mercoledì 15 luglio 2026

LAGO TANA: L'OASI CHE NON è PIU'

 

 Area naturalistica Lago Tana - Comune di Crevoladossola

  Anche l'oasi del lago Tana, il bacino formato dallo sbarramento del fiume Toce nei pressi della centrale idrolettrica di Crevoladossola, è stato fatto oggetto di un radicale disboscamento che ha riguardato ( per ora) una parte delle isole che lo caratterizzano. Un 'area che " abbandonata" alla natura, negli ultimi decenni si era ripopolata, diventando rifugio e luogo di nidificazione di numerose specie di uccelli e che ha visto riformarsi un habitat singolare, avrebbe meritato ben diverso trattamento. Ora e per molti anni non ci sarà più. Immaginiamo che abbiano prevalso ragioni di " sicurezza" idraulica. Sicuramente questa sarà la giustificazione ufficiale. Allora verrebbe chiedersi perchè mai tutta l'asta del fiume, posta a monte, non dovrebbe subire lo stesso trattamento (la piena non sta a guardare se una pianta dista 100 metri o 10 chilometri dallo sbarramento, tutto arriva lì, anzi forse quelle tolte potevano essere l'ultima difesa prima dello sbarramento. ) Comunque hanno proceduto pur essendo tutta l'asta del Toce un ambito di protezione speciale, sottoposto ad un piano di gestione di cui la Provincia del VCO ne ha la responsabilità. Ma anche il Comune di Crevoladossola non è esente da responsabilità di vigilanza,avendo nel suo piano regolatore un articolo finalizzato proprio alla tutela della zona del Lago.

Anche in questo caso, la nostra Associazione chiederà conto delle ragioni di quanto accaduto, se sono state seguite tutte le regole ammnistrative previste e quali siano gli intendimenti prossimi, qualora l'opera non sia compiuta. 

Consolarsi perchè le regole siano rispettate, è poca cosa quando il bene è perso, semmai ha il sapore della beffa. Vedremo però come sono andate le cose. Per ora guardiamo il danno compiuto.

 TANA ANTE ESBOSCHI 



 





martedì 14 luglio 2026

CREVOLADOSSOLA: CROPPARGINO. UNA RICHIESTA DI CHIARIRE

 

 Crevoladossola, l'oratorio di Croppargino torna a splendere grazie  all'intervento del comune - Ossolanews.it

  

ITALIA NOSTRA APS

Sezione del Verbano /Cusiop/Ossola


Beura Cardezza 13/07/2026

Prot. 11/26

Spett. Comune di Crevoladossola

Sede Municipale

CREVOLADOSSOLA

PEC

Spett. Unione Montana delle Valli dell'Ossola

Sede

DOMODOSSOLA

PEC

e p.c.

Soprintendenza  ARCHEOLOGIA BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI BIELLA NOVARA VERBANO CUSIO OSSOLA E VERCELLI

NOVARA

PEC

Regione Piemonte

Direzione Pianificazione

Settore Paesaggio

TORINO

PEC

Spett. Carabinieri Forestali

Stazione di Crevoladossola

SEDE

CREVOLADOSSOLA

PEC

OGG: Trasformazione di area boscata. Comune di Crevoladossola località Croppargino- Oratorio di S. Croce. Richiesta di chiarimenti.

Nell'ambito in oggetto (area di proprietà del Comune di Crevoladossola), risulta essere stato eseguito, su committenza dell'Unione Montana in indirizzo, il taglio a raso di un'intera area boscata, composta da lariceto, posto a contorno dell'oratorio di S. Croce, sito quest'ultimo sulla sommitale del pendio interessato dalla presenza boscata, località Croppargino.

Tale area veniva individuata dallo stesso Piano Regolatore vigente del Comune di Crevoladossola con la classificazione quale : "Boscata di alto fusto", regolata dall'art. 3.5.4. della NTA .

Non sono note le ragioni per le quali si sia proceduto ad un taglio a raso, modificando radicalmente il paesaggio, sopprimendo di fatto l'area boscata quasi per l'intera sua estensione, nè se siano previsti interventi compensativi e/o di mitigazione degli effetti provocati dall'intervento di trasformazione boschiva.


