficio di Piano, in coerenza ed in osservanza del principio partecipativo e del dovere di co-pianificazione già ricordato, non possano non confrontarsi e misurarsi con la proposta che è stata presentata.
Sarebbe interesse, vorremmo dire, dovere stesso dell’Amministrazione, aprire, con la dovuta urgenza, un tavolo di verifica con la Commissione Regionale che ha in carico la proposta e pervenire a ragionate, ponderate e condivise conclusioni, in itinere con l’attuale fase del procedimento di formazione del nuovo strumento di pianificazione. Solo in questo modo si potrebbe garantire il coordinamento tra Enti: quello Regionale che ha in carico la proposta e dovrà esprimersi su essa e quello Comunale che sta conducendo l’iter di formazione della variante. E’, a nostro giudizio, dovere dell’Ente Comune di Verbania, in questa fase, non
compromettere, con decisioni in contrasto, l’eventuale possibile accoglimento Regionale della proposta avanzata dall’Associazione. Ogni accelerazione dei processi formativi del PRGC , tesa a sopra avanzare esiti positivi di quella proposta, ne minerebbero il percorso e si configurerebbero come violazione del dovere di leale collaborazione tra Enti. Il percorso parallelo di due processi che potrebbero portare a conclusioni difformi tra loro, imporrebbe dunque l’attuazione di un diverso modo di operare, così che l’esito della proposta di tutela che, se positivo, approverebbe norme prevalenti su quelle locali, non abbia ad essere vanificato da un’accelerazione strumentale del procedimento comunale.
Nel merito poi della proposta, fermi restando i tracciati dei confini che ci paiono assolutamente ragionevoli, l’aspetto prescrizionale proposto può costituire un’ utile
bozza di lavoro aperta, meritevole di rettifiche, integrazioni, precisazioni e quant’altro, sulla quale l’amministrazione comunale ben potrà confrontarsi con la stessa Commissione Regionale.
In conclusione, l’osservazione chiede che il procedimento di formazione della variante generale , si raccordi, per quanto riguarda la pianificazione di Fondo Toce, con quello avviato presso la Commissione Regionale per l’esame delle proposte di dichiarazione di notevole interesse pubblico, ex artt. 136/140 del DLgs. 22/1/2004 n. 42 e s..m. e si conformi alle decisioni che verranno assunte in esito di esame.

5) Raccordo con gli strumenti di pianificazione “speciale”

Una parte della pianificazione riferita all’area di Fondo Toce, opera all’interno di ambito sottoposti alla normazione speciale, sia della riserva speciale, sia degli altri siti di importanza comunitaria: Corso del Fiume Toce, Lago di Mergozzo /Mont’Orfano.
A tal proposito, il Piano di Gestione della Riserva Speciale opera come pianoTerritoriale regionale e sostituisce le norme difformi dei piani territoriali o urbanistici di qualsiasi livello, fatta eccezione per il piano paesaggistico, di cui all' articolo 135 del decreto legislativo del 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio). Ci chiediamo se la proposta tecnica ha valutato, nel dettaglio, la portata delle norme contenute nell’approvato piano di gestione e ne abbia garantito la conformità.
Ci riferiamo, ad esempio, alla presenza, nell’area della riserva dell’impianto di trattamento e lavorazione di materiali inerti, collocato in sponda dx Toce che il Piano richiamato individua come da destinare alla rilocalizzazione, ma che la proposta tecnica ci sembra stabilizzi nella sua attuale previsione e che, se tale previsione venisse confermata, ne garantirebbe la presenza futura e senza limiti temporali.
Osserviamo che il Piano di gestione manifesta interesse rispetto la funzione di potenzialità turistica dell’area di Fondo Toce, ma non nel senso dell’espansione delle strutture ricettive presenti che, vengono giudicate fonte di pressione antropica incompatibile, ma affinché possa diventare, a motivo della sua posizione logisticamente favorevole e centrale rispetto alle aree tutelate della Val Grande, del Sacro Monte di Ghiffa e dei Lagoni di Mercurago e di passaggio verso l'Alpe Veglia, l'Alpe Devero e la fascia fluviale del Ticino, la sede più
consona per un centro di informazioni naturalistiche e turistiche per tutto il Verbano e l'Ossola. Come indicato da questa Associazione, ma di cui non ne vediamo le premesse nella proposta tecnica.
Per quanto attiene invece ad altri aspetti della pianificazione che possono confliggere con gli ambiti di tutela presenti e limitrofi all’area oggetto di pianificazione, attendiamo di conoscere, nel proseguo del procedimento, i documenti di Valutazione ambientale strategica e di Valutazione di incidenza al fine di cogliere e vagliare le loro conclusioni, anche alla luce dei pareri che dovranno essere espressi dagli Enti di Gestione.

