mercoledì 2 ottobre 2019

DEVERO: BATTAGLIA LEGALE

 














COMUNICATO PER LA STAMPA
comitatotuteladevero@gmail.com
“Avvicinare le montagne”, un’ingiuria contro il patrimonio comune Veglia Devero Il territorio che stiamo difendendo ha un valore inestimabile: il 27 settembre 2019 l’Europa ha consegnato ai presidenti dei parchi Veglia-Devero (Piemonte nord-orientale) e Binntal (cantone Vallese) il riconoscimento di Parco Transfrontaliero, il secondo in Italia (sono 11 in tutta Europa) ed il primo tra Italia e Svizzera. Un’attestazione importante che ci conferma quanto questo territorio sia unico e da salvaguardare.
Ecco perché il Comitato Tutela Devero e le Associazioni nazionali Legambiente e Lipu hanno deciso di intraprendere tutte le vie legali per impedire che il piano di sviluppo turistico “Avvicinare le Montagne” possa intaccare questo patrimonio, che è protetto e appartiene a tutti: in data 26.9.19 hanno avviato un ricorso al TAR nei confronti di Regione Piemonte, Provincia VCO, Comune di Varzo e Società San Domenico Ski. Ai confini del Parco Veglia-Devero si estendono magnifiche aree montane, in gran parte protette da norme di tutela e riconosciute di importanza comunitaria dall’Unione Europea come sito Natura 2000, di estremo valore naturalistico e paesaggistico. “Avvicinare le Montagne” è il Piano Strategico di un Accordo
Territoriale che prevede più di cinquanta interventi di infrastrutturazione ad elevato impatto ambientale, con l’ampliamento e creazione di nuove costruzioni, impianti a fune, piste da sci e percorsi per mountain bike, bacini idrici, strade di accesso, parcheggi a raso terra e in silos. Il costo totale è stimato in più di 170 milioni di euro, ripartito tra investimenti privati della società che gestisce gli impianti di San Domenico e una quota pubblica di quasi 43 milioni di euro.
Il Comitato Tutela Devero ha reso pubblica la propria opposizione al Piano Strategico con l’appello “Salviamo l’Alpe Devero” che ha raccolto ad oggi l’adesione di oltre 87.000 firme. Sono le sottoscrizioni di persone e di associazioni che, come noi, ritengono “Avvicinare le montagne” insostenibile economicamente e ai sensi delle leggi regionali, nazionali ed europee vigenti. Nel maggio 2018 la Provincia del VCO ha avviato l’iter procedurale di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) di “Avvicinare le Montagne”, procedura necessaria per valutare l’impatto del Piano Strategico sul territorio. Il percorso della VAS non è concluso: si attende la pubblicazione del Rapporto Ambientale che dovrà essere sottoposto a osservazioni aperte a tutti i cittadini


Nel frattempo, in data 27.5.2019, la Giunta Regionale ha dato via libera alla realizzazione
dell'intervento relativo a miglioramenti della strada di accesso alla stazione sciistica San Domenico, inserito come opera a carico del bilancio pubblico nel quadro degli interventi del Piano Strategico “Avvicinare le Montagne”.
Si evidenzia che dette opere stradali sono contestate dal ricorso in quanto, come detto,
“costituiscono uno <<stralcio funzionale>> del più ampio progetto di interventi, il cui iter approvativo è ancora in corso, giacché è in fase di espletamento la procedura di Valutazione Ambientale Strategica”. I ricorrenti non sono aprioristicamente contrari ad interventi di miglioramento dell’asse stradale di collegamento Varzo – Gebbo – San Domenico. Dichiarano tuttavia, nel ricorso, che tale “obiettivo debba essere perseguito garantendo adeguati livelli di tutela dell’ambiente (…) previa valutazione degli obiettivi e degli impatti ambientali degli interventi, senza acconsentire al ricorso ad artificiose frammentazioni dei progetti”.
A oggi stanno giungendo le sottoscrizioni di altre Associazioni che condividono questa azione legale.


Alpe Devero, 2 ottobre 2019
comitatotuteladevero@gmail.com
(redatto e sottoscritto in proprio)

























martedì 1 ottobre 2019


Crosa Lenz lascia la presidenza dei parchi ossolani: ho lavorato per il futuro dei nostri figli



VARZO - 30-09-2019 - Si conclude con l’importante riconoscimento del Transboundary Park Binntal Devero Veglia il mandato del presidente delle Aree Protette dell’Ossola, Paolo Crosa Lenz. Dopo 4 anni (2016-2019) ai vertici dei parchi naturali ossolani, Crosa Lenz affida ai media la sua relazione di fine mandato. I cambiamenti in corso (climatici e sociali) rappresentano una sfida che è doveroso accettare, dice, e sono una ricchezza "Sta a noi conservarla e farla conoscere con idee e lavoro. Di quanto lasceremo ai nostri figli, doverosamente, un domani ci verrà chiesto conto. In questi anni abbiamo lavorato per loro", conclude.

