domenica 18 febbraio 2024

LORGINO: MITIGARE E COMPENSARE

 

Nuovo capitolo della vicenda cava Lorgino. L'Azienda ha presentato davanti al Comitato Locale di Crevoladossola, alcuni dei risultati a cui è giunta la rielaborazione del progetto di coltivazione. In particolare  sono stati illustrate alcune ipotesi di mitigazione degli impatti, altre soluzioni di conservazione e valorizzazione della rete sentieristica inizialmente interessata dall'espansione estrattiva, altre ipotesi di studio e recupero urbanistico di un nucleo insediativo presente sui confini esterni dell'ambito di progetto di cava, tenuto conto di alcune riduzioni del perimetro e delle quantità complessivamente estraibili nel quindicennio. Non  si  è avuto modo di vedere e conoscere tutta la nuova cartografia tematica che riguarderebbe la modifica e l'integrazione progettuale che a giorni dovrebbe essere presentata presso la V.I.A. Provinciale per rispondere alle richieste di modifiche ed integrazioni richieste dagli Enti partecipanti. Ad un primo sommario e parziale esame, ci viene da dire che quanto prodotto può rappresentare il minimo necessario perché l'Azienda possa venir incontro alle richieste avanzate e quindi, salvo andare incontro ad una bocciatura completa del progetto, era necessario lo facesse. E' vero che, per quanto sin qui visto, l'operazione  ci sembra più di cosmesi che di sostanza, ma è pur vero che ci sembra si sia aperta anche una breccia meritevole di possibile allargamento  e sia stata indicata una strada che se, nelle intenzioni dell'Azienda potrebbe essere quella di un percorso già completato, in realtà a noi sembra l'inizio di un cammino da compiere. In concreto ci pare poter osservare che il sacrificio che, comunque, verrà chiesto ad un territorio ed ad una popolazione insediata, da un'attività che per quanto possa essere mitigata da una serie di attenzioni, è e sarà comunque elevato, probabilmente troppo elevato, debbano e non soltanto possano essere individuati sul medesimo territorio compromesso, dei forti elementi di compensazione a cui l'Azienda non potrà sottrarsi. E' questa richiesta implicita nel processo stesso di valutazione di impatto ambientale. Stupisce che sino ad oggi nessun Ente, in primis il Comune, l'abbia fatta, sino ad arrivare al paradosso che sembra la stessa Azienda suggerirne in qualche modo la possibilità. E' un punto fermo irrinunciabile, a nostra avviso, per il Comitato che invitiamo a perseguirlo, tanto più per noi. L'espansione estrattiva è un fatto invasivo, dovrà limitarsi quanto più possibile, dovranno ridursi tutte le incidenze negative che l'esperienza passata e presente hanno già avuto modo di mostrare: la movimentazione stradale dei materiali, le polveri generate nel processo  produttivo, così come l'inquinamento idrico, la sottrazione di ambiti di paesaggio lobotomizzato dall'erosione estrattiva, la ricaduta a valle del processo estrattivo delle problematiche legate all'utilizzo dei sottoprodotti e/o dei rifiuti di scavo. E se la riduzione di queste incidenze attengono la mitigazione di un'attività, il loro impossibile azzeramento e l'incidenza pregressa non sanabile già patita, richiedono necessariamente la contemporanea approvazione di tutta una serie di misure compensative che poste a carico dell'Azienda, restituiscono al territorio  o risarciscano il territorio di quanto ad esso ha già sottratto e di quanto, inevitabilmente, ancora sottrarrà. In questo, l'ipotesi di un  programma quindicennale di progettazione attuativa del recupero dei nuclei abitativi storici delle frazione alte di Crevola, ci sembra possa essere un percorso possibile: progettazione/acquisizione per quanto possibile/ristrutturazione prima  e restituzione del patrimonio immobiliare recuperato, al di fuori di ogni logica  speculativa di mercato, attraverso l'attenta regia di un Comune, oggi il grande assente, ci pare un'ipotesi seria e allettante, servirebbe anche a mettere paletti certi su un'ulteriore futuribile espansione. E' un percorso tutto da costruire, ma ci pare una strada percorribile, diversamente crediamo che senza mitigazioni e compensazioni non si possa andare da nessuna parte.                      

martedì 13 febbraio 2024

PALLANZA: IL PROGETTO DEL PORTO TORNA IN ESAME




Sul sito del Ministero dell'Ambiente, alla pagina delle Valutazioni di Impatto ambientale, viene pubblicato il nuovo avviso pubblico per raccogliere possibili osservazioni chiunque vorrà farlo con riferimento alle integrazioni progettuali che i proponenti hanno presentato per rispondere alle osservazioni che erano state formulate dai vari Enti intervenuti in conferenza. La scadenza per presentare osservazioni è quella di 30 giorno dalla data dell'avviso che è andato in albo il 31/01/2024. Non c'è dunque molto tempo per esaminare la quantità di documenti prodotti che, per vero, ad un primo sguardo non tecnico, non pare abbiano modificato più di tanto il progetto iniziale. Auspichiamo che questa volta ci possa essere più attenzione pubblica riguarda questo progetto che, in prima battuta, aveva rischiato di passare quasi inosservato, silente il Comune di Verbania che, primo interessato non era sembrato molto sensibile al problema, tenuto conto che l'opera non sembrerebbe neppure conforme al piano di disciplina dei beni del demanio lacuale, approvato dal Consiglio Comune, Consiglio non interpellato per possibili eventuali modifiche. Torneremo dunque presto in argomento confidando che il tema possa essere di interesse anche per i Governanti attuali e magari prossimi futuri.          

