mercoledì 18 ottobre 2017

DEVERO-S.DOMENICO LO SPETTACOLO

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Muove le tende il circo bianco e al primo spettacolo fa il pieno. L'attesa dunque è molto alta e questo l'ha capito la pur giovane guida dell'impresa. Attento come pochi a muovere pedine, le prime le gioca sul piano dei mass media. La Stampa, d'altronde gli va dietro e forse anche davanti e già quest'oggi gli regala una pagina locale tutt'intera. Che dire ordunque di come organizzato lo spettacolo ? Che messi intorno al tavolo i Governi dei luoghi interessati al suo progetto, ben presto li ha spiazzati tutti quanti, tenendo tutto il banco per oltre due ore di racconto. Rimaste due comparse a fargli un po' il contorno, è stato capace di non smettere, partendo da lontano, zoomando il primo piano, sgombrando tanti forse, facendosi domande e dandosi risposte. E' stato tutto lui, sicuro di incantare col suo tono le qualche centinaia di gente e di curiosi venuti ad ascoltare. Non sembra che qualche cosa se l'abbia poi scordata: chi è la società, chi è che mette i soldi, che cosa ha sin qui già fatto, che cosa ha in corso ora di fare e quello che più importa che cosa vorrà fare. E'attento e sgombra il campo ai tanti che si dice; lui vuole dimostrare che dietro non c'é nulla di oscuro o misterioso e che tutto è trasparente. Si prende anche gli applausi e questo era scontato; se arriva qualche d'uno che offre tanti soldi laddove sono pochi che mettono dei soldi, è cosa quasi certa che prenda anche gli applausi. Or dunque è tutto chiaro ? E' chiaro che è un progetto che vale tanti soldi, fors' anche troppi soldi; difficile è trovare chi metta tutti i suoi e nulla chieda di pubblico denaro. Se è vero o non è vero,la storia lo dirà. Per ora si smentisce, ma il dubbio un po' rimane. E' valido il progetto ? Ha aspetti interessanti, ma aspetti chiaro/scuri ed altri troppo scuri. Salire senza strada, come un tempo, all'alpe Devero non sembra da buttare; comprare il Cervandone e farne un nuovo albergo è meglio che vederlo andare a pezzi; salire sul Cazzola è tutto da vedere; cambiare e ammodernare l'impianto che s'arroca da fondo S. Domenico è meglio che buttarlo; nascondere le auto è forse necessario; entrare nella valle che sala a Ponte Campo e poi salire ancora ci sembra un grosso azzardo; congiunger con le funi il Devero col Dosso traverso il Bondolero è un punto assai perplesso e forse controverso. C'é poi l'altra questione che è anche più importante, ma poco se ne parla. Un tal progetto chiede, per reggersi poi in piedi, che arrivi tanta gente, un mare di sta gente che dunque è condizione per metter tanti soldi. Ma poi questa invasione in mezzo alla natura non è che alla fine la cambia la natura? Il parco lì vicino, il Veglia con il Devero, è solo messo lì per fare da specchietto al passo delle allodole e intorno gira un circo che è meglio lasciar stare ? E infine un altro dubbio; è tutto o c'è dell'altro; intendo, non adesso, ma dopo si va avanti o tutto ferma lì? Insomma la cautela e insieme la prudenza ci sembra debba starci; ci pare si debba ancor pensare. E' presto per decidere, che spengano le luci troppo accese sul palco l'altra sera; si chiudano a pensare. La Stampa lasci stare che il giovan Malagoni conosce già il mestiere.

lunedì 16 ottobre 2017

ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE





Il Consiglio Regionale della nostra Organizzazione ha indetto il convegno sulla archeologia Industriale. Il Convegno si svolgerà venerdì prossimo 20 ottobre con inizio alle ore 8.30 a Torino presso l'Archivio di Stato. La sezione locale della Organizzazione propone due esempi di archeologia contemporanea: la Bialetti di Crusinallo e la Girmi di Cireggio, due stabilimenti prematuramente scomparsi dal panorama industriale italiano, abbastanza singolari per quanto riguarda la loro struttura architettonica e che, proprio per questo, sono stati presi ad esempio da proporre al convegno. A convegno concluso pubblicheremo i testi degli interventi che presenteremo in sede di convegno. Confidiamo pure che vi possa essere una qualche partecipazione di qualche nostro lettore. 


MONUMENTI DA SALVARE” DI ITALIA NOSTRA - PIEMONTE Torino


CONVEGNO PUBBLICO Venerdì 20 ottobre 2017, ore 9 -14


Archivio di Stato di Torino Piazzetta Mollino – Torino


















Ore 8,30 REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI



PROGRAMMA


Ore 9 PRESENTAZIONE


ADRIANA MY, presidente del Consiglio Regionale del Piemonte di Italia Nostra


Significato e obiettivi dell’iniziativa “monumento da salvare” Saluti delle autorità