LA RELAZIONE

Ringraziamenti

Le Aree Protette dell’Ossola nascono da un cammino legislativo lungo quattro decenni che ha avuto inizio con l’istituzione del Parco Naturale di Alpe Veglia nel 1978, di Alpe Devero nel 1990 e della relativa zona di salvaguardia gestita dal Comune di Baceno. Nel 2009 è stato istituito il Parco Naturale Alta Valle Antrona. Le tre aree sono state riunite in un unico ente di gestione (“Aree Protette dell’Ossola”). Le APO tutelano una superficie complessiva di 16000 ha.
Nell’avviarmi a tracciare un bilancio di fine mandato, devo innanzitutto un grazie riconoscente al personale (amministrativo, tecnico e di vigilanza) che negli anni ha supplito alle obiettive fragilità organizzative con passione e generosità. Devo anche segnalare il lavoro del direttore dott. Ivano De Negri, del tecnico amministrativo Mirella Roggia e del tecnico ambientale Radames Bionda, che mi sono sempre stati vicini e collaboratori instancabili.
I componenti del consiglio direttivo (Alberto Marani, Claudio Minacci, Giacomo Prina, Marco Valenti) hanno sempre condiviso con passione e generosità il lavoro comune. Un grazie speciale a Claudio Minacci per aver portato a compimento il complesso progetto dell’associazione fondiaria “Terraviva”.
Invio anche un apprezzamento al lavoro dei componenti della Comunità del Parco (presidenti della Provincia e delle Unioni Montane e sindaci) che hanno collaborato alle iniziative dell’Ente, formulando proposte con la dovuta correttezza. Analogo apprezzamento ai rappresentanti della “Consulta per la promozione del territorio”, istituita il 17/12/2016, per i contributi costruttivi. Un grazie alle Guide del Parco per la collaborazione e i servizi forniti.
Un saluto grato a tutti gli enti pubblici e privati, al mondo dell’associazionismo e del volontariato, con i quali abbiamo collaborato in modo costruttivo. Un doveroso ringraziamento alla Regione Piemonte (Direzione “Ambiente, Governo e Tutela del Territorio”) e in particolare a Sergio Chiamparino, Aldo Reschigna e Alberto Valmaggia per il sostegno leale e senza interferenze nel lavoro dell’Ente.

Pilastri di lavoro e progetti realizzati

Il lungo lavoro sommerso di progettualità, finalizzato a cogliere le opportunità offerte dal PSR 2016 -2020 e dai programmi Interreg, così come dalle Fondazioni private, ha dato i suoi frutti nel 2018 – 2019 con l’approvazione di numerosi progetti. Tra i più rilevanti segnalo i seguenti.


Accoglienza alpina
Nel corso del 2018, con la regia degli uffici tecnici del Parco, è stata possibile la rimozione di quattro “bivacchi d’amianto” e la loro sostituzione con ricoveri di nuova generazione. La prospettiva strategica è quella di certificare le Pennine e le Lepontine come “amianto free” nei bivacchi alpinistici ed escursionistici: una dimensione che proietta le nostre montagne nel futuro di compatibilità fruitiva delle Alpi. I bivacchi sostituiti sono stati il “Farello” in Veglia, l’Antigine e il Camposecco in Antrona e il “Lanti” in Val Quarazza (Macugnaga).


Terra VIVA
Nei due anni di sviluppo il progetto ha portato alla costituzione di un’Associazione Fondiaria non-profit (tra piccoli proprietari di terreni abbandonati o non gestiti) che ha promosso il recupero di una porzione di paesaggio terrazzato in Comune di Borgomezzavalle e il successivo affidamento dei terreni ad aziende agricole locali. Il continuo percorso di dialogo e confronto tra i partner, la popolazione locale, le amministrazioni e le aziende agricole locali hanno rafforzato un partenariato motivato, compatto e competente che ha aderito ad ulteriori proposte progettuali nuovamente finanziate da Fondazione Cariplo (progetto SOCIAAALP – Reti Sociali per Agro Ambienti ALPini) e dal Programma Interreg Italia – Svizzera (progetto InTERRACED: strategie integrate e reti per la conservazione e valorizzazione del paesaggio terrazzato transfrontaliero).


RESICETS e CETS
CIPRA Italia è impegnata al fianco dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Ossola, nel progetto “RESICETS – Resilienza ambientale delle attività ricreative nelle aree protette dell’Ossola, attraverso la Carta Europea per il Turismo Sostenibile”. L’iniziativa coinvolge diversi attori della filiera turistica locale in un percorso di informazione, sensibilizzazione e anche di sviluppo economico e territoriale.
RESICETS è collegato all’iniziativa “Be Part Of The Mountain”, coordinata dal ALPARC, la Rete delle Aree Protette Alpine. Il rinnovo della CETS (Bruxelles 27-28 novembre 2018) ha ribadito il ruolo del Parco nella società alpina contemporanea: tutela della biodiversità con la sostenibilità dello sviluppo.

Mineralp
Il progetto Mineralp (Piemonte, Valle d’Aosta, Canton Ticino e Vallese) prevede la creazione di un distretto turistico geominerario. In questo ambito è in programma nel 2020 l’apertura al pubblico della “Miniera del Taglione” in Valle Antrona e una promozione unitaria del patrimonio geominerario.


Rete Natura 2000: tutela e gestione della biodiversità

Nel 2017 la Giunta Regionale ha approvata la delega in gestione dei siti “Alpe Veglia e Devero – Monte Giove” e “Alte valli Anzasca, Antrona e Bognanco” alle APO. Con propria delibera del 20/12/2017, il consiglio direttivo delle APO ha approvato all’unanimità la subdelegabilità del territorio dei siti Natura 2000 non inclusi nei Comuni territorialmente interessati alla presenza dei Parchi Naturali dell’Ossola così come concordato. Il piano di gestione della ZSC (Zona Speciale di Conservazione) e ZPS (Zona di Protezione Speciale) “Alpi Veglia e Devero – Monte Giove” nel 2018 è stato riordinato e aggiornato con il coinvolgimento delle comunità locali ed è in corso di adozione nell’autunno 2019.

