mercoledì 16 ottobre 2024

PIANO GRANDE: CONTROREPLICA RIVOLTA ALLA DIREZIONE AMBIENTE REGIONE





Irrispettosa persino della nostra intelligenza. E' la definizione che rivolgendoci al nuovo Direttore della Direzione ambiente e territorio della Regione Piemonte, questa Sezione ha definito la risposta ottenuta dal Responsabile del Settore Urbanistica Orientale. Per questo motivo abbiamo coinvolto la Direzione sovraordinata al Settore Urbanistica perchè voglia intervenire per farci ottenere una risposta corretta nella forma e nel merito risapetto alla nostra richiesta di annuillamento degli atti di assenso rilasciati a Malù. Poi decidano come vogliono, ma con un minimo di decenza nella forma e nel contenuto appunto. Vedremo.

  Italia Nostra

 

ITALIA NOSTRA APS

sezione Verbano/Cusio/Ossola

Prot. 24/24

16/10/2024

Spett, Regione Piemonte

Direzione territorio-Ambiente. Energia

All'attenzione del Direttore

TORINO

territorio-ambiente@cert.regione.piemonte.it

OGG: Istanza di ricorso ex art. 60 comma 2 della Legge Regionale n. 56/77 e s.m.e i. Mancato avvio e conclusione formale e motivata del procedimento. Segnalazione.

Preg. mo Direttore,

questa Associazione ambientale: Italia Nostra APS, Sezione Locale del Verbano Cusio Ossola, in data 02/06/2024 aveva presentato istanza ai sensi della norma in oggetto chiedendo l'annullamento di titoli edificatori ( alleghiamo la relativa documentazione).

L'istanza, pur non avendo ricevuto alcun formale pur dovuto avviso di avvio di procedimento, risultava comunque in carico al Settore Urbanistica per il Piemonte Orientale.

Successivamente, anche a seguito dell'intervento dell'Ente Aree Protette del Ticino e Lago Maggiore che, per i profili di propria competenza, aveva formulato uguale richiesta di annullamento in autotutela direttamente al Comune interessato (Verbania), uno dei motivi dell'istanza veniva meno, rimanendo tuttavia in vita il secondo rilievo sollevato dall'Associazione per affermare la illegittimità dei titoli rilasciati, ossia il contrasto con prescrizione specifica contenta nel PPR.

Non pervenendo notizia alcuna circa l'esito dell'istanza, se ne sollecitava più volte e in varie forme l'esito, non da ultimo con nota del 19/08/24 che pure alleghiamo.

In più recente data, la Responsabile di Settore trasmetteva la nota allegata.

Ne contestavamo puntualmente il merito e la forma, lamentando la mancata emissione di un motivato provvedimento formale che si esprimesse nel merito della legittimità o meno dei contestati titoli e, nel caso motivasse le ragioni dell'affermato mancato interesse pubblico, attuale e concreto, all' annullamento di essi.

Il riscontro del Responsabile di Settore era una riproposizione tautologica dell'affermazione immotiva circa l'assenza di interesse pubblico.

Riteniamo quest' ultima risposta persino irrispettosa della nostra intelligenza.

Nulla veniva affermato in merito alla mancata emissione di un atto finale avente natura di provvedimento amministrativo ( leggasi determinazione), nel caso ricorribile, men che meno si comprendeva quale fosse il giudizio circa la illegittimità o meno dei titoli ( cosa per noi non irrilevante) e nulla riguardo le ragioni di un mancato interesse pubblico all'annullamento.

Questa è la narrazione del fatto che lascia questa Associazione priva di un esito formale e motivato rispetto all'istanza prodotta, di fatto privandoci di un elementare "diritto", ampiamente riconosciuto dall'ordinamento amministrativo.

Ci sembra che sia stata seguita una procedura assolutamente irrituale, irrispettosa di un normale e persino elementare procedimento oggi assolutamemte consolidato.

Per le ragioni ampiamente esposte, é doveroso rivolgersi a Codesta Direzione affinchè possa valutare la correttezza o meno di quanto da noi lamentato e, nel caso, possa operare per vederci garantito un corretto esito di quella nostra istanza che, formalmente e ritualmente presentata, non ha, ad oggi ottenuto il riscontro formale e sostanziale che, questo è indubbio, avrebbe dovuto avere.

Confidiamo pertanto nell'attenzione e considerazione che la Direzione Ambiente, nella persona del proprio Direttore, vorrà prestare, garantendoci, nell'ambito dell'esercizio delle proprie prerogative, i diritti che, in virtù delle funzioni Statuarie riconosciute all'Associazione Nazionale Italia Nostra APS, spettano anche alle singole Sezioni.

Con osservanza

Italia Nostra APS

Sezione del Verbano/Cusio/Ossola

Il Presidente

Vallenzasca Piero

giovedì 10 ottobre 2024

REGIONE: LA COMMISSIONE FANTASMA

 



Di che si tratta ? Vorremmo saperlo anche noi che dopo enne solleciti rivolti al Presidente della Regione perché ricostituisse la Commissione prevista dal Codice dei Beni culturali e deputata alla individuazione di beni paesaggistici rilevanti, ai fini della proposta di loro tutela, una volta costituita, ben poco ha potuto combinare. Giacciono, in attesa di esame o parzialmente esaminate, almeno una quindicina di proposte avanzate da Associazioni varie, ma nonostante i tentativi di avviare seriamente i lavori, sono sempre intervenuti degli impedimenti che, a giudizio della Regione, ne hanno sospeso il funzionamento. Che cosa è successo? In realtà niente, cose prevedibili che , forse, avrebbero potuto essere facilmente superate: una volta si invoca il collegio perfetto, un'altra volta manca una designazione ministeriale, un'altra volta un designato ministeriale viene trasferito altrove e bisogna aspettare la reintegra, un'altra volta ancora decade il Direttore della Direzione Regionale Ambiente... e via così. Per vero, nelle more di questo andare e venire di nominati, era intervenuta una sentenza del Consiglio di Stato che sembrava dare una grossa mano a sbloccare la situazione. In sintesi la Sentenza diceva che non occorreva che il collegio fosse perfetto e poteva quindi operare anche solo a maggioranza dei suoi componenti presenti. Di più, la sentenza legittimava anche l'attività propositiva delle Associazioni che, per vero è quella che alimenta i lavori della Commissione. Tutto bene dunque, si può ripartire ? Niente affatto. E' vero che il collegio può lavorare anche in presenza della sola maggioranza dei suoi componenti, ma questi devono essere tutti nominati e se uno se ne va, bisogna aspettare che arrivi il successivo. Il grosso problema si è verificato con i componenti di nomina Ministeriale, soggetti, spesso a volentieri a cambi di sedi e incarichi, per cui se va via il Soprintendete del Piemonte Orientale bisogna aspettare ( dicono loro) che arrivi il nuovo e se il nuovo è quello del Piemonte Occidentale ? Allora bisogna aspettare che si provveda a colmare la vacanza che si è aperta  nel Piemonte Occidentale e se nel frattempo se ne va via il Segretario Regionale dei Beni Culturali ? Beh, si inizia un altro giro. Non si finisce più. Per vero la norma dice che i vari Soprintendenti hanno competenza in Commissione per le pratiche che riguardano i loro territori e quindi parrebbe che se manca Novara , si potrebbe esaminare la proposta di Asti, Ma sembra che non ci sentano. Così come parrebbe che anche nelle more dei vari giri di poltrone, le funzioni Statali siano comunque da qualcuno ricoperte pur a titolo supplente. E allora questi ultimi soggetti non potrebbero svolgere anche la funzione in Commissione ? O qui siamo ad una nuova interpretazione del collegio perfetto, ossia tanto perfetto che non potrà mai funzionare ? Dobbiamo dire che la questione oltre che veramente stancante, se non fosse tragica, sarebbe ridicola e una qualche decisiva soluzione l'Ente Regione dovrà pur prenderla, salvo dichiarare l'intenzione di sabotare scientemente i lavori della Commissione. D'altra parte la notizia di oggi secondo la quale il nuovo parco regionale dei laghi di Ivrea, diventato legge solo pochi mesi fa, sarà cassato, non para bene.
Intanto postiamo la foto di un sito per il quale abbiamo formulato proposta di tutela. Trattasi di un residuo e mirabile sopravvissuto esempio di paesaggio rurale prealpino posto tra Cusio e Val Sesia. Gli edifici rurali e i prati stabili ancora coltivati a foraggio lungo la antica via che univa il pellegrinaggio tra i Sacri Monti di Varallo Sesia e Orta. Piccola cosa, ma preziosa. La proposta di tutela sarebbe perfettamente in linea con il Piano Paesaggistico regionale. Ma intanto aspetta, anche se chi non aspetta è il mercato immobiliare e quel bene rischia concretamente, in attesa della Commissione più che perfetta, di finire al mercato. Evviva .