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

DIREZIONE GENERALE VALUTAZIONI AMBIENTALI

AVVISO AL PUBBLICO

PUBBLICAZIONE INTEGRAZIONI AVVIO NUOVA CONSULTAZIONE

Entro il termine indicato all’art.24 comma 5 del D.Lgs.152/2006 chiunque abbia  interesse può prendere visione delle integrazioni al progetto ed al relativo studio  ambientale, nonché presentare in forma scritta le proprie osservazioni, anche fornendo  nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, indirizzandoli al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Direzione Generale Valutazioni Ambientali, via C. Colombo 44, 00147 Roma. L’invio delle osservazioni può essere
effettuato attraverso l’applicativo web per la presentazione on-line delle osservazioni
per le Procedure di VAS, VIA e AIA, accessibile dal Portale delle Valutazioni e
Autorizzazioni ambientali al link https://va.mite.gov.it/it-
IT/ps/Procedure/InvioOsservazioni e anche mediante posta elettronica certificata al
seguente indirizzo: va@pec.mite.gov.it
Alla pagina web relativa al progetto sono disponibili tutte le informazioni sul  procedimento

Metadato








Informazioni generali
Documento Avviso al pubblico del 31/01/2024
Codice elaborato MASE-2023-0200448
Responsabile pubblicazione Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali
Responsabile metadato Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali
Autore MARINA DI VERBELLA SRL
Tipo documento Documento testuale
Scala -
Lingua Italiano
Dimensione 129 kB
Informazioni di contenuto
Progetto Nuovo porto turistico di Pallanza - comune di Verbania
Procedura Valutazione Impatto Ambientale
Sezione Ripubblicazione/Documentazione depositata per la partecipazione del pubblico/Avvisi al Pubblico
Date documento
Data pubblicazione 31/01/2024

giovedì 8 febbraio 2024

LORGINO: ULTIMI ATTI


Con fatica, certamente impiegando più tempo di quanto avremmo dovuto se l'Ente Provincia non ci avesse illegittimamente ostacolati, alla fine è stato raccolto il quadro delle richieste di modifiche e integrazioni che gli Enti chiamati alla conferenza di valutazione hanno espresso riguardo il progetto di prosecuzione dell'attività estrattiva di cava Lorgino. Da un esame seppur sommario ne esce un insieme di richieste e di valutazioni che, qualora il progetto non subisse una consistente rielaborazione, difficilmente ci sembra ipotizzare una conclusione positiva della valutazione in corso. Ci sono troppe criticità che risultano impossibili ignorare e che per vero sarebbe stato saggio non ignorare già in sede di proposizione del progetto. Quel che sorprende è l'accelerazione estrattiva del nuovo progetto che subirebbe un sostanziale raddoppio nei primi 5 anni della nuova autorizzazione, passando da una media attuale di circa 200 mila cubi ad una di oltre 400 mila cubi, per poi attestarsi nel periodo residuo entro una media annua di 300 mila cubi. Così come sorprende la quantità di sottoprodotto (qualora provato che sia tale ) e non invece rifiuto estrattivo, che sommerebbe a circa il 50% dell' intera quantità coltivata. Alla fine del periodo di progetto 4 milioni e 700 mila volumi e oltre verrebbero così movimentati, una bulimia estrattiva che neppure sembra avere la sua giustificazione in una domanda di mercato capace di assorbirne l'intera quantità, quanto piuttosto nell'esigenza o nelle intenzioni di formare uno stock di materiali da accumulare nel medio/lungo periodo in vista di un utilizzo di mercato anche futuro. Una vera e propria aggressione alla risorsa di un materiale per certi aspetti pregevole, una corsa all'esaurimento del giacimento senza probabile riguardo all'economia del dopo, una lobotomia di un versante montano che, nelle intenzioni di progetto significa semplicemente la cancellazione dei suoi tratti originari, della sua identità, siano essi incolti, arboreti, prati e coltivi, financo nuclei abitati, da svuotare dei suoi ultimi residenti. Questa è l'economia della cava, cresciuta ben oltre la possibilità di una sua sostenibilità ambientale, esuberante rispetto al territorio in cui è cresciuta, ma che è quasi nulla rispetto a quello che vorrebbe diventare. Il miraggio economico di corto respiro deve aver abbagliato i governanti locali che hanno, sino ad ora, fatto copia e incolla delle richieste aziendali, giustificando ogni aberrazione. Più attenti, gli Enti esterni hanno sollevato richieste che hanno messo il dito nella piaga di quel progetto di distruzione ambientale che cava Lorgino, se non governata con estrema attenzione, diventerà. Come purtroppo succedere in questi casi, quelli che dovrebbero essere i primi difensori dei territori, si scoprono essere gli ultimi, sempre giustificati da ragioni apparentemente economiche. Che cosa ci sia poi di "economico" in un progetto che tende alla distruzione, nel breve periodo, della risorsa, questo dovrebbe essere spiegato. In realtà, l'interesse sarebbe quello di mantenere nel tempo più a lungo possibile l' utilizzo della geo risorsa. In questo modo si eviterebbero anche le conseguenze negative dell'accelerazione estrattiva patologica, quali la crescita dell'inquinamento acustico, delle polveri, dei fanghi di lavorazione, dei transiti continui dei materiali,  degli stoccaggi infiniti e da tutte le parti, dei rifiuti estrattivi travestiti da sottoprodotti (vedi Vogogna), dell'erosione massiva dei versanti, dell'allontanamento indotto dei residenti, dei sempre rinviati recuperi ambientali, ma probabilmente l'utile aziendale ne verrebbe un po' sacrificato, ma vista la consistenza il margine ci starebbe pure, basta non volere sempre tutto, facendo credere di dare molto. A breve comunque le nuove carte saranno mostrate e in che misura le modifiche e integrazioni saranno recepite dal proponente lo vedremo. Vedremo se anche l'Ente Comune avrà raddrizzato il proprio orientamento, valutando con più attenzione le carte urbanistiche  che aveva troppo diligentemente predisposto. Per ora sembra di no.
P.S. A margine è degno di nota il fatto accertato che il PRAE, quel Piano Regionale che avrebbe dovuto pianificare e regolare le attività estrattive a livello vasto, non è riuscito a superare la Valutazione Ambientale Strategica a cui aveva dovuto essere sottoposto. Le criticità sono moltissime, non ultime anche quelle legate alle previsioni espansive di cava Lorgino a cui è imputato l'eccesso estrattivo. Se queste le premesse, sarà interessante osservare se l'Ente Provincia avrà mai il coraggio di dare la VIA, è proprio il caso di dirlo, ad un progetto, quasi inserito in fotocopia in quel Piano che ha visto la sua bocciatura. Un precedente  dunque  che chiamerebbe i decisori ad una maggiore e massima attenzione. Vedremo.  