Sviluppo sostenibile

Sono fermamente convinto che il futuro dei “nuovi montanari” (non tanto chi da fuori sceglie di vivere sulle Alpi, ma i nostri figli) è fatto di tre cose: natura tutelata e conservata, turismo sostenibile (sentieri e rifugi moderni) e prodotti tipici (agricoltura e allevamento di nicchia). I Parchi fanno questo: promuovono e conciliano armonicamente questi tre pilastri di un unico territorio. In questo quadro l’Ente, in quanto gestore della Rete Natura 2000, ha dovuto affrontare (delibera 21 giugno 2018) le pressioni derivanti dal progetto “Avvicinare le montagne” finalizzato alla realizzazione di un grande comprensorio turistico infrastrutturato sulle Alpi Lepontine. Il Parco ha assicurato il proprio contributo consultivo per l’elaborazione della relazione di VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Dimensione istituzionale e internazionale

L’attenzione della Regione Piemonte ha permesso all’ente di irrobustire la pianta organica con l’assunzione di quattro giovani guardiaparco che hanno permesso di migliorare l’efficienza dei servizi di vigilanza. Altre assunzioni tecniche part time hanno migliorato l’efficacia e l’efficienza dei servizi istituzionali, permettendo l’istituzione di un ufficio comunicazione e la progettualità di ingegneria ambientale.
E’ stato rafforzato l’asse di quadrante dei parchi naturali dell’alto Piemonte con i parchi dell’Alta Valsesia e del Ticino Lago Maggiore che ha portato alle tre iniziative “Dal riso al Rosa”. E’ stato anche rafforzato l’asse strategico con il Parco Nazionale alla Val Grande che ha portato al rinnovo comune della CETS e a numerose iniziative culturali e progettuali.
Le relazioni internazionali con il Landschaftspark Binntal (Goms in Alto Vallese) e il parco di Pfyn Finghes (Leukerbad, Basso Vallese) ha portato alle manifestazioni di “Parchi in città” che si svolgono alternativamente un anno in Svizzera e l’altro in Italia.


Iniziative culturali

“Poesia sulle Alpi” si è svolta ogni estate all’Alpe Veglia ed ha permesso l’incontro di poeti alpini italiani e svizzeri. Nel 2016, 2017 e 2018 si sono tenuti a Premia i convegni scientifici internazionali sulla stregoneria storica che hanno permesso di approfondire e promuovere un’immagine di identità territoriale della Valle Antigorio. Analoghe iniziative culturali sono state organizzate nelle valli Divedro e Antrona.

Transboundary park

Il riconoscimento di Transboundary Park da parte di Europarc (settembre 2019 in Lituania nel corso dell’assemblea annuale della federazione dei parchi naturali europei) permette di creare, con il vicino Landschaftspark Binntal, un parco transfrontaliero nel cuore delle Alpi. Sarà il secondo in Italia (l’altro è quello tra le Alpi Giulie e il Triglav Nationalpark in Slovenia) e il primo in Europa con la Svizzera. Il riconoscimento offre un ulteriore livello elevato di tutela dell’ambiente naturale sulle Alpi Lepontine da parte dell’Unione Europea.

Ricorrenza

I 40 anni del Parco Naturale Alpe Veglia
Il 40° di istituzione del Parco Naturale dell’Alpe Veglia (1978 - 2018), il primo istituito dalla Regione Piemonte, ha posto con forza il ruolo dei parchi nel terzo millennio. E’ stato anche l’anno del 25° di istituzione del Parco Nazionale Val Grande (1993 – 2018). Il convegno “I parchi naturali per una nuova etica della montagna” ha ribadito su scala europea il ruolo primario di conservazione e tutela della biodiversità. Il bilancio dei 40 anni delle APO credo sia positivo perché i Parchi hanno garantito la tutela ambientale e la conservazione della biodiversità su aree delle Alpi di particolare pregio. Un impegno che sono convinto debba continuare.

I 10 anni del Parco Naturale Alta Valle Antrona
L’11 novembre di dieci anni fa la Regione Piemonte, con la L.R. 19/2009, istituiva il parco naturale Alta Valle Antrona. L’istituzione del Parco è stato il risultato di un percorso partecipativo “dal basso” realizzato dalla popolazione e dalle amministrazioni locali, che vi hanno riposto la speranza di creare nuove occasioni di sviluppo sostenibile per le giovani generazioni. E’ stata un’esperienza di innovazione sociale pionieristica, maturata in una remota valle delle Alpi.

Conclusioni

Le Alpi stanno cambiando sempre più repentinamente: sia sotto il profilo naturalistico che climatico, ma anche dal punto di vista sociale (progressivo abbandono, ma anche coraggiose e tenaci iniziative di resilienza). Ogni cambiamento comporta rischi, ma anche enormi opportunità. Accettare la sfida è un dovere.
Gli stambecchi che leccano il salnitro “appesi” sulla diga di Cingino in Valle Antrona oppure Erebia christi, la “farfalla dei ghiacciai” endemismo unico al mondo, i lariceti secolari, radi e luminosi, di Veglia, la luna piena che permette di camminare di notte sul lago gelato di Devero sono cose che esistono indipendentemente da noi. Sentieri, pascoli e alpeggi non sono nostri: ci sono stati regalati da madre-natura e dalle generazioni di montanari che sono venute prima di noi. Oggi tutto questo è una ricchezza. Sta a noi conservarla e farla conoscere con idee e lavoro. Di quanto lasceremo ai nostri figli, doverosamente, un domani ci verrà chiesto conto. In questi anni abbiamo lavorato per loro.

lunedì 2 settembre 2019

LA STORIA INFINITA



Sezione Verbano Cusio Ossola

Prot. 0819

02/09/2019

Preg.mo Sindaco del Comune di
Vogogna
Sede Municipale
VOGOGNA

Spett. Ministero dei Beni e delle
attività culturali e del turismo
Soprintendenza Archeologica, belle arti e
paesaggio per le Province di Biella,
Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli
P.zo Chiablese P. za S.Giovanni 2
10122 TORINO

Spett. Regione Piemonte
Direzione Ambiente Governo e Tutela del Territorio
Settore Territorio e paesaggio
C.so Bolzano 44
10121 T O R I N O

Spett. Ente Provincia VCO
Area Ambiente
Servizio Rifiuti
Vle Industria 2
VERBANIA FONDO TOCE

Spett. Nucleo Operativo Ecologico
Arma dei Carabinieri
Via PiI, 9 - 10135
10135 TORINO

 

OGG: Comune di Vogogna- Attività di deposito materiali inerti di cava in sponda destra fiume Toce-fascia di vincolo paesaggistico. Ordinanza di rimessa in pristino. Mancata esecuzione.


