sabato 24 aprile 2021

STRESA: UN PONTE PER DIVIDERE



Il progetto del ponte sull’acqua continua ad essere in primo piano sulle pagine di qualche testata locale, tanto che da effimero ora sembra diventare qualche cosa destinata, burrasche permettendo, a durate nel tempo. Per rendere il progetto più accattivante si dice che costerebbe meno di un milione, mentre si dovrebbe dire che costerebbe quasi un milione, salvo “imprevedibili imprevisti”. Certo è che se poi andrebbe a finire come i tanti porti galleggianti realizzati, ma poi affondati o quelli non galleggianti, ma non funzionanti, il costo finale sarebbe ben maggiore, ma questo è un particolare di scarso peso che non viene ricordato, mentre invece si esalta il grande valore moltiplicatore di business che l’opera produrrebbe. Nessuna considerazione poi sul fatto che l’ideatore della trovata sarebbe anche uno dei beneficiari dell’incremento di business, ma che, sino ad oggi, non ha dichiarato essere disposto a metterci manco un euro per realizzare la sua idea, tanto da non rispettare neppure il vecchio adagio: metà parere e metà soldi. No, il rischio di vedere l’opera diventare un rottame al sopraggiungere della prima grande tempesta dopo o durante la sua inaugurazione, non sembra proprio che l’ideatore voglia provarlo e i soldi pubblici sono gli unici che in queste trovate sembrano quelli che debbono essere messi a rischio e pericolo (porti docent). Che cosa poi c’entri questa trovata di ingenio con il recovery fund, questa è un’altra questione sulla quale meriterebbe che La Stampa dedicasse una qualche attenzione, maggiore di quella sino a ora prestata. Far passare che questo progetto sia il futuro per il turismo del lago: magari green, magari resiliente, come si usa dire sempre più a sproposito, magari utile per la coesione sociale o altro ancora, a noi non pare. Quello che viene proposto è semplicemente business, cioè il tentativo di puntare, a dispetto della qualità dei beni di paesaggio che sarebbero da tutelare anziché snaturare, su di un’attrattiva da pompare con una più che adeguata, anzi esagerata, campagna pubblicitaria per accrescere a dis-misura i picchi rappresentati dai numeri delle affluenze turistiche che, proprio perché insostenibili su territori estremamente ristretti e vulnerabili, li condannerebbero a diventare un fenomeno da baraccone, niente altro. Siamo lontani mille e miglia da quello che l’Europa chiede e vuole venga finanziato con i soldi pubblici, ma siamo lontani mille e miglia da quello che dovremmo immaginarci come un nuovo turismo che non snaturi ciò che è l’oggetto dei desideri. Spiace che certi progetti siano il frutto di elaborazioni locali; certo non tutti sono nati su quelle isole, non tutti hanno visto decine e decine di pittori posare il cavalletto e ritrarre quell’angolo di “ piccolo mondo antico”. Ci sarà stata una ragione che ha indotto molti a farlo. Quantomeno quel mondo rimarrà nelle tante tele prodotte. Eppure, questo “quadro” di paesaggio che ha avuto la forza di attrarre tanti artisti che l’hanno immortalato e che, altresì, ha attirato molti milioni di turisti, da quando l’ economia del turismo è diventata, in assoluto, la prima risorsa, lo si vorrebbe cambiare in nome del business. Il business: una parola magica che sembra abbia la forza di trasformare in oro tutto ciò che tocca e senza troppo riguardo al passato e neppure al presente. Al suo evocarlo tutti sembrano ammaliati, incapaci di reagire con la razionalità e l’empatia che di fronte a una proposta inedita e per certi versi inattesa ci si dovrebbe porre. Temo che di questa storia, che sarà molto divisiva, se ne parlerà a lungo: gli uni per sostenerla, gli altri per contrastarla. Che io sia di parte e, in questa occasione, due volte di parte, non credo sia un mistero, e mi sforzerò di far prevalere, insieme con l’Associazione che conduco, i motivi della ragione e dell’empatia per contrastare questo cieco business che avanza, nonostante, o grazie alla pandemia. Per ora vorrei terminare ricordando un artista che era di quelle terre di acqua e che ha lasciato le sue tormentate opere esposte nella casa museo isolana. Lì, se vi capiterà di passare, troverete le parole per comprendere le ragioni empatiche e profonde del no.

lunedì 12 aprile 2021

I FAGGI: LA CONTRO REPLICA


 
 

 

Di replica in replica, si replica. Dopo la comunicazione del perito Cavagliotti, le Associazioni hanno dovuto ribattere, ricordando il loro ruolo che non viene meno per effetto delle opinioni espresse da chicchessia e chiesto, nuovamente, all'ammnitrazione di esprimere una conclusiva valutazione ponderata. Vi pubblichiamo il testo integrale delle contro replica.