E' un fatto costituente principio che :


" La trasformazione del bosco è vietata, fatta salva l'eventuale autorizzazione rilasciata dalle amministrazioni competenti ai sensi dell'articolo 146 del d.lgs. 42/2004, e della legge regionale 9 agosto 1989, n. 45 (Nuove norme per gli interventi da eseguire in terreni sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici - Abrogazione legge regionale 12 agosto 1981, n. 27)."


Non sappiamo se l'area sia anche gravata da diritti di uso civico, (probabilmente sì) e ma se lo fosse, avrebbero rilievo anche le norme in tema di gestione di tali diritti.


Esistono alcune deroghe rispetto al divieto generale di trasformazione boschiva, ma non sappiano se, nel caso in specie, siano state utilizzate, né se avrebbero potuto valere (a noi non pare).

Alla luce dei risultati (ampiamente documentabili) che risultano essere l'effetto del radicale disboscamento avvenuto e che non paiono aver prodotto un significativo miglioramento della qualità dell'ambiente e del paesaggio del sito oggetto di intervento, ma semmai un suo radicale sovvertimento, con negativi effetti permanenti o comunque non rimediabili se non a medio/lungo termine, agli Enti in indirizzo si chiede di conoscere le ragioni che hanno motivato l'intervento e di dar conto a questa Associazione, avendone interesse per le finalità specifiche che persegue di tutela del paesaggio, dei titoli amministrativi che lo hanno reso possibile, tenuto conto del sistema dei vincoli di tutela e dei diritti che sussistono sull'area interessata.


In attesa di esito, si ringrazia.


Italia Nostra APS

Sezione del Verbano/Cusio/Ossola

Il Presidente

Filippo Pirazzi


giovedì 9 luglio 2026

GHIFFA: OSSERVAZIONI ALLA VARIANTE DEL PIANO REGOLATORE

 

  L'Associazione interviene nel procedimento del Comune di Ghiffa, presentando osservazioni alle modifiche del piano regolatore vigente. Le osservazioni riguardano essenzialmente un aspetto: la trasformazione di una zona boscata, posta sul confine con il Comune di Beè, dove viene estesa l'area di quel Comune e destinata ad ospitare insediamenti per finalità di culto. Nel seguito del post potete leggere il contenuto integrale delle osservazioni. 

Spett. Comune di Ghiffa

Servizio Urbanistico

Sede Municipale

G H I F F A

Prot. n. 10/26

Beura Cardezza 09/07/2026

OGG: Deliberazione Consiglio Comunale n. 11 del 25/05/2026: " Variante parziale n. 1 al PRGC vigente ai sensi dell'art. 15/ comma 5 legge Regionale n. 56/77 e s. m. e i.

Adozione del progetto preliminare. Osservazioni.

Con riferimento all'oggetto e nel rispetto dei termini indicati nell' avviso pubblico emesso da Codesto Comune, questa Associazione: "Italia Nostra APS, Sezione locale del Verbano/Cusio/Ossola, a firma del Presidente Filippo Pirazzi, presenta, qui nel seguito, le osservazioni che rilevano in relazione ai fini e agli scopi dell'Associazione.

Premesso che la variante individua un ambito oggetto di nuovo azzonamento con la denominazione A.A.C. : " Area per gli insediamenti di attività di culto", normata con l'introduzione del nuovo articolo 28/bis della NTA.

In tale ambito, che attualmente risulta boscato, viene prevista la possibilità di realizzare costruzioni di entità minima, ma diffuse nell'ambito dell'intera area, con l'indicato obbligo che siano dotate delle relative urbanizzazioni, pur non individuando nessuna necessità di strumento attuativo.

Che la previsione si colloca al confine del territorio comunale, a ridosso del limitrofo comune di Beè (frazione Albagnano), costituendo, di fatto, un' estensione delle previsioni urbanistiche realizzate da quel Comune nell'area limitrofa e speculare rispetto a quanto ora viene previsto in variante.

Che l'area non è servita da alcun collegamento viario e/o da alcuna urbanizzazione primaria di pertinenza del Comune di Ghiffa e che di fatto, la previsione potrà essere attuata (sotto il profilo dei servizi di urbanizzazione) solo con il concorso, anzi l'apporto esclusivo del vicino Comune.

