Completiamo con questo post la pubblicazione dei contributi che sul tema della rigenerazione urbana, la Sezione del Verbano/Cusio/Ossola, ha portato al convegno di Italia nostra sul tema, svolto a Torino il 28 /11 scorso.
Il consumo di suolo in «deroga»
Il caso del nuovo ospedale unico del Verbano-Cusio-Ossola
ITALIA NOSTRA –Sezione del VCO
Torino,
28 Novembre 2025

Un
sentito ringraziamento agli organizzatori di questo
convegno-dibattito per
aver accettato la nostra proposta di intervento, oggi qui a Torino.
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1 – PRESENTAZIONE / TITOLO
Al
convegno sulla “Rigenerazione urbana e le ricadute del PNRR” si
porta all’attenzione del pubblico presente in sala un esempio
discutibile di rigenerazione urbana,
verso la quale la popolazione del VCO sta assistendo impassibile in
questi giorni, come fosse disarmata. Si tratta dell’argomento
principale delle cronache locali di questo autunno, un fatto che
interessa praticamente tutta la provincia. C’è un dibattito acceso
sui social,
tutt’ora aperto.
La
questione è relativa alla realizzazione di un nuovo
ospedale
che sarà unico per tutto il VCO, un problema molto sentito tra gli
abitanti, di cui si ipotizza la costruzione da almeno venticinque
anni. Si può dire che il tema della Sanità in questa provincia ha
interessato tutte le amministrazioni regionali che si sono succedute
dal 2000 ai giorni nostri.
Ma
il vero motivo del dibattito pubblico è l’ubicazione
dell’opera
che ogni comunità vorrebbe sotto il proprio campanile. Questo è
anche il motivo irrisolto dell’interminabile proroga. A livello
politico, decidere in merito è sempre stato un grosso rischio
elettorale. Chissà se questa sarà la volta buona?
Tuttavia,
alla maggioranza delle persone sta un po’ meno a cuore (ahinoi)
il problema del consumo
di suolo
del sito scelto per il nuovo edificio che, trattandosi di un ospedale
di eccellenza, necessiterà di una superficie libera di almeno 8 / 9
ettari. Ad essere sinceri, il problema del consumo di suolo ed il suo
arresto incomincia ad interessare un numero sempre maggiore di
opinione pubblica che ne riconosce sia l’importanza, sia le
preoccupazioni, a causa di un vuoto normativo aggiornato a livello
statale. Ma siamo ancora ben lontani dal vedere un cambio di rotta,
ormai urgente e inderogabile, almeno fino a quando una fetta
consistente di italiani non se ne farà carico con maggiore
consapevolezza.
C’è
da chiedersi a questo punto, quanti siano i connazionali informati
sul tema della rigenerazione urbana.
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2 – COMUNICATO STAMPA
La
sezione del Verbano-Cusio-Ossola di Italia Nostra ha emesso
all’inizio di questo mese un comunicato
per la stampa
in merito a questa questione
di carattere sanitario, per
fare le proprie considerazioni, chiaramente nello spirito dei
principi statutari della nostra associazione ambientale. Nel
contempo, ha ipotizzato una proposta alternativa alle candidature dei
siti individuati dai Comuni.
L’argomento,
come
sopra anticipato nel titolo, è
prendere finalmente una decisione per un nuovo ospedale unico che
sostituisca quelli esistenti, diciamo un po’ datati e sempre più
costosi per le casse regionali piemontesi. Quest’anno la Giunta
Cirio aveva preventivato una spesa di 200 milioni di euro per gli
adeguamenti dei due nosocomi in servizio. Evidentemente, le due
strutture aperte presso ASL
VCO a Verbania e a Domodossola
non sono più in grado di garantire le migliori cure per il
cittadino.
Questo almeno parrebbe, a detta di alcuni esperti del settore.
In
breve, la situazione è così riassumibile: la Regione non ha ancora
scelto dove costruire questo nuovo ospedale, ma ha chiesto ai Sindaci
dei Comuni del VCO di candidarsi
con delle proposte di fattibilità, ovvero sia ha fatto capire questa
antifona: “Se
proprio non ce la fate a mettervi d’accordo per un unico sito che
vada bene per tutta la provincia, proponete un’area all’interno
del vostro territorio comunale, valuteremo in seguito noi qui a
Torino, tra tutte le candidature pervenuteci, quella migliore per
tutti”.