 TRENTENNALE DI ČERNOBYL'

 

 

ITALIA NOSTRA 

Sezione vco



11/04/2021
prot. 11/21


Al Sig. Sindaco della città di Stresa
Sede Municipale
STRESA

All’Assessore delegato all’ambiente
Sede Municipale
STRESA

OGG: Comune di Stresa: Deliberazione Giunta Municipale n. 184 del 30/12/2020 avente per oggetto: Verifica delle condizioni statiche e fitosanitarie dei faggi posti lungo la strada panoramica in Fraz. Levo.

Riscontro a nota Dottor Igor Cavagliotti 24/02/2021


Tramite Codesto Comune, ma senza alcun commento del mittente, è pervenuta, solo recentemente, la nota, datata 24/02, con la quale l’agronomo dott. Igor Cavagliotti ha replicato, direttamente all’Amministrazione, a quanto le Associazioni scriventi avevano obiettato circa la necessità di procedere all’abbattimento di una serie di faggi ultra secolari radicati lungo la strada panoramica di Levo.

Ci rincresce che il professionista non ci riconosca titolo a esprimerci in merito. Essendo Associazioni riconosciute per legge nel novero di quelle il cui scopo è la protezione ambientale, abbiamo, invece, titolo ad esercitare i nostri scopi statutari e istitutivi.
Dobbiamo precisare che la nostra nota era stata anche il frutto di una valutazione “tecnica”, compiuta con la partecipazione volontaria di un nostro associato, laureato in scienze agrarie e forestali, e quindi le considerazioni del Cavagliotti dovrebbero essere, a riguardo, più caute.
Possiamo tranquillizzare il professionista che, ove lo ritenesse, potrebbe liberamente replicare anche sul piano tecnico e le Associazioni si farebbero carico di farsi assistere, nuovamente, nell’esame e nella valutazione di quanto ci verrebbe argomentato.
Dobbiamo ancora ricordare che era stato comunque espresso un giudizio positivo sulla metodologia seguita dal perito nella redazione della sua relazione, e questo a riprova che, da parte nostra, non esistevano pregiudizi.
Sempre, a onor del vero, dobbiamo ricordare che non avevamo sollevato obiezioni all’abbattimento di alcuni degli esemplari indicati, sei di essi per la precisione, mentre sugli altri, avevamo proposto delle considerazioni interlocutorie, atte a convincere l’Amministrazione a condurre un ulteriore approfondimento tecnico, onde valutare ogni possibilità di salvezza degli esemplari, nel giusto contemperamento tra l’esigenza di loro conservazione e quella dell’ incolumità pubblica.
Con la “ risposta” che ci viene fatta conoscere non sembra che il nostro intento abbia sortito effetto.
Le considerazioni di portata generale che il Perito fa nella sua nota, per certi aspetti, potrebbero anche essere astrattamente condivise, ma proprio per valutare con un maggior grado di approfondimento non solo la propensione ai cedimenti, ma anche i possibili effetti di essi sotto il profilo della incolumità pubblica, si era chiesto un supplemento istruttorio.
Non pare tuttavia che il Tecnico sia propenso, non tanto a rimettere in discussione le sue conclusioni, quanto ad approfondirle, anche sotto il particolare aspetto che abbiamo indicato. Non ne comprendiamo le ragioni.
Lo ribadiamo: non chiedevano e non chiediamo di accettare il rischio perché il valore storico degli esemplari deve essere prevalente sulla incolumità pubblica da garantire, ma chiediamo di valutare esattamente e puntualmente i rischi conseguenti e connessi al possibile cedimento di una serie di esemplari: otto per la precisione; certamente nella considerazione che trattasi di esemplari storici e non fungibili attraverso la semplice messa a dimora di nuovi.
Ogni altra considerazione finale del Perito riteniamo non sia pertinente con il merito della questione.
Vogliano ancora confidare nella sensibilità e nella ponderata valutazione finale che è in carico all’amministrazione e non al tecnico, anche sulla scorta dell’approfondimento, la cui richiesta ribadiamo.