INTRODUZIONE


MARIA TERESA ROLI, architetto, consigliere nazionale e vicepresidente del


Consiglio Regionale del Piemonte di Italia Nostra


9,30 CONTRIBUTI DALLE SEZIONI DI ITALIA NOSTRA


LIONELLO ARCHETTI MAESTRI, documentalista, presidente Sez. di Acqui Terme


Acqui. Una città senza identità: né ville d’eaux né working town


MARIA IRENA MANTELLO, architetto del paesaggio


Alessandria. Archeologia Industriale o Rudere eccellente: la testimonianza


dell’ex zuccherificio di Spinetta Marengo


FRANCESCO BONAMICO,architetto, già docente al Politecnico di Torino


Bra: le concerie sconce


GIULIO BEDONI, pubblicista, presidente della Sezione di Novara


Novara. Le settecentesche Fornaci Bottacchi: cronistoria di un


costoso abbandono


EROS PRIMO, architetto dirigente servizi Urbanistica e Ambiente di None e Virle


Pinerolo, città d’opera e d’acqua. Il caso dell’ex merlettificio


Turck


GIOVANNI LUPO, professore ordinario i.q. presso il Politecnico di Torino


Torino. OGR e OGM: due acronimi e due modalità di approccio


ROBERTO RIPAMONTI, architetto, consulente European Environment Agency


VCO. Esempi “noti” di una prematura archeologia industriale:


Omegna, la Bialetti di Crusinallo e la Girmi di Cireggio


GIANCARLO BOGLIETTI, ingegnere, già assessore all’Urbanistica di Vercelli


Vercelli. Area ex Montefibre: una scelta politico-urbanistica?


12,45 INTERVENTI A RICHIESTA e DIBATTITO


13,30 CONCLUSIONI 

venerdì 13 ottobre 2017

DEVERO/S.DOMENICO- TEMPESTA ALPINA

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Battipista sta volta è La Stampa che rilancia, sulla pagina di oggi, il miraggio di una nuova super stazione sciistica alpina che verrebbe regalata da investitori pronti a dissanguarsi pur di offrire questa irripetibile occasione per l'economia ed il turismo delle valli dell'Ossola. Il taglio è chiaro, la posizione è certa, l'avvertimento messo in finale di articolo a firma del direttore della pagina locale, rivolto a possibili detrattori, altrettanto chiaro. Insomma, non proprio un taglio cronicistico, ma una non troppo velata presa di posizione che, unita alla evidenza che viene data all'articolo, non lascia sperare nulla di buono per tutti coloro che si porranno in posizione contraria o anche solo critica nei confronti di questo progetto. Se dunque il buon giorno si vede dal mattino, l'arcobaleno ambientalista è avvertito. Quindi sta volta sembra proprio che vogliono fare sul serio, lunedì prossimo è già indetto un nuovo momento informativo/divulgativo/propagandistico riguardo il grandioso ventilato progetto; la politica regionale, quella che l'altro ieri ha approvato il PPR, sembra ora già schierata a favore della nuova avventura dei capitani coraggiosi; i finanziamenti sembra che non manchino, anzi pare che i promotori dispongano di risorse infinite della cui fonte nulla si intravvede; insomma la voglia di mettere mani al portafoglio sembra crescere giorno dopo giorno, sicuri che l'investimento sarà premiante in termini di redditività per i capitali da investire. Sin qui le notizie dei media con l'evidente scopo di creare una prima barriera fumogena alle critiche che comunque, anche se minoritarie o proprio perché minoritarie, pioveranno. Una difesa preventiva, il gettare una testa di ponte per i successivi attacchi e lo sfondamento finale delle linee nemiche. Direi che gli ingredienti ci sono tutti e anche le prudenti dichiarazioni degli investitori tese a chiedere un consenso ampio e condiviso ci stanno tutte per demonizzare poi l'avversario, se mai comparisse. Dunque, dunque aspettiamoci di tutto e di più; la realtà o l'illusione di un rilancio turistico dell'Ossola che riproduca le performance della Macugnaga anni 60, ora ridotta quasi in cenere; una clamorosa bufala destinata a spegnersi dopo poco, ne dubitiamo; certamente un tentativo di riprodurre in loco un circo bianco sul modello di tante altre stazioni poste al di qua o al di là del confine alpino, neve permettendo; nulla di innovativo se così fosse e con tutti i difetti e i rischi che le altre realizzazioni hanno sperimentato e sperimentano. La prova per l'arcobaleno ambientalista sarà dunque dura e difficile e dagli esiti incerti; siamo solo alle prime battute, ma se il buon giorno si vede dal mattino, si prevede tempesta.

mercoledì 11 ottobre 2017

S. MARIA MAGGIORE- LA PINETA OSSERVATA


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In coerenza con l'azione che I.N. aveva intrapreso al momento della variante urbanistica del Comune di S. Maria Maggiore in funzione della realizzazione del campo golf in area occupata da bosco di alto fusto, l'estensione ora di quella previsione ad un ulteriore ambito destinandolo ad usi funzionali all'accoglienza turistica posta a servizio del campo da gioco, ha indotto l'Associazione ha ribadire le proprie osservazioni critiche, producendole ora nell'ambito delle osservazioni pubbliche aperte da quel Comune. Ne riproduciamo qui sotto il testo integrale. 


Spett. Comune di 
Santa Maria Maggiore 
c.a. Signor Sindaco 

Prof. Claudio Cottini 
SANTA MARIA MAGGIORE (Vb) 

Data 10/10/2017 . 

