
Con un documento congiunto, le Associazioni ambientaliste presenti ai tavoli aperti sui problemi dei grandi carnivori e che si concluderanno con la prossima convocata riunione indetta dal Parco Nazionale Val Grande e Aree Protette Dell'Ossola, hanno espresso e ufficializzato la propria posizione finale ribadendo l'esigenza che la tutela delle specie protette quali è il lupo dovrà attuarsi nella piena considerazione della salvaguardia del lavoro degli allevatori di montagna, fornendo a loro ogni assistenza per la protezione, formazione per la corretta gestione e risarcimento pieno dei danni subiti. Una posizione equilibrata e responsabile che vuole aiutare a ridurre e comporre le tensioni che ai tavoli della Conferenza ci sono state e forse permangono, invitando i promotori a farle proprie e portarle in sede di conclusione dei lavori. Il lavoro della Nostra Associazione in sede di Conferenza è stato tenuto dal Vice Presidente della Sezione Filippo Pirazzi cui va il ringraziamento del Consiglio.
10.2 Le proposte delle associazioni di tutela ambientale
I grandi predatori carnivori, come il lupo italico e l’orso bruno,
ma anche l’aquila reale e la lince europea, sono animali viventi
selvatici tornati autonomamente e liberamente ad insediarsi nei
territori di montagna di questa Provincia del VCO. Si tratta di un
processo di ricolonizzazione spontaneo, provenendo questi animali da
altre regioni confinanti, tanto che non si può sostenere nel modo
più assoluto che siano stati introdotti da alcuno. Questo è un dato
inconfutabile e la negazione del dato non è mai stata dimostrata, né
è dimostrabile. Lupo ed orso, come la lince, hanno trovato da soli
la propria strada. La disponibilità di selvaggina e la presenza di
aree protette (Parco nazionale Val Grande, Parco regionale
Veglia-Devero-Antrona e altre zone e siti protetti dalle direttive
comunitarie) hanno favorito la loro espansione e il loro ritorno in
modo naturale, così come è avvenuto in altre regioni e provincie
d’Italia o d’Europa. Infatti, queste specie erano già presenti
nel passato sul territorio ossolano (in parte anche provinciale),
prima di subire lo sterminio da parte dell’uomo, che ha causato la
loro estinzione locale tra la metà del ‘800 ed i primi del ‘900.
I grandi predatori carnivori, discussi al tavolo di confronto e
concertazione, sono una risorsa di biodiversità, anche economica e
sociale. Migliorano i servizi eco-sistemici di un territorio: lo
sostengono le Scienze e gli esperti di ecologia; lo ribadisce la
Commissione europea e il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza
energetica italiano (https://www.mase.gov.it/pagina/lupo).
In alcune zone d’Italia il lupo viene già valorizzato come
opportunità di sviluppo e occupazione. E’ un valore aggiunto sia
dell’offerta turistica di un territorio, sia come occasione di
impiego per professionalità vecchie e nuove, e di alto livello.
Dal punto di vista ecologico, preservare la biodiversità di un
determinato territorio significa tutelare le comunità dei viventi,
prevenendo l’estinzione delle diverse specie. Le associazioni di
tutela ambientale di questo tavolo sono consapevoli del ruolo
cruciale dei predatori apicali per il sano funzionamento degli
ecosistemi, a tutto beneficio anche del benessere degli esseri umani.
Lupi e orsi sono viventi da proteggere e il loro ritorno è un fatto
di straordinaria importanza.
D’altro canto, le associazioni di tutela ambientale presenti al
tavolo riconoscono che quello del pastore è un mestiere
antichissimo, la cui salvaguardia consente il mantenimento di
produzioni di qualità in aree marginali, interne e montane. Oltre a
contribuire alla tutela degli habitat di pregio ecologico e
alla conservazione della biodiversità, i piccoli allevatori di
montagna concorrono con la loro presenza ad evitare lo spopolamento
delle terre alte, a dimostrazione di una straordinaria capacità di
resilienza e nella fatica di doversi garantire un reddito dignitoso.
Il mondo ambientalista riconosce che per gli allevatori il ritorno
dei grandi carnivori comporta oneri e difficoltà, pertanto le
pratiche agricole estensive sulle Alpi meriterebbero maggiore
supporto dagli aiuti governativi, e non solamente quella intensiva di
pianura. Il mondo dell’allevamento vada dunque sostenuto nel tempo.
Le associazioni di tutela ambientale ribadiscono la loro volontà di
ricerca di azioni coordinate e condivise per migliorare la
coesistenza lupo-uomo, o più in generale tra grandi predatori
carnivori e le esigenze antropiche, anche attraverso forme mirate di
educazione ambientale. Tale obiettivo deve essere perseguito a
livello dell’intera popolazione alpina, non solamente nei confronti
degli allevatori di montagna, a maggior ragione in seguito alla
chiusura del tavolo in oggetto. Le associazioni così dette
ambientaliste proseguiranno nel loro impegno per diffondere
informazioni corrette sulle specie, basate su dati scientifici, e per
attuare un dialogo equilibrato verso ogni portatore di interessi che
voglia confrontarsi in modo democratico e civile.
Proposte specifiche delle associazioni di protezione ambientale.
Si eviti di condurre le mandrie e le greggi al pascolo allo
stato brado senza custodia, forma di allevamento tra l’altro
vietata dai regolamenti comunali. Lasciare gli animali domestici
da soli senza guardiania, in presenza di predatori
carnivori selvatici, compresi i cani randagi, pone mucche, pecore
e capre a rischio elevato di predazione.