Si ringrazia per l’attenzione

legambienteilbruttoanatroccolo.blogspot.com



sabato 10 aprile 2021

LA CORSA ALL' ORO

  

 Con l' articolo del 7 aprile scorso, la pagina locale della Stampa ci informa della grande corsa che, nell' ambito della Provincia del VCO si è innescata per catturare le risorse che il Recovery Fund metterà a disposzione. Come possiamo leggere, nessuno si è tirato indietro e ogni genere di progetto è stato proposto per il suo finanziamento.Quanti di quelli proposti andranno a buon fine non lo sappiamo proprio, ma certo già ora sappiamo che molti progetti non rispettono assolutamente le indicazioni che lo Stato Italiano ha dato nel documento che aveva predisposto per indirizzare le richieste di finanziamento. Ci sono evidenti tentativi di bypassare quei criteri e di presentare progetti, che nulla hanno a che vedere con quei criteri, come invece ad essi conformi. Avvicinare le montagne ne è uno, dove, per fare solo un esempio, accanto al finanziamento di una nuova funivia di accesso a S. Domenico dall'abitato di Varzo, presentata quindi come una forma alternativa e pulita di mobilità, si affiancano progetti per la realizzazione di nuovi autosilos, sempre a S. Domenico, di completamento della strada Trasquera/Iselle e forse anche per l'adeguamento delal viabilità esistente. Alla fine da un unico accesso alla località, ce ne saranno tre, altro che impatto zero o sotto zero, o no auto free. Potrei continuare con gli esempi, ma credo che la lettura dell'articolo della Stampa, possa essere sufficientemente illuminante a riguardo. Anche noi abbiamo fatto la nostra parte, chiedendo quasi 10 milioni, contro una richiesta complessiva di 560. Credevamo di aver chiesto troppo, ci siamo accorti che abbiamo chiesto troppo poco. Almeno speriamo che i nostri due progetti siano valutati per quello che sono, ossia proposte che vogliono riqualificare il territorio sia sotto il profilo ambientale, sia sotto quello economico, laddove accanto al turismo un po' predatorio, se ne affianchi uno più rispettoso. Come finirà questa storia: se all'Italiana o all'Europea, questo lo vedremo più in là, ma poi non molto.

Da enti e comuni del vco richieste per 5 6 0 mi l ioni Tutto è buono per chiedere i soldi del Recovery plan Spunta la funivia di Quarna Quarna Sopra (in foto il municipio) vorrebbe una funivia da Cireggio
Per l’istituto Marconi-Galletti di Domo chiesti cinque milioni.