Il Sindaco del Comune di Vogogna, che ringraziamo per la tempestività e precisione, con la sua ultima nota a noi diretta ci ha aggiornato circa lo stato dell’arte del deposito di materiali giacente su aree agricole del Comune stesso e non rimosso nei termini assegnati dalla originaria autorizzazione e neppure da quelli posti nelle successive ordinanze di sgombero e rimessa in pristino.
Dobbiamo prendere atto che una situazione dichiarata all’inizio, con un termine che potremmo benevolmente definire: “temporaneo”, si è trasformata in qualche cosa diversa, forse non prevista, ma forse anche prevedibile. Ipotizziamo che tale deposito, considerato lo stato in cui si trova, potrebbe configurasi quale “rifiuto”, con le conseguenze che il caso richiederebbe e che rimettiamo alla valutazione degli organi di vigilanza cui anche ci rivolgiamo.
Valutiamo che, considerati i costi di allontanamento, le quantità di materiale da rimuovere e le forse insormontabili difficoltà di trovare per esso una destinazione finale, anche un intervento sostitutivo, pur dovuto, si rileverà pressoché di impossibile attuazione.
Verrà perciò differita sine die la persistenza sull’area del deposito divenuto, a tutti gli effetti, illegale, con un’alterazione paesaggistica ben oltre la durata di tempo prevista.
Ce ne duole, ma più di ogni altro se ne dovrebbe dolere il Sindaco per l’immagine che il territorio presenta proprio in fregio ad un asse stradale primario.
Le considerazioni qui svolte sono però le premesse per porre attenzione al problema del secondo deposito esistente, formalmente assentito da un’autorizzazione a valenza quinquennale pur esso, ma per il quale non sussiste alcuna garanzia che entro i termini assentiti verrà rimosso.
A giudizio della scrivente Associazione sussistono le condizioni per cercare di evitare che l’infausto esito del primo deposito si riproponga anche nel caso del secondo, rimettendo mani alla originaria autorizzazione, integrandone i dispositivi affinché quella condizione di “temporaneità” che anche la Soprintendenza aveva indicato quale condizione per concedere il suo assenso, si traduca in prescrizioni sostanziali.
Qui si suggerisce di pretendere la presentazione di un crono programma di smaltimento, così da verificare in tempo utile la sua esecuzione senza attendere la scadenza ultima dei termini e di ugualmente pretendere la presentazione di garanzie finanziarie che possano consentire, nell’infausto caso di mancato smaltimento, la possibilità di intervenire in via sostitutiva. Indubbia poi sarebbe la funzione deterrente che le due misure avrebbero nei confronti dell’obbligato.
Ci rimettiamo alla dovuta sensibilità del Sindaco perché queste misure ultime, da noi suggerite, siano valutate e, nel caso, assunte, rimanendo in attesa di conoscere l’esito di questa nostra richiesta.
Quanto agli Organi di vigilanza cui pure ci rivolgiamo, chiediamo di svolgere opportuni approfondimenti in ordine all’origine dei materiali stoccati, materiali che, probabilmente in modo non adeguatamente approfondito in sede istruttoria da parte degli organi autorizzativi, erano stati assimilati, in sede di piano di smaltimento dei rifiuti minerari contenuto nel progetto, in beni commerciabili, cosa che ad oggi non risuta vera.
Il progetto cui facciamo riferimento è quello di coltivazione di marmo di Palissandro in cava denominata “ Lorgino” in Comune di Crevoladossola, la cui autorizzazione risulta rilasciata da Ente Provincia.

Si ringrazia per l'attenzione .

Il Presidente

venerdì 30 agosto 2019

VOGOGNA/CREVOLADOSSOLA













La Stampa di stamani informa sullo stato dell'arte del deposito illegale di materiali in quel di Vogogna. Tutte informazioni a noi ben note che non abbiamo mai mancato di rinnovare le nostre richieste a che quella situazione venisse normalizzata. L'esito è infausto e, nonostante le incredibili accuse che il precedente Sindaco ci aveva rivolto, la situazione è quella che avevamo prefigurato. Nessuno vuole quel materiale che, evidentemente, non ha mercato, sia per qualità che per quantità. Sempre la Stampa ci ricorda quale sia l'origine di quel deposito, ossia la scriteriata, è il caso di dirlo, autorizzazione alla coltivazione, rilasciata dalla Provincia per l'estrazione del marmo di Palissandro nella cava Lorgino di Crevoladossola. Una cava storica, in forza di quella autorizzazione ha subito un' accelerazione del processo di produzione, senza precedenti. La cosa che ci ha sempre lasciato molto perplessi è quella che ha visto la Provincia accettare, senza crediamo obiezioni, l'affermazione, contenuta nel progetto di coltivazione, secondo la quale tutto il materiale estratto avrebbe avuto una destinazione commerciale, quindi neanche un metro cubo di rifiuto minerario sarebbe stato prodotto. Mi fermo qui; le cose sono davanti agli occhi di tutti e non necessitano commenti. Il prossimo passo sarà chiedere al nuovo Sindaco, per ora più educato del precedente, cosa intenda fare in tempo utile perima che anche la seconda collina faccia la fine della prima.