Nello
specifico, Italia
Nostra VCO
ha
obiettato in merito
alle scelte dei
Sindaci sul tipo di superficie individuata per l’opera, e ha
dunque proposto in alternativa un sito dove il suolo è già stato
consumato in precedenza. La proposta è stata subito oggetto di
critiche, ma anche di replica
da
parte della stessa associazione.
Non
è dato di sapere al momento se l’opera sarà finanziata con fondi
PNRR, o con altre risorse dello Stato, l’Assessore Riboldi non si è
ancora pronunciato pubblicamente, ma la questione rientra
perfettamente nel tema del convegno: “La rigenerazione urbana”.
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3 - PREMESSA
E’
doverosa una
premessa
a giustificazione del titolo di questa relazione della sezione del
VCO di Italia Nostra: Consumo
di suolo “in deroga”.
Proprio
in questi giorni è uscito un documento di ITALIA NOSTRA aps,
realizzato
a Roma durante l’ultima assemblea dei soci del 2025.
Leggendo
attentamente le 6-7 pagine del capitolo Rigenerazione
Urbana,
alla fine si deve constatare che l’argomento, pur risultando di
importanza strategica nazionale, è declinato su basi concettuali
piuttosto astratte, per i più di non facile comprensione. Inoltre,
l’espressione “Consumo di suolo” che si è cercata
disperatamente tra le righe, compare solamente 3 volte, en
passant, insieme
ad altri contesti, quasi fosse doveroso ricordarlo, ma senza darci
troppo peso.
Inoltre,
della proposta di modifica della LR 56/1977 “Tutela ed uso del
suolo” la platea dei presenti ha potuto ascoltare le premesse al
dibattito della vice-Presidente Roli, che ha illustrato con chiarezza
e puntualità le preoccupazioni delle associazioni di protezione
ambientale piemontesi, per quella che potrebbe rivelarsi una
manomissione sostanziale della vecchia norma, a scavalcare
le tutele paesaggistiche,
culturali e ambientali del PPR e dei PRGC locali.
Le
stesse Osservazioni
di
Italia Nostra Piemonte al “ritocco” della 56/1977, che le sezioni
hanno testé ricevuto, sono molto critiche e circostanziate, anche in
merito al rischio che il CONSUMO di SUOLO sparisca dalle tutele e
dall’importanza previste dalla vecchia legge regionale, almeno nel
titolo.
L’impressione
è che si voglia abbandonare l’obiettivo della riduzione del
consumo di suolo per sostituirlo con una fantomatica rigenerazione
urbana dai contenuti piuttosto vaghi, ma indirizzati a traguardi ben
più speculativi e liberisti. Il partito
del cemento
non si arrende mai, nemmeno stavolta, anzi tornerebbe deregolato con
meno prescrizioni e senza troppi limiti del poter fare.
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4 – L.R. 21 maggio 2025 n°7
Modifiche
alla legge regionale 56/1977
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5 – SALVIAMO IL SUOLO
Il
consumo di suolo e lo STOP al suo
consumo sconsiderato
invece non
può e non deve essere un
concetto astratto.
Chi
relaziona questa presentazione, è socio di Italia Nostra da alcuni
anni, ma alle spalle ha una più lunga militanza in Salviamo il
Paesaggio – Difendiamo i Territori forum nazionale, di cui Italia
Nostra è fondatore insieme ad altri mille soggetti, associazioni e
persone fisiche. Con Sonia Vella ha formato il comitato locale SiP
Valdossola nel 2014 e si riconosce ambientalista
free
lance
da molti più anni.
Il
forum nazionale Salviamo il Paesaggio ha depositato in Parlamento il
31 Gennaio 2018 una proposta
di legge di iniziativa popolare dal
titolo: “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso
dei suoli urbanizzati” curata da un gruppo di lavoro
tecnico-scientifico multidisciplinare, composto da 75 esperti di
caratura nazionale e convalidata da alcuni giuristi, che purtroppo
non ha avuto seguito nell’organo legislatore.