venerdì 4 ottobre 2024

VERBANIA: L'ASSOCIAZIONE CHIEDE ACCESSO AL SINDACO

 




Buon giorno Sindaco, Scrivo per conto e in nome della associazione Italia Nostra, Sezione VCO, e in qualità di presidente. Come Le sarà noto, l' Associazione, ma non essa sola, da anni ha aperto interlocuzioni con diversi Enti del territorio in merito alla individuazione di una destinazione funzionale dell'area e degli immobili che costituiscono la Cascina ex De Antonis sita sul Piano Grande di FondoToce. Come pure lei saprà, l'idea progettuale che ci anima e che si accompagna alla nostra preaccupazione per quanto residua del Piano Grande, è quella di legare il recupero della Cascina alla valorizzazione di quella risorsa che è rappresentata dall'esistenza del Parco Nazionale Val Grande.
Sul tema abbiamo sviluppato alcuni documenti che , a nostro giudizio, richiederebbero approfondimenti e valutazioni.
I nostri precedenti approcci( Sindaco Vebania/ Presidenti Parco Nazionale/Presidente Comunità del Parco/Assemblea Comunità del Parco/ Direttore Parco Nazionale/Direttore Ente aree Protette Ticino Lago Maggiore/Consulta Ente aree protette Ticino lago Maggiore/Sindaci del territorio , si sono sempre "fermati" di fronte alle scelte che il Comune di Verbania, quale Ente Territoriale competente, avrebbe dovuto assumere.
Sappiamo che nella proposta tecnica di variante, la soluzione indicata non sembra andare nella direzione da noi auspicata, ma è anche vero che il master plan del verde contiene spunti un tantino diversi.
In uno degli ultimi incontri dei tanti avuti, è stato auspicato che si possa pervenire alla convocazione di un tavolo allargato a tutti i soggetti istituzionali potenzialmente interessati alla questione. Crediamo tale auspicio possa essere accolto.
Quanto premesso è nostro desiderio poterla incontrare, a breve, per un esame allargato della questione e per poterle illustrare con maggiori dettagli il contenuto della proposta.
Crediamo Lei possa accogliere la nostra poroposta di incontro, essendo peraltro a questa Associaione riconosciuta una funzione di copianificazione sul tema, e per questo La ringraziamo in attesa di Sue comunicazioni a riguardo .

Piero Vallenzasa

Presidente Italia Nostra VCO

VERBANIA: LA RISPOSTA DELLA REGIONE RINVIATA AL MITTENTE

 


Non convince per nulla quella che avrebbe dovuto essere l'esito della nostra istanza formale di esame e eventuale annullamento del titolo edilizio rilasciato a Malù srl per l'estensione del campo golf. Il Settore Urbanistica Orientale della Regione solo dopo diversi nostri solleciti ha scritto una semplice nota a firma del suo Responsabile non motivando le ragioni per le quali ha ritenuto non accogliere l'istanza. Abbiamo dunque replicato con la nota che qui pubblichiamo.. Ci pare il minimo sindacale che potevamo chiedere di fronte ad una risposta neppure rispettosa della forma giuridica con cui avrebbe dovuto esprimersi esprimersi.   











Sezione Verbano Cusio Ossola

Prot. 22/24

Data: 03/10/2024


Al Presidente della Giunta
della Regione Piemonte
P.ca Castello 165
10122 TORINO
a mezzo posta certificataA

Regione Piemonte

Direzione Ambiente Energia e Territorio

Settore Urbanistica Piemonte Orientale

NOVARA

a mezzo posta certificata

OGG: Comune di Verbania- Permesso a costruire n.72/2023 del 19/09/2023- Sportello Unico per le attività produttive del Verbano autorizzazione unica n. 80/2023 del 21/09/2023. Ampliamento Campo da Golf e costruzione Club House. Titolarità: Manoni srl - Ricorso ex art. 60 comma 2 L. R. n. 56/77 e s.m.- Riscontro.


A seguito di proposizione di ricorso da parte di questa Sezione della Associazione Ambientale Italia Nostra APS, regolarmente riconosciuta, ricorso presentato ai sensi dell'art. 60 comma 2 della Legge Regionale n. 56/77 e s. m. e i. avverso i titoli a edificare in oggetto, Codesto Settore ha prodotto, ricevuta in data 30/09, il documento classificato 11.80.ISTR_Provv/A16000.348/2024.A1600.A, di fatto respingendo il ricorso per dichiara carenza del presupposto dell' interesse pubblico concreto e attuale, nulla esprimendosi in merito alla legittimità del titolo contestato, ma rinviando la questione della sua legittimità ad una affermata competenza di altri soggetti, quali la Soprintendenza per le Province di Biella, Novara, VCO e Vercelli.

Sin qui la vicenda, per noi tuttavia niente affatto da ritenersi conclusa e ciò per la ragioni qui nel seguito esposte.

Il ricorso è stato promosso in virtù di una norma legislativa che lo prevede. Avrebbe dovuto quindi avviarsi un corretto e giusto procedimento da concludersi con un atto formale, un provvedimento amministrativo definitivo, nel caso ricorribile.

Non abbiamo avuto conoscenza di alcun avvio e dopo più solleciti è stata ricevuta una nota, a nostro giudizio non assimilabile ad un provvedimento amministrativo, con la quale il Responsabile di Settore si esprime come abbiamo già fatto cenno.

Se ne contesta la forma e il contenuto.

In merito al profilo della legittimità o meno dell'atto contestato, la nota "scarica" la responsabilità della decisione su un'eventuale proposizione della stessa istanza all'Organo Ministeriale che si è espresso con un proprio parere preventivo di natura favorevole al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica regionale. Per vero non esiste norma che ci consenta di proporre un'istanza in tal senso.

Tuttavia, in punto rammentiamo che è sempre stata prassi precisare nelle autorizzazioni paesaggistiche che le stesse sono rilasciate sotto l'esclusivo profilo di compatibilità di paesaggio, rimettendo invece all'organo urbanistico l'onere di verificare la compatibilità del progetto con le norme di tal natura vigenti.

Riteniamo che anche in questo caso la prassi abbia a valere.

Se è poi indubbiamente vero che la prescrizione (a nostro giudizio violata), è contenuta in un complesso normativo a valenza paesaggistica (PPR), vero è che le sue norme, a maggior ragione le prescrizioni, impattono sull'apparato normativo urbanistico locale, sino a prevalere (quest' ultime da subito).

A che scopo e fine è infatti prevista la revisione obbligatoria degli strumenti urbanistici ?

Quanto ricordato confuta quanto contenuto e affermato nella citata nota a giustificazione del mancato giudizio circa la legittimità o meno del titolo rilasciato (ferma restando la superata questione della mancata Valutazione di incidenza).

Per quanto attiene infine l'affermata necessità dell'interesse pubblico concreto e attuale all'annullamento, essa è affermazione apodittica, mancando nel testo alcuna motivazione a dimostrazione dell'assunto, cosa che è elemento essenziale in una decisione amministrativa, come in questo caso, negativa.

Per le ragioni ampiamente e crediamo con chiarezza espresse, si chiede che la decisione sull'istanza originaria venga assunta attraverso un formale atto amministrativo avente valenza di provvedimento definitivo e quindi ricorribile, mancando il quale la legittima richiesta di questa Associazione rimane senza il giusto e dovuto riconoscimento, disconoscendo di fatto la funzione che l'Associazione svolge e deve svolgere nell'ambito delle attività che si riconducono a quelle per le quali è stata riconosciuta all'interno del terzo settore.

Si confida nella giusta valutazione e considerazione della presente nota e si attende un riscontro conseguente.