Prot.3217 

OGGETTO: Variante Parziale n° 11/2015 (V 11-2015) al PRG vigente – adozione Progetto 


Preliminare - Osservazioni nel Pubblico Interesse, ai sensi Art. 15 LR 56/77 e s.m.e.i - 

PREMESSA 

Questa Associazione ha preso atto dell’adozione, da parte dell’Amministrazione Comunale di 
Santa Maria Maggiore così come riportato dall’Avviso di deposito comparso sul sito web del 
Comune di Santa Maria Maggiore a decorrere dal giorno 11 settembre 2017, al giorno 11 
ottobre agosto 2017, del Progetto preliminare di Variante parziale n°11 (V11-2015) al PRG 
vigente. 
Prima di entrare nel merito delle Osservazioni, questa Associazione rileva che la Variante 
Parziale ex Art.17 LR56 /77 e s.m.e.i., denominata V 11-2015, si inserisce quale ulteriore 
infrastrutturazione dell’area sportiva a “campo da Golf”, precedentemente realizzata con 
Variante Parziale V8 al PRGC, sempre secondo le modalità dell’Art. 17 comma 7 della LR 
56/77 e s.m.e.i 
All’epoca la scrivente Associazione ITALIA NOSTRA Onlus, Sezione Verbano Cusio Ossola, 
si oppose alla suddetta previsione, sia con specifiche Osservazioni nei termini di Legge, 
secondo quanto previsto dalla LR 56/77 presentate con Ns. prot. 511 del 04.02.2011, sia 
con successivo ricorso presentato al Presidente della Giunta Regionale con Prot. 1311 del 
11.04.2011 (delle quali si allega entrambe copia per debita chiarezza dei fatti) ai sensi della 
L.R. N. 56/1977. art. 17, comma 10/bis e Decreto Presidente della Repubblica 24 novembre 
1971 n. 1199,per s.m.i. col quale si richiedeva l’ ANNULLAMENTO dell’ approvazione del 
progetto definitivo di variante Parziale V8 al P.R.G.C. datato novembre 2010 e suo 
aggiornamento del marzo 2011. 
Di tale ricorso non si è conosciuto esito alcuno 
OSSERVAZIONI GENERALI 
Si dà atto che tale Variante V11, contempla esclusivamente una richiesta/proposta 
pervenuta per la realizzazione di una attività “imprenditoriale”, definita dalla stessa Amm.ne 
Comunale come meritoria in quanto “,,,,risulta possedere le caratteristiche di interesse 
pubblico per l’intero tessuto turistico comunale,,,,”, così come si recepisce dal VERBALE 
DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N.22 del 31.07.2017. 
Entrando nel merito, si Osserva che tale previsione, fermo restando il cambio di 
“destinazione d’uso” previsto per il manufatto edilizio agricolo, cd. “baita in stato pericolante”, 
(come si legge dalla relazione tecnica di accompagnamento della variante) si pone a tergo 
del Parco Urbano classificato quale “attrezzatura sportiva golfistica”, all’interno di un 
comparto forestale di pregio, di cui è stata modificata con Variante V8 la destinazione 
urbanistica, da “agricola” a “servizi”. 
Già all’epoca della Variante che permise la realizzazione di tale impianto, la scrivente 
Ass.ne, si oppose a siffatti propositi, considerato che tale ambito di pregio naturale sarebbe 
stato gravemente pregiudicato nelle sue valenze. Si consideri che lo stesso ricorso 
presentato avanti al presidente della Giunta Regionale, manifestava gravi incongruenze di 
rappresentazione cartografica della previsione dell’area oggetto di mutamento di 
destinazione urbanistica da "area agricola" ad "area a servizi" (campo da golf), andando ad 
insediarsi all’interno della pineta secolare di Santa Maria Maggiore (zona sottoposta a 
vincolo paesaggistico). 
Ora non si può non ribadire fermamente che tale ulteriore nuova previsione, si pone in totale 
contrapposizione con i fini precipui del Piano Paesaggistico Regionale, approvato 
definitivamente in data 3 ottobre 2017 proprio per quanto concerne la compatibilità di azioni 
antropiche che vadano a modificare lo stato dei luoghi. 
Seppur la previsione comporta il “cambio di destinazione d’uso” di un originario manufatto 
agricolo di ricovero, baita in pietra caratteristica dell’edilizia rurale locale, trasformandola in 
edificio ad uso “ricettivo”, la nostra perplessità è relativa piuttosto al pesante impatto di 
trasformazione che subirebbe l’intera area a monte del mappale in cui ricade tale edificio 
agricolo, area a prevalente vocazione naturale, ricoperta di manto forestale (bosco ad alto 
fusto di conifere). 
In tal senso si sottolinea che l’area oggetto di trasformazione è posta all'interno di una zona 
boscata, che in quanto tale è assoggettata a vincolo paesaggistico nazionale, ai sensi 
dell’Art. 142 Aree tutelate per legge del D.Lvo 22 gennaio 2004, n.42 Codice dei beni 
culturali e del paesaggio: " ...., sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo Titolo 
per il loro interesse paesaggistico: ......g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché 
percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento". 
La stessa ARPA Dipartimento territoriale Piemonte Nord Est – Attività di Produzione Nord 
Est. Rif. 2017/B.B2.04/00524 con Nota datata 08/03/2017, ha posto in evidenza “…. la 
possibile insorgenza di problemi ambientali connessi con la presente variante in relazione 
alla componente suolo e sottosuolo, al consumo di risorse non rinnovabili, alle trasformazioni 
di ambienti naturali ed alla tutela della salute umana.” 
In tal senso venivano richieste integrazioni alla documentazione prodotta. 
Dalle Integrazioni prodotte, si recepisce che per quanto attiene agli interventi sulle superfici a 
vocazione forestale, all’interno delle quali si prevedono attrezzature ludiche/sportive: 
(estratto da Integrazioni al Completamento della fase di assoggettabilità a VAS, Relazione 
Illustrativa – Variante Parziale n. 11 Progetto Preliminare) 
“ Per quanto sopra dettagliato si evidenzia che: 
§ gli interventi previsti con la variante risultano coerenti con la Destinazione Funzionale 