Federico
Sandrone, qui presente in sala, ha realizzato per SiP un dossier
aggiornato al 20 Dicembre 2023 in cui sono elencati tutte le oltre 50
proposte e i disegni di legge sul contrasto al consumo di suolo delle
ultime 4 Legislature, compreso un sunto della proposta del forum.
Si
ha l’impressione che il Consumo di suolo non voglia essere normato
da nessuna coalizione politica raggiunga il governo della Nazione,
nonostante l’urgenza e nonostante la necessità di salvare i suoli
agricoli e quelli naturali ancora sopravvissuti al cemento.
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6 – SCHEMA SOSTENIBILITA’
Il
succo di questa relazione in tema di rigenerazione urbana è tutto
qua, racchiuso nello schema un po’ scolastico di questa
diapositiva:
“Esiste
un rapporto stretto tra la Rigenerazione urbana ed il Consumo di
suolo?”
“O
non esiste e i due concetti vanno avanti separati, ognuno per la
propria strada senza invece voler rientrare in un unico problema di
natura “post-cementificatoria?”
“E
se invece esiste un rapporto stretto tra i due concetti, quale ruolo
si vuole assegnare al Consumo di suolo?”
Se
il consumo di suolo non lo si mette alla base del problema e dei
buoni propositi della Rigenerazione urbana, ne va della
SOSTENIBILITA’ di quest’ultima.
La
sostenibilità ambientale della Rigenerazione urbana si può ottenere
solamente pensando al riuso e alla riqualificazione dell’esistente
edificato.
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7 – Immagine satellitare di Gravellona Toce

Il
territorio della provincia del VCO è prevalentemente montuoso, per
oltre il 90%. Per la restante parte è fondovalle del corso finale
del fiume Toce che lo attraversa per il lungo. Sono brevissimi i
lembi pianeggianti naturali lungo le coste dei laghi Maggiore,
Mergozzo e Orta, praticamente inesistenti quelli lungo il versante
sud alpino, salvo il Piano Grande di Fondotoce. Lungo le valli
laterali minori e in collina il territorio è occupato dagli abitati
e dai terrazzamenti rurali, retaggio di un’epoca passata. I centri
urbani più grandi, le zone industriali, artigianali e commerciali,
le arterie di comunicazione maggiori, come le strade e le autostrade,
le ferrovie, gli elettrodotti, i torrenti e i canali occupano queste
poche aree di pianura, lasciando con l’avanzare disordinato del
“progresso” sempre
meno spazio alle terre coltivabili.
Negli
ultimi 40 anni, anche meno, l’occupazione urbana del territorio è
letteralmente esplosa: centri commerciali e capannoni ovunque,
nonostante i ripetuti cicli di crisi economica. Chissà se non ci
fossero state le crisi come sarebbe oggi la vista dall’alto del
territorio provinciale? Da notare che quel poco colore verde che
ancora si intravede tra l’edificato è proprio il verde della
vegetazione residua.
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8 – La Provincia del VCO
La
Provincia del VCO (Verbano-Cusio-Ossola) si trova nella parte
nord-orientale del Piemonte; è stata istituita nel 1992 per
separazione dalla Provincia di Novara, di cui costituiva il vecchio
“alto novarese”. Il capoluogo è Verbania che si affaccia sul
Lago Maggiore. E’ un territorio prettamente montuoso per oltre il
90% della sua superficie. Confina con i Cantoni elvetici Vallese e
Ticino.
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9 – I numeri del VCO
Il
Verbano-Cusio-Ossola è una provincia ripartita in tre aree distinte
per morfologia del territorio e per caratteri storico-culturali
piuttosto differenti tra di loro: il Verbano è la zona che risente
l’influenza diretta del Lago Maggiore, il Cusio si estende nel
bacino lacustre del Lago d’Orta, mentre l’Ossola è la parte
prettamente alpina, percorsa dal Fiume Toce e dai suoi affluenti che
ne delineano le valli laterali, come le nervature di una foglia
d’acero.
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10 – I primi 10 Comuni più popolosi
Il
VCO è una delle province più piccole d’Italia con una bassissima
densità abitativa, circa 68 residenti per kmq. La maggior parte
della popolazione vive concentrata nel fondovalle e lungo le coste
dei laghi. Solo 6 Comuni possono contare più di 5.000
abitanti.