lunedì 5 febbraio 2024

PRAE: LA REGIONE CI RIPROVA

 


PRAE: LA REGIONE CI RIPROVA




La vicenda del Piano Regionale che dovrebbe regolare le attività estrattive, segna un nuovo capitolo. Il documento di pianificazione che la Regione aveva predisposto e che era stato oggetto anche di nostre argomentate osservazioni, non aveva superato il vaglio di Valutazione Strategica. Tanti sono stati i rilievi mossi in quella sede avverso il documento che la sua sorte se non è segnata poco ci manca. Arrivati a questo punto, la Regione doveva trovare una soluzione "onorevole": far finta di adeguare il PRAE alle indicazioni della VAS, ma nello stesso momento prendere tempo. Lo vuole fare con una apparente piccola modifica della legge regionale 23/2016, quella che regola le attività estrattive, ossia inserendo la possibilità di frazionare l'approvazione del PRAE, suddiviso per comparti estrattivi. In realtà, in questo modo, la Regione può pensare di mandare in approvazione il PRAE riferito ad ambiti territoriali, coincidenti con comparti produttivi meno critici, giustificando il ritardo di quelli più problematici con la necessità di approfondimenti e specificazioni, in realtà con il concreto rischio di rinviare sine die la pianificazione dei settori più critici, di fatto una liberalizzazione e l'apertura di una finestra temporale  senza scadenza. Il tutto, ad avviso dell'Associazione in spregio delle norme sovraordinate del Piano Paesaggistico. In questi giorni sono aperte le consultazioni pubbliche ( alle quali partecipiamo) al disegno di legge, di due soli articoli, che vorrebbe introdurre questa apparente innocua modifica, in realtà un tentativo maldestro di superare anche la normativa di Stato e pagare un tributo alle aziende estrattive che, infatti, hanno già ringrazia

martedì 30 gennaio 2024

CREVOLADOSSOLA: LORGINO- LE RICHIESTE DELL' ARPA

 


D

Dopo la Soprintendenza, anche ARPA, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ci ha fornito la documentazione che avevamo richiesto e che , invece, la Provincia ci aveva negato. Siamo quindi ora a conoscenza dei contenuti del contributo tecnico che l’ARPA ha fornito alla Conferenza di Valutazione di Impatto Ambientale che ha in corso l’esame del progetto di espansione della coltivazione di cava Lorgino. E’ un documento articolato e corposo che prende in esame tutti gli aspetti, di competenza Arpa, e che possono incidere sul territorio nel quale il progetto si colloca. Esso si sostanzia in una richiesta di integrazioni e approfondimenti che si chiede al proponente di fornire, senza i quali non potrà essere redatto il definitivo contributo.Tutto è quindi “sospeso” in attesa delle integrazioni, ma la lettura del documento ci consente di già da ora osservare quali siano, a giudizio dell’ARPA, gli aspetti critici del progetto e che qui possiamo riassumere. Intanto apprendiamo che la coltivazione ora sta proseguendo in regime di proroga sino al 2025, così come apprendiamo che le quantità di materiali da estrarre che vengono richieste, superano i 4 milioni di cubi, avvicinandosi a 5 milioni in un arco temporale di 15 anni, così come di tutta questa montagna, esattamente solo la metà l’azienda dichiara di essere materiali di pregio, mentre l’altra metà è oggetto di una valutazione critica dell’ARPA, chiedendo un approfondimento della loro qualità e della possibilità concreta che possano trovare, come l’azienda dichiara ma non dimostra, una collocazione di mercato, ricordando che, diversamente, essi sono rifiuti e come tali devono essere trattati. Evidentemente in questa occasione il precedente dei depositi di Vogogna devono avere pesato e non passati inosservati se l’ARPA non solo formula riserve su questo punto del progetto, ma chiede un approfondimento anche circa lo stato dei materiali sino ad ora non commercializzati e che risultano stoccati un po’ dappertutto, rilevando come non sia possibile prevedere attività così impattanti senza la collocazione dei materiali estratti, anche a livello di semplice stoccaggio, se avviene al di fuori del sito di estrattivo, sia indicato e previsto. Emergono rilievi anche sulle previsioni urbanistiche formulate dal Comune di Crevoladossola che, così formulate, legittimerebbero, a giudizio dell’ARPA, l’accerchiamento o l’eccessivo avvicinamento a nuclei abitativi, dalla espansione dell’attività di coltivazione, così come giudica criticamente il consumo di suolo boscato e agricolo laddove la proposta di compensare con una loro “monetizzazione” parrebbe inadeguata. Rilievi vengono sollevati sulle modalità di rilevazione dei dati circa l’emissione di polveri e di emissioni sonore, chiedendo un supplemento di rilevamenti. Manifesta valutazioni critiche sulle modalità di smaltimento delle acque di pioggia e sulle tecniche di ricircolo delle acque utilizzate per le operazioni di taglio e di perforazioni delle bancate.Pone una domanda circa la fine che siano andate a fare alcune delle precedenti previsioni di recupero ambientale che nel nuovo progetto diventano localizzazioni di un nuovo impianto fotovoltaico. Rileva puntualmente la mancata osservanza da parte dell'Azienda di tutta una serie di prescrizioni che il precedente progetto indicava. Il documento è molto lungo, sono una ventina di cartelle ( vi esentiamo dalla lettura del testo di cui omettiamo la pubblicazione). La sintesi che qui facciamo si limita a quegli aspetti meno tecnici, ma che più di altri possono aiutare a capire come questo progetto non sia una cosetta da niente e dove il bilanciamento tra esigenze ambientali e economiche sia forse ancora da raggiungere, con buona pace del Sindaco del Comune che, in primis, avrebbe dovuto perseguire quell'obiettivo lontano.