6) Studio geologico

Il progetto preliminare di variante generale al PRGC del Comune di Verbania è corredato di 35 elaborati di carattere geologico, redatti dallo Studio associato CMC del Dott. Geol. Giovanni Capulli, e pubblicati il 1 agosto 2023 sul sito web del Comune di Verbania per le osservazioni del pubblico, entro la scadenza del 15 settembre 2023.
(cfr.https://www.comune.verbania.it/Documenti-e-dati/Documenti-tecnici-di- supporto/PRGCAdozione- Proposta-Tecnica-di-Variante-Generale)
Dei 35 elaborati, il solo documento RGT_Verbania.pdf “Relazione Geologica”contiene un testo scritto di 80 pagine che descrive le motivazioni di carattere geologico, atte a documentare la proposta tecnica di variante al Piano regolatore vigente. Gli altri 34 elaborati sono mappe illustrative (carte tematiche).
Osservazioni al testo dell’elaborato RGT_Verbania.pdf “Relazione Geologica” Se si escludono le pagine di premessa:
1- INTRODUZIONE (pagg.1-2/80), in cui si deduce che il progetto di variante generale al PRGC del Comune di Verbania è finalizzato al declassamento per revisione delle classi geologiche in località Piano Grande e di pertinenza del fiume Toce con proposta di parziale revisione delle aree in dissesto ai sensi della D.G.R. n. 64-/7417 e quindi per una parziale revisione della classificazione di sintesi della pericolosità geomorfologica, a beneficio dell’idoneità all’utilizzazione urbanistica in tutto il territorio comunale; in cui si fa riferimento allo “studio idraulico propedeutico alla valutazione dei possibili scenari di allagamento e di evoluzione della morfologia dell'alveo del fiume Toce nell'area della piana di Fondotoce” (AESSE INGEGNERIA 2018), documento che non compare tra gli elaborati
pubblicati ai fini delle osservazioni pubbliche; in cui si dichiara che è stata condotta una valutazione dell’evoluzione geomorfologica dell’asta del Fiume Toce partendo dal reperimento della cartografia storica nonché da quanto già approfondito nella relazione geologica a corredo del vigente strumento urbanistico, in particolare per la descrizione dell’ultimo evento alluvionale di significativa rilevanza, dell’ottobre 2000, documento che non compare tra gli elaborati pubblicati ai fini delle osservazioni pubbliche; dove compare alla fine del paragrafo l’elenco degli elaborati allegati alla Relazione geologica; Escludendo le pagine di carattere teorico e generalizzato:
3- NORMATIVA GEOLOGICO-TECNICA (pagg.4-11/80), in cui vengono ricordati gli indirizzi procedurali e tecnici in materia di difesa del suolo e pianificazione urbanistica ed elencate le classi di pericolosità geomorfologica previste dalle Circolari regionali; in cui vengono menzionati i dettami della normativa nazionale e regionale vigente a carattere geologico; in cui vengono rammentati quali indagini geologiche e geotecniche devono essere presentate a corredo dei progetti di opere pubbliche e private; in cui vengono citate le
procedure di rito ai fini della presentazione di progetti pubblici di riassetto
idrogeologico;
4- NORME GENERALI DI CARATTERE IDROGEOLOGICO (pagg.11-13/80),
in cui vengono richiamate le norme stesse di ammissibilità e di non
ammissibilità;
5- CRITERI PER LA DETERMINAZIONE DELL’AUMENTO DI CARICO ANTROPICO (pagg.13-14/80), in cui vengono indicate le azioni ammesse al riguardo;
6- CLASSI DI IDONEITA’ GEOMORFOLOGICA ALL’UTILIZZAZIONE URBANISTICA (pagg.15-29/80), in cui vengono descritte come da manuale la classificazione generica delle varie classi in oggetto;
7- AREE SOGGETTE A CLASSIFICAZIONE DI FASCE FLUVIALI (pagg.30-
32/80), in cui vengono enumerate le opere consentite e quelle vietate in osservanza del D.P.C.M. 24/05/2001;
8- GEOMORFOLOGIA E GEOLOGIA (pagg.33-61/80), in cui vengono descritti i caratteri geologici e geofisici del territorio del Comune di Verbania, già riconosciuti e palesati dalla letteratura specifica di settore, compresi i parametri geotecnici e litologici delle formazioni presenti nell’area interessata dal PRGC;
8.9- IDROLOGIA (pagg.62-74/80), in cui vengono tracciate le principali caratteristiche morfometriche ed idrologiche dei principali corsi d’acqua presenti nel Verbano (Fiume Toce e gli altri torrenti, anche quelli minori), ivi comprese le caratteristiche generali dei Laghi Maggiore e Mergozzo, inclusi gli afflussi e i deflussi dedotti dai dati disponibili presso gli Istituti di ricerca specifici del territorio;
9- INDICAZIONI PER LA REALIZZAZIONE DEI PIANI DI RIASSETTO IDROGEOLOGICO: CRONOPROGRAMMA (pagg.75-77/80), in cui si fa
riferimento ai principi per i quali i Piani di Riassetto Idrogeologico di un territorio possono essere progettati pubblicamente, purché venga eliminato o ridotto il rischio derivante per le classi non idonee all’utilizzazione urbanistica; SOMMARIO (pag.78-80/80) in cui compare l’indice della relazione;