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11 – Tre ospedali per tre territori differenti
La
prima foto in basso a sinistra mostra il vecchio Ospedale San Biagio
di Domodossola, già documentato attivo nel Ottocento. Le altre due
fotografie sono relative all’Ospedale Castelli di Verbania (in
basso a destra), aperto nei primi del Novecento, e quello di Omegna,
a gestione pubblico-privata ma convenzionato con ALS VCO per le cure
ortopediche (ex Ospedale Madonna del Popolo).
Per
i lavori di ammodernamento degli ospedali di Verbania e di
Domodossola, la Regione Piemonte aveva preventivato una spesa di 200
milioni di euro
(190 da Roma), congelati in attesa di decisioni sul progetto di un
nuovo ospedale unico per tutta la Provincia.
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12 – Rendering di progetto
E’
apparso nel mese di novembre di quest’anno sui media locali questo
disegno che da l’idea di un ospedale grande e moderno. In realtà è
una proposta architettonica del 2004 per il VCO, presentata ad un
concorso internazionale di progettazione.
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13 – Primo progetto
Per
volere dell’Agenzia Regionale per la Sanità (ARESS), nel 2002
venne incaricato uno studio di fattibilità per un nuovo ospedale
unico da collocarsi in Comune di Piedimulera. L’anno seguente si
tenne un referendum consultivo a Verbania per sondare l’opinione
pubblica sulla scelta della localizzazione: il 97% dei verbanesi
votarono per il NO.
Le
cronache locali riportano questa proposta grafica che pare derivi da
un modello proposto dall’arch. Renzo Piano: 400 posti letto per un
costo di 100 milioni di euro. Tempi di realizzazione: 6 anni.
A
governare la Regione Piemonte c’era Enzo Ghigo, ma dopo di lui
altri governatori riproposero alla popolazione del VCO l’idea di un
ospedale nuovo e unico per tutta la Provincia, al posto di quelli
esistenti. Tutte i progetti naufragarono però, ogni qual volta
veniva proposta una localizzazione decentrata rispetto al capoluogo.
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14 – Ornavasso, l’ospedale in collina
Un
altro progetto di ospedale unico per il VCO, naufragato per il
mancato accordo tra i Sindaci, venne presentato nel 2015 per un sito
inaspettato: Ornavasso, non in pianura ma sulle sue alture al di
sopra del paese, dove insiste un bosco di castagni e querce. Una
struttura di circa 50.000 mq per 131 milioni di costo dell’opera,
escluse le modifiche stradali per l’accesso. Posti letto previsti:
330. Se ne continuerà a parlare fino al 2018, poi arriva la proposta
del Sindaco di Domodossola: l’ospedale unico si faccia nel
capoluogo ossolano. La Lega appoggia la proposta e l’anno dopo fa
man bassa di voti alle amministrative in tutta l’Ossola.
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15 - Caratteristiche
Sono
elencate nella diapositiva le caratteristiche che dovrà avere il
nuovo ospedale unico del VCO.
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16 – Le candidature
A
Torino vengono inviate dai Sindaci del VCO sei
candidature
per altrettanti siti, ritenuti disponibili piuttosto che idonei. Ora
la palla passa alla Giunta regionale che si è data sei mesi di tempo
(più altri eventuali 6) per indicare l’area in cui il nuovo
nosocomio dovrà essere realizzato. Secondo l’Assessore Riboldi
alla Sanità regionale, nel caso in cui non si arrivasse, nemmeno
stavolta, alla definizione del luogo, i 200 milioni tornerebbero alla
destinazione precedente.
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17 – le proposte: VERBANIA

Nella
zona industriale tra il Fiume Toce e le pendici meridionali del
Montorfano, sopravvive un lembo di suolo verde, con tipica
vegetazione di pianura alluvionale e ripariale, libero da
infrastrutture di una certa consistenza, lungo la strada statale 34,
tra i capannoni di una fonderia di metalli (RoMetal) ed un centro
commerciale (ex GranCasa). La vicinanza con il fiume e la mancanza di
un’arginatura adeguata all’occorrenza delineano una candidatura
in apparenza poco felice. Inoltre, l’arteria stradale è la più
trafficata dell’intera provincia e le cave dirimpetto sono tutt’ora
attive (Minerali Industriali).