Italia Nostra

Sezione VCO

Il Presidente

venerdì 20 settembre 2024

LUPO: LA CONVIVENZA POSSIBILE



 Con un documento congiunto, le Associazioni ambientaliste presenti ai tavoli aperti sui problemi dei grandi carnivori e che si concluderanno con la prossima  convocata riunione indetta dal Parco Nazionale Val Grande e Aree Protette Dell'Ossola, hanno espresso e ufficializzato la propria posizione finale  ribadendo l'esigenza che la tutela delle specie protette quali è il  lupo dovrà attuarsi nella piena considerazione della salvaguardia del lavoro degli allevatori di montagna, fornendo a loro ogni assistenza per la protezione, formazione per la corretta gestione e  risarcimento pieno dei danni subiti. Una posizione equilibrata e responsabile che vuole aiutare a ridurre e comporre le tensioni che ai tavoli della Conferenza ci sono state e forse permangono, invitando i promotori a farle proprie e portarle in sede di conclusione dei lavori. Il lavoro della Nostra Associazione in sede di Conferenza è stato tenuto dal Vice Presidente della Sezione Filippo Pirazzi cui va il ringraziamento del Consiglio. 

10.2 Le proposte delle associazioni di tutela ambientale

I grandi predatori carnivori, come il lupo italico e l’orso bruno, ma anche l’aquila reale e la lince europea, sono animali viventi selvatici tornati autonomamente e liberamente ad insediarsi nei territori di montagna di questa Provincia del VCO. Si tratta di un processo di ricolonizzazione spontaneo, provenendo questi animali da altre regioni confinanti, tanto che non si può sostenere nel modo più assoluto che siano stati introdotti da alcuno. Questo è un dato inconfutabile e la negazione del dato non è mai stata dimostrata, né è dimostrabile. Lupo ed orso, come la lince, hanno trovato da soli la propria strada. La disponibilità di selvaggina e la presenza di aree protette (Parco nazionale Val Grande, Parco regionale Veglia-Devero-Antrona e altre zone e siti protetti dalle direttive comunitarie) hanno favorito la loro espansione e il loro ritorno in modo naturale, così come è avvenuto in altre regioni e provincie d’Italia o d’Europa. Infatti, queste specie erano già presenti nel passato sul territorio ossolano (in parte anche provinciale), prima di subire lo sterminio da parte dell’uomo, che ha causato la loro estinzione locale tra la metà del ‘800 ed i primi del ‘900.

I grandi predatori carnivori, discussi al tavolo di confronto e concertazione, sono una risorsa di biodiversità, anche economica e sociale. Migliorano i servizi eco-sistemici di un territorio: lo sostengono le Scienze e gli esperti di ecologia; lo ribadisce la Commissione europea e il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica italiano (https://www.mase.gov.it/pagina/lupo).

In alcune zone d’Italia il lupo viene già valorizzato come opportunità di sviluppo e occupazione. E’ un valore aggiunto sia dell’offerta turistica di un territorio, sia come occasione di impiego per professionalità vecchie e nuove, e di alto livello.

Dal punto di vista ecologico, preservare la biodiversità di un determinato territorio significa tutelare le comunità dei viventi, prevenendo l’estinzione delle diverse specie. Le associazioni di tutela ambientale di questo tavolo sono consapevoli del ruolo cruciale dei predatori apicali per il sano funzionamento degli ecosistemi, a tutto beneficio anche del benessere degli esseri umani. Lupi e orsi sono viventi da proteggere e il loro ritorno è un fatto di straordinaria importanza.

D’altro canto, le associazioni di tutela ambientale presenti al tavolo riconoscono che quello del pastore è un mestiere antichissimo, la cui salvaguardia consente il mantenimento di produzioni di qualità in aree marginali, interne e montane. Oltre a contribuire alla tutela degli habitat di pregio ecologico e alla conservazione della biodiversità, i piccoli allevatori di montagna concorrono con la loro presenza ad evitare lo spopolamento delle terre alte, a dimostrazione di una straordinaria capacità di resilienza e nella fatica di doversi garantire un reddito dignitoso. Il mondo ambientalista riconosce che per gli allevatori il ritorno dei grandi carnivori comporta oneri e difficoltà, pertanto le pratiche agricole estensive sulle Alpi meriterebbero maggiore supporto dagli aiuti governativi, e non solamente quella intensiva di pianura. Il mondo dell’allevamento vada dunque sostenuto nel tempo.

Le associazioni di tutela ambientale ribadiscono la loro volontà di ricerca di azioni coordinate e condivise per migliorare la coesistenza lupo-uomo, o più in generale tra grandi predatori carnivori e le esigenze antropiche, anche attraverso forme mirate di educazione ambientale. Tale obiettivo deve essere perseguito a livello dell’intera popolazione alpina, non solamente nei confronti degli allevatori di montagna, a maggior ragione in seguito alla chiusura del tavolo in oggetto. Le associazioni così dette ambientaliste proseguiranno nel loro impegno per diffondere informazioni corrette sulle specie, basate su dati scientifici, e per attuare un dialogo equilibrato verso ogni portatore di interessi che voglia confrontarsi in modo democratico e civile.

Proposte specifiche delle associazioni di protezione ambientale.

        1. Si eviti di condurre le mandrie e le greggi al pascolo allo stato brado senza custodia, forma di allevamento tra l’altro vietata dai regolamenti comunali. Lasciare gli animali domestici da soli senza guardiania, in presenza di predatori carnivori selvatici, compresi i cani randagi, pone mucche, pecore e capre a rischio elevato di predazione.

        2. L’allevamento in montagna sia condotto mediante stabulazione notturna delle mandrie e delle greggi, compresi asini, muli, cavalli da soma, suini, pollame, ecc. …, in stalle chiuse dentro le quali i predatori carnivori non possano accedere.

        3. L’allevamento diurno delle mandrie e delle greggi sia accompagnato dalla presenza qualificata di pastori in grado di sorvegliare gli animali domestici per tutto il tempo durante il quale avviene il pascolo all’aperto.

        4. Si consiglia vivamente agli allevatori di dotarsi di cani da guardiania e da pastore durante la conduzione al pascolo delle mandrie e delle greggi.

        5. Lo Stato provveda a fornire gratuitamente agli allevatori adeguate recinzioni mobili con reti di protezione elettrificate, idonee alla protezione degli animali allevati in aree montuose.

        6. Lo Stato intervenga finanziariamente ed economicamente non solo nel pronto risarcimento degli attacchi di predazione in modo tempestivo e congruo, ma anche per agevolare l’occupazione stagionale di pastori professionali, in aiuto alle aziende zootecniche di montagna e per l’acquisto e l’addestramento specifico dei cani da guardiania e da pastore.

        7. Il servizio veterinario pubblico faccia la propria parte per placare le conflittualità, intervenendo prontamente alle richieste di aiuto degli allevatori. Invito esteso con particolare enfasi anche alle amministrazioni degli Enti locali, il cui ruolo deve necessariamente essere irreprensibile.

        8. Gli investimenti di risorse nel potenziamento della ricerca e dei monitoraggi siano adeguati e costanti nel tempo.

        9. Vada mantenuto il più alto possibile il profilo di diffidenza di questi animali selvatici nei confronti dell’uomo.

        10. Un nuovo tavolo di confronto e concertazione venga organizzato al più presto per dare seguito a quello testé concluso: si riprenda un dialogo costruttivo con gli allevatori nello sforzo teso a fare chiarezza e a sfatare i luoghi comuni. A questo nuovo tavolo guidato da un organo super partes e neutrale, che non persegua fini personali o di propaganda, siano invitati a partecipare altri stakeholders, soggetti che in altre realtà abbiano già affrontato i disagi per la presenza dei grandi predatori carnivori e che possano però apportare al tavolo un contributo positivo e concreto, gli organi di stampa e tutti i cittadini interessati a ricercare soluzioni possibili di convivenza.

IN CONCLUSIONE: Alcune di queste proposte discusse al tavolo in oggetto furono già prospettate in occasione delle varie riunioni, ma alla fine del percorso di confronto e concertazione con i portatori di interesse sul tema, gli allevatori, sostenuti nelle loro vertenze dalle organizzazioni agricole, dal mondo venatorio e da alcuni amministratori pubblici, hanno sempre rigettato tutte le soluzioni dell’elenco che invece, secondo il nostro parere, si sarebbero potute praticare, per lo meno in via sperimentale. L’unica proposta che questi stakeholders hanno continuato a sostenere, pretendendone una condivisione da parte del tavolo, si è retta sulla volontà di abbattimento di una specie protetta dalle leggi, come soluzione alle predazioni. Proposta irrealizzabile stante la normativa vigente.