L’allevamento in montagna sia condotto mediante stabulazione
notturna delle mandrie e delle greggi, compresi asini, muli,
cavalli da soma, suini, pollame, ecc. …, in stalle chiuse
dentro le quali i predatori carnivori non possano accedere.
L’allevamento diurno delle mandrie e delle greggi sia
accompagnato dalla presenza qualificata di pastori in grado di
sorvegliare gli animali domestici per tutto il tempo durante il
quale avviene il pascolo all’aperto.
Si consiglia vivamente agli allevatori di dotarsi di cani da
guardiania e da pastore durante la conduzione al pascolo delle
mandrie e delle greggi.
Lo Stato provveda a fornire gratuitamente agli allevatori
adeguate recinzioni mobili con reti di protezione elettrificate,
idonee alla protezione degli animali allevati in aree montuose.
Lo Stato intervenga finanziariamente ed economicamente non solo
nel pronto risarcimento degli attacchi di predazione in modo
tempestivo e congruo, ma anche per agevolare l’occupazione
stagionale di pastori professionali, in aiuto alle aziende
zootecniche di montagna e per l’acquisto e l’addestramento
specifico dei cani da guardiania e da pastore.
Il servizio veterinario pubblico faccia la propria parte per
placare le conflittualità, intervenendo prontamente alle
richieste di aiuto degli allevatori. Invito esteso con
particolare enfasi anche alle amministrazioni degli Enti locali,
il cui ruolo deve necessariamente essere irreprensibile.
Gli investimenti di risorse nel potenziamento della ricerca e dei
monitoraggi siano adeguati e costanti nel tempo.
Vada mantenuto il più alto possibile il profilo di diffidenza di
questi animali selvatici nei confronti dell’uomo.
Un nuovo tavolo di confronto e concertazione venga organizzato al
più presto per dare seguito a quello testé concluso: si
riprenda un dialogo costruttivo con gli allevatori nello sforzo
teso a fare chiarezza e a sfatare i luoghi comuni. A questo nuovo
tavolo guidato da un organo super partes e neutrale, che
non persegua fini personali o di propaganda, siano invitati a
partecipare altri stakeholders, soggetti che in altre
realtà abbiano già affrontato i disagi per la presenza dei
grandi predatori carnivori e che possano però apportare al
tavolo un contributo positivo e concreto, gli organi di stampa e
tutti i cittadini interessati a ricercare soluzioni possibili di
convivenza.
IN CONCLUSIONE: Alcune di queste proposte discusse al tavolo in
oggetto furono già prospettate in occasione delle varie riunioni, ma
alla fine del percorso di confronto e concertazione con i portatori
di interesse sul tema, gli allevatori, sostenuti nelle loro vertenze
dalle organizzazioni agricole, dal mondo venatorio e da alcuni
amministratori pubblici, hanno sempre rigettato tutte le soluzioni
dell’elenco che invece, secondo il nostro parere, si sarebbero
potute praticare, per lo meno in via sperimentale. L’unica proposta
che questi stakeholders hanno continuato a sostenere,
pretendendone una condivisione da parte del tavolo, si è retta sulla
volontà di abbattimento di una specie protetta dalle leggi, come
soluzione alle predazioni. Proposta irrealizzabile stante la
normativa vigente.
Per creare condizioni adeguate a consentire la permanenza dei pastori
e delle greggi o mandrie sugli alpeggi, e allo stesso tempo garantire
la conservazione a lungo termine dei grandi predatori, si impone
dunque un approccio diverso da quanto osservato al tavolo 2021-2024:
sia volto cioè a minimizzare il conflitto attraverso interventi di
prevenzione e l’applicazione di normative che garantiscano
indennizzi adeguati a chi subisce danni causati dai grandi predatori
carnivori.
Le associazioni di tutela ambientale si mettono a disposizione con le
proprie competenze per contribuire alla divulgazione di proposte
concrete riguardanti il tema affrontato al tavolo in oggetto,
allegando alla presente il documento pubblicato nel Aprile 2018 da
CIPRA Italia. https://www.cipra.org/it/dossiers/grandi-carnivori
Per ultimo, le Associazioni di tutela ambientale dichiarano con la
presente nota che si sono rese disponibili a controfirmare il
presente report conclusivo. Esso raccoglie tre anni di lavoro con
dibattito a volte anche acceso tra i partecipanti, alle quali
riunioni non hanno mai rinunciato di partecipare. Non possiamo però
condividere quanto si legge nell’Introduzione al terzo capoverso,
redatto dalla Presidente Riboni delle Aree Protette dell’Ossola: il
lupo visto “come problema economico, sociale e ambientale”.
Questa affermazione è scorretta, perché diversa dalla lettera di
convocazione del tavolo (prot.3/9/2021); è un’interpretazione di
parte, inaccettabile e non sottoscrivibile, che noi abbiamo chiesto
di correggere. Anche dell’immagine dell’iceberg con le didascalie
tendenziose e per nulla obiettive abbiamo chiesto invano la
rimozione, perché non condivisa. Per le Associazioni di tutela
ambientale l’immagine corretta che doveva testimoniare il lungo
lavoro del tavolo, condotto sotto gli auspici del progetto UE Life
Wolfalps sarebbe stata piuttosto questa:
https://www.lifewolfalps.eu/en/about-the-project/
19 Settembre 2024
Filippo Pirazzi – TRONTANO (VB) – 338 613 2825
Sottoscrivono il presente documento le seguenti associazioni di
tutela ambientale:
ITALIA NOSTRA VCO – Presidente: Piero Vallenzasca
PRO NATURA PIEMONTE – Presidente: Umberto Lorini
MOUNTAIN WILDERNESS ITALIA – Presidente: Luigi
Casanova