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18 – le proposte: GRAVELLONA TOCE

Nella
zona industriale di Gravellona Toce, che ha visto la maggiore
espansione di capannoni in questi ultimi anni, è rimasto isolato un
fazzoletto verde, così come appare visto dal satellite.
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19 – le proposte: DOMODOSSOLA

Entrando
a Domodossola per il lato Sud, dallo svincolo della superstrada,
lungo il rettilineo del vecchio tracciato della statale 33, sono
ancora presenti, scampati alla cementificazione post bellica, alcuni
prati e terreni agricoli, coltivati a fieno e mais che caratterizzano
il paesaggio agreste della piana ossolana attorno al suo capoluogo.
E’ su questi prati che il Sindaco Pizzi di Domodossola ha
ricandidato il sito per la costruzione del nuovo ospedale unico del
VCO. L’area è interessata dalla presenza nel sottosuolo di un
gasdotto internazionale di grande portata.
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20 – le proposte: VILLADOSSOLA

In
alleanza con la proposta di Domodossola, il Comune di Villadossola ha
messo a disposizione un’altra area completamente verde, a parte la
strada Domo-Villa da spostare per far posto all’ospedale. Valgono
le considerazioni agronomiche espresse sopra in quando questi ultimi
due siti si trovano a meno di 1 km di distanza uno dall’altro.
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21 – le proposte: PIEDIMULERA

Il
Sindaco del Comune ha riproposto l’area che aveva già messo a
disposizione nel 2002 per l’ospedale unico del VCO. La foto
satellitare mostra bene che si tratta di terreni agricoli coltivati
per lo più a foraggio e pascolo, sopravvissuti all’avanzare
minaccioso dei capannoni delle zone industriali di Piedimulera e di
Vogogna d’Ossola. L’area è interessata dall’attraversamento o
dalla vicinanza con un elettrodotto in alta tensione.
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22 – le proposte: ORNAVASSO

La
foto satellitare, tratta da Google Earth, mostra il paese di
Ornavasso in bassa Val d’Ossola che beneficia dal punto di vista
strategico della vicinanza di due uscite stradali a quattro corsie.
Il sito collinare, già proposto nel 2015, è stato ricandidato dallo
stesso Sindaco per questa occasione. Si tratta, come si vede bene
nell’immagine, di un bosco di latifoglie coltivato a ceduo, che
cresce in altura ai piedi del monte sovrastante un’area periferica
del paese. Sembra che oltre a questa candidatura, Ornavasso abbia in
serbo anche una proposta alternativa per un terreno sufficientemente
grande nella pianura inedificata del Comune. Le aree verdi, come si
può notare, non mancano nemmeno qui.
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23 – La posizione di Italia Nostra VCO
Tutte
le 6 aree candidate alla localizzazione del nuovo ospedale del VCO
sono aree verdi, a parte il bosco sulla collina di Ornavasso, cioè
sono prati, terreni agricoli ancora coltivati.
I
Sindaci hanno candidato dei terreni, privati o in parte demaniali,
con una superficie complessiva per ogni sito che va da 7 a 9 ettari
(70.000 – 90.000 mq) di suolo libero, vergine, naturale, non
cementificato. Quel che è peggio è che nessuno ha obiettato nulla,
come se il consumo di suolo non interessi a nessuno.
Le
aree individuate equivalgono ciascuna a circa 10-12
campi da calcio
di quelli grandi, omologati per le partite di campionato.
Lo
sfruttamento del suolo per l’opera comporterà
degli effetti negativi sull'ambiente, intesi in tutte le loro
dimensioni: incidenza sugli ecosistemi e sulla biodiversità,
riduzione della permeabilità dei suoli e delle aree coltivabili,
nonché un'accresciuta pressione antropica nell'ambito dell'area
ospedaliera con problemi di viabilità, di aumento degli inquinanti
dell'aria e dei livelli delle emissioni sonore.