Che la previsione, inoltre, si sostanzia nella urbanizzazione di un territorio boscato, destinato a mutare natura, territorio che sulla base della normativa attuale è salvaguardato in quanto tale dal divieto di sua trasformazione, come da normativa vigente che si riporta qui nel seguito:

"La trasformazione del bosco è vietata (art. 19, comma 2 della l.r. 4/2009), fatte salve le autorizzazioni rilasciate dalle amministrazioni competenti ai sensi dell'art. 146 del d.lgs. 42/2004 e dell’art. 1 della l.r. 45/1989, compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l'azione frangivento e di igiene ambientale locale. Sono a carico del soggetto che intende operare la trasformazione del bosco in altra destinazione d’uso, di seguito “richiedente”, la compensazione della superficie forestale trasformata (art. 19, comma 4 della l.r. 4/2009) e l’eventuale mitigazione degli impatti sul paesaggio (art. 146 del d.lgs. 42/2004). Gli interventi di mitigazione sono integrativi e non sostitutivi degli interventi di compensazione (art. 19, comma 5 della l.r. 4/2009)."

Che l' oggetto della previsione si colloca prossimo alla Riserva Speciale del Sacro Monte di Ghiffa, area protetta in quanto tale, come normato dalla Legge Regionale n. 19/2009 e quindi appartenente alla rete ecologica regionale come da legge che si richiama: "

Art. 2. 

(Rete ecologica regionale)

1. 

 La Regione, in attuazione della Convenzione sulla biodiversità, firmata a Rio de Janeiro il 5 giugno 1992, ratificata ai sensi della legge 14 febbraio 1994, n. 124 , in conformità alla direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979 , relativa alla conservazione degli uccelli selvatici, alla direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992 , relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, nel rispetto della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), e in virtù dell' articolo 6 dello Statuto della Regione istituisce sul proprio territorio la rete ecologica regionale costituita dalle aree naturali che rispondono agli obiettivi ed alle finalità contenute nei succitati provvedimenti.

2. 

La rete ecologica regionale è composta dalle seguenti aree:

a) 

il sistema delle aree protette del Piemonte;


Che da ultimo risulta in corso di attivazione da Comuni limitrofi un progetto di corridoio ecologico di connessione che prevede il rafforzamento della connettività ecologica tra il Parco Nazionale della Val Grande e la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte della SS. Trinità di Ghiffa, con un investimento di circa 518.000 euro, finalizzato a ridurre la frammentazione degli habitat,  migliorare la continuità ecologica e favorire la conservazione della biodiversità.

Che di tutto ciò, la variante non fa riferimento, sottacendo gli aspetti critici che abbiamo evidenziato, aspetti che se valutati nella loro esatta portata, avrebbero portato a conclusioni diverse rispetto a quanto sin qui argomentato in sede di procedimento di variante parziale e di esclusione dalla procedura di VAS.

Tutto quanto premesso si osserva:

1) La qualificazione della variante quale " parziale", normata dall'art. 17 comma 5 della Legge Regionale n. 56/77 e s.m. e i. , è contraddetta dai suoi contenuti ed in particolare dalla previsione della trasformazione dell' area boscata, limitrofa al Comune confinante di Beè, in area a diversa destinazione d'uso.

In particolare, costituisce ostacolo al procedimento individuato, il fatto, non derogabile, che l'individuata area scaricherà i propri effetti su altro Comune rispetto a quello procedente, nulla rilevando la limitatezza della entità della variante proposta, quantanche la previsione in argomento la si volesse considerare tale.

Tra i requisiti inderogabili della variante parziale sono infatti individuati nella normativa vigente, quelli che prevedono:

- le nuove aree edificabili devono essere contigue al tessuto edificato e già dotate di opere di urbanizzazione primaria collegate alla rete del proprio Comune (comma 6)

- la variante non può avere "rilevanza sovracomunale", cioè scaricare effetti su un altro Comune (comma 5, lettera b)

I requisiti non sono derogabili e quindi non è prevista eccezione.