Prevalente attribuita alle aree interessate; 
§ le eventuali trasformazione di superfici boscate, in altra destinazione d’uso, risultano 
disciplinate dell’art. 19 della LR 4/2009 che prevede l’obbligo di redazione di un progetto di 
compensazione forestale nonchè di acquisire, ai sensi del regolamento forestale 8R, 
l’autorizzazione da parte della struttura regionale competente in materia forestale; 
§ le compensazioni (ai sensi della LR 4/2009 e s.m.i.) sono valutate in sede di 
autorizzazione paesaggistica ai sensi del D. Lgs. N. 42 del 2004; 
§ eventuali interventi di mitigazione previsti in sede autorizzativa, dovranno essere 
considerati integrativi e non sostitutivi degli interventi di compensazione (art 19 
comma 6 LR 4/2009 e s.m.i. ” 
In grassetto, si evidenziano le incongruità di tali integrazioni, che acconsentono determinati 
interventi di modifica del suolo, giustificandoli come “…coerenti con la Destinazione 
Funzionale Prevalente…” 
In tale senso si ribadisce che possano solo considerare coerenti con la vocazione funzionale 
dei luoghi, esclusivamente attività soft e non irreversibili, quali ad esempio “percorsi vita” che 
si adeguino e si relazionino con la morfologia del luogo, senza previsione alcuna di 
trasformazione operata attraverso azioni di modifica che pregiudichino l’assetto 
idrogeologico e gli equilibri naturali dell’ambito. 
Si rileva, così come ampiamente documentato fotograficamente, che l’intero ambito a monte 
della baita, storicamente è segnalato e si connota con un soprasuolo fortemente corrugato, 
attraversato da rivoli superficiali e per la presenza di massi ciclopici, testimonianze di fasi 
geologiche storiche. 
Pertanto, quanto qui evidenziato e puntualmente segnalato, dovrebbe essere sufficiente al 
fine del ridimensionamento delle attività proposte. 
CONGRUITA’ DELL’APPLICAZIONE DI VAR. ART 17,COMMA 17 LR 56/77 ALLA LUCE 
DELLA STRUMENTAZIONE PIANIFICATORIA SOVRAORDINATA (PTPC, PPR) 
Si tiene segnalare che il meccanismo approvativo delle Var. cd “parziali” ai sensi dell’Art 17, 
comma 17 LR 56/’77 e.s.m.e.i, è di competenza della Prov. di riferimento ( nel caso 
specifico quella di VB), ottemperando alla supervisione di tali modifiche a livello di 
pianificazione locale, rilevandone la congruità o meno secondo gli indirizzi dello Strumento 
Pianificatorio Sovraordinato, ma ciò può essere fatto solo in presenza di un PTP. 
Si rileva, così come comunicato dal Competente Settore Pianificazione della prov. di VB, che 
l’Ente “….non dispone di un Piano territoriale di Coordinamento, approvato dalla 
Regione ai sensi della LR 56/77 e.s.m.e.i” (Ved. Nota riportate del Competente Settore 
Prov.le) 
Ancor più, attraverso la disamina di analoghi Elaborati predisposti in circostanza di Var. Art 
17 comma 17 LR 56 77 e.s.m.ei da altri Comuni della prov di VB, si evince che : 
“…..con la redazione del Piano Territoriale di Coordinamento vengono determinati gli indirizzi 
generali di assetto del territorio attraverso l’identificazione delle diverse destinazioni d’uso dello 
stesso, la definizione delle linee di intervento per la sistemazione idrica e la regimazione delle acque, 
la segnalazione di aree da destinare a parchi o riserve naturali. 
Il PTP del VCO, è stato presentato in una prima versione di “Proposta preliminare” nell’ottobre del 
2000, successivamente, oggetto di emendamenti e revisione, è stato adottato con delibera del 
Consiglio n. 27 il 29/03/2004. 
Successivamente è stato attuato un processo di revisione, integrazione e aggiornamento degli 
elaborati del PTP secondo le linee di indirizzo contenute nel: “Documento di indirizzi per le scelta di 
piano” del 2006 approvato dal Consiglio Provinciale. 
Il nuovo Piano Territoriale Provinciale è stato approvato con delibera della Giunta Provinciale n. 
94 del 02.05.2008 e adottato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 25 del 02.03.2009. 
Le misure di salvaguardia del PTP risultano decadute il 02.03.2013 in quanto sono passati tre anni 
dalla data di adozione del Piano Territoriale Provinciale (art. 58 LR 56/77 e s.m.i.)” 
COERENZA CON LO STRUMENTO SOVRAORDINATO DEL P.P.R. 
Non da ultimo, si fa presente che, sia la Strumentazione Pianificatoria Locale, sia la 
Strumentazione Pianificatoria Provinciale, devono attenersi ora alla Pianificazione Reg.le 
Sovraordinata, ossia agli indirizzi, direttive e prescrizioni contenuti nel Piano Paesaggistico 
Regionale di recente approvato e che pertanto, in fase di varianti in itinere, come quella 
in esame, o successive detta approvazione, dovranno essere recepiti gli indirizzi e le 
direttive contenuto nel medesimo strumento sovraordinato e riferite all'ambito oggetto 
di intervento. 
Per completezza, si riportano alcuni punti salienti tratti dalle direttive della Scheda d’Ambito 
“VALLE VIGEZZO” del PPR, attinenti nella valutazione complessiva della nuova 
destinazione proposta: 
INDIRIZZI E ORIENTAMENTI STRATEGICI 
• La conservazione integrata del patrimonio edilizio storico e del contesto paesaggistico a esso 
connesso…. 
0- porre attenzione nei confronti dell’insediamento di nuove attività di servizio e loisir; 
per quanto riguarda gli aspetti rurali e silvocolturali: 
- sviluppare la pianificazione forestale per una gestione sostenibile almeno per le principali 
proprietà comunali; 
Alla luce dei riferimenti riportati si ritiene che la variante in itinere debba essere 
sostanzialmente riesaminata e riformata. 
Con osservanza 
Il Segretario Sez. VCO 
Ass.ne Italia Nostra ONLUS 
Piero Vallenzasca
Segue documentazione

domenica 8 ottobre 2017

P.T.P. CHI L'HA VISTO ?