Non
ultimo la qualità del paesaggio potrebbe essere, a seconda della
scelta di localizzazione, compromessa irreversibilmente. Danni
comunque non reversibili anche ai fragili equilibri delle falde
acquifere e un contributo non indifferente al riscaldamento
climatico. Queste alterazioni ambientali sono innegabili, anche
se l’opera è di importanza capitale per le cure sanitarie dei
cittadini del VCO.
Singolare
è inoltre il fatto che, in un territorio dove le crisi e le
delocalizzazioni produttive, hanno prodotto in questi ultimi decenni
un campionario variegato di archeologia industriale più o meno
moderna, sottoutilizzato o peggio abbandonato, tutti propongano di
sacrificare nuovo suolo, invece di ricercare
aree già compromesse
da cemento, come se non ci fosse un limite, come se non ci fosse un
domani.
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24 – Il Rapporto ISPRA 2025
L’ultimo
rapporto è uscito recentemente (24/10/25), ma esce tutti gli anni
dal 2006, ed è pubblicato da ISPRA su internet.
Denuncia
che il 2024 è stato un anno record per il consumo di suolo in Italia
dall’ultimo decennio. Ben 84 kmq sono risultati coperti dal nuove
superfici artificiali con un incremento del 16%, nonostante una
manciata di kmq restituiti alla natura per ripristino di suoli
cementificati in precedenza.
Ogni
ora che passa si perdono circa 10.000 mq di suolo libero.
Insieme
al Rapporto, ISPRA pubblica ogni anno anche un EcoAtlante, dove è
possibile consultare delle mappe interattive che consentono di
osservare le trasformazioni del territorio nazionale, caso per caso,
dai dati regionali a quelli dei singoli Comuni.
Il
dato più sconcertante è il valore assegnato per ogni ettaro di
suolo perduto sotto il cemento che ogni anno le comunità locali
(Comuni e Province) dovranno accollarsi per la perdita dei servizi
ecosistemici che il suolo naturale offriva gratuitamente al
cittadino: 88.000,00 euro (valore medio). Un costo che le
Amministrazioni locali dovranno prima o poi mettere a bilancio per
fronteggiare la prima malaugurata catastrofe naturale: dissesto
idrogeologico, pandemie, estinzioni, ripristini, ecc… Un debito a
carico delle generazioni a venire.
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25 – file EXCEL
Aprire
il file di ISPRA per vedere le tabelle
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26 – Estratto excel
L’immagine
mostra per ogni provincia del Piemonte il consumo di suolo
complessivo alla fine dello scorso anno in ettari e in percentuale,
in rapporto alla superficie totale del territorio.
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27 – CdS per abitante
Il
dato che emerge da questo stralcio di tabella è impressionante! Gli
abitanti delle province che hanno una bassa densità abitativa,
concentrata nei centri urbani del fondovalle o in alcune aree
pianeggianti, come il VCO, si fanno carico di un tasso
di consumo di suolo pro-capite
elevatissimo, superiore al dato regionale e nazionale. Basta una
strada aperta in montagna per pochi privilegiati che la possono
percorrere, poiché consortile, e tutta una piccola comunità di
piccolo paese sopporta per ciascun abitante un consumo di suolo
proporzionalmente grande.
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28 – TECNOPARCO
La
proposta di Italia Nostra VCO per la localizzazione del nuovo
ospedale prende in considerazione la riconversione di un sito
logisticamente adeguato, ampio quanto basta alle esigenze dell’opera
in argomento, dove il suolo è già stato compromesso tanti anni fa.
Il
TECNOPARCO del Lago Maggiore è un esempio emblematico della crisi
industriale che il VCO ha subito, fin dalla fine del Novecento e poi
ancora nei primi decenni di questo III millennio, e del fallimento
del tentativo di dare vita ad un polo della ricerca e
dell’innovazione a sostegno dei settori secondario e terziario.
Il
TECNOPARCO fu costruito dal 1993 al 1997 su un’area di 180.000 mq
con un finanziamento dell’Unione Europea. Gli azionisti che
l’ebbero in proprietà per un capitale di 3 miliardi delle vecchie
lire furono Finpiemonte SpA al 51% e SAIA SpA al 49%. Oggi è una
fila di capannoni posti in liquidazione già 10 anni fa, in parte
acquistati da privati, sostanzialmente vuoti e chiusi, o
sottoutilizzati, comunque sovrabbondanti per le concrete e reali
necessità produttive attuali.