Sotto questo profilo, la continuità procedurale del percorso approvativo della variante in itinere, potrà essere garantito soltanto con la soppressione della previsione oggetto di diffusa argomentazione, soppressione che con la presente si chiede.

2) La relativa contiguità con l'area protetta della Riserva speciale del Sacro Monte di Ghiffa, la sua inclusione nella rete ecologica regionale, avrebbe consigliato una diversa considerazione nell'ambito delle argomentazione apportate per escludere il procedimento dalla Valutazione Strategica.

La stessa previsione posta a ridosso del Comune di Beè avrebbe obbligato, una valutazione responsabile, a prendere in considerazione anche lo stato pianificatorio di quel Comune sull'area a confine.

Non avendolo fatto si consente un'analisi frammentata di previsioni tra esse invece connesse e funzionali, frammentazione che ampia giurisprudenza considera motivo di illegittimità nei procedimenti di valutazione.

La mancata considerazione della creazione del nuovo corridoio ecologico tra il Parco Nazionale Val Grande e la Riserva speciale del Sacro Monte di Ghiffa, ora che è in procinto di diventare realtà, dovrebbe consigliare ( se non obbligare ) a riaprire la valutazione affinché tutti gli elementi vi concorrano e contribuiscano all'esame e alle sue conclusioni, diversamente operando si reputa carente, incompleta e sviante quella conclusasi con la sua esclusione.

Si confida nell' attento esame delle osservazioni che si trasmettono.

Il Presidente Sezione VCO Italia Nostra APS

Filippo Pirazzi


mercoledì 1 luglio 2026

CREVOLADOSSOLA: DEVASTATO IL SITO DI CROPPARGINO

 



Sul versante montano di Crevoladossola, il sito caratterizzato dalla chiesetta di Croppargino e il lariceto che ne costituiva la consolidata immagine, risulta pesantemente compromesso, per non dire devastato, da un improvvido taglio boschivo che le foto testimoniano. Non sappiamo se tutto è stato fatto secondo le " regole" , ma se queste sono regole, meglio non osservarle e il risultato non sarebbe peggiore. Insieme al taglio che ha interessato l'intera area boscata, sono stati eseguiti movimenti dei terreni per aprire piste di accesso e per allontanare il legname. Al momento la situazione è quella che le fotografie documentano e se quanto fatto non ha osservato le regole, ci aspettiamo un intervento degli organi cui spetta vigilare. Quanto all'Associazione , non mancherà di fare le dovute segnalazioni. Spiace, ma dopo il caso della cava anche qui non sembra che la sensibilità ambientale sia molto diffusa da quelle parti. E non è l'ultimo caso, Seguiteci su questo blog e vi faremo conoscere anche altro.

  

 










 

    

martedì 23 giugno 2026

ITALIA NOSTRA e IL DDL CACCIA

   

 https://www.italianostra.org/news-nazionali/ddl-caccia-italia-nostra-un-passo-indietro-nella-tutela-della-natura/?fbclid=IwdGRzaASnWYZjbGNrBKdZXmV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHgfb7Kwvc91-g5h08I4K4hFLRvuErAOf62TPvQ1hrZhD8GneE3fMnXEP3rgD_aem_lY83HqORKNo95Nbj3q4KaQ&sfnsn=scwspwa

 DDL Caccia, Italia Nostra: “Un passo indietro nella tutela della natura. Il Senato fermi una riforma in contrasto con lo spirito dell’articolo 9 della Costituzione”

Si vota oggi in Senato sul Disegno di legge in materia di caccia, Italia Nostra esprime forte preoccupazione per un provvedimento che rischia di segnare un grave arretramento nella tutela della fauna selvatica, degli ecosistemi e della biodiversità. L’ampliamento dell’attività venatoria in termini di specie cacciabili, periodi, orari, luoghi e modalità non rappresenta una modernizzazione della disciplina, ma un passo indietro rispetto ai principi di protezione della natura e del paesaggio che dovrebbero guidare l’azione pubblica. Un’impostazione ancora più critica alla luce della nuova formulazione dell’articolo 9 della Costituzione, che riconosce la tutela dell’ambiente, degli animali, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni.