Nel panorama amministrativo della Provincia par vi sia uno scomparso. Lo scomparso è il Piano Territoriale di Coordinamento, uno strumento di pianificazione previsto dalla legislazione urbanistica e che, almeno, per più di un decennio i vari governi Provinciali, succedutisi uno dopo l'altro, si erano " divertiti" a fare e disfare. Insomma un governo in carica cercava di redigerlo, ma poiché arrivato al capo linea non riusciva ad arrivare in fondo alla approvazione, il governo successivo, di altro colore, lo rimaneggiava di nuovo e così via. La storia, come abbiamo detto è andata avanti parecchio, sin tanto che almeno un governo, quello in carica nel 2009, riusciva ad adottarlo in via definitiva. Adottarlo non significa approvarlo e infatti la legislazione prevede che venisse acquisito il parere della Regione. La legge dice anche in quanto tempo: 120 giorni. Trascorsi i quali, per carità, non succede nulla di particolare, c'è sempre il tempo per esprimere il parere, ma il problema è che di giorni non ne sono passati soltanto 120, ma almeno 2.920. Insomma il Piano sembra proprio sparito, finito non si sa dove, nessuno lo dice, nessuno ne parla. E' stato espresso il parere ? Sì, no, non si sa, il silenzio è totale. I soldi spesi per i vari piani rischiano di essere soldi buttati, la pianificazione che in quel piano era prevista, bella o brutta che fosse, sta diventando roba vecchia, le salvaguardie previste sono saltate almeno dal 2012, l'Ente Provincia continua ad esprimere pareri sugli strumenti urbanistici dei Comuni senza disporre dello strumento che serve ad esprimerli. Pare una storia surreale. Incuriositi, ma anche interessati alla cosa, abbiamo provato a rivolgere la domanda al Presidente della Provincia, Stefano Costa. Ora attendiamo impazienti la risposta. 







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Sezione Verbano Cusio Ossola




Preg. mo Presidente Ente Provincia 
del Verbano Cusio e Ossola V.le Industria 

FONDOTOCE VERBANIA 


Prot. 3117

07/10/2017

OGG: Piano Territoriale di Coordinamento. Mancata approvazione-esito.

E’ notorio che, dopo lunghe traversie e svariate revisioni, il Consiglio di Codesto Ente aveva adottato lo strumento di pianificazione in oggetto, crediamo nel lontano 2009 e come risulta anche da un comunicato di Codesto Ente inoltrato alla Regione per l’acquisizione del parere competente. 

Tuttavia, trascorso così lungo periodo, ad oggi non si ha notizia che lo strumento sia mai stato definitivamente approvato da Codesto Ente .

L’effetto primo di questo oggettivo ritardo è l’intervenuta decadenza di tutte le norme di salvaguardia che quello strumento conteneva, il differimento a un tempo indeterminato di tutte le sue previsioni e il sostanziale vanificarsi anche delle spese sostenute per la redazione dello strumento.

La norma, per vero, dettava e detta tempi abbastanza brevi, ancorché ordinatori, affinché la Regione esprima il suo parere, ma ad oggi la sua eventuale mancanza non troverebbe altra giustificazione che in una volontà dei Governi interessati contraria alla approvazione di quel piano, congelandolo nei fatti e non in diritto. 

Altra cosa poi se invece il parere sia stato espresso e la mancata chiusura del procedimento sia da imputarsi soltanto alla volontà di Codesto Ente; comunque la cosa è ignota.

Poiché l’assenza del Piano vanifica, nei fatti, i poteri di coordinamento e di controllo che l’Ente Provincia esprime nei confronti degli strumenti di pianificazione comunale, o meglio delle loro modifiche, questa Associazione, considerati i suoi fini statutari, ha interesse a conoscere le cause del ritardo che qui denunciamo.

Saremmo pertanto grati, Sig. Presidente, se ci vorrà aggiornare in merito.



Cordialità 

Il Presidente

Piero Vallenzasca


           

venerdì 6 ottobre 2017

PPR - IL TRAGUARDO.