lunedì 29 gennaio 2024

ITALIA NOSTRA IN RAI

 

RAI TRE 

Oggi, lunedì 29 gennaio, è andata in onda la puntata di SPAZIOLIBERO su RAI 3 con Italia Nostra Campobasso. È possibile rivedere la trasmissione a quanto link.

https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-53aad51c-7647-46b5-b3d1-d5070581d5c3.html

 

Giovedì 25 gennaio, Italia Nostra Firenze ha partecipato alla trasmissione RE START sempre su RAI 3 con la nostra Laura Barlotti a difendere i crinali del Mugello contro le pale eoliche contestate dai comitati e dall’Associazione.

https://www.raiplay.it/video/2024/01/Restart---Puntata-del-25012024-6b472e19-ca2a-43ee-922c-552bf7befc76.html

 

Sabato 13 gennaio, trasmissione L’ARIA CHE RISPIRI su RAI Radio 3, al minuto 12 intervento della Presidente nazionale Antonella Caroli che ricapitola le principali battaglie di inizio anno.

https://www.raiplaysound.it/audio/2024/01/Laria-che-respiri-del-13012024-6474bc0e-6f25-42ad-a067-b180d31e4c41.html

 

sabato 27 gennaio 2024

PONTE MIGIANDONE: NON SI TOCCA

 

Bocciati i due progetti per una nuova centrale idroelettrica sul Toce a Migiandone

BOCCIATO ANCHE IL SECONDO DEI DUE PROGETTI PER LA CENTRALE IDRO ELETTRICA AL PONTE DI MIGIANDONE

martedì 23 gennaio 2024

CAVA LORGINO: LE RICHIESTE IN SINTESI

 


Prima di poter pubblicare gli ulteriori contributi che la Conferenza di Valutazione di Impatto Ambientale ha raccolto da tutti i partecipanti, ci sembra utile fare una sintesi di quanto il Ministero dei Beni Culturali ha richiesto e che si è in attesa che i soggetti a cui è stata richiesta: Azienda proponente e Comune di Crevoladossola, producano. Ecco quindi il documento che abbiamo sintetizzato in questo post.

MINISTERO DELLA CULTURA- SOPRINTENDENZA

CAVA LORGINO: SINTESI DELLE RICHIESTE DI INTEGRAZIONI DOCUMENTALI E PROGETTUALI

Con una nota indirizzata in data 16/06/2023 alla Provincia del VCO-Ufficio V.I.A. e per conoscenza al Segretariato Regionale del Ministero, al Comune di Crevoladossola e alla Regione Piemonte, Direzione Ambiente, la Soprintendenza per le Province di Biella, Novara, Verbano/Cusio/Ossola e Vercelli ha formulato le proprie richieste di integrazioni.

Viene innanzitutto richiamata una precedente propria lettera del 03/01/2023 (non conosciuta nei suoi contenuti), con la quale aveva verificato la completezza della documentazione prodotta e depositata dal proponente: Palissandro Marmi SrL.

La nota premette che l’area oggetto di progetto è tutelata in quanto bene paesaggistico, nonché in essa ricadono beni culturali e immobili vincolati questi ultimi sino a espletamento delle procedure di verifica (strade pubbliche/ percorsi pedonali demaniali), inalienabili, non passibili di demolizione o spostamento sino alla conclusione dell’espletamento delle medesime verifiche.

La nota identifica altresì tali beni: “Cappella “Ad Lurett”- Mulattiera Case Genini-- Enso - Strada Pinone – Enso, tratto strada Lorgino - Villa Dell’Oro, strada Lorgino Km. 0,150”.

La nota descrive nel suo complesso l’area entro la quale il progetto si colloca, evidenziandone le singolarità e specificità che la connota: radure coltivate o abbandonate, piccoli nuclei rurali, tratte della rete escursionistica regionale, la prossimità della borgata di Enso e l’Oratorio di S. Bernardo, la borgata Villa Dell’Oro evidenziandone la previsione di un suo totale accerchiamento da parte del progetto di coltivazione, la prossimità di altre località, la forte visibilità dell’ambito di progetto da diversi punti panoramici.

Prima di procedere all’espressione del proprio definitivo parere formula una serie di richieste:

1) La verifica della corrispondenza degli elaborati con la perimetrazione dell’area di coltivazione e di disponibilità.

2) La documentazione fotografica d’insieme e di dettaglio degli insediamenti, interni e prossimi, dell’area di progetto.

3) Un’analisi approfondita del contesto paesaggistico: naturalistico ambientale e storico culturale.

4) L’integrazione dello Studio di impatto ambientale e degli elaborati di progetto con la indicazione del quadro vincolistico esistente (vedi in particolare i beni culturali) evidenziando l’impatto su di essi dall’esecuzione del progetto.