domenica 18 agosto 2019

APPUNTAMENTI D'AUTUNNO






La stasi estiva non ci tragga in inganno, il prossimo autunno non sarà una stagione di tutta tranquillità per le associazioni che sono impegnate sul fronte ambientalista "allargato". Il riferimento è naturalmente rivolto al territorio che "presidiamo" e che più o meno coincide con quello che sta dentro i confini ammnistrativi della Provincia del VCO. Se dobbiamo dunque aggiornare la nostra agenda in vista del fine estate e inizio autunno, difficile elencare le cose con un ordine di priorità, ma stando alle notizie ufficiali che sono state diramate, forse al primo punto dobbiamo mettere il Piano Grande di Fondotoce. L'annuncio dato dalla Sindaco di Verbania riguardo la presentazione del progetto Manoni per la realizzazione di una specie di parco divertimenti nell'area della cascina, appena al margine del confine dell'area protetta, sarà forse quello che più di ogni altro focalizzerà l'attenzione e l'impegno di tutti noi. Un progetto che già un paio di anni fa aveva fatto una sua prima apparizzione, ma che poi era stato prudentemente ritirato in attesa anche di tempi migliori. Che i tempi siano migliorati, questo è certo. Di fatto un progetto che dovesse sovvertire le funzioni dell'area entro il quale si dovrebbe collocare, non avrebbe, probabilmente, alcuna opposizione o ostacolo da parte di chi oggi governa e di chi oggi non governa. Tutti d'accordo dunque ? Sembra, ma non dobbiamo fasciarci la testa prima di romperla, dobbiamo sempre confidare in un qualche individuale ripensamento o ravvedimento. Vedremo dunque come andrà a finire. Certo è che il tema del Piano Grande e non solo, pure quello del progetto "Devero avvicinare le montagne", si incrociano pericolosamente con le richieste che da più parti vengono sollevate perché il Piano Pesaggistico Regionale venga rivisto. Lo ha fatto il Presidente Lincio, lo ha fatto non certo usando parole di fuoco, in maniera molto più soft, ma il senso è chiaro e lo scopo pure. Dietro di lui c'é probabilmente la maggioranza degli amministratori locali, desiderosi di vedersi liberati da vincoli, convinti di vivere ancora negli anni 60 cioè agli inizi dello crescita edilizia turistica, ma ignorando tutto il resto e quello che è venuto dopo quella stagione edilizia. Abbiamo fatto cenno al progetto " Devero avvicinare le montagne" ; sembra sparito dai radar, ma non è così, stanno lavorando alla redazione del rapporto ambientale che, pare, prenda più tempo del previsto. Nel frattempo il Parco delle aree protette dell'Ossola sta adottando il piano di gestione che riguarda tutta l'area compresa nei confini natura 2000, quindi anche quella che dovrebbe interessare l'avvicinare le montagne. Un buon lavoro svolto sul piano essenzialmente naturalistico, ma che comporta anche alcune collaterali conseguenze che dovrebbero essere seriamente considerate dagli estensori del progetto di avvicinare le montagne . Insomma un piccolo passo che sembra positivo e che potrebbe avere conseguenze non ancora tutte valutate. Sempre che però l'Ente Regione Piemonte lo approvi. Il che non è scontato. Quanto al resto, per quel che riguarda la nostra associazione rimangono aperti i dossier riferiti alla miniera di Baveno e ai depositi, ora illegali, di Vogogna. Riguardo al primo, ogni volta che lo apriamo scopriamo qualche cosa di inquietante, quindi non molleremo, ma staremo sul pezzo. Abbiamo coinvolto il servizio legale centrale della nostra Associazione e alla ripertura dei lavori dopo il fermo di agosto, vedremo quale strategia adottate. Per quanto invece riguarda il deposito di Vogogna, dobbiamo dare atto che il nuovo Sindaco, seppur già Vice Sindaco nel precedente mandato amministrativo, ha risposto prontamente e puntualmente alla nostra ultima richiesta di aggiornamento e, di fatto, riconosce che lo stato dell'arte attuale è quello che noi avevamo da sempre prefigurato avvenisse. Così è stato. Come vedete il lavoro, per questo e altro, non mancherà.

domenica 4 agosto 2019

STRESA: UNA LEZIONE PER TUTTI

 



Con una recente decisione, il massimo organo di giustizia amministrativa, ha sentenziato che il provvedimento assunto dalla Soprintendenza, con il quale veniva espresso un preventivo parere contrario alla realizzazione di un nuovo grande albergo sul lungo lago di Stresa e in un ambito soggetto a vincolo quale bene culturale, è assolutamente legittimo. La proprietà aveva impugnato il parere della Soprintendenza, ma la decisione inapellabile gli dà definitivamente torto. Da questa vicenda ne esce molto male anche il Comune di Stresa che con un' ostinazione davvero incredibile aveva modificato il piano regolatore proprio per consentire la realizzazione del nuovo grande albergo di circa 40.000 metri cubi, incurante delle prescrizioni, molto chiare, contenute nel Decreto di vincolo. Ne esce molto bene invece questa Associazione che, non solo, aveva a suo tempo promosso e ottenuto l'istituzione di un vincolo su alcune delle ville minacciate dalla costruzione dell'albergo, ma che si era opposta con fermezza durante tutto il percorso di adozione e approvazione della variante urbanistica. L'esito della vicenda sana anche l'incidendente di percorso in cui l'Associazione era caduta quando, per un imperdonabile errore procedurale, il ricorso che aveva prodotto al TAR contro la variante urbanistica e che, anche alla luce della recente decisione del Consiglio di Stato, avrebbe potuto avere un esito assai favorevole, non aveva potuto essere discusso nel merito. Una dura lezione dunque per il Comune che aveva consumato risorse ed energie per approvarsi uno strumento urbanistico assolutamente in contrasto con i disposti del Decreto di vincolo. Ancora oggi ci chiediamo come ciò sia stato possibile e quella variante non bloccata prima della sua approvazine. Ne avrebbero giovato tutti, anche la proprietà che non avrebbe dovuto buttare soldi sia a comprare cubi urbanistici, in un singolare esperimento di urbanistica negoziata, sia poi a far redigere un progetto che non aveva la minima rispondenza con i requisiti di legge. Tutto è inspiegabile in questa vicenda e ogni domanda a riguardo dovrebbe essere rivolta al Sindaco di quel tempo e ai suoi egregi eredi legittimi. Comunque, per ora, segniamo un punto a nostro favore, sperando che sia di monito non solo nella capitale del turismo del lago, ma anche rispetto a nuovi inquietanti scenari che sono preannunciati per la fine dell'estate, vedi le mire sul Piano Grande, ma non solo.