Per creare condizioni adeguate a consentire la permanenza dei pastori e delle greggi o mandrie sugli alpeggi, e allo stesso tempo garantire la conservazione a lungo termine dei grandi predatori, si impone dunque un approccio diverso da quanto osservato al tavolo 2021-2024: sia volto cioè a minimizzare il conflitto attraverso interventi di prevenzione e l’applicazione di normative che garantiscano indennizzi adeguati a chi subisce danni causati dai grandi predatori carnivori.

Le associazioni di tutela ambientale si mettono a disposizione con le proprie competenze per contribuire alla divulgazione di proposte concrete riguardanti il tema affrontato al tavolo in oggetto, allegando alla presente il documento pubblicato nel Aprile 2018 da CIPRA Italia. https://www.cipra.org/it/dossiers/grandi-carnivori

Per ultimo, le Associazioni di tutela ambientale dichiarano con la presente nota che si sono rese disponibili a controfirmare il presente report conclusivo. Esso raccoglie tre anni di lavoro con dibattito a volte anche acceso tra i partecipanti, alle quali riunioni non hanno mai rinunciato di partecipare. Non possiamo però condividere quanto si legge nell’Introduzione al terzo capoverso, redatto dalla Presidente Riboni delle Aree Protette dell’Ossola: il lupo visto “come problema economico, sociale e ambientale”. Questa affermazione è scorretta, perché diversa dalla lettera di convocazione del tavolo (prot.3/9/2021); è un’interpretazione di parte, inaccettabile e non sottoscrivibile, che noi abbiamo chiesto di correggere. Anche dell’immagine dell’iceberg con le didascalie tendenziose e per nulla obiettive abbiamo chiesto invano la rimozione, perché non condivisa. Per le Associazioni di tutela ambientale l’immagine corretta che doveva testimoniare il lungo lavoro del tavolo, condotto sotto gli auspici del progetto UE Life Wolfalps sarebbe stata piuttosto questa: https://www.lifewolfalps.eu/en/about-the-project/


19 Settembre 2024

Filippo Pirazzi – TRONTANO (VB) – 338 613 2825

Sottoscrivono il presente documento le seguenti associazioni di tutela ambientale:

ITALIA NOSTRA VCO – Presidente: Piero Vallenzasca

PRO NATURA PIEMONTE – Presidente: Umberto Lorini

MOUNTAIN WILDERNESS ITALIA – Presidente: Luigi Casanova

martedì 17 settembre 2024

LE FERROVIE INVESTONO



Al termine della lunga sospensione estiva del servizio ferroviario sulla linea Milano/Domodossola, non mancano le sorprese. A Stresa, accanto al dovuto ripristino del sottopasso e alle opere cosmetiche rese necessarie per evitare il progressivo disfacimento, permane la vergognosa presenza dei resti della stazione Stresa/Mottarone che, lo ricordiamo, per la parte ancora in piedi è di proprietà di Rete Ferroviaria Italiana. Probabilmente si dovrà aspettare un nuovo PNRR ( più o meno nel prossimo secolo) per vedere metterci mano, sempre che a quell'epoca sia rimasto ancora qualche cosa. Tuttavia, a pochi chilometri di distanza, la stazione (in parte dismessa) di Belgirate sembra abbia beneficiato di nuova vita e, alla sua riapertura, abbia offerto ai viaggiatori in arrivo e in partenza, un'opera dell'architettura contemporanea, senza eguali. Per vero, di eguali sembra che ne abbia ( il suo richiamo allo stile delle stazioni di servizio è indubbio) e l'accostamento alla architettura originaria della piccola stazione è emblematica. Che dire ? Io niente, dite voi, ma se i fondi del PNRR dovevano servire per questo potevano pure tenerseli. Confidiamo che chi debba guardare guardi e sappiamo che ci sta guardando. Vedremo.

mercoledì 4 settembre 2024

LORGINO: LUCI e OMBRE




Dopo il lungo percorso, nella seduta del 22 agosto scorso, si è conclusa, presso l'Ente Provincia la Conferenza finale che ha espresso positiva valutazione rispetto al progetto di rinnovo e ampliamento della autorizzazione alla coltivazione di cava Lorgino. Che dire ? Dobbiamo premettere che la documentazione ora disponibile è ampia, anche se non ci pare completa nonostante i richiami al proposito espressi dall'ANAC, ma proprio perché comunque ampia non abbiamo terminato il suo esame e quindi queste nostre considerazioni devono ritenersi incomplete e provvisorie. Il passo saliente della Conferenza si è consumato tra il luglio e l'agosto scorsi. Ancora alla data del 11/07 la Soprintendenza esprimeva parere negativo rispetto al progetto presentato e già emendato una prima volta. Non conosciamo i contenuti di quel parere in quanto non rinvenuto sul sito della Provincia (vorremmo poterlo conoscere come legge impone). A fronte di quel negativo parere, l'Azienda contro deduceva rapidamente introducendo modifiche al progetto. In particolare venivano allontanati i fronti estrattivi dalle località di Villa Dell'Oro e di Enso, venivano incrementate le offerte di compensazione già in parte previste, rafforzando il progetto di recupero edilizio a beneficio dei nuclei frazionali, prevedendo interventi emblematici ed altre misure di mitigazione. Un complesso di proposte che singolarmente intese sarebbero positive, ma che non ci paiono però ancor ben definite in diversi aspetti, considerata l'assenza (dichiarata e voluta) del Comune che non ha ritenuto ancora metter mano e modificare i contenuti della precedente convenzione, perdendo l'ennesima occasione di migliorare ancor di più le compensazioni dovute ad un territorio sacrificato agli elevatissimi profitti altrui. Ma tantè. Comunque, a fronte di tali integrazioni, la Soprintendenza si esprimeva nuovamente in data 09/08 e questa volta in senso positivo, pur introducendo una serie innumerevole di prescrizioni che meriteranno di essere attentamente valutate e poi monitorate nel loro rispetto. Il 22/08, raccolti tutti i contributi degli Enti partecipanti ( lo rimarchiamo, il Comune pur richiesto di esprimersi nel merito, ha dichiarato per voce del suo Sindaco, di nulla dover aggiungere. Parole tratte dal Verbale di Conferenza) , la Conferenza nella stessa seduta del 22/08 si è rapidamente conclusa, lasciando a noi l'impressione di voler comunque chiudere la vicenda. Perché lo diciamo. Perché la conclusione ci è sembrata accelerata ogni modo con i contributi dei vari soggetti partecipanti chiamati ad esprimersi sin troppo velocemente  rispetto alle ultimissime modifiche apportate al progetto ( ma, al proposito, dove stanno queste modifiche. Noi non le abbiamo trovate cartografate), con pareri apparentemente confezionati con copia/incolla di prescrizioni di rito e raramente di merito specifico ( al proposito che fine ha fatto il Contributo reso dall'Arpa a proposito della "commercializzazione?" di tutto il materiale estraibile.) Anche di questo documento non ne vediamo traccia sul sito della Provincia ( monito dell'ANAC nonostante)  e che fine faranno le innumerevoli e meritorie prescrizioni dettate nel parere finale della Soprintendenza . Si perderanno in qualche remoto angolo, dimenticando di monitorarne l'attuazione ? Non ce ne stupiremmo. Comunque , alla fine, hanno chiuso, ma non hanno autorizzato. Mancano ancora diversi titoli di proprietà delle aree. Che siano quelle dei demani pubblici contesi tra Comune e Soprintendenza o che altro ? Per ora non lo sappiamo. Anche questa un'ombra.         