MERCOLEDÌ 7 APRILE 2021 LA STAMPA 41 VERBANO CRISTINA PASTORE
VERBANIA

Dossier Piemonte per il Recovery plan: troppi progetti candidati rispetto alle risorse, e il Vco nel suo piccolo segue la stessa logica. Oltre 1.200 per un valore di 27 miliardi uelli raccolti su scala regionale mentre la ripartizione ai territori piemontesi ne assegna 13. Vanno dimezzati e la selezione scremerà anche i 57 inviati da enti e privati del Verbano Cusio Ossola. Tutto sommato, la richiesta è di finanziare investimenti per 560 milioni. I Comuni che avevano progetti cantierabili, ma non i soldi necessari, ci hanno provato. Si vedrà nei prossimi mesi quanti hanno rilevanza per essere ammessi. Nell’elenco mandato a Torino si va dai 142 mila euro richiesti da Montecrestese per un posteggio in frazione Portano ai 165 milioni per la tangenziale di Verbania. In mezzo ci sta di tutto: dai quasi 55 milioni per la variante occidentale di Omegna ai 245 mila euro per l’adeguamento della palestra delle scuole medie di Gravellona Toce (amministrazione comunale) che però ha inviato più richieste, tra cui 2 milioni per la ristrutturazione di villa Albertini e 1,6 milioni per il finire il palasport). Ci sono tanti piccoli che pensano in grande, come Quarna Sopra, che chiede 6 milioni per la funivia che la colleghi a Cireggio o 54 milioni per una nuova strada. Macugnaga punta ad ammodernare totalmente il comprensorio sciistico con un progetto da 45 milioni, Formazza 34 per il «metro walser» che faccia spola con Bosco Gurin in Ticino. E poi c’è tutto il piano di «Avvicinare le montagne» tra alpe Veglia e Devero, spacchettato in diversi interventi e proponenti. Messi insieme si sfiorano i 100 milioni di euro: 20 per un mezzo di trasporto pubblico con telecabina a trazione elettrica per andare da Varzo a San Domenico con stazioni intermedie a Trasquera e Gebbo, ma anche 9 milioni di ristrutturazione dell’albergo Cervandone all’ingresso della piana del Devero e 15 per il ripristino della funivia Goglio -Devero. Un progetto nel suo complesso avversato da comitati e associazioni ambientaliste tra cui Italia Nostra, presente nella lista dei desideri con due proposte: la valorizzazione di parchi e giardini pubblici lungo la riva piemontese del Lago Maggiore, sul lago d’Orta e in Ossola (per un budget di 3 milioni) e la creazione a Fondotoce, a Piano Grande, del portale di accesso al parco nazionale della Valgrande (6 milioni). Un progetto presentato come alternativa all’investimento avanzato al Comune di Verbania dal proprietario dell’area - la società Malù della famiglia Manoni - che lì vorrebbe realizzare un parco di divertimenti all’aria aperta con diversi impianti sportivi. Non rientra nell’elenco dei 57, ma in uno più mirato sugli obiettivi di transizione ecologica in campo energetico, la realizzazione da parte di Conser, a Cuzzago di Premosello, della centrale a biogas per trasformare umido e verde in biometano. Il caso Stresa Verranno invece inclusi in un documento integrativo, lo conferma la Regione, i progettiarrivati all’ultimo minuto o rimasti fuori per qualche disguido. E’ successo anche a Stresa con la richiesta per il
restauro di villa La Palazzola e per il percorso ciclopedonale al Mottarone. — La Provincia del Vco ha puntato sull’edilizia scolastica nel candidarsi per i finanziamenti destinati al Piemonte dal Piano di ripresa e resilienza sostenuto dall’Europa (il Recovery, appunto).
Di cinque progetti avanzati uno solo riguarda la viabilità (altro suo campo d’intervento
specifico): è per la strada Varzo-Gebbo-San Domenico, segmento dell’articolato piano di valorizzazione della proposta turistica di Veglia e Devero.Per il resto l’amministrazione del presidente Arturo Lincio chiede risorse per le scuole superiori. Il maxi intervento L’importo più consistente è per l’istituto Marconi Galletti Einaudi di Domodossola (5 milioni): «Ne abbiamo parlato con i presidi, il sindaco Lucio Pizzi e l’assessore Daniele Folino. Si tratta di realizzare 20 nuove aule e palestra in via Oliva per accorpare in un’unica sede tutti gli studenti del grande istituto tecnico» precisa il consigliere provinciale Giandomenico Albertella. Oggi 4 classi dell’Einaudi sono al liceo Spezia, una dozzina in via Ceretti. Inviato anche il progetto per altre 15 aule al Cobianchi per un costo di 4 milioni: «Sono da ricavare nel fabbricato attuale o in sua prossimità, secondo quanto emergerà da verifiche in corso» sostiene Albertella. Alla ripresa di settembre la scuola di Intra supererà i duemila iscritti. Così al liceo Cavalieri La Provincia chiede al Recovery plan anche due milioni e mezzo per il liceo Cavalieri, sempre a Verbania, dove realizzare altre 8 aule e un salone. Per il Gobetti di Omegna, con indirizzo musicale,ci si candida con l’auditorium:la struttura va completata all’interno e serve almeno 1,5 milioni. Nessuna istanza per l’istituto alberghiero Maggia. A fine 2020 si è optato per investire nel recupero di spazi al collegio Rosmini, dove si è in affitto dei padri: «Per concorrere per questi fondi - precisa Albertella - bisogna presentare progetti immediatamente cantierabili. Quello che avevamo per lo stadio Forlano non può essere avanzato visto che il Comune ha tolto la disponibilità del terreno del campo sportivo. Per il campus al collegio, al momento non c’è neppure uno studio di fattibilità». C. P.



venerdì 9 aprile 2021

FAGGI: ATTO SECONDO

Verbano 24 - HomeEcco qua sotto riprodotta la nota che il perito dei faggi di Levo, ha prodotto all'amministrazione muncipale, confutando le richieste e le osservazoini che Italia Nostra, in uno con Legambiente aveva formulato e che questo blog aveva pubblicato.