sabato 20 luglio 2019

MINIERA SEULA : CHIEDIAMO CHIAREZZA





La vicenda corre lungo un percorso che passa dall'irreale al surreale. Sono molti mesi che ci cimentiamo nella contestazione, fondata e documentata, di un procedimento , quale è stato quello del rinnovo della concessione mineraria del monte Camoscio, contestazione che, sino ad oggi, non solo ha avuto un qualche benchè minimo riconoscimento da parte delle autorità pubbliche, ma che ci vede addirittura intimati dalle stesse a smentire le nostre, ripetiamo, documentate affermazioni, pena, è il caso di dirlo, in quanto sarebbe la promessa di un male ingiusto, il ricorso all'autorità giudiziaria per tutelare il buon nome di quei poteri pubblici a cui ci siamo permessi di rivolgerci per ottenere diritti. Lo ripetiamo: per ottenere diritti e non favori.

Ciò premesso, la cosa più sorprendente è quella che, in questa vicenda, le nostre contestazioni trovano la loro autorevole fonte negli atti amministrativi che quelle stesse autorità che ora " minacciano" hanno posto in essere e che, con acrobazie degne di un funambolismo amministrativo incredibile, vorrebbero smentire. Proviamo a ricostruire, con calma e ordine, la vicenda. L' Associazione produce , entro i termimini previsti dall'avviso pubblico, le proprie osservazioni (sono 11 pagine di cartelle, puntuali e precise) e che riguardono il progetto presentato per il rinnovo della concessione mineraria Seula. Prima ancora che scadessero i termini asssegnati per produrre le osservazioni pubbliche, ma ci si dice che c'era una grande fretta, viene riunita la prima conferenza per la valutazione di impatto ambientale del progetto in esame. In tale conferenza, anzichè dare lettura, impossibile, delle osservazioni che l'Associazione non ha ancora presentato, si da lettura di un'altra nota della Associazione, datata un paio di mesi prima e riferita alla conduzione della precedente concessione. L'esito è scontato; la Conferenza dichiara che quelle osservazioni non hanno alcun riguardo al progetto in esame e le archivia. Esatto quindi e il verbale registra, in maniera inoppugnabile, questa verità, che noi non contestiamo. Nella stessa Conferenza vengono anche dettate prescrizioni che il proponente dovrà introdurre nel progetto presentato. In quella sede dunque le nostre, solo successive osservazioni, non potevano avere alcun peso nel determinare il contenuto delle prescrizioni. Eppure la legge 152/2006 dice con chiarezza che le modifiche e le integrazioni ai progetti sottoposti a VIA, vengono richieste, una volta soltanto, ma anche tenendo conto dell'esito della consultazione pubblica. A quella data la consultazione pubblica, come abbiamo detto, non era terminata e quindi in sede di Conferenza non era possibile non solo tenerene conto, ma neppure esaminarle. Per verità, la lettera contenente le prescrizioni viene spedita in data successiva la scadenza dei termini della consultazione cui, peraltro, solo questa Associazione aveva partcipato. Non conosciamo gli esatti contenuti della lettera, ma conoscendo poi il contenuto delle modifiche progettuali introdotte, non ci par proprio che delle nostre osservazioni sia stato dato peso alcuno. I soggetti pubblici coinvolti nella vicenda che contestiamo hanno, in sede postuma, cercato di accreditare la versione secondo la quale le nostre osservazioni, una volta acquisite, sarebbero state comunque veicolate a tutti i soggetti coinvolti nel procedimento e, in particolare, a quelli interessati al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, sostenendo, a torto o ragione non sappiamo, che le nostre osservazioni avessero una prevalente valenza paesaggistica. E' un fatto tuttavia che la CPL del Comune di Baveno, alla data di svolgimento della I conferenza, cioè prima del ricevimento delle nostre osservazioni, già si era espressa in maniera favorevole al progetto, teniamo il verbale, con l'indicazione di una qualche prescrizione. A quella data non poteva dunque conoscerle e l'affermazione postuma, contenuta in una nota a noi indirizzata dal Comune di Baveno, secondo la quale le osservazioni sarebbe state comunque acquisite al loro protocollo, non vale affermare che siano state successivamente poste all'attenzione della CPL . Infatti il provvedimento autorizzatorio datato poi giugno 2018, rilasciato ai fini paesaggistici, dal Comune di Baveno, non porta traccia di alcun altro parere espresso dalla CPL, se non quello iniziale e unico, formatosi senza la conoscenza delle osservazioni. Sin qui tutto attesta e prova che le osservazioni non siano state prese in alcun conto né sotto il profilo formale, né sotto il profilo sostanziale. Si afferma da taluno che nella II conferenza, quella decisoria, svoltasi nel maggio 2018 , sarebbero state lette, ma di tale affermazioni non c'è alcuna traccia nel verbale e comunque, anche lo fossero state, a quella data non sarebbe più stato possibile chiedere modifiche al progetto perché i termini erano ampiamente passati. Dunque ? Dunque , sin qui dobbiamo stare agli atti, che sono poi gli unici che fanno fede e gli atti ci dicono che no, le osservazioni non sono mai andate in alcuna comferenza e che CPL del Comune di Baveno manco le ha viste. Non sappiamo se il proponente il progetto le avesse mai conosciute. Era un suo diritto, anche se, probabilmente in questo caso, ne avrebbe fatto felicemente a meno; sta di fatto che non si è avvalso della facoltà di produrre controdeduzioni.