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Questo che postiamo più sotto è l'annuncio, forse un po' troppo trionfalistico, comparso sul sito della Regione con cui cui è stato comunicato che il lungo percorso di approvazione del Piano Paesaggistico ha avuto fine. Aspettiamo ora la pubblicazione sul bollettino ufficiale e questo monumentale documento incomincerà a produrre i suoi effetti. Ho detto incomincerà, perché, a parte le " prescrizioni" in esso contenute che già dall' adozione sono in vigore, le altre norme dovranno essere recepite dai piani regolatori comunali. Si apre perciò un altro percorso, né breve, né agevole, prima che tutto l'apparato del Piano abbia a dispiegare i suoi pieni effetti. E' questo un tributo che dobbiamo pagare al mondo delle autonomie, in primis ai Comuni che attraverso le loro rappresentanze hanno minato il percorso del piano, sin dove hanno potuto. Merito quindi all'Assessore di turno che è stato capace a tener testa e mantenere l'impegno che si era dato. Sappiamo che il Piano non è il massimo, avremmo voluto di più, speriamo non siano siano stati approvati, nelle ultime ore di discussione, emendamenti, ( in discussione ve ne erano 65) che ne abbiano indebolito l'impianto, certamente non rafforzato, ma questo è il pegno che si paga alla democrazia ed è giusto che sia così. Da domani incominceremo a guardarci attorno, vigilando affinché i Comuni non smontino ciò che, faticosamente, è stato messo in campo e sappiamo che i tentativi ci saranno comunque. Quanto ai tralicci ed ai capannoni del titolo annunciato dalla Regione, sì forse qualcuno di meno lo faranno, ma a compenso ne faranno altri. 


Piemonte, stop a tralicci e capannoni 

3 Ottobre 2017 

Dopo Puglia e Toscana, Regione approva piano paesaggistico 



(ANSA) - TORINO, 3 OTT - Il Piemonte è la terza Regione italiana, dopo Puglia e Toscana, a dotarsi di un piano paesaggistico regionale. Il provvedimento della Giunta Chiamparino, frutto del lavoro di anni, è stato approvato oggi in Consiglio regionale. A favore, oltre al Pd, le altre forze del centrosinistra e il Movimento 5 Stelle. Contrari gli esponenti del centrodestra, che ritengono i nuovi vincoli troppo restrittivi e particolarmente onerosi per i Comuni. D'ora in poi i crinali montani saranno liberi da nuovi tralicci e impianti di risalita, i vigneti saranno più protetti, e si porrà uno stop al proliferare dei capannoni che imbruttiscono le aree verdi. Obiettivi, la salvaguardia del territorio, la riqualificazione delle parti compromesse, la crescita di una coscienza collettiva sui temi del paesaggio. "Il piano - rimarca l'assessore all'Ambiente Alberto Valmaggia - è il frutto di un grande lavoro che ha visto l'impegno delle strutture regionali e statali per oltre 10 anni, attraversando più legislature".


mercoledì 4 ottobre 2017

DAL NAZIONALE

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21-09-2017
Porto di Mare di Milano: una nuova area verde affidata a Italia Nostra


A fine luglio il Comune di Milano, grazie all’esperienza del Boscoincittà, ha affidato alle cure di Italia Nostra Milano Nord – Centro di Forestazione Urbana, l’area di Porto di Mare.
Si tratta di una grandissima sfida per l’Associazione per ridare ai cittadini un vasto territorio di 65 ettari da decenni abbandonato e negli ultimi anni conosciuto più che altro come discarica e luogo di spaccio.
Il nostro lavoro produrrà la realizzazione di sentieri, zone destinate ad attività di svago e sportive, zone di osservazione della fauna soprattutto nella zona umida dei pratoni, e ancora collegamenti ciclopedonali con le zone limitrofe. E questo è solo l’inizio.
Importante il coinvolgimento delle associazioni di zona e anche dei rappresentanti del decentramento amministrativo per far loro conoscere l’area e insieme per coinvolgerli nei lavori manuali e di promozione dell’area.
Per cominciare subito e bene e in linea con gli intenti di recupero sociale, domenica 24 settembre, nell’ambito di “Green City” (manifestazione di tre giorni dedicata al verde) Italia Nostra ha organizzato con Legambiente una giornata di pulizia straordinaria al Porto di mare con gruppi di volontari coordinati dai nostri operatori per la raccolta dei rifiuti, con opportune attrezzature fornite da Amsa – Azienda Milanese Servizi Ambientali. A seguire la festa con pic nic nel quale ogni associazione e/o cittadino potrà portare cibi e bevande da condividere.
Ma che cos’è Porto di Mare? Da dove arriva questo nome?