5) Chiede di approfondire gli aspetti visuali delle opere di estrazione previste, valutandone gli effetti rispetto alle visuali panoramiche presenti nel contesto interessato (luoghi di fruizione, di accessibilità, punti e percorsi panoramici, viabilità storica, beni culturali, principali luoghi pubblici), accompagnando l’approfondimento con la documentazione fotografica attuale e con foto inserimenti dei risultati nella varie fasi estrattive e di recupero ambientale.

6) Chiede di produrre gli elaborati di dettaglio dei recuperi ambientali e della posa dei pannelli fotovoltaici

7) Richiede di presentare l’ integrazione della relazione illustrativa riferita alla variante di Piano Regolatore Comunale, dettagliando con schede le aree oggetto di variante, confrontando previsioni vigenti con quelle in variante, rapportandole alle norme di attuazione del Piano Paesaggistico Regionale riferite a: Insediamenti rurali e aree rurali ad elevata biopermeabilità, anticipando la nota le criticità rispetto a modifiche delle destinazioni d’uso in atto, chiedendo di approfondire gli impatti delle previsioni di variante urbanistica con le norme del Piano Paesaggistico riferite alle componenti paesaggistiche con le quali vengono ad interferire.

8) Chiede la nota di precisare interventi e destinazioni dell’area prossima all’Oratorio di S. Bernardo.

9) Chiede ulteriori approfondimenti degli elementi di valore paesaggistico e/o storico artistico e dei nuclei rurali identificati dal Piano Paesaggistico quali patrimonio rurale storico, manifestando e anticipando criticità rispetto l’utilizzo delle aree in disponibilità dell’Azienda e prossime agli insediamenti di Enso e di Villa Dell’Oro, chiedendo l’inserimento di previsioni di fasce di rispetto e di misure di mitigazione rispetto a tali insediamenti.

10) Chiede la produzione di una planimetria cartografica con l’indicazione di tutti i beni immobili pubblici, compresi quelli di viabilità, risalenti ad oltre 70 anni di vita, specificando le intenzioni di cessione e di demolizione in corso di estrazione.

11) Precisa che riguardo a demolizioni e/ spostamenti di beni culturali, essi dovranno essere oggetto di preventiva autorizzazione, subordinatamente alla presentazione della documentazione degli interventi, e i cui termini di conclusione del procedimento sono fissati in 180 giorni e risultano di competenza della Commissione Regionale per il patrimonio culturale.


giovedì 18 gennaio 2024

MIGIANDONE: IL PONTE RESISTE




Il ponte Napoleonico non cede alle intenzioni di venir trasformato in una centrale idroelettrica, ma resiste. La Valutazione di Impatto che era in corso ha decretato la sua sopravvivenza, recependo gli unanimi pareri contrari degli Enti coinvolti: Parco Val Grande, Provincia Rete Natura 2000,Soprintendenza, Regione e Arpa, tutti si sono espressi in maniera negativa, d'altra parte ostavano le norme del Parco Nazionale che espressamente vietano nuove opere di produzione e trasporto di energia e di modifica del regime idraulico dei corsi d'acqua . Sarà stato anche verde e rinnovabile l'impianto in progetto, ma comunque non tale da giustificare impossibili deroghe. Il procedimento è stato perciò archiviato nei confronti di una delle società interessate, ma crediamo che ugual sorte sarà anche per il secondo progetto in corsa, non molto dissimile dal primo. La valenza storica, architettonica e simbolica del ponte è quindi salva, il corso del Toce è ancora lungo, troveranno altri siti dove progettare impianti verdi senza dover "sfruttare" il salto e il ponte rimarrà integro ancora per secoli a dispetto de moderni e orribili viadotti della superstrada che non hanno superato la resistenza neppure dei loro primi cinquanta anni. Gloria dunque a Napoleone e ai suoi ingegneri. Soddisfatti saranno pure i pescatori che non vedono vanificarsi la funzione della realizzata scala di risalita del pesce che trovava un ostacolo nel salto e quindi soddisfatta anche la fauna ittica e i progetti per la sua corretta gestione, soddisfatti noi che, almeno una volta tanto vediamo rispettare le regole e il buon senso.

mercoledì 17 gennaio 2024

PIANO GRANDE: COMMISSIONE REGIONALE-ITALIA NOSTRA. IL CONFRONTO E' APERTO




Nei giorni scorsi la Commissione Regionale istituita per la individuazione di nuovi beni da assoggettare a tutela paesaggistica, ha esaminato, in via di urgenza come da nostra richiesta, la proposta che la Sezione aveva formulato in relazione alle aree ancora libere e inedificate del Piano Grande di Fondo Toce, inclusa la cascina " De Antonis" . La Commissione si è espressa per l' improcedibilità della proposta sulla scorta delle argomentazioni che si possono leggere nella lettera che pubblichiamo integralmente. Abbiamo ritenuto che questa decisione possa essere rivista e abbiamo, tempestivamente, prodotto e inoltrato le nostre argomentate controdeduzioni, chiedendo quindi la revisione del giudizio che è stato dato. Abbiamo ragione di ritenere che la nostra richiesta potrà essere esaminata il prossimo 25/01, data della prima seduta utile. Crediamo che le argomentazioni che abbiamo prodotto sia sufficienti per giustificare la riapertura dell'esame e ci auspichiamo l'accoglimento o comunque l'apertura di un momento di confronto con la stessa Commissione, confronto che dovrebbe essere esteso anche al Comune, pure quest'ultimo destinatario delle nostre controdeduzioni. Vedremo.