Ora che non le abbia fatte perché non le conosceva o, invece, perché non aveva ritenuto avvalersi della facoltà, di questo aspetto noi non abbiamo traccia alcuna e non possiamo affermare nulla. Spetterebbe alle autorità pubbliche chiarirlo e documentarlo. E infatti lo abbiamo chiesto. Rimane in punto: la DGR finale copia e incolla il verbale del novembre 2017 in punto irrilevanza delle nostre osservazioni, c'è però una differenza: anziché citare il protocollo di ricevimento della Regione riferito alla nota nostra del settembre, cita quello delle osservazioni, quelle giuste di dicembre. Questo fatto viene preso, vorremmo dire a pretesto, per far affermare dal Difensore civico Regionale che dunque non sarebbe vero che le osservazoni non siano mai state, quantomeno, lette. Lo dice sostenendo una, inesistente, equivalenza tra i contenuti della nota di settembre e quelli delle osservazioni di dicembre. Peccato che ciò non sia assolutamente vero dovendosi confrontare due documenti l'uno di 3 cartelle e l'altro di 11; ben altra cosa. Il Difensore conclude affermando che ci sarebbe soltanto un errore materiale, uno scambio di date, quella di dicembre con quella di settembre, ma che tutto sarebbe a posto. Anche lo fosse, ignora il Difensore che la DGR riafferma l'irrilevanza delle nostre osservazioni e quindi proprio in un atto finale dove l'equivoco, se tale era, avrebbe potuto essere chiarito, no, neache in quel caso si accredita una verità diversa, ma si conferma e ribadisce che le osservazioni non erano pertinenti. Questo è quello che dicono gli atti e quindi è ciò che fa fede, mentre tutto il resto sono parole che se non documentate tali rimangono. A presto pubblichero tutta la corrispondenza, sin qui, intervenuta e da queste pagine che sappiamo lette anche da taluno dei soggetti pubblici coinvolti, chiediamo ancora una volta che verità sia resa.

giovedì 6 giugno 2019

MALA FEDE













La vicenda della concessione mineraria sul monte Camoscio di Baveno non cessa di offrire sorprese, anche clamorose. Da mesi questa Associazione lamenta il fatto che le proprie osservazioni, presentate durante la conferenza di valutazione ambientale, siano state dichiarate non pertinenti il progetto allora in esame. Abbiamo in tutti i modi lamentato che quanto asserito in sede di conclusione del procedimento di valutazione, riguardo le nostre osservazioni, non era vero. Niente da fare; i Servizi Regionali competenti si sono sempre ostinati ad affermare il contrario di quanto da loro stessi fatto deliberare in sede di Giunta Regionale. E cioé hanno sostenuto che le osservazioni erano, invece , state prese in considerazione. L'affermazione era paradossale, ma sin qui nulla li ha smossi. Abbiamo allora cercato di andare alla fonte della verità dei fatti accaduti. La verità sta scritta nel verbale della conferenza dei servizi tenutasi presso il municipio di Baveno in data 14 novembre 2017 e segnativi questa data. In quella sede sta scritto che le nostre osservazioni, citando una nostra lettera del settembre precedente, erano irrilevanti. Sin qui tutto ha confermato quello che da sempre sostenevamo, ossia che le nostre osservazioni non erano state prese in considerazione. Quello che invece ci ha sorpresi e, probabilmente, cambierà l'esito di tutta la vicenda è proprio quella data del 14 novembre. Orbene, l'avviso pubblico di deposito del progetto minerario, ancor oggi scaricabile dal sito VIA della Regione, dava tempo sino a tutto il 19 dicembre 2017 per presentare pubbliche osservazioni. Le nostre le abbiamo presentate via PEC in data 8 dicembre. Perchè allora hanno tenuto la seduta di conferenza ben oltre un mese prima la data di scadenza per presentare osservazioni? Certo che il 14 novembre le nostre manco c'erano e veniva facile sostenere che un altro documento precedente non c'entrava nulla, ma poi ...? Ecco il punto; ammesso e non concesso il clamoroso errore che ha fatto sì che si svolgesse una seduta di conferenza con all'ordine del giorno l'esame di osservazioni la cui scadenza per la presentazione era ben lungi, perché mai da mesi i Servizi Regionali sostengono tesi inverosimili. Ora la pistola fumante l'abbiamo trovata e qualcuno dovrebbe incominciare a preoccuparsi. Vedremo.