Nella
struttura principale del parco tecnologico ha sede la Provincia.
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29 La liquidazione del Tecnoparco
Dall’anno
2015, il Tecnoparco è stato messo in liquidazione a prezzi oltremodo
vantaggiosi. La maggior parte dei lotti di vendita è stata
acquistata probabilmente come forma di investimento.
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30 – Vista satellitare del Tecnoparco

Progettato
dell’arch. milanese Aldo Rossi, il primo italiano a vincere otto
anni prima di Renzo Piano il prestigioso Premio Pritzker, fu uno dei
maggiori progettisti degli anni ‘80, allievo di Piero Portalupi. Ha
insegnato architettura al Politecnico Milano e poi Zurigo, quindi
negli Stati Uniti. Numerosi i suoi riconoscimenti in campo nazionale
e internazionale.
Sono
circa 30.000 metri quadri di superfici chiuse all’interno di 22
edifici (per lo più capannoni), suddivisi in spazi industriali,
laboratori e uffici. Un campus tecnologico, un luogo dove fare
innovazione, una cittadella che avrebbe dovuto mettere in campo una
vocazione scientifica, tecnologica d’avanguardia, di ricerca,
ideata per promuovere lo sviluppo imprenditoriale, ma che nel tempo
si è orientata verso attività artigianali e altre attività a bassa
produttività. Sono presenti anche delle serre per un centro di
sperimentazione della coltivazione delle acidofile e un incubatoio
innovativo.
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32
La
disposizione degli edifici (capannoni)

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35
La
suddivisione dei lotti per la liquidazione

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36 – Altre proposte sostenibili
VILLADOSSOLA
area ex SISMA. Il vecchio stabilimento siderurgico è stato
recentemente raso al suolo e non è dato di sapere ufficialmente
quale destinazione sia stata prevista per gli oltre 85.000 mq di
superficie, al momento tristemente vuota. Si vocifera di un parco
fotovoltaico e di un impianto a idrogeno del gruppo Beltrame, gli
ultimi proprietari del laminatoio che ha vissuto l’epopea
industriale dell’Ossola.
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36 – Altre proposte sostenibili
Sempre
in tema di alternative al consumo di suolo, si avanza una proposta a
DOMODOSSOLA nell’area ex FIASA (INDEL SpA) in via Piave tra la
stazione internazionale e il Fiume Toce. Anche questa ampia
superficie risulta oggi vuota dopo la demolizione dei vecchi impianti
industriali. L’intera area è in liquidazione ed è l’undicesima
volta che viene bandita un’asta per la sua vendita. Intanto il
prezzo è sceso del 90% a motivo della bonifica del suolo.
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36 – Altre proposte sostenibili
Un
ulteriore alternativa al consumo di suolo: l’area inutilizzata
dello Scalo Domo Due a BEURA CARDEZZA, ma di proprietà delle
Ferrovie dello Stato.
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39 - Conclusioni
Le
candidature proposte dai Sindaci del VCO per il nuovo ospedale unico
di questa Provincia non
appaiono essere quelle migliori
possibili, in particolar modo perché i siti individuati dai Comuni e
destinati al giudizio della Regione Piemonte prevedono il consumo di
ulteriore suolo libero, al momento ancora idoneo per l’agricoltura.
Quindi si tratta di suoli così detti “vergini” che tuttora
svolgono le funzioni vitali naturali in modo equilibrato, a tutto
beneficio della biodiversità e del genere umano.
Italia
Nostra ha posto il problema e indicato delle possibili soluzioni, che
non è detto siano praticabili. Ma altre se ne potrebbero ricercare
nel segno della
sostenibilità economica, sociale e soprattutto ambientale.
Il consumo di suolo va fermato urgentemente, perché è un bene
comune, fonte di vita non rinnovabile. Stato e politica devono dare
il buon esempio per la salvaguardia delle risorse dei territori che
occorre lasciare in buono stato alle generazioni future.
Filippo
Pirazzi
Presidente
di Sezione
Italia
Nostra VCO