lunedì 2 ottobre 2017

FALANGA ? CHI ERA COSTUI





Sono le ultime ore, per verità gli ultimi giorni, per il disegno di legge Falanga, un ignoto deputato assurto a notorietà per aver firmato il disegno di legge che ha già avuto il merito di far discutere sul tema dell' abusivismo edilizio, questione italica endemica. Quale sarà l' esito lo vedremo nelle prossime ore o giorni; approvato o affossato. Qualunque esso sia, il problema dell'abusivismo edilizio non sarà certo risolto. In una nazione dove l'abbattimento di un abuso è un 'eccezione, mentre in alcune aree costruire abusivamente è norma, non penso che un semi ignoto Falanga possa fare più danno di quel che già c'è, tanto meno potrà fare circa niente per frenare gli abusi, semmai proprio il contrario . Intendiamoci il problema esiste, eccome, ed è forse molto più complesso di come lo si vuol fare apparire. Sono passati 32 anni dal primo condono, quello che avrebbe dovuto risolverlo. Si sa che quelle pratiche di condono ancora in molti comuni non sono state chiuse, per vero forse mai neppure aperte. Ecco questo è già un primo problema che dovrebbe essere risolto con tardiva urgenza, obbligando i comuni a chiuderle entro un tempo ultimo e certo e in caso contrario mettendoci una qualche pena. Non c'è neppure certezza che ancorché fossero, finalmente, chiuse, lo sarebbero rispettando le regole del condono, ossia condonando chi ha diritto e negandolo a chi non lo ha. Ma qui si può fare ben poco, anche questo fa parte del costume italico. Comunque sia, chiuderlo avrebbe il merito di fare una prima chiarezza; quelli che stanno dentro e quelli che stanno fuori, ma il deputato Falanga a questo non ci ha proprio pensato ? Il primo condono però era dell'altro secolo, nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata una quantità enorme, tanto che un altro paio di condoni, anche se più piccoli, mi pare che siano stati approvati. Anche di questi non è dato conoscere quale sia stato il loro esito e quindi tanto varrebbe spingere perché siano urgentemente , e bene, è il caso di dirlo, chiusi. Ma anche di questo Falanga si deve essere dimenticato. Tutto il resto, cioè ciò che sta fuori dai vari condoni, è materia elettorale per il semplice motivo che l'abusivismo è diffuso e quindi il voto degli abusivi conta. Conta molto poi perché la materia è nelle mani del Comuni, notoriamente molto vicini ai loro elettori, ed anche questo è un gran bel problema. Bisognerebbe pensare ad una qualche soluzione, non importa se venga fatta passare per un aiuto ai sindaci che invece non lo è, ossia occorrerebbe metterci dei veri poteri sostitutivi che oggi veri non lo sono. Ci ha pensato Falanga ? Onestamente non lo so, non leggo nel pensiero di chi non conosco. Tuttavia, spostando i poteri non si eviterebbe ugualmente la rivolta popolare laddove la diffusione dell'abuso fosse così esteso da oggi essere definito di necessità. Difficile parlare di necessità in una nazione che ha più case di abitanti, ma il povero Falanga una qualche ragione pur la doveva trovare per evitare che sentenze passate in giudicato andassero in esecuzione. Se così fosse, ma aspettiamo di leggere il testo definitivo, ci troveremmo quindi di fronte al principio del favor rei applicato ad una pena accessoria quale è l'abbattimento per sentenza, ma dovrebbe estendersi altresì alle concorrenti sanzioni amministrative di ugual tenore. Come poi una tal legge possa reggere di fronte al rispetto del principio costituzionale di uguaglianza, non saprei proprio; finirebbe che dovrebbero estenderla a tutti, sarebbe perfetta. Ma per tornare al tema, gli abusi sono una varietà assai ampia, fattispecie diverse, sanabili o non sanabili, parziali o totali, sanzionabili con la sola pecunia, mentre "solo" quelli più gravi cadono (almeno cadessero) sotto le grida degli ordini di abbattimento. Questi ultimi abusi però, ma nessuno ne parla, in realtà dovrebbero aver subito già una prima " indolore" sanzione, ossia non avendo ottemperato i loro esecutori all'obbligo di demolizione, ricorsi a parte, l'accertamento di tale inadempienza comporta il passaggio del bene al patrimonio del comune, ex lege. E qui si torna alla questione dei comuni inadempienti perché se lo avessero fatto o si decidessero a farlo o gli costringessero a farlo, ( ci pensi onorevole Falanga) fissato e messo in pratica il principio che l'abuso non paga chi lo fa, poi si potrebbe anche ragionare di cosa farne di quell'immenso patrimonio requisito, demolendo senza pietà, manu militare, laddove ci vuole o usandolo per assegnare alloggi a giusto prezzo agli abusivi di necessità. Le soluzioni non mancano, ma le elezioni incalzano e il tempo stringe. 


sabato 30 settembre 2017

MILIONI DI NEVE




Sulla montagna, sempre più povera di neve, piovono milioni. E' quello che sta succedendo dopo l'avvenuto ritrovamento, da parte di un qualificato Assessore della Giunta Regionale Piemontese, di un gruzzolo di milioni, 23 per la precisione, frutto di "risparmi" avvenuti durante gli ormai passati giochi olimpici invernali e che ancora giacevano in qualche fondo del disastrato bilancio Regionale. A quei 23 milioni, il parsimonioso Assessore ne avrebbe aggiunti altri 3; non proprio dei suoi, meglio dire dei nostri, anche questi trovati da una qualche parte; totale 26. Che farne dunque se non investirli nella neve che, se non c'è, bisogna pur farla. Per fare la neve ci vuole l'acqua, ma anche quella manca e quindi bisogna fare, o meglio raccoglierla . Ecco quindi che i 26 milioni sembrano giusto quelli che mancavano per risolvere il problema che ormai interessa un po' tutte le stazioni del circo bianco, fare la neve con l'acqua e spostare sempre più su l'impiantistica sembra l'uovo di Colombo, almeno per ora. C'è anche da dire che una parte degli impianti sono passati, per sopravvivere, dalla mano privata a quella pubblica e comunque stentano a far tornare i bilanci. Grandi impianti, forse troppo grandi, realizzati con il ricorso a risorse pubbliche, penso alla vicina Valle D'Aosta, stentano poi a far tornare i conti e, a volte la soluzione è costruirne degli altri, cioè aumentare la capacità di trasporto, mi riferisco ad esempio alla nuova programmata seggiovia di salita al passo Salati, nella valle di Alagna, che affiancherà la " nuova " funivia, con buona pace del vallon D'Olen che diverrà un luna park. Per il resto si pomperà acqua che diverrà neve, come se non costasse nulla il farlo, e così forse si protrarrà di qualche anno la vita delle stazioni di sci poste a quote inferiori. Per il resto si esploreranno nuove vie, ecco che ritorna il VE- DE -FOR, la mitica stazione sciistica che da anni e anni deve stare nel cuore di alcuni ed ecco che altri ambiti, pressoché incontaminati, verranno assimilati , né più, né meno, a tante indistinte zone alpine. Tutto questo avviene, apparentemente entro una logica economica che lo giustificherebbe, in realtà è probabilmente una rincorsa a ritardare o rallentare la fine prossima ventura di quell'altro modello di cui questo sarebbe il figlio e che il clima ha messo e metterà sempre è più in crisi. La politica, quella di governo ,non sembra orientarsi diversamente e si appresta dunque a tenere in vita il modello con una bella dose di respirazione artificiale. E' un pensiero corto, ma le elezioni avvengono ogni 5 anni e non una volta ogni secolo, quindi non possiamo pretendere che guardino un po' più lontano, vanno a 200 chilometri ora contro un muro. A noi non rimane che aspettare il botto. 