martedì 4 giugno 2019

PIANO GRANDE NEL MIRINO DEI SINDACI




La Stampa di stamani, nella sua pagina locale, intervista i due candidati a Sindaco di Verbania che si accingono a contendersi il seggio durante il prossimo ballottaggio. Dentro una lunga serie di domande, alcune serie ed altre un po' meno, non poteva mancare quella sul futuro del Piano Grande, quella terra contesa, da sempre, tra conservazione e voglia di investimenti che già nell'autunno scorso abbiamo fatto oggetto di un convegno, di cui il periodico " Le Rive" dedicherà , prossimamente, alcune sue pagine. Ebbene, le risposte dei candidati non sono mancate e hanno mostrato come il tema del Piano Grande sia un tema condiviso dai due, quasi identitario, e niente affatto divisivo. Più esplicitamente l'uno e un po' più implicitamente l'altra, entrambi hanno fatto capire che la conservazione è un lusso che non possiamo permetterci e che la fame di investimento della Manoni e soci deve essere soddisfatta. Molto bene; chiunque sarà primo al prossimo imminente traguardo di Sindaco di Verbania, la cosa rispetto alle sorti del Piano Grande non muterà gran che. Non so se sugli altri temi la pensano in maniera molto diversa, penso di no, almeno con riferimento al loro pensiero e non a quello che dicono, ma su questo tema sensibile l'approccio è univoco, bipartisan e esplicito. Tutti gli ambientalisti o più semplicemnte le persone per bene e sensibili ai temi della conservazione del paesaggio sono perciò avvertite: che si presentino al voto, che votino l'uno o l'altra o che stiano a casa, il risultato, almeno a parole, non cambierà circa le sorti del Piano Grande.

venerdì 31 maggio 2019

STRESA : IL DEGRADO




 



Serata dedicata al tema del degrado urbano che, a dispetto del nome e della fama, coinvolge e non poco la cittadina sul lago. Stresa insomma sembra che abbia perso il passo, che non sappia fare del suo passato virtù, anzi, forse, non vede l'ora di liberarsi di certe immagini del passato che, anziché nobilitarla, sembrano infastidirla, almeno imbarazzarla. Sta volta l'oggetto che, nell'ambito delle settimane sui beni cultutrali promosse da Italia Nostra, abbiamo preso in esame è stato l'abbandonata stazione della dismessa ferrovia Stresa/Mottarone. Da decenni il degrado si consuma accanto ad una delle porte di accesso del turismo, anzi si accentua e lo stato di abbandono non sembra mai finire. La serata, abbastanza partecipata, ma gli assenti sono sempre gli Stresiani doc, ha fatto il punto, non solo dal punto di vista della carrelata storica accompagnata da immagini di archivio ma anche da quello giuridico circa la effettiva proprietà del bene e da quello urbanistico, inquadrando e illustrando un po' tutte le problematiche che sembrano essere la causa, a parte la volontà umana, dello stato attuale. Non è mancata una prospettiva circa il futuro possibile, anche se non immediato, a partire dal Piano Paesaggistico Regionale che ha posto le premesse per una rivisitazione, in positivo, dello strumento di pianficazione locale anche riguardo il bene di cui parliamo. Quando ? Non lo sappiamo, i tempi non saranno brevi e quanto alle volontà, queste sono al momento imperscrutabili; infatti il confronto con l'Amministrazione locale, alla fine, è mancato. Per parte nostra l'impegno continuerà.

lunedì 6 maggio 2019

LA MINIERA NON CEDE




Alla nostra richiesta, precisa e puntuale, questa volta rispondono, congiuntamente, i due Assessori Regionali che detengono competenze nelle materie che coinvolgono il rilascio della concessione mineraria. Vi postiamo qui sotto la risposta. Inutile fare commenti: passi quando sono i Servizi che, per autoreferenza o altro, cercano di difendere l'indifendibile, ma quando le stesse argomentazioni, prive di senso, vengono sottoscritte da responsabili di atti di Governo, questo non dovrebbe essere ammesso o ammissibile in quanto pregiudica la loro credibilità e la fiducia che dovremmo accordargli, indipendentemente dalle appartenenze. Replicare ancora rischia di mandare a sbattere le nostre ragioni contro un muro di gomma, non sappiamo se potrà essere produttivo; ci rimane di attendere il responso del difensore civico, ma non è un giudice
e , al più può solo fare moral suasion. Vedremo.










mercoledì 24 aprile 2019

TENTATIVO CON IL DIFENSORE







Sulla questione miniera Seula, o meglio quella del monte Camoscio di Baveno, l'Associazione non intende per nulla lasciar perdere. Se sino a questo momento i tentativi di obbligare a prendere in considerazione le nostre osservazioni, ritualmente, formalmente e correttamente prodotte in sede di VIA, non hanno dato ancora un giusto esito, attendiamo comunque una risposta alla lettera che la nostra Presidente Regionale ha indirizzato ai vertici dell'Ente Regionale. Tuttavia abbiamo ritenuto non lasciare intentate neppure altre strade e tra queste quella di ricorrere all'Ufficio del Difensore Civico Regionale. E' dunque quello che abbiamo fatto oggi, chiedendo l'intervento di quell'Ufficio perché, preso atto delle nostre ragioni, induca l'Ente Regionale a riconsiderare, o meglio si dovrebbe dire considerare, le nostre ignorate osservazioni. Che varrebbe dunque avere la facoltà di utilizzare il diritto di partecipazione ad un procedimento di valutazione ambientale se, dopo aver formulato osservazioni assolutamente pertinenti, certamente pregnanti e per nulla banali, vediamo scritto su un atto del governo regionale, qual'é una deliberazione della Giunta, che le nostre osservazioni sono state ritenute non pertinenti perchè riferite ad altro. Ad altro cosa ? Lo dice per vero la stessa delibera che cita una nostra lettera di un tre mesi precedenti quella che contiene le osservazioni e che effettivamente riguardava altro. Ma le nostre osservazioni invece ? Mistero o altro. Vedremo; le carte , tutte, le abbiamo messe in mano al Difensore Civico Regionale che, per carità non è un castiga matti, ma la cosa è talmente eclatante che ci vorrebbe proprio tutta ignorarla.