Non mancherà , nei prossimi giorni, la risposta argomentata che formuleremo, confutando, a nostra volta, molte delle affermazioni del Perito.

Però alla fine vorremmo che l' ammnistrazione, o meglio le amministrazioni coinvolte : "peritus peritorum" si abbiano  ad esprimere con chiarezza e responsabilità. Vedremo  

28887 Omegna (VCO)
Spettabile Giunta Comunale di Stresa Piazza Matteotti 28838 Stresa
OGGETTO: ”Risposta alle richieste di riesame e approfondimenti suppletivi formulate da Italia Nostra rispetto alla verifica delle condizioni statiche e fitosanitarie dei faggi posti lungo la strada panoramica in frazione Levo.”
Buongiorno,
in risposta alle richieste di riesame e approfondimenti suppletivi formulate da “Italia nostra” e dal circolo locale di “Legambiente” allegate al Vostro protocollo n. 0002908 del 18/02/2021, si formulano le seguenti considerazioni.
Non si intende replicare per gli aspetti tecnici alle considerazioni formulate per ogni singola pianta dai presidenti delle associazioni, perché gli scriventi non hanno titolo in legge per dissertare su tale argomento di elevato contenuto tecnico e metodologico. Infine non si comprende chi eventualmente validerebbe nuove conclusioni in accoglimento alle proposte formulate dalle associazioni.
Ritengo invece utile esprimere le seguenti considerazioni generali.
 La perizia è stata formulata nell’arco temporale di più stagioni per potere apprezzare lo stato fitosanitario degli alberi sia senza foglie nel periodo invernale che durante il periodo estivo in piena vegetazione. Questo ha permesso di valutare oltre alla vigoria dei soggetti arborei anche l’architettura delle chiome e la presenza di rami secchi, di cavità e di marcescenze.
 Lo studio, seppur firmato solo dallo scrivente, nasce anche dal confronto con altri due colleghi iscritti all’ordine dei dottori agronomi e forestali delle provincie di Novara e del Verbano Cusio Ossola che grazie all’ausilio delle più moderne tecniche di indagine nonché di un proficuo confronto professionale hanno permesso di giungere alle conclusioni;
 Certamente è noto a Legambiente e a Italia Nostra il valore paesaggistico, storico e botanico dei soggetti. Parimenti anche il sottoscritto, per declinazione professionale conosce e apprezza i temi di cui trattasi ed è implicito nel mandato affidato dall’amministrazione la preservazione di tali aspetti.
 L’incarico prioritariamente verteva sulla messa in sicurezza dell’allea, che purtroppo prevede anche l’abbattimento di alcuni alberi. In linea generale, è compito del tecnico cercare di anticipare eventuali schianti proponendo necessariamente abbattimenti mirati. Contrariamente bisognerebbe attendere lo schianto o la morte naturale degli alberi.
 Attribuire un’elevata classe di propensione al cedimento ad un albero e di conseguenza prescriverne l’abbattimento, non significa dichiarare che la pianta cederà prima di un’altra, ma se ha o non ha le caratteristiche meccaniche e biologiche sufficienti alla conservazione. Non è possibile accettare il rischio, esclusivamente per motivazioni basate su criteri estetici, o legati al valore storico paesaggistico di un soggetto arboreo.
Infine mi si permetta la presentazione di alcuni dati, che non vogliono sminuire il tentativo di difesa dei 14 faggi di Levo, ma solo di contestualizzare l’intervento all’interno della proprietà pubblica comunale:
 Il comune di Stresa in ambito urbano è proprietario di 1186 alberi a declinazione ornamentale.
 Nell’intero territorio amministrato vi sono 366,5 ettari di bosco di proprietà comunale (fonte Piano Forestale Territoriale). Considerando per difetto una densità media di 800 piante/ettaro ne risulta un patrimonio arboreo di 293.200 alberi (più di un quarto di milione).
Per concludere, le considerazioni formalizzate dalle associazioni, non sono determinanti per la riformulazione di nuovo giudizio, di conseguenza si riconferma quanto già formalizzato nello studio agli atti.
Rimanendo a disposizione per eventuali chiarimenti, porgo cordiali saluti.
Omegna lì 24 febbraio 2021


mercoledì 7 aprile 2021

PARCO VAL GRANDE: UN NUOVO SOLLECITO

 50 sfumature di parco in Val Grande: tutti gli appuntamenti green

 