lunedì 2 settembre 2024

I LUPI e LE PECORELLE SMARRITE



L'articolo di oggi sulla Stampa, edizione locale, sembra la cronaca di guerra di cui siamo ormai abituati per ben più tragici fatti. Un gregge formato da 1400 capi, in Val Bognanco, è stato preso di mira da un branco di lupi ( pare fossero almeno in nove) che non devono aver faticato molto a seminare il terrore all'interno della sterminata moltitudine del gregge con le conseguenze prevedibili (morti e feriti) . E' l'ennesimo allarme che da un po' di tempo si alza dal fronte degli allevatori e che viene ripreso dai media, invocando una nuova e più efficace disciplina nel contrasto lupo/agnello. Anche l'Ente Parco delle Aree protette dell'Ossola, per voce della sua Presidente si era fatta portavoce, nei giorni scorsi, del disagio degli allevatori, preannunciando iniziative. Già, questo è vero non si possono ignorare le esigenze di chi in montagna vive e resiste eroicamente, ma è anche vero che l'Ente Aree protette dovrebbe avere tra i suoi scopi la tutela del lupo e non la sua cacciata. Vedremo più in là in che cosa comunque si concretizzeranno le annunciate iniziative, ma nel frattempo questa notizia di Stampa, così come apparsa, sembra voler drammatizzare un problema che se lo è ( e in qualche caso potrebbe esserlo) ora rischia di deflagrare. Ci poniamo però una domanda: é possibile pensare di poter gestire in maniera adeguata e corretta un gregge  di ben 1400 capi portato in zona di alta montagna e quindi impervia e piena di rischi e insidie ?  La risposta sembrerebbe proprio di no o qualcuno ritiene che un paio di Maremmani e qualche singolo pastorello, magari manco molto esperto dei luoghi, possono da soli fronteggiare un branco di lupi e fermare il panico che si impossessa di un intero gregge ? Non è possibile, non c'é  nessun "pastore elettrico" capace di contenere e difendere un gregge tanto numeroso e in questo caso, ci sembra sia lì il problema. Indennità compensativa e premi alpeggio che siano non possono trasformarsi in una leva che induce alcuni a monticare tanti più capi ovini possibili, dando per scontato anche la perdita di un certo loro numero, perché comunque il conto finale torna. Il rischio del lupo non è un rischio ignoto, è un  rischio concreto e possibile contro il quale l'allevamento di alta montagna  deve confrontarsi e attrezzarsi, ma ci sembra che quest' ultimo caso di cronaca dimostra che qualcuno preferisca rischiare piuttosto che attrezzarsi a difendersi. Lo ripetiamo: 1400 capi soni indifendibili.        

lunedì 12 agosto 2024

PROPOSTA DI PIANO TERRITORIALE: Italia Nostra regione osserva

 

PIANO TERRITORIALE REGIONALE: ITALIA NOSTRA OSSERVA

 






L'Ente Regione Piemonte ha avviato il processo di revisione del proprio Piano Territoriale, un documento programmatico e pianificatorio che dovrebbe allinearsi al Piano Paesaggistico Regionale ad esso sovraordinato e dettare indirizzi e direttive e prescrizioni per la pianificazione di livello inferiore. La proposta di Piano è soggetta a Valutazione Ambientale Strategica e in quest'ambito essa è stata pubblicata al fine di consentire a chiunque di presentare i propri contributi critici. La nostra Associazione non poteva sottrarsi all'obbligo e all'onere di intervenire in questa materia che coinvolge direttamente i temi del proprio essere statutario. Lo abbiamo fatto anche se il tempo a disposizione è stato poco e certamente non abbiamo potuto osservare tutto quello che avremmo voluto, ma la documentazione da esaminare era imponente e certamente avrebbe dovuto coinvolgere competenze e conoscenze ben oltre la nostra portata. Abbiamo perciò scelto non tanto di fare un'analisi puntuale del complesso dei temi estesa a tutti gli ambiti territoriali contenuti nella proposta di Piano, ma di svolgere un esame per grandi temi: Relazione con il Piano Paesaggistico/ Metologia applicativa del Piano/Consumo di suolo/Turismo/Energia/Borghi/Parchi/Logistica-Commercio/Trasporti, contrapponendo la nostra visIone a quella che emerge dalla lettura della proposta che se in diversi aspetti potrebbe sembrare condivisibile anche grazie al recepimento di direttive sovranazionali e comunitarie, contiene a nostro giudizio un errore ( non si sa quanto voluto o meno) che, realisticamente svuoterà il Piano nel suo momento attuativo. Qui nel seguito pubblichiamo integralmente il documento che oggi è stato inoltrato a Regione Piemonte e chi avrà tempo e pazienza di leggerlo attentamente potrà trovare riscontro a quanto scritto in questa presentazione introduttiva. Preghiamo i Presidenti della singole Sezioni dell'Associazione di promuoverne la diffusione e la lettura. Grazie.






Consiglio Regionale del Piemonte Via Massena, n. 71 – 10128 Torino Tel. 011/500056; email piemonte-valledaosta@italianostra.org


Alla Regione Piemonte pianificazione.territorio@cert.regione.piemonte.it

valutazioni.ambientali@cert.regione.piemonte.it

Prot. 24/24

Torino, 12 agosto 2024

OGG: VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DELLA REVISIONE DEL PTR: PIANO TERRITORIALE PIEMONTESE. 0OSSERVAZIONI E PROPOSTE DA PARTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA ASSOCIAZIONE ITALIA NOSTRA PIEMONTE APS.


I punti che emergono da una prima analisi sommaria, (un'analisi puntuale non ci è consentita per il tempo che richiederebbe e le competenze che dovrebbero essere coinvolte) sono:

A) Maggiore autonomia agli ambiti locali: province e comuni, ma soprattutto comuni, dando loro la possibilità di porre in discussione scelte di area vasta a vantaggio degli ambiti locali. Le procedure che conosceremo poi nelle fasi successive ci diranno quanto sarà elevato il potere di deroga.
B) Sviluppo senza limiti del settore logistico con annesse opere infrastrutturali, come ad esempio l' autostrada Vercelli Novara dove anziché realizzare una nuova arteria, con minor spesa e minor consumo di suolo sarebbe possibile intervenire sulla rete viaria esistente con mini-circonvallazioni che evitino il passaggio di auto e mezzi pesanti nei paesi. (vedasi comunque quanto nel seguito ulteriormente osservato)
C) Sviluppo spinto del settore energetico anche in alternativa alle attività agricole, con il concreto rischio di depotenziare il PPR e i suoi strumenti di vincolo paesaggistico ( sintomatica la attuale inoperatività di fatto della Commissione articolo 137 del Codice).

Per quanto riguarda gli AIT (Ambiti di integrazione territoriale) le singole schede hanno un carattere conoscitivo e descrittivo delle caratteristiche sociali, economiche e ambientali dei territori. Sarebbe opportuno che si indicasse/delineasse in linea di massima, la “vocazione” stessa dei singoli Ambiti al fine di indicare anche in modo non esaustivo, ma “più operativo” quelle che dovrebbero essere le direzioni per un miglioramento sia economico che ambientale dei vari AIT, fornendo in tal modo,
attraverso una visione di area vasta, i “nodi” sui quali operare per effettuare scelte territoriali, anche in eventuale collaborazione con altri AIT, al fine di consentire un reale sviluppo sostenibile, con le necessarie ricadute economiche, da parte dei Comuni, supportati dalle Province e dalla Città Metropolitana. Ovviamente le indicazioni per i territori andrebbero poi sempre supportate e sviluppate tramite il confronto con le reali situazioni in atto e pertanto offrendo sempre un’adeguata e corretta possibilità di aggiustamento, ma garantendo una sintonia con le scelte a carattere regionale e provinciale. Un esempio potrebbe essere dato dalla reale costituzione della “filiera del vino e da quella del riso”, anche in sinergia tra loro , con tutte le ricadute economiche e ambientali, promuovendo i rispettivi territori a diversi livelli e perseguendo linee di sviluppo organizzate nella direzione della
valorizzazione della produzione in accordo con una visione di sostenibilità ambientale.
Relazione tra livelli di pianificazione:
Un' osservazione di fondo riguarda il tema della relazione tra il PTR e gli altri piani territoriali e locali. In sintesi ci è sembrato di capire che l'attuazione e quindi il "successo" o meno del Piano Territoriale in formazione, dipenda dal grado di recepimento che esso avrà nell'ambito del sistema della autonomie territoriali ad esso sottese e che viene chiamato ad attuarlo attraverso un'applicazione delle sue direttive
e dei suoi indirizzi (le prescrizioni si rinuncia persino a dettarle e questo non è un buon segnale) che dovranno essere declinati a livello Provinciale, di Città Metropolitana e poi di Enti Comuni, singoli o associati. A questo proposito lo stesso Piano Territoriale non nasconde l' incertezza sull'esito
dipendente da una scelta di così ampia apertura di credito nei confronti delle autonomie territoriali, a fronte tuttavia di un dato storico incontrovertibile che è di segno esattamente opposto.