giovedì 28 settembre 2017

BAVENO-LA MINIERA INFINITA












Sezione Verbano Cusio Ossola


Risultati immagini per monte camoscio baveno miniera

Prot. n. 3017

28/09/2017

Spett. Comune di Baveno
All'attenzione del Sindaco

S E D E 


Spett. Regione Piemonte
Direzione Ambiente Governo e Tutela del Territorio
Settore Territorio e paesaggio
C.so Bolzano 44

10121 T O R I N O

Spett. Ministero dei Beni e delle
attività culturali e del turismo
Soprintendenza Archeologica, belle arti e
paesaggio per le Province di Biella,
Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli

P.zo Chiablese P. za S.Giovanni 2


10122 TORINO


Spett. Regione Piemonte

Settore Polizia Mineraria, Cave e Miniere
Via Pisano, 6 – 10152 Torino


OGG: Monte Camoscio: Concessione mineraria "Seula"- Recupero ambientale .



Si fa seguito alla nota già inoltrata al Comune di Baveno datata 01/03/2017, che si allega per conoscenza ai nuovi soggetti in indirizzo, con la quale si formulavano ampie e diverse considerazioni in ordine all'attività conseguente alla concessione mineraria ubicata sul monte Camoscio e denominata Seula, auspicando che la scadenza ormai prossima della concessione ( febbraio 2018) fosse motivo per un serio ripensamento in ordine alle modalità e convenienze del suo rinnovo.
Non conosciamo ancora quali siano gli orientamenti che il Comune di Baveno, proprietario di consistenti parti delle aree di concessione, assumerà in ordine alle problematiche da noi esposte, sotto tale profilo ne sollecitiamo comunque una definizione cui vorremmo conoscerne gli esiti.
Con la presente si torna invece in argomento sotto il particolare profilo del vincolo paesaggistico che, stante l'esistenza dei diritti di uso civico, grava sul gran parte dell'area ed in particolare sui contenuti delle autorizzazioni sino ad oggi rilasciate.
Si osserva che l'ultima autorizzazione, a noi nota, è relativamente recente, essendo datata 15/02/2016, e quindi rilasciata a fronte di una conoscenza dello stato della miniera rispetto l'andamento della coltivazione e del recupero ambientale assai attuale.
Orbene la lettura della relazione paesaggistica, redatta dal tecnico incaricato Geol. Gagliardi, che accompagnava l'istanza avrebbe indotto alcune perplessità. Ad ogni buon fine se ne riportano qui alcuni stralci: 


"5. VOLUMI E SUPERFICI

L’area in Concessione Mineraria.................... si estende dalla cima del Monte Camoscio fino al fondo valle sul versante orientale del rilievo montuoso stesso. La superficie complessiva dell’area in Concessione Mineraria alla Graniti e Marmi di Baveno è pari a: 54 ha circa (544.785 mq circa).

All’interno della concessione è individuata l’effettiva area di miniera....................... L’area oggetto di autorizzazione alla coltivazione mineraria, che insiste su terreni di proprietà della ditta stessa e su terreni di proprietà comunale, si estende su una superficie pari a: 29 ha circa (287.470 mq circa). L’area di effettivo intervento............................................................ risulta pari a: 16 ha circa (158.225 mq circa)

Il piano dei lavori prevede, nella configurazione finale, un ampio settore, costituito dal cantiere nord superiore, in cui si esegue la completa scopertura del substrato roccioso su cui non erano previsti interventi di recupero ambientale. Tale area allo stato attuale corrisponde per altro alla zona ora destinata a coltivazione di cava per pietra ornamentale, all’interno del perimetro della stessa miniera. L’area di effettivo intervento di rinaturalizzazione finale per quanto concerne in senso stretto l’attività di miniera per feldspato si riduce pertanto a: 14 ha circa (139.410 mq circa) Si precisa infine che l’area già oggetto di interventi di recupero ambientale eseguiti contestualmente allo sviluppo della coltivazione copre ormai una superficie pari a 2 ha circa (20.530 mq circa), pertanto l’area residua al termine della coltivazione di miniera su cui sono previsti interventi di recupero ambientale risulta pari a: 12 ha circa (118.880 mq circa) Sulla base del reale andamento del mercato e dell’effettiva produzione dell’impianto si sono rivisti in questa sede i quantitativi di materiale estraibile che potranno prevedibilmente essere utilizzati. Per quanto concerne i volumi di materiale ancora disponibili per deduzione dalle precedenti misure, in relazione ai quantitativi annuali dichiarati nei programmi dei lavori  si ottiene un quantitativo residuo di materiale di discarica coltivabile pari a: 900.000 mc circa . Si tratta tuttavia di un ordine di grandezza corretto che rappresenta in ogni caso un riferimento certo in funzione al proseguimento dell’attività attualmente in corso che difficilmente potrà sfruttare un quantitativo simile. Infatti tale dato, in riferimento all’attuale