venerdì 9 gennaio 2026

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IL SILENZIO DI CASCINA DE ANTONIS: L’ULTIMA FRONTIERA AGRICOLA TRA VERBANIA E IL TOCE1
Attualità, News7 Gennaio 2026

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A proposito della piana del Toce, mentre a pochi metri di distanza proseguono i lavori che interessano il campo da golf, sono in molti a chiedersi quale sarà la futura destinazione della Cascina De Antonis. Sono diverse e contrastanti proposte e prospettive che si sono affacciate nel corso del tempo e che tuttora si contrappongono. L’occasione per parlarne è offerta dal seguente intervento:

A Fondotoce esiste un luogo che sembra aver smesso di aspettare. La chiamano Cascina De Antonis, ma il nome è ormai un’eco che rimbalza tra mura stanche e tetti arresi al tempo. Vecchi edifici agricoli che un tempo custodivano il senso profondo del lavoro, fatto di sudore e terra; oggi, invece, rappresenta il monumento all’incapacità di guardare oltre.

Questa struttura abbandonata è la prova manifesta di come una visione d’impresa ancorata a logiche speculative possa soffocare una delle zone più fertili del territorio. Mentre il mondo corre verso un’agricoltura che fonde scienza e futuro, qui si è scelto silenzio e abbandono da troppo tempo. Per anni la proprietà ha inseguito progetti privi di fattibilità, l’illusione che l’identità di un luogo possa essere barattata con intrattenimenti di massa che lasciano dietro di sé solo rifiuti e nostalgia.

Italia Nostra lo ha ribadito con fermezza: tali proposte offendono la natura alluvionale di questa terra, dove il fiume Toce si fonde con il Lago Maggiore. L’incapacità imprenditoriale si misura proprio in questo: non capire che il mercato globale non chiede più consumo di suolo, ma autenticità. Chiede prodotti biologici figli di una ricerca scientifica rigorosa, capaci di raccontare una storia.


 
Mentre la Cascina cade a pezzi, a pochi chilometri di distanza c’è chi ha scommesso sulla terra. Paolo Zacchera, con la sua Compagnia del Lago, ha dimostrato che la coltivazione del tè è possibile e redditizia. Gli studi dell’Università di Torino hanno rivelato dati sorprendenti: il tè prodotto nel distretto del Verbano non è un surrogato, ma un’eccellenza che per profilo polifenolico e attività antiossidante supera spesso le varianti asiatiche.

L’agricoltura moderna è una scienza esatta. Se la proprietà avesse avuto la visione innovativa di questi floricoltori, la De Antonis oggi ospiterebbe colture d’avanguardia per la trasformazione delle foglie in “oro verde”. Non si tratta solo di tè, ma anche di una visione che abbraccia ben altre filiere economiche: cosmesi di lusso attraverso l’estrazione di olio di Camellia oleifera (ricco di acido oleico e vitamine A ed E) e principi attivi dai fiori che insieme permetterebbero di creare una filiera corta per l’industria della bellezza. Ginseng, è la sfida agronomica più complessa che richiede agricoltura di precisione e monitoraggio costante, ideale per gli ampi spazi del Piano Grande.

La realtà della Piana è convivere con il fiume. La geografia non può essere ignorata. Le mappe di pericolosità alluvionale (aggiornate al 2021) parlano chiaro: la piana di Fondotoce non è un’area da edificare ma un’area a rischio idrogeologico costante. Proporre insediamenti, consumare il suolo significa mancare di responsabilità civile. Al contrario, l’agricoltura di precisione è l’unica attività capace di convivere con il rischio, trasformando una criticità in risorsa per il mantenimento del suolo. Eppure, la proprietà preferisce l’attesa sterile di permessi edilizi che il Piano Paesaggistico Regionale, giustamente, nega.

Una “Porta del Parco” o innovative coltivazioni agricole di valore paesaggistico per creare filiere economiche? La proposta di Italia Nostra è chiara: trasformare la Cascina nella Porta del Parco Nazionale Val Grande. Un centro di servizi informativi e divulgativi che faccia da ponte tra la città di Verbania e la wilderness dei monti interni. Valorizzare il patrimonio naturale attraverso il turismo sostenibile non è un’idea romantica, ma una strategia di sviluppo a lungo termine che presuppone dichiarazione di pubblica utilità e procedura espropriativa.

Bisogna però riconoscere che la Cascina De Antonis rappresenta l’ultima frontiera agricola di Verbania. L’immobilismo finora dimostrato non è solo mancanza di investimenti, ma un vero deficit di visione: non comprendere che un siero cosmetico alla camelia o un tè d’eccellenza abbiano un valore paesaggistico ed economico superiore a qualsiasi altra prospettiva di consumo di suolo significa ignorare la miniera d’oro su cui si cammina.

Il Toce continuerà a scorrere e le camelie a fiorire nei vivai e nei giardini di chi ha saputo guardare avanti. Resta da capire se il territorio lascerà che questa cascina diventi l’ennesimo monumento all’opportunità perduta. Il tempo, proprio come l’acqua del fiume, non torna mai indietro.

Alberto Spriano