Direzione Ambiente, Energia e Territorio
Il Direttore stefania.crotta@regione.piemonte.it



“[...] La Commissione, preso atto della richiesta dell’Associazione Italia Nostra, pervenuta in data 03/05/2023 (prot. n. 63217) e della successiva richiesta di esame urgente pervenuta in data 21/09/2023 (prot. n. 124176), osserva quanto segue.
La proposta di dichiarazione interessa un ambito di valenza paesaggistico-identitaria denominato “Località Fondo Toce – Piano Grande”, in Comune di Verbania, posto tra la costa nord del lago Maggiore e il lago di Mergozzo, all’imbocco della Valle Ossola, caratterizzato come “terra emersa tra i due laghi”, che conserva ampie porzioni agrarie integre e testimonianze di archeologia rurale, fortemente “appetibile” per la posizione privilegiata e collocazione, da cui scaturisce l’esigenza, da parte dell’Associazione Italia Nostra di proporre un nuovo vincolo paesaggistico.
L’area in questione risulta già interamente tutelata dal DM 21/06/1977: “Dichiarazione di notevole interesse pubblico di una zona nei comuni di Mergozzo, San Bernardino e Verbania”, che interessa un territorio più ampio rispetto all’area proposta, che invece ricomprende il campo da golf esistente, le aree prative/coltivate limitrofe e le aree agricole a sud della strada statale circostanti la cascina De Antonis.
Il Decreto ministeriale del 1977 prevede già delle indicazioni normative puntuali relative nello specifico alle aree interessate dalla proposta, inserite nel Catalogo dei beni paesaggistici del Ppr, così come anche riportato dagli stessi richiedenti, che recitano: “Al fine di salvaguardare le aree libere, agricole e prative, poste tra il campeggio esistente lungo la sponda del lago di Mergozzo e la strada Verbania-Gravellona Toce e il campo da golf, identificate come insediamenti rurali m.i. 10 sulla tav. P4, è consentita la sola realizzazione di eventuali ampliamenti delle limitrofe strutture turistiche e sportive purché poste in adiacenza agli edifici esistenti. Per evitare la formazione di edificazioni a nastro lungo il tratto della SS 34 e per garantire la continuità paesaggistica, deve essere conservato il varco libero identificato nella tav. P4. Eventuali interventi sul patrimonio edilizio rurale esistente o di nuova realizzazione funzionali alle attività agricole non devono alterare gli elementi scenico-percettivi che compongono il paesaggio agrario circostante”.
I proponenti ritengono che le indicazioni di tutela attualmente insistenti sull’area in esame non siano sufficientemente incisive e pertanto individuano un perimetro più ristretto da assoggettare ulteriore protezione.
Ciò premesso, si ritiene di esprimere quanto segue:
• l’ambito in esame è già ampiamente tutelato dalla normativa vigente, in quanto ricade all’interno di una dichiarazione di notevole interesse pubblico già vigente; la richiesta presentata di nuova perimetrazione risulterebbe interamente ricompresa all’interno di essa, creando una sovrapposizione non necessaria ai fini della tutela delle aree in oggetto;
inoltre il Decreto ministeriale del 1977, pur andando ad interessare un ambito molto più esteso, già riconosce le peculiarità dell’area di Fondo Toce - Piano Grande, dettando prescrizioni puntuali;
• l’interpretazione e la corretta applicazione delle sopra richiamate prescrizioni alle
richieste di trasformazione dei luoghi, non sono oggetto delle valutazioni della Commissione scrivente, che ha come mandato la valutazione dell’opportunità di proporre una nuova dichiarazione di notevole interesse pubblico; per l’espressione su tali aspetti si rimanda agli enti preposti e alle opportune sedi;
• la richiesta dell’Associazione è motivata da esigenze molto puntuali di contrasto rispetto soluzioni progettuali che non si condividono, così come dalla volontà di proporre delle nuove progettualità per le aree interessate; a questo proposito si evidenzia che la Commissione non ha il mandato di entrare nel merito di soluzioni progettuali di dettaglio, in quanto la “dichiarazione di notevole interesse pubblico” non si configura in ogni caso come un piano attuativo, ma come strumento di tutela e salvaguardia che detta le linee generali della tutela, che in questo caso sono state già delineate attraverso il Piano paesaggistico regionale. In particolare rispetto alla proposta avanzata di riutilizzo della cascina De Antonis, non pare possibile con un vincolo paesaggistico andare a individuare futuri utilizzi puntuali di immobili che non risultano peraltro in disponibilità pubblica.
In conclusione, per le ragioni sopra esposte, non si ritiene la proposta procedibile.
In spirito di collaborazione, si invita comunque l’Amministrazione comunale a tener conto delle analisi e criticità formulate dall’Associazione proponente, ai fini di una migliore valorizzazione delle aree in esame all’interno della variante al Piano regolatore generale, la cui procedura è in corso di svolgimento [...]”.
Gli uffici del Settore Pianificazione regionale per il governo del territorio sono a
disposizione per fornire ulteriori informazioni e chiarimenti
Con l’occasione, si porgono distinti saluti.
ing. Stefania CROTTA
Referente:
Arch. Giovanni Paludi
pagina 3
Piazza Piemonte, 1
10127 Torino
Tel. 011-432.5389





Sezione Verbano Cusio Ossola


18/01/2024

Prot. 3/24

Spett.le Commissione Regionale per le dichiarazioni

di notevole interesse pubblico del paesaggio ex art.137 D. lgs 42/2004

c/o REGIONE PIEMONTE

Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio

Settore Territorio e paesaggio

C.so Bolzano, 44

10121 TORINO

territorio-ambiente@cert.regione.piemonte.it

e p. c.