TUTTO QUESTO PREMESSO

le sole pagine di testo relative alle motivazioni oggettive per le quali si propone la revisione del PRGC, per declassamento delle classi di rischio idrogeologico, sono estrapolabili in alcune considerazioni opinabili e soggettive dell’autore e/o brevi passaggi scritti, che tuttavia rappresentano meno del 1-2% dell’intero documento.
Ad titolo di esempio, si può leggere: A pag.1/80: “È stata condotta una valutazione dell’evoluzione geomorfologica dell’asta del Fiume Toce partendo dal reperimento della cartografia storica” (vedi Tav. GEO4+ALVEI-STORICA). L’andamento topografico del tratto terminale del Fiume Toce dimostra invece quanto esso sia variato negli ultimi 300
anni, proprio per le caratteristiche di corso d’acqua di pianura con andamento meandriforme libero, soggetto a propagazione laterale. Le mappe proposte sulla Tavola GEO4 non dimostrano per nulla che il Fiume Toce si sia stabilizzato in un alveo, pur incoerente, sufficientemente incassato o incastrato, tale per cui in caso di nuova piena non uscirà mai più dal suo letto. Al contrario progredirà l’erosione della sponda concava, come già accaduto in occasione della piena del 2 ottobre 2020. Si vuole qui sottolineare che il corso a meandri liberi è quello in cui il fiume può meglio distribuire la sua energia di moto, evitando danni alle infrastrutture antropiche adiacenti. Un raffronto cartografico, come quello proposto nella Tavola GEO4, non può essere significativo di uno stato di stabilità idrogeologica permanente. Sempre a pag.1/80: “A seguito di questi approfondimenti e valutazioni è stato possibile proporre una parziale revisione delle aree in dissesto ai sensi della D.G.R. n. 64-/7417 e quindi una parziale revisione della classificazione di sintesi
della pericolosità geomorfologica e dell’idoneità all’utilizzazione urbanistica per tutto il territorio comunale”. Sono considerazioni autoreferenziali, non sufficientemente documentate, né dimostrabili, né dimostrate in nessuna delle 80 pagine della Relazione in osservazione. A pag.2/80: “Per il tratto terminale del corso d’acqua, (tra il ponte stradale della S.S. n.34 del Lago Maggiore e la foce), si rileva una sostanziale stabilità delle sponde, che di fatto non evidenziano significative forme di erosione e/o arretramento …”. La discutibile dichiarazione è chiaramente smentita dall’evento alluvionale del Fiume Toce del 2 ottobre 2020, dove l’erosione delle sponde naturali hanno interessato anche tratti della pista ciclabile. Si confronti a tal proposito il sito web ufficiale della Città di Verbania: https://www.comune.verbania.it/Documenti-e-dati/Documenti-tecnici-di- supporto/Consolidamento-sponda-del-ToceA pag.2/80: “Le simulazioni idrauliche, considerando la velocità di deflusso e i battenti idrici per un evento (scenario di riferimento considerato maggiormente gravoso), con tempi di ritorno per la piena del Fiume Toce di 200 anni e una piena lacustre di 200 anni, evidenziano che l’esondazione delle aree immediatamente a valle del ponte e del rilevato ferroviario sono essenzialmente riconducibili all’innalzamento del livello lacustre e in misura minore alla dinamica fluviale. (tavole 13 e 14)”. Si osserva che l’area rimane comunque alluvionabile, anche volendo imputare al Lago l’esondazione di quelle terre del
Piano Grande di Fondotoce. Mancano in ogni caso le prove della dichiarazione sopra citata.