“Estendere la caccia per specie, periodi, orari, luoghi e modalità significa indebolire il sistema delle tutele e ridurre la natura a terreno di sfruttamento, invece di riconoscerla come patrimonio comune da custodire – dichiara Edoardo Croci, Presidente nazionale di Italia Nostra -. La riforma va nella direzione opposta rispetto allo spirito dell’articolo 9 della Costituzione”.

Per Italia Nostra, la gestione della fauna selvatica deve fondarsi su criteri scientifici, sul principio di precauzione, sulla tutela degli habitat e sul rispetto delle aree protette, non sull’ampliamento della pressione venatoria. In un contesto segnato da perdita di biodiversità, cambiamenti climatici, consumo di suolo e crescente fragilità degli ecosistemi, ogni intervento normativo dovrebbe rafforzare gli strumenti di protezione, non ridurli. “Italia Nostra chiede al Senato di fermare questo provvedimento e di aprire un confronto serio, fondato su evidenze scientifiche e responsabilità istituzionale”, conclude Croci.

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sabato 13 giugno 2026

MADONNA del SASSO: UN INCONTRO INTERLOCUTORIO


 



Si è svolta il giorno otto giugno scorso, la preannunciata consultazione da parte della Commissione Regionale per il paesaggio, sul tema della proposta di tutela, avanzata da Italia Nostra, di un ambito rurale del territorio di Comune di Madonna del Sasso. La Commissione ha voluto sentire le parti che, nel caso, erano l' Associazione e il Comune stesso, rappresentato dal Sindaco. Che dire? Ognuno ha espresso la propria posizione, ribadendo Italia Nostra la valenza della proposta, considerata la specificità di quel lembo di territorio per il quale si chiede una tutela speciale che includa gli edifici rurali esistenti (3) e le aree prative contermini. Una superficie limitata dove il suo fulcro è rappresentato da uno degli edifici rurali che per la sua singolarità meriterebbe la preclusione di ogni trasformazione d'uso e la sua conservazione (anche attraverso l'acquisizione pubblica ) quale oggetto esemplare dell'edificato rurale storico, inserito in un contesto paesaggistico pregevole. La tesi non ha trovato la piena condivisione del Comune, affermando che gli strumenti di tutela attivi sono già tali da garantire la conservazione del contesto. L'Associazione ha preso atto, con puntualizzazioni e sottolineature, del quadro normativo vigente, ma ha rihadito che ciò che si chiede è qualche cosa di più, ossia la " musealizzazione" con preclusione alla trasformazione d'uso, di almeno uno degli edifici esistenti, ossia la valorizzazione come memoria permanente, attraverso una normativa sovarordinata, e quindi garantita rispetto a modifiche normative locali, del quadro paesaggisto frutto dell'economia contadina di quei territori, ma anche luogo della memoria della via storica di collegamento tra il Cusio e la Val Sesia e i loro rispettivo Sacri Monti. La Commissione ha preso atto delle valutazioni espresse dalle parti e si è riservata, dopo un'ulteriore approfondimento istruttorio, di eventualmente riascoltarle al fine di assumere una deliberazione decisoria.

martedì 9 giugno 2026

LAGO MAGGIORE: IL RICHIAMO DEI SOLDI

 