Assessore all’ Urbanistica,

Programmazione territoriale e paesaggistica,

Sviluppo della Montagna, Foreste, Parchi

REGIONE PIEMONTE

C.so Bolzano, 44

10121 TORINO

Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e

del Turismo per il Piemonte

Piazza San Giovanni, 2

10122 TORINO

mbac-sr-pie@mailcert.beniculturali.it

Spett. Ministero dei Beni e delle

attività culturali e del turismo

Soprintendenza Archeologica, belle arti e

paesaggio per le Province di Biella,

Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli

C.so Felice Cavallotti 27

28100 NOVARA

Egr. Sindaco della Città di

VERBANIA VB

SEDE

OGGETTO: Commissione regionale ( art. 137 D. Lgs. n. 42/2004 e art. 2 L.r. n. 32/2008) . Proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico dell'ambito di valenza paesaggistica identitaria denominato:"Località Fondo Toce- Piano Grande".

Controdeduzioni.

       Con riferimento all'esito, comunicatoci con nota 11.30.10_COMM_REG_ VINCOLI/S/2023A/A16000, dell'esame svolto dalla Commissione in indirizzo relativo alla nostra avanzata proposta di tutela della località Fondo Toce in Comune di Verbania, preso attento esame di quanto pervenuto, formuliamo alcune osservazioni che, a nostro giudizio, dovrebbero indurre a un riesame della decisione assunta.

Innanzitutto vorremmo rettificare alcune imprecisioni che ci paiono essere contenute nella nota pervenuta.

1) L'ambito perimetrato nella nostra proposta non include, come invece la nota afferma, l'ampia superficie già ora utilizzata a campo gioco golf compresa tra il lago di Mergozzo e la SS n. 34.

2) Il Decreto Ministeriale del 21/06/1977, riferito alla Dichiarazione di notevole interesse pubblico di una più estesa area rispetto a quella da noi indicata, non contiene, come invece sempre la nota afferma, indicazioni normative puntuali. In realtà buona parte del provvedimento individua soltanto gli esatti confini dell'area, limitandosi per il resto a ricordare che la sua esistenza comporta l'obbligo per i proprietari/possessori o detentori a qualsiasi titolo dei beni inclusi nell'ambito, di sottoporre ogni trasformazione a preventiva autorizzazione.

Se il punto 1 delle precisazioni costituisce mera dovuta puntualizzazione e non pensiamo abbia inciso sulla decisione assunta, in maniera diversa si dovrebbe valutare la seconda precisazione che, in parte, confuta la motivazione assunta di improcedibilità della proposta, anche alla luce di quanto normato dallo stesso Codice 42/2004, come meglio vorremmo più nel seguito argomentare.

Se è vero infatti che il vigente Piano Paesaggistico Regionale ha pur introdotto alcune "prescrizioni" che dovrebbero operare anche su parte dell'ambito fatto oggetto di nostra proposta, prescrizioni sul cui solco crediamo si siano mosse le nostre richieste, vero è che, anche alla luce delle considerazioni contenute nella nostra relazione, nulla vieterebbe di individuare un' ulteriore più incisiva normazione, in quanto incrementale della tutele in atto, condizione quest'ultima necessaria per sostenerne la legittimità, come ricorda la Sentenza della Corte Costituzionale (n.164/2021) .

Tale nuova normazione avrebbe infatti il compito di "mappare" l'intero ambito fatto oggetto di proposta e elevare il grado di protezione che, ad oggi non pare, ahnoi, essere oggetto di un' univoca e certa lettura circa le destinazioni ammesse e le trasformazioni possibili ( vedi il realizzato impianto per la pratica della bici cross, vedi l'annunciata trasformazione a campo golf della totale residua area a coltivo) .

D'altra parte pur esiste un articolo del Codice ( Art. 141-bis. Integrazione del contenuto delle dichiarazioni di notevole interesse pubblico) che nella sua attuale formulazione sembra chiamare Regioni e Stato, nella loro concorrente competenza, all'onere di dare un compiuto assetto ai provvedimenti di tutela già in atto e ciò in relazione alle risultanze dei Piani Paesaggistici.

Anche sotto questo profilio, la nostra proposta ci pare coerente con il dettato legislativo.

Alla luce delle argomentazioni sin qui svolte, non pare dunque che una proposta incrementale dei livelli di tutela sia di per sè improcedibile, contestandosi sotto questo profilo le motivazioni assunte dalla Commissione a cui si chiede un approfondito riesame della decisione.

Rimane il problema di merito, ossia dei contenuti sui quali la Commissione è intervenuta eccependo da un lato l'eccesso di soluzioni "progettuali di dettaglio" in quanto tali soluzioni sconfinerebbero dai contenuti ammissibili in provvedimenti di tutela. In particolare la Commissione ha poi escluso la possibilità di incidere sulla destinazione di immobili non pubblici, ritenendo evidentemente che in tal caso la sua attività sconfinerebbe in ambito urbanistico, di competenza invece dell'Ente Locale.

Al proposito, questa Associazione manifesta, innanzitutto, la piena disponibilità a confrontarsi e ad interloquire con la Commissione al fine di individuare soluzioni e prescrizioni, anche parzialmente diverse da quelle sin qui suggerite, al fine di modulare al meglio un eventuale provvedimento finale pienamente sostenibile, sia dal punto di vista giuridico che di merito.

Sull'eccesso prescrizionale, potrà sicuramente trovarsi un punto di equilibrio che possa garantire il rispetto delle competenze paesaggistiche da un lato e urbanistiche dall'altro.

I punti che ci paiono più critici e tali da essere, probabilmente, il vero motivo che hanno sin qui ostacolato l'accoglimento della proposta ci sembrano invece quelli che definiscono e fissano le prescrizioni d'uso dei beni coinvolti: l'area ora a coltivo (paradossalamente, stante la chiara formulazione letterale della "prescrizione" già contenuta nel PPR) e quella riferita al recupero/riuso della cascina " De Antonis".