A pag.3/80: “Per la definizione del quadro del dissesto si è partiti dall’analisi dei principali eventi alluvionali e di quelli aventi un carattere di dissesto geoidrologico a scala significativa per il territorio, prendendo quindi in riferimento gli eventi del 1996, 1998, 2020 e 2020 (?)”. Si osserva che il numero di eventi presi in considerazione è troppo esiguo per essere significativo dal punto di vista statistico. Manca anche la descrizione di ogni evento alluvionale.
A pag.73/80: “Dal puro punto di vista statistico non sembrano più teoricamente raggiungibili i livelli elevatissimi come quelli avvenuti in passato, ma occorre osservare che la situazione attuale è leggermente diversa per la presenza degli invasi idroelettrici montani e per la condizione all’incile di Sesto Calende che probabilmente presenta una sezione maggiore di quelle precedenti a seguito della piena del 1868, che nell’estrapolazione indicata, avrebbe un tempo di ritorno di alcune migliaia di anni; sono anche questi i motivi per cui oggi è ragionevole, sul piano statistico, esaminare solo i dati dell’ultima serie che non presenta modifiche idrauliche di rilievo”. Si osserva che anche questa dichiarazione non può essere
presa a supporto della Proposta tecnica del progetto preliminare di variante alPRGC del Comune di Verbania, nemmeno volendo fare riferimento al grafico (curva di Gumbel) proposto nella pagina stessa, per insufficienza del dato oggettivo.
Sempre a pag.73/80: “Un’altra condizione oggi non controllabile, e forse di segno opposto, è quella dei presunti cambiamenti climatici, che, secondo alcuni ricercatori, accentuerebbero gli eventi estremi (magre e piene), ma i dati a disposizione non permettono ancora una valutazione statistica attendibile; è solo nota una diminuzione abbastanza costante delle precipitazioni medie annue dell’ordine di 1 mm/anno negli ultimi 50 anni, diminuzione non apprezzabile sui livelli lacustri”. Quest’ultima dichiarazione poi, lascia il tempo che trova, e non può trovare spazio in una Relazione Geologica accreditata per un progetto di tale importanza sociale, economica e ambientale. I cambiamenti climatici sono dimostrati da decenni dalle Scienze che studiano il clima a livello globale, comprese le Scienze della Terra (ex Geologia), e il futuro riserverà al territori fragili dal punto di vista idrogeologico, come quelli del Verbano, fenomeni atmosferici sempre più violenti, brevi ma intensi, in grado di causare enormi danni alle popolazioni, anche se mediamente in un anno cade più o meno la stessa quantità di pioggia.
In definitiva:
Nulla di quanto appare anche nelle tavole illustrative di revisione è dimostrato con rigore scientifico o quanto meno in modo oggettivo e, secondo l’estensore delle presenti Osservazioni, questa relazione per lo Studio geologico non può essere presa a dimostrazione di un’avvenuta situazione di stabilità idrogeologica delle terre del Piano Grande, tale per cui sia possibile declassarne il rischio per renderla urbanizzabile. Il Piano Grande deve restare un’area verde di pregio naturalistico. In conclusione, con le presenti osservazioni si chiede che l’intero Piano Grande di Fondotoce, già sommerso completamente nell’evento alluvionale del ottobre 2020, sia ancora considerato area esondabile, oggi e in futuro. Il confronto tra la mappa GEO1c+PGRA-ACL_PAI con la mappa GEO1c+PGRA-RSCM_RP_PAI dove si passa da una situazione di area soggetta a totale sommersione dalle acque di piena alluvionali, alla stessa area pressoché interamente al riparo dallo stesso rischio, è emblematico di questo irragionevole progetto di revisione del PRGC.


Si confida nella attenzione.
Il Presidente
Piero Vallenzasca
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