martedì 28 luglio 2026

LA TERRA, L'ACQUA E IL FUOCO

 





L'estate che non cede lo ricorderemo per il caldo, il fuoco e l'acqua. Saranno un po' dei records che la statistica registrerà, con il rischio che si ripeteranno. Quanto al caldo non è un evento che distingue queste terre rispetto ad altre, guardiamo invece all'acqua e al fuoco. Il grande lago (Maggiore) ha stretto le sue acque e allungato le sue rive. Non è la prima volta che succede, ma ciò che inquieta è il contesto in cui succede: la temperatura dell'estate, la scarsità delle piogge della primavera, il ridursi della riserva dei ghiacci che lo alimenta. C'era stata una polemica circa la decisione di far salire la sua quota ordinaria di una quindicina di centimetri sullo zero idrometrico. Non sappiamo se quella quota sia poi stata effettivamente raggiunta, è un fatto che ora ha perso quasi due metri d'acqua. Quella polemica, alimentata da alberghieri e Sindaci, è stata sintomatica di come gli interessi del turismo non sempre possono andare d'accordo con quelli dell'ambiente. Il lago infatti sta soffrendo, o meglio soffre la sua popolazione acquatica, privata di spazi vitali ridotti a deserto. L'essere un grande tributario del sistema irriguo padano è un altro prezzo che il lago paga e con il cambiamento climatico in atto, questa sua funzione diventa sempre più e paradossalmente: critica da un lato e essenziale dell'altra. E' molto difficile conciliare le due esigenze. Siamo tra due fuochi ed è quasi impossibile scegliere tra l'uno e l'altro. L'unica cosa che invece dovremmo archiviare è la polemica sulla lunghezza delle spiagge. C'é dell'altro cui preoccuparsi. Non ultima: quando mai il lago tornerà alla sua quota vitale. Speriamo di non passare un inverno all'asciutta, ne soffrirebbe gravemente una parte della sua popolazione acquatica. Poi c'è il fuoco, quello che brucia per troppa burocrazia come ha sintetizzato qualcuno. Anche qui, gli incendi boschivi li abbiamo sempre visti, ma non in questa stagione. D'estate bruciava il sud, ora anche il nord. Cause: piromini a parte, gli inverni senza copertura di neve, primavere asciutte, temperature troppe elevate, fanno sì che i sotto boschi siano un innesco ideale per il fuoco che, una volta attivato, spegnerlo è un problema (Canadair nonostante). Qui, oltre alle cause naturali, ci sono quelle antropiche. I versanti montani hanno subito da sette decenni l'abbandono dell'agricoltura di montagna, quella diffusa, quella che governava con la sua presenza il territorio e faceva da argine al fuoco. In gran parte dei territori dove i boschi hanno preso la prevalenza, essa non c'è più. E' cambiata la cultura, non ci sono i contadini di montagna, non ci sono neppure più gli operai/contadini, quelli che finito il turno in fabbrica si dedicavano ancora alla terra dei loro padri, c'è il crollo demografico, lo svuotamento dei borghi. E' arrivato il fuoco. Nessuno lo ferma più, arrivano gli aerei, lo bombardano, non sempre centrano il bersaglio e il fuoco continua, ma la colpa è burocratica. Boh??.

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