 Da un po' di tempo in qua, sembra che il Lago Maggiore, specie le sue coste Piemontesi, siano diventate una grande attrattiva dove collocare e investire patrimoni finanziari. Siano essi di provenienza straniera,  siano essi più prossimi a noi o anche locali. E' una montagna di milioni che si sta trasformando in una montagna di volumi urbanistici, cioè di cemento. Sembra quasi che vi sia in corso una gara emulativa a chi più investe: Stresa/Baveno/Verbania, sembrano le mete privilegiate di questo turismo finanziario che non sembra avere limiti di alcun tipo. Le richieste, qualunque esse siano, sono prontamente accolte dai poteri amministrativi locali e non solo, incapaci di porre un'argine ai mostri (vedi Stresa), ma anche di condurre una qualsiasi attività di confronto negoziale che possa anche garantire un ritorno di risorse in termini di investimenti pubblici finalizzati all'incremento della quantità e della qualità dei servizi pubblici. Servizi che invece vengono ulteriormente messi sotto presione dalla crescita dei nuovi investimenti turistico alberghieri. E' un liberi tutti e non ci pare che, al momento, una qualche amministrazione si salvi,  ossia tutte (salvo eccezioni che al momento ci sfuggono)  sembrano prone alle richieste e incapaci di reazioni di un qualche rilievo. Da tutte queste operazioni, l'immagine delle coste lacustri sta subendo una nuova metamorfosi. Il consolidato rapporto ville storiche e parchi a loro servizio si sta ribaltando. Un'interessante occasione di dirottare questi investimenti in direzione di un recupero virtuoso e pregevole, sta trasformandosi nel suo opposto. Gli Enti sovraordinati ( neppure loro) si sono dimostrati capaci di direttorare le richieste in tal senso. Si sono aperte le porte e dentro è entrato di tutto. Non andiamo oltre l'accusa che abbiamo sollevato, cioè di incapacità e arrendevolezza, non vogliamo pensare ad altro, ma già questo basta e avanza. Occorre una riflessione collettiva, forse è tardi, ma i poteri pubblici non possono sottrarsi alla domanda, ovvia, che osser vando ciò che succede poniamo loro. Che ci state a fare ?      

venerdì 5 giugno 2026

MADONNA DEL SASSO: PROPOSTA PER UNA TUTELA


 Lunedì 8 giugno, la Commissione Regionale presso la Struttura Paesaggio della Direzione Ambiente, affronterà il tema che Italia Nostra ha posto da tempo per una concreta tutela dell'ambito di paesaggio che la foto odierna riproduce. Non è un ambito vasto, sono solo poche decine di migliaia di metri quadrati di terreno agricolo con la presenza di tre strutture rurali storiche. Un micro cosmo che rappresenta il quadro, pressochè non compromesso, dove il rapporto tra aree prative e edilizia rurale, così come  si è realizzato nel passato possono ancor oggi essere osservate. Una memoria storica vivente del paesaggio tramandato. Italia nostra, con il suo Presidente di Sezione e i Consiglieri, sarà presente in audizione di fronte alla Commissione e farà valere ogni ragione perchè la sua proposta possa trovare accoglimento. 

martedì 21 aprile 2026

VCO: LA CACCIA ALLA NEVE

 


Sembra che sia stata avviata questa nuova battuta di caccia, non tanto alla neve che quando c'è, c'è e quando non c'è, non c'é, ma ai soldi per la neve. Sciare costa, non solo per gli sciatori, ma anche per mantenere il sistema neve, laddove la natura non è più generosa come un tempo, ma fa le bizze. Senza soldi pubblici sembra quindi non si vada più da nessuna parte, almeno stando alle dichiarazioni, e allora, anche la Provincia del VCO entra in campo perchè pubblico e privato si attrezzino per la battuta di caccia. Intenti forse anche lodevoli, ma dipende per far cosa: se per tenere in piedi un sistema turistico industriale che potrebbe non avere prospettive sul lungo periodo o per affrontare un cambiamento che accompagni il modello turistico in uno scenario di mutazione climatica, dove la montagna, per alcuni aspetti, potrebbe essere l'ambiente che più e prima di altri ne risenta. C'è da pensarci due volte prima di buttare soldi in una avventura che potrebbe rivelarsi effimera e dove, i primi a rimetterci, potrebbero essere i soldi pubblici. Putroppo, la politica ha la visione corta, pensa  subito ai voti prima ancora che ad altro e oggi pensa a quella che è l' esigenza attuale: mettere soldi pubblici per il rinnovo impiantistico (i privati non sembrano gradire rischiare da soli) e poi chi vivrà, vedrà. Per ora le anticipazioni sono ancora troppo poche, può darsi che nel piano dei 110 milioni ci sia spazio anche per altro in una visione alternativa a quello che è il turismo industriale di massa, ma potrebbe essere anche un grimaldello per arrivare la dove, sin qui, pur desiderandolo, non si è arrivati. Pensiamo a quel progetto ad effetto che era ( e forse lo è ancora):  Devero avvicinare le montagne e che ora sembra declinarsi alla rovescia, ossia: Maggiore.Life: dal lago alla montagna,otto destinazioni, quattro stagioni. Speriamo che non valga la regola per cui cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Vedremo 