In punto di diritto non dovrebbero però ostare impedimenti all'accoglimento di quanto da noi formulato stante che anche la citata sentenza della Corte Costituzionale afferma che:

«è del tutto connaturato alla finalità di conservazione del paesaggio che la dichiarazione di notevole interesse pubblico non si limiti a rilevare il valore paesaggistico di un bene, ma si accompagni a prescrizioni intese a regolamentarne l’uso....., senza che ciò si traduca in una sovrapposizione della dichiarazione statale alla disciplina urbanistica ed edilizia di competenza regionale e locale, trattandosi, piuttosto, di una necessaria specificazione circa l’an e il quomodo in cui quest’ultima può esercitarsi in forma compatibile con la vocazione alla conservazione del pregio paesaggistico propria dell’area vincolata".

Tuttavia, nell'intento di comunque raggiungere un risultato utile alla conservazione di beni infungibili quali riteniamo siano quelli da noi individuati, potremmo anche considerare che la destinazione d'uso dell'area a coltivo possa ritenersi compatibile con l'estensione dell'attuale campo di golf, ma a precise condizioni.

Non dimentichiamo infatti e vogliamo qui ricordare che proprio il Piano Paesaggistico, nel Catalogo del Beni di paesaggio, aveva individuato la criticità della presenza del campo golf, figuriamoci la sua libera estensione. Così infatti si esprimeva:

"Gli ambienti naturali lungo la foce del fiume Toce e le sponde dei due laghi, nonostante l’istituzione della Riserva Naturale, hanno subito riduzioni significative dovute all’ampliamento delle strutture fisse e degli edifici a servizio dei campeggi e alla realizzazione di un campo da golf, interventi che hanno alterato la percezione delle rive dal lago e modificato la fisionomia della vegetazione originaria.”

E' questo un richiamo che giova farsi proprio per rivendicare la valenza positiva della nostra proposta, anche di fronte a recenti soluzioni che si prospettano diverse da quelle richiamate nel PPR e che se non vedono coinvolgere la responsabilità diretta della Commissione, semmai richiamano l'urgenza di un suo intervento nello svolgimento della funzione primaria che svolge per la individuazione e normazione piena di beni a valenza paesaggistica.

Occorrerebbe quindi mantenere quelle indicazioni scritte nel PPR, "rivestendo" l'eventuale estensione del campo da gioco golf con una serie di prescrizioni d'uso molto particolari, disegnate a misura dell'ambito paesaggistico in cui vorrebbero collocarlo, conservando la connotazione sostanzialmente di ambiente a coltivo e prativo/foraggero quale esso è, limitando le aree green a quei soli percorsi utili per il gioco, rafforzando piuttosto la connotazione di corridoio ecologico tra i due laghi che l'area svolge, prevedendo, ad esempio: siti di nidificazione, ambiti palustri a ridosso dell'area del canale esistente, la intensificazione della fascia arborea di connessione tra i due laghi, la formazione di piantumazioni proprie di un ambito agricolo e non di un parco botanico o esotico, evitando la riproduzione di modelli standar di campi golf.

Dalla sua avrebbe l'originalità e forse l'unicità del progetto, quindi la capacità attrattiva.

Per quanto infine riguarda la questione della cascina "De Antonis", si conviene che l'indicazione d'uso quale ambito di servizi a favore del Parco Nazionale Val Grande, deve valere per il Comune di Verbania che, nella sua autonomia urbanistica, dovrebbe assumerlo tra i suoi obiettivi.

Nella nostra proposta questa prospettazione era stata inserita per rafforzare l'esigenza di tutela di quel bene in funzione di un indicato possibile concreto riutilizzo d'uso pubblico degli immobili.

D'altra parte il Comune se, come sembra avviato, ne vuole concedere il mutamento d'uso per una funzione solo turistico/ricettiva, dovrebbe insieme prospettarsi cosa e come realizzare in sito gli standard pubblici di cui ne dovrebbe essere prevista e obbligata la cessione, sviluppando una capacità di negoziazione urbanistica che potrebbe prevedere la progettazione e realizzazione della struttura di servizio prospettata dalla Associazione.

Va da sè che su questo punto il dialogo/confronto con il Comune dovrebbe essere mantenuto e, probabilmente, condotto anche sul tavolo di coopianificazione attualmente aperto in funzione della avviata variante urbanistica generale.

Quanto alle altre disposizioni di tutela che abbiamo proposto riguardo gli immobili, esse ci sembrano compatibili con il quadro normativo che il PPR ha definito per l'area e, salvo una loro ancor miglior definizione non ci sembrano lesive di alcuna prerogativa urbanistica di spettanza del Comune, ma utili e necessarie per escludere il recupero verso utilizzi non compatibili con i valori dell'area entro cui la cascina si colloca.

Al netto delle considerazioni svolte, rimane a nostro giudizio valida la prospettazione fatta nella proposta e assolutamente in linea con il PPR circa la:

"La centralità della cascina: “De Antonis”, esempio di archeologia novecentesca rurale dismessa, è tale che, la sua presenza, consolidatasi e storicizzatasi, è diventata elemento inscindibile rispetto all’ambito agrario ad essa pertinente, così che la sua conservazione, incluso il suo coerente auspicabile riuso, per quanto si possa riferire agli elementi originari ed al netto di ampliamenti di epoca più recente e parti improprie, è un obiettivo di tutela attiva inserita in questa proposta, ipotizzando il recupero per una destinazione funzionale coerente ".

Ci sembrano queste ultime indicazioni, se riprese in disposizioni vincolistiche, pienamente legittime e opportune laddove capaci anche di escludere riutilizzi impropri e favorire orientamenti coerenti della pianificazione urbanistica locale.

Tutto quanto espresso si confida nel riesame.

Italia Nostra Sezione

Il Presidente