Il Piano Territoriale approvato nel corso del 2011, ad oggi, non è stato recepito da nessuna delle Province del Piemonte (una di esse ne è persino priva in assoluto) e la sola Città Metropolitana ha provveduto al suo recepimento. Ma non solo; il processo di recepimento dello stesso Piano Paesaggistico Regionale è ben lontano dall'essere, non diciamo completato, ma anche soltanto avviato in maniera decisiva. Questi fatti militano per un fondato scetticismo circa il buon esito del processo
programmatorio che il PTR vorrebbe innestare e pongono la domanda sul perché, alla luce deI fallimenti precedenti non si sia ritenuto introdurre norme atte "incoraggiare" il processo di attuazione del Piano o, se si preferisce a "scoraggiare" l' inerzia dei Enti Locali. Le norme transitorie non contengono nulla al proposito. Si arriva persino a pensare che proprio questo sia lo scopo perseguito.
Si potrà obiettare che si vuole privilegiare l'autonomia dei singoli territori, responsabilizzarli, non sostituirsi ad essi, fedeli ad un modello di democrazia decentrata e partecipata degli Enti Locali.
Può essere, ma tale autonomia non sempre sembra sia stata riconosciuta agli stessi Enti quando, in nome di principi di semplificazione e di rilancio produttivo, le norme urbanistiche locali sono state depotenziate, derogate anche senza necessità di recepimento locale.
E' quindi fondato il sospetto che tale modello attuativo nasconda una scelta politica consapevole del futuro ( voluto?) mancato esito di un Piano che ha necessariamente dovuto recepire principi e normative derivanti anche da ordinamenti sovranazionali e comunitari che, in uno scenario in rapida evoluzione, impongono e dettano scelte a prescindere dall'orientamento del Governo Regionale al momento in carica.
Anche nella proposta delle modifiche delle NtA al primo punto si precisa di porre come riferimento la pianificazione locale che sappiamo per esperienza ormai invalsa procede attraverso varianti non strutturali ma di tale peso e ampiezza da svuotare gli strumenti regolatori locali. Una prassi che, peraltro, si sposerebbe bene con quel carattere di flessibilità e elasticità che pare siano tra le caratteristiche " migliori" del Piano in revisione così da individuare una possibile prassi attuativa ( bisognerebbe meglio dire inattuativa) che procederebbe appunto per varianti, diversamente definibili come la risposta locale alle domande, generalmente di natura economica, che si esprimono dentro i singoli territori e lì attendono e ottengono le pronte ed efficaci risposte, con buona pace di ogni programmazione pubblica di area vasta e di medio/lungo periodo.
Gli eventuali accordi di programma si potranno affermare come strumenti di modifica ed esecuzione sostitutiva ad una democratica pianificazione e programmazione.
Il PTR dovrebbe essere anche e soprattutto per quanto riguarda l'Ente che lo promuove, cioè la Regione stessa, un volano del cambiamento che si dovrebbe tradurre pure in una nuova produzione legislativa che ne declini i temi in ordinamenti normativi ad essi coerenti, in risorse da riversare sui territori perché possano tradursi in azioni concrete ( realizzazioni materiali- capitali umani-educazioni culturali), produzioni legislative capaci di sollecitare l'inerzia delle autonomie, stimolando la loro presa di coscienza dei temi strategici, attraendole in uno sforzo sinergico coerente rispetto agli obiettivi specifici del Piano, imponendo tempi e passi, ancora una volta insistiamo, innestando meccanismi di incentivazione premiante e di disincentivazione capaci di far convergere i piani locali verso quegli obiettivi.
Al netto dei contenuti, delle strategie e degli obiettivi che il PPR si pone, a nostro giudizio, occorre quindi rettificare la scelta metodologica che non ne garantisce l'attuazione inserendo norme transitorie finalizzate allo scopo di rendere cogente il processo programmatico.

PTR e PPR:

Non del tutto estraneo al tema che abbiamo evidenziato si pone anche il rapporto tra il Piano Territoriale e il Piano Paesaggistico Regionale.
Al proposito ricordiamo che la norma statale pone quest'ultimo Piano al vertice della scala della gerarchia tra gli strumenti della pianificazione :

"3. Le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143 e 156 non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette. "

Ricordiamo ancora che in sede di Norme di attuazione del PPR, L' Art. 46 prevedeva, in carico alla Regione un onere di adeguamento allo stesso per i propri strumenti di pianificazione, così da consentire che, a cascata, si attuasse il recepimento negli strumenti pianificatori ad esso sottordinati:

" La Regione provvede ad assicurare, entro il termine di dodici mesi dall’approvazione del Ppr, la
coerenza e l’armonizzazione con le disposizioni dello stesso dei propri atti di pianificazione e delle
politiche di settore, quali quelli a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico,   nonché delle altre politiche che possono avere un'incidenza diretta o indiretta sul paesaggio, ai sensi
dell’articolo 5 della Convenzione europea del paesaggio. "

Inutile segnalare come i tempi previsti per l'allineamento della pianificazione generale e settoriale a quella paesaggistica sono andati ben oltre quanto normato, anche questo è un fatto che deve essere attenzionato quando, ottimisticamente, si affida al sistema delle autonomie territoriali il compito di mettere a terra il PTR, quando l'insegnamento che proviene dallo stesso ente Regione è stato di tutt'altro segno.
Se dunque questo è il rischio molto concreto che si profila, ne consegue che lo stesso adeguamento del PTR al PPR che dovrebbe attuarsi con l'aggiornamento in corso, di fatto, probabilmente, non potrà avvenire, rischiando di essere soltanto un adempimento formale, rimandato sine die, cioè all'eventuale sua applicazione dparte delle autonomie territoriali, eludendo così un obbligo nel momento in cui si
afferma di osservarlo.
Il nodo metodologico che abbiamo già indicato e che in qualche modo vizia e mina l'esito del processo di pianificazione ritorna, riverbandosi su più aspetti che coinvolgono il PTR, depotenziandolo anche nei suoi contenuti per noi positivi, ma che di fatto rinvia o rimette alle volontà degli altri soggetti della pianificazione di livello inferiore.
C'è tuttavia un altro aspetto significativo e esemplificativo che vorremmo segnalare e che invece riguarda proprio l'Ente Regione laddove in sede di relazione afferma che il processo di adeguamento dei propri strumenti settoriali al PPR risulterebbe compiuto. Vogliamo riferirci, in quanto tema da noi trattato in altro contesto, al PRAE, già sottoposto a procedura di VAS.
Le difficoltà riscontrate nel concludere positivamente quella valutazione hanno indotto la Giunta Regionale a proporre una norma legislativa, poi entrata in vigore, che ne consentisse l'approvazione stralcio per settori estrattivi. In questo modo, anche in questo caso, si è compiuta un'operazione elusiva di un obbligo, consentendo di mandare in approvazione uno strumento parziale, reso monco in quegli aspetti che, ove non rettificati rispetto all'impostazione iniziale sarebbero entrati in contrasto pieno con l'apparato normativo del PPR.
Quanto poi alla parte stralciata, la sua approvazione diventerà un fatto aleatorio e ciò non è frutto della nostra lettura di quella vicenda, ma sono le dichiarazioni rese all'epoca dal Presidente Responsabile della Giunta Regionale che, interrogato dai media, ebbe a pronunciarsi avanti i rappresentanti di categoria (Asso Graniti), affermando che, sin tanto non vi sarebbe stata condivisione del Piano di settore con la rappresentanza di quella categoria, il Piano non sarebbe stato approvato, lasciando così spazio ad una gestione più "libera" delle attività estrattive che tanto incidono in tema di consumo di suolo, riduzione della copertura vegetale, immissione inquinanti, traffico, detrazioni paesaggistiche, proprio obiettivi specifici che il PTR individua ai fini del loro contrasto, non certo della loro "liberalizzazione".

Logistica/ trasporti/ commercio.