 Il perdurare della vacanza degli organi dell'Ente Parco e la mancanza di conoscenze circa l'esito del processo di ampliamento dei confini, ci ha indotto a indirizzare al Ministero una nota che qui pubblichiamo. 

 

ITALIA NOSTRA 

Sezione del Verbano Cusio Ossola


07/04/2021

Prot. 10/21

Spett. Ministero della Transizione Ecologica

Via Cristoforo Colombo, n. 44
00147 - Roma (Italia)
Segreteria del Ministro

segreteria.ministro@pec.miniambiente.it

OGG: Parco Nazionale Val Grande. Organi e nuovi confini


Risulta a questa Associazione che alcuni degli Organi del Parco Nazionale Val Grande siano scaduti.

In particolare risulterebbe scaduto, da oltre un anno, il Consiglio di gestione e, più recentemente, lo stesso Presidente, tanto che ora la gestione dell’Ente proseguirebbe in regime di commissariamento.

Nonostante ciò non si ha notizia che siano state avviate procedure per il rinnovo degli Organi e pertanto si chiedono a Codesto Ministero notizie in merito e previsioni circa di tempi di reinsediamento degli Organi decaduti.

Parimenti non si hanno notizie riguardo lo stato della procedura di approvazione dei nuovi proposti confini del Parco, procedura che, in sede locale, si sapeva fosse stata completata ben oltre un anno fa e che richiedeva i passi successivi da parte di Codesto Ministero in merito allo svolgimento di procedura di VAS al fine di addivenire al provvedimenti finale.

Di tutto ciò premesso, con la presente, si chiedono informazioni e aggiornamenti, auspicando comunque che i tempi per il reinsediamenti degli Organi e l’iter conclusivo della procedura di estensione dei confini del Parco, possano essere, ormai, tempestivi.


Si ringrazia per l’attenzione

Il Presidente

Piero Vallenzasca


sabato 3 aprile 2021

PASQUA 2021

 

Cari tutti, 
 

il tempo pasquale è il tempo della rinascita. Mai come in questo momento sento di poter condividere un simile auspicio con tutti voi. 

 

E’ trascorso un anno dall’inizio della pandemia, un anno difficile e pesante con il suo carico di preoccupazioni, timori e dolori. L'associazione è stata viva e attenta, rispondendo con dedizione ai bisogni che giungevano dai territori, grazie al lavoro incessante di tutti i nostri volontari.

 

Per questo motivo, tengo ad esprimervi i miei più cari e sinceri auguri di Buona Pasqua, ringraziandovi per la collaborazione e l’impegno costante profuso nel rendere realtà quell’idea, propria di Italia Nostra, per la quale il domani tanto atteso sarà portatore di energie potenti di rinascita.

 

Con affetto, 

 

Ebe Giacometti

Presidente di Italia Nostra







ASSOCIATI PER IL 2021!

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Il codice fiscale di Italia Nostra è: 80078410588

giovedì 25 marzo 2021

 

Venerdì 26 marzo, ore 14.30

 

A 60 anni dalla Carta di Gubbio

Medaglia del Presidente della Repubblica

 

Saluti di

Filippo Mario Stirati, Sindaco di Gubbio e Presidente ANCSA

Gennaro Iasevoli, Prorettore alla Ricerca ed Internazionalizzazione, Università LUMSA

Giuseppe Acocella, Rettore Università “Giustino Fortunato”

Alessandro Viscogliosi, Direttore Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e Paesaggio, Università La Sapienza di Roma

Marica Mercalli, Direttore Generale per la sicurezza del Patrimonio Culturale del MiC

Luigi De Falco, Vicepresidente di Italia Nostra

 

Modera

Antonio Ciaschi, Prorettore Università “Giustino Fortunato”

 

Lectio Magistralis

Francesco Scoppola

già Direttore Generale ERIC del MiBACT

 

Diretta su

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