martedì 14 aprile 2026

MACUGNAGA: UN DISSENNO AMBIENTALE


 Il titolo di oggi de la " Stampa"  non inganni. Togliere i sigilli non vuole dire sdoganare l'opera che era, è e al momento e, probabilmente, lo sarà per sempre in gran parte abusiva. La ciclabile Macugnaga/Monte Moro non ha retto a ogni giudizio, gliene rimane soltanto ancora uno e poi, se va come negli altri casi, la questione " giudiziaria" sarà conclusa. Rinane il danno, quello provocato da un'opera dissennata, che  al momento, è anche un dissesto ambientale, sul quale qualcuno dovrà provvedere. Quindi anche un disastro economico con le risorse probabilmente esaurite e altre da reperire per riparare il danno, anche quello al paesaaggio. Direi che è un esempio di scuola di come le cose non dovrebbero essere fatte e invece vengono fatte anche se questa volta gli autori sono stati presi con le mani nel sacco.      

sabato 28 marzo 2026

ORNAVASSO: UN SI' AL PARCO SENZA QUORUM

 

 E' mancato il quorum del 50% degli aventi diritto al voto nel referendum a cui il Comune di Ornavasso aveva affidato la consultazione sull'estensione dei confini del Parco Nazionale. Non è mancato di molto ( 45,22%) , tutto sommato non lontano dalla partecipazione al voto nelle consultazioni nazionali. Comunque ha vinto il sì con quasi 50 voti di scarto e non è un segnale da sottovalutare e crediamo che il Comune non lo sottovaluterà , in quanto non vale l'equazione che vorrebbe tutti gli astenuti dal voto essere contrari all'estensione dei confini. Comunque una buona prova democratica e anche un modo per avvicinare le persone ai temi della protezione dell'ambiente. Quindi, alla fine, un esito non negativo. Vedremo ora come il Comune vorrà interpretare il voto. 

   

domenica 15 marzo 2026

STRESA: LE TUTELE DIMENTICATE

 




Importanti investimenti alberghieri si stanno riversando in questi ultimi anni sulle sponde del lago Maggiore. Stresa è uno dei Comuni che più e insieme ad altri ne sta " beneficiando". Uno di tali interventi si sta realizzando all'interno di un'area sottoposta a tutela puntuale. Due delle tre ville esistenti erano state sottoposte a tutela diretta, con dichiarazione di bene culturale ( Villa Basile e Villa Mona), mentre l'intera area originariamente a parco, era stata fatta oggetto di un provvedimento di tutela indiretta, ossia doveva costituire la necessaria cornice di salvaguardia dei due beni principali tutelati. Questa Associazione era stata in prima linea nel promuovere, con apparente successo, quelle tutele. Utile ricordare come i governi locali non avessero mai apprezzato questi interventi e come uno di essi si fosse adoperato per sovvertire con una variante urbanistica quei risultati di tutela che erano stati perseguiti. Che la varianate urbanistica era ed è illegittima non c'è difficoltà a sostenerlo perché fù il Presidente della Repubblica a sottoscriverlo, respingendo un ricorso della proprietà, e sposando il parere che l'autorevole Consiglio di Stato aveva emesso. Ora però il maxi cantiere edilizio è in piena attività, e a nostro giudizio, contro ogni corretta previsione si sta realizzando il sovvetimento di quelle tutele che erano state conseguite. Lo proviamo a spiegare nella righe che seguono, incapaci di trovare ragione a tanto piegarsi dei pubblici poteri ( vorremmmo scrivere doveri) .

Prescrizione n. 1:

“ Che ogni intervento di trasformazione dell’area venga sottoposto alla preventiva autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Architettonico e Paesaggistici.”

La prescrizione è ovvia, non richiede commenti, salvo concludere che tale attività autorizzatoria si è esercitata nell’assentire una trasformazione complessiva del sito tutelato palesemente confliggente con gli stessi contenuti prescrizionali.

Prescrizione n. 2:

“Che non vengano poste in essere nuove edificazioni tali da recare pregiudizio, per dislocazione e volume edilizio, dimensionamento, profilo e altezza alle prospettive, alle visuali ed al godimento dei due edifici sottoposti a tutela, rispettandone la scala edilizia ed il particolare rapporto con il contesto esterno”.

Il progetto autorizzato, anche grazie all’utilizzo dei generosi parametri urbanistico/edilizi concessi dalla variante stralcio illegittima, si caratterizza da una edificazione diffusa, massiva e pressochè totale dell’area. Sostenere che ai due edifici tutelati sia stato garantito il particolare rapporto con il contesto esterno, è affermazione contraria ad ogni evidenza, laddove a ridosso dell’uno viene realizzato un nuovo edificio che neppure rispetta la distanza minima di mt. 10 tra edifici, prevista dall’art. 3.5 delle NTA approvate con variante stralcio della CC n. 68/2013, e che nell’area di stretta pertinenza dell’altro viene realizzata una tale quantità di nuova edificazione (vedi la nuova costruzione costituente edificio di ingresso principale alla struttura alberghiera .che ne mortifica, anziché preservarne e esaltarne il suo rapporto con il contesto. Quanto alla coerenza architettonica con l’esistente, essa sfugge alla comprensione del comune sentire, osservandosi sovrapporre edificazioni più tradizionali, con altre più eclettiche, addirittura bizzare, ben lungi dai contenuti prescrizionali dettati, e al comune sentire, con essi contrastanti.

Prescrizione n. 3

“ Che eventuali nuove edificazioni adottino caratteristiche tipologiche e linguaggi formali tali da non risultare conflittuali con le caratteristiche formali degli edifici sottoposti a tutela e da non compromettere le condizioni ambientali del sito, distinto dalla presenza di più corpi di fabbrica distinti e distanziati di modesto volume e linguaggio formale eclettico, connessi da un’area verde; questo, sia privilegando modelli e materiali rispondenti alla tradizione locale, sia uniformandosi ai principi della buona qualità architettonica.”

Le nuove progettate edificazioni comportono, stante la loro pervasività, la totale modifica delle caratteristiche originarie del sito dove prevaleva l’area a parco rispetto all’edificato. Il rapporto è totalmente capovolto, l’occupazione edilizia dell’area sia in superficie che al di sotto di essa si realizza nella sua pressoché totalità, l’area a verde diventa un accessorio, subordinato ad ogni altra esigenza costruttiva che è invece l’interesse primario perseguito e in corso di conseguimento.

Prescrizione n. 4:

“Che vengano salvaguardate – dove evidenziate- le tracce dell’originario assetto a giardino ( viali, alti fusti, recinzioni ecc.) garantendo alle costruzioni un’adeguata cornice verde.”

L’area dell’originario parco posta a corredo delle ville, anziché essere ricostruita “dove evidenziate le tracce dell’originario assetto”, viene di fatto soppressa, occupata da una edificazione addirittura invasiva, con estrema difficoltà inserità nella superficie libera disponibile ciò consentito dall’elevato rapporto di copertura (sc) previsto dalle norme di PRGC illegittimamente introdotte. .

Il provvedimento emesso dalla Soprintendenza ( non commentiamo quello di competenza regionale il cui unico interesse sembrerebbe essere quello di salvaguardare le palme non fossero divenute una specie aliena e invasiva), contiene invece valutazione che sono in contrasto e in contraddizione con dineghi rilasciati in relazione a precedenti progettazioni.

Nel complesso emergono valutazioni e motivazioni che più che sostenute da una oggettiva e reale verifica dell'impatto che il progetto avrebbe potuto provocare sul sistema delle tutele in atto, parrebbero piuttosto il risultato di un'operazione cosmetica atta a mitigare e sottovalutare quegli effetti, rendendo ammissibile il provvedimento autorizzativo ma contemporaneamente sottacendo contrasti con i provvedimenti di tutela. In particolare, la Soprintendenza omette completamente le considerazioni in merito alle distanze e agli spazi liberi tra nuova edificazione e la tutelata armonia architettonica, e recupero e valorizzazione del preesistente parco; al contempo però prende in considerazione ed esalta unicamente gli aspetti più consoni alle tutele, quali il recupero e riutilizzo degli edifici oggetto di tutela che però il progetto complessivo mortifica.