Si potrebbe continuare: trasporti e logistica assumono un ruolo molto rilevante nel panorama regionale disegnato dal PTR, ma ad esempio come si pone la realizzazione del nuovo asse viario di collegamento Novara/ Vercelli, di cui già si è detto, tanto sostenuto dal Governo Regionale, con l'esigenza di contenere l'espansione lineare degli insediamenti siano essi logistici, piuttosto che industriali o commerciali? Questo nuovo asse viario, di fatto, costituirà una nuova infrastrutturazione dei territori attraversati, una urbanizzazione lungo la quale sarà difficile immaginare non si indirizzeranno gli interessi di espansione specie del settore logistico, (settore che tanto si concentra in questo quadrante di territorio) tanto "energivoro" in tema di consumo di suolo, di incremento di traffico, e di contro, di altrettanta poca rilevanza in termini di innovazione produttiva e di qualificazione delle risorse umane ( altri obiettivi questi ultimi richiamati dal Piano).
Anche in questo caso ci sembra di individuare una contraddizione tra principi affermati e politiche concrete e di fatto attuate: vedasi la riduzione dello sviluppo lineare degli insediamenti degli impianti produttivi/logistici e commerciali e, al contrario la densificazione dell'edificato diffuso, tutti obiettivi difficilmente raggiungibili con politiche di fatto opposte. Esistono territori poco serviti da
infrastrutture e logistica che, al contrario, hanno sempre mostrato un buon tessuto economico e sociale.
Citiamo come esempio il territorio cuneese. Tra i motivi di questo successo segnaliamo la capacità di mantenere il giusto equilibrio tra i vari settori economici.
Ma le dinamiche economiche sono in continua evoluzione e le cose cambiano. Il settore della logistica cambia anche più rapidamente. E’ possibile assistere alla costruzione di capannoni (dedicati alla logistica delle multinazionali del commercio online che una volta finiti non vengono utilizzati perché la multinazionale ha deciso che le priorità sono cambiate.
Il suolo agricolo viene consumato in maniera totalmente inutile. Il PTR e il PPR dovrebbe contenere norme per prevenire queste situazioni. Non ci pare sia così, anzi la logistica dei grandi capannoni è ampiamente favorita. Si tratta di un settore a scarso contenuto di innovazione, che lascia ricadute negative pesanti sul territorio.
Si auspica l'inserimento di norme prescrittive che obblighino la prestazioni di garanzie circa l'avviare e il permanere delle attività e ne sanzionino con la rimozione a carico degli attuatori il mancato uso.
Anche in questo caso ci sembra di individuare una contraddizione tra principi affermati nel PTR e politiche concrete e di fatto attuate. 
Chiediamo: La rete ferroviaria storica regionale può o no dare una risposta concreta al problema della diversificazione della mobilità? Essa rappresenta un patrimonio materiale pregiato, con l'insieme delle sue opere d'arte e delle sue stazioni minori, la cui costruzione oggi necessiterebbe di risorse ingenti, assolutamente impossibili da acquisirsi.
Sotto questo profilo il suo abbandono costituisce una perdita di valore, non soltanto in termini di identità territoriale, ma anche economico. Quale risposta può dare e da il PTR e il Piano di settore a questo problema ?
L' utilizzo nell'ambito di una rete a servizio della mobilità turistica potrebbe essere una parziale risposta, ma non può ridursi a fenomeno folkloristico estemporaneo, necessità una strategia di maggior respiro che ipotizzi nuovi vettori, nuove capacità di trasporto, nuove fermate in linea che rendano il servizio più flessibile e ne riducano la rigidità tipica del trasporto su ferro e nuove connessioni con la mobilità su gomma di ultimo miglio, unitamente ad incentivi per l'utenza che ne possano promuovere la
fruizione diffusa, convertendo ad essa modelli culturali che da essa si sono progressivamente allontanati.
Non ci pare che il PTR affronti il tema, né che il livello locale di governo territoriale sia il più idoneo per affrontarlo e risolverlo.
Nel PTR si auspica in più punti il riequilibrio modale tra gomma e ferrovia.  Non sembra però esistere una reale volontà di intervenire a favore della ferrovia. Ad esempio, nelle tavole della conoscenza non risulta esserci nemmeno una ricognizione delle dotazioni ferroviarie della Regione che descriva in maniera esaustiva il traffico passeggeri (stazioni e loro servizi, linee attive e con quanti treni, posti disponibili, linee chiuse, linee dismesse, ecc.).
Lo stesso per il trasporto merci: manca ad esempio una ricognizione delle aree industriali o singole ditte dotate di raccordo ferroviario e lo stato in cui si trova (descrizione, tipo di utilizzo, se in uso o in disuso e in questo caso come si può ripristinare).
Si richiede che nelle norme di attuazione per realizzare eventuali nuove aree industriali ci sia l’obbligo di trovarsi in prossimità della rete ferroviaria esistente e di dotarsi di un raccordo ferroviario.
Vorremmo anche esemplificare: l'area vercellese - capoluogo e piccoli centri, è caratterizzata da un accentuato pendolarismo verso Torino e verso Milano. Negli ultimi anni il servizio ferroviario è peggiorato (riduzione dei treni, ritardi, affollamento delle carrozze). In occasione del rinnovo degli accordi con Trenitalia occorrerebbe rivedere e implementare il servizio ferroviario regionale interregionale, recuperare la direttrice Vercelli/ Casale con l’elettrificazione sia a fini pendolari che a fini turistici, collegando le due città molto importanti dal punto di vista culturale e per quanto riguarda la direttice Torino direzione nord, riaprire al servizio, riammodernata nella sua capacità e velocizzata, la linea Arona/Santhià quale esempio di connessione tra territori diversamente lontani tra loro e scarsamente serviti.
Non ci pare che il PTR affronti il tema.
Un altro settore in rapida evoluzione è quello delle piccole attività commerciali. Il settore, dopo la concorrenza della grande distribuzione subisce quella del commercio online.
I piccoli negozi chiusi e lasciati vuoti sono sempre di più, prima nei paesi ora anche nelle città più grandi. Parliamo di migliaia di metri quadri di spazi commerciali inutilizzati in continuo aumento.
Il PTR dovrebbe monitorare il fenomeno e favorire il riutilizzo. Non ci sembra che il
pluriuso dei piani terra sia la soluzione.

Turismo:

Altro esempio che vorremmo portare in attenzione è quello della nuova politica per le aree turistiche alpine dove la crisi climatica rischia concretamente di mettere in discussione il modello che ha informato molti dei decenni ormai trascorsi. Ebbene, ogni ipotesi di nuove stazioni turistiche invernali basate sul modello di turismo industriale di massa dovrebbe essere abbandonata. Ci sembra che il PTR contenga obiettivi specifici in tal senso, ma vi sono progetti, non definitivamente abbandonati,
solo accantonati, quale "Devero Avvicinare le Montagne" che rappresentano un modello superato, da contrastare, non da blandire. Ma allora chi prevarrà? un PTR affidato nella sua attuazione agli Enti Locali che hanno sposato quel progetto al punto di stringere un accordo territoriale con il proponente industriale o cos'altro? Sono domande legittime che richiedono risposte coerenti e conseguenti da parte
dell'Ente Regione, diversamente l'equivoco permane e si perpetua.

Borghi:

Un altro tema cruciale rimane quello dei borghi minori, siano essi montani, con le loro problematiche specifiche, siano essi quelli di pianura. Il calo demografico, ma non solo, li ha trascinati verso una marginalità abitativa e ha generato diffusi fenomeni di degrado edilizio.
Anche in questo caso si indicano obiettivi specifici, ma il modello applicativo prescelto per il PTR rischia ( anzi in questo caso non rischia, è una certezza) di arrivare troppo tardi.
Il degrado genera degrado, l'abbandono induce a nuovi abbandoni, la perdita di funzioni si accompagna alla perdita di altre funzioni. Alla fine i paesi e i borghi della tradizione regionale diventano fantasmi, contenitori vuoti.
Occorre sì censire nuovamente il patrimonio storico, rifare la fotografia dell'esistente perché occorre conoscere per assumere decisioni coerenti, ma il fine da perseguire deve essere la ricostruzione delle comunità degradate.
Laddove e quando si è voluto, in nome dell'emergenza, sostituirsi, con norme derogatrici di dubbia valenza costituzionale, anche ai governi locali, lo si è fatto. Non chiediamo di fare la stessa cosa, ma di assegnare ai governi locali impegni effettivi e cogenti sul tema della conservazione dei centri storici minori, della loro rivitalizzazione e del ripopolamento abitativo.
In questo la Regione deve fre la sua parte, mettere anche risorse importanti, facendo leva anche sui fondi per la coesione, incentivare in maniera selettiva e non diffusa il reinsediamento abitativo alpino, che non deve essere un obiettivo episodico, ma assumere valenza preminente, premiare il recupero conservativo del patrimonio edilizio, privato e pubblico, abbandonando la politica urbanistica delle deroghefinalizzandolo alla qualità degli interventi, migliorare attraverso investimenti sul
capitale umano, la capacità di accoglienza turistica che essi possono esprimere, diventando così attrattivi e non solo per l'utenza turistica, ma anche per una nuova residenzialità, recuperando servizi delocalizzati, privilegiando il completamento della connessione alla rete.
Temi non rinviabili, men che meno da affidarsi alla spontanea adesione degli attori istituzionali locali, ma guidati, promossi e incentivati da una regia regionale attenta e sollecita.
Non ci pare che il modello applicativo del PTR lo consenta.

Consumo di suolo/energie alternativa:

Assolutamente attuali sono i temi del consumo del suolo e delle energie alternative, (ora divenuti tra loro connessi), siano i sistemi produttivi piuttosto che quelli di stoccaggio.
Anche in questo caso il modello prescelto per l'applicazione del PTR diventa limitante in termine di velocità di attuazione, ma anche di garanzia di sua attuazione. Sebbene in tutto il documento ovvero nella Relazione illustrativa, venga citato innumerevoli volte il cosiddetto “sviluppo sostenibile” poi di fatto a livello pratico non vengono affrontate le adeguate norme per dare un riscontro effettivo e non solo teorico. È questo il caso appunto del consumo di suolo, che ormai, a livello di normativa europea presenta innumerevoli studi e proposte, mentre in questa variante al Ptr si parla ancora della possibilità di trasformazione del “3% di superficie urbanizzata per ogni quinquennio”, quando ormai è riconosciuto al suolo il carattere di risorsa non rinnovabile in quanto produttore di vari servizi ecosistemici di fondamentale importanza per la vita dell’uomo. Di conseguenza non si accenna neanche ad un’espressa legge sul consumo di suolo, ai fini di normare azioni di mitigazione e soprattutto di compensazione dovute agli interventi di trasformazione urbanistica del suolo che ne provocano l’impermeabilizzazione e quindi la distruzione dei suddetti servizi ecosistemici.
Il tema del consumo del suolo, seppur strategicamente importante, è demandato ancora una volta ad una normazione legislativa futuribile, mentre ora rimane  assegnato nella sua attuale incerta e debole definizione a soglie quinquennali di ulteriore consumo di suolo agricolo da parte della pianificazione locale (peraltro la norma contenuta delle NtA non ha neppure carattere prescrizionale), diventando
paradigma di una mancata piena coscienza da parte dei decisori pubblici della sua importanza .
Ove fosse risolutamente affrontato, mediante una vigorosa e rigorosa novazione legislativa, a ben vedere, esso sarebbe la chiave stessa di risoluzione di tanti dei problemi di natura urbanistica che le direttive e gli indirizzi hanno declinato, ma che, in assenza di una legislazione coerente e pregnante, rimarranno per lo più inattuati o attuati con una tempistica francamente inaccettabile.
Ricucitura dei territori sfrangiati da espansioni edilizie lineari, fratture delle separazioni costruito/non costruito, ricomposizione di nuclei urbani, decostruzioni di realizzazioni edilizie improprie, recupero edilizio dei centri storici, ricollocazioni di siti produttivi, recupero di aree libere degradate e in abbandono... la serie potrebbe continuare, troverebbero nella limitazione rigorosa del consumo/utilizzo di nuovo suolo, la ragione prima per essere attuati, spostando verso quei fini le risorse economiche private diversamente liberamente orientate verso occupazioni di nuovi spazi.
La limitazione, per non dire l'azzeramento del consumo di nuovo suolo agricolo sarebbe dunque, a nostro giudizio, la chiave di volta per una riconversione urbanistica capace di affrontare il tema del rammendo di un territorio, indirizzando risorse verso lo scopo.
Il rinvio del tema, assegnato da un lato alla non attuazione da parte della pianificazione locale e dall'altro segnato dalla mancanza di una normazione legislativa è, ancora una volta, il sintomo della debolezza pianificatoria che il PTR rileva.
Problema solo in apparenza diverso, ma in realtà per alcuni aspetti parallelo al primo è quella della riconversione energetica e delle nuove fonti rinnovabili. Se non governata con strumenti adeguati, la ricerca di nuove fonti di produzione e stoccaggio può diventare ( ve ne sono già diversi segnali) una nuova corsa all'occupazione di terre libere. L'agro-foto-voltaico sembra poi stia diventando la chiave di soluzione attraverso la quale territori oggi vocati anche a produzioni pregiate e inserite in un ambiente e un paesaggio di qualità, potrebbero subire una cosmesi radicale sostenuta da ragioni "ambientali", persino "ambientaliste". Sul tema la nostra Associazione non consente ambiguità, l'indicazione è quella di privilegiare in assoluto le coperture industriali quali luoghi per la produzione di energia. Ve ne sono di importanti e sotto utilizzati, pensiamo a Mirafiori o all'ex Olivetti di Scarmagno, ma ve ne sono innumerevoli. L'auspicio è dunque che la Regione non solo nel PTR, ma anche con una legislazione avanzata affronti il problema in maniera rapida e risoluta, ponendo nei casi residuali di consenso a forme di agrofotovoltaico, l'onere di prestare idonee garanzie a carico degli attuatori affinchè assicurino nel tempo il permanere delle attività agricole accanto a quelle energetiche, sanzionando con l'onere della rimozione degli impianti il mancato rispetto.

Aree protette e parchi:

Il PTR ha espressamente rinunciato ad individuare obiettivi fisici in carico all'Ente Regionale medesimo, ma vi sono politiche che spettano alla sua esclusività, non demandabili ai livelli inferiori di governo dei territori. Il tema dei Parchi Regionali è uno di quelli.
Avremmo voluto e vorremmo che l'Ente Regionale avesse indicato all'interno del proprio PTR alcuni obiettivi specifici finalizzati ad allargare gli ambiti di tutela di territori pregiati e da privilegiare.
Ne proviamo ad indicare alcuni: E' auspicabile l'istituzione del parco regionale dell’asta del fiume Sesia, (Italia Nostra anni fa aveva presentato all'allora Assessore Regionale il progetto ed una pubblicazione) inglobando il parco esistente della Alta Val Sesia, il parco di Albano vercellese e la confluenza Po- Sesia a Frassinetto Po. Così come proponiamo la formazione del Parco Regionale delle terre d'acqua delle
Grange di Lucedio che incorpori l'area risicola al centro della quale si individua il sistema di Lucedio. Sintesi di Storia risorgimentale e storia dell'economia agricola incentrata sulla figura di Cavour che trova in Lery Cavour le tracce del suo passaggio. Un contributo alla storia Italiana oltre che all'unicità di un territorio che nel panorama dell'agricoltura non solo Italiana, ma Europea non ha imitazioni e che
sarebbe un merito e un pregio di qualunque Governo Regionale prendere in considerazione e perseguire per la sua completa tutela e valorizzazione sotto ogni profilo. Lo auspichiamo fortemente.
Nel contempo a Vercelli indichiamo la riqualificare il Parco Korczak, come lungo Sesia in parte urbanizzato dalla confluenza Sesia – Cervetto al ponte stradale e successivamente dal ponte stradale al ponte ferroviario ed oltre fino alla confluenza Cervo- Sesia.
Sono solo esempi, ma significativi.

Non è certamente tutto quello che avremmo potuto e voluto osservare, ma come già premesso il tempo assegnato e le competenze che avrebbero dovuto essere coinvolte non ci consentono, al momento, un maggior approfondimento e confronto.  Auspichiamo che il Consiglio Regionale voglia aprire un tavolo di audizioni prima di passare all'esame in aula per il voto definitivo. Sarebbe un momento di reale partecipazione e di confronto democratico, rispettoso anche del principio della copianificazione che come associazione di tutela ambientale chiediamo sia attuato. 

Per il Consiglio Regionale di Italia Nostra Piemonte
la presidente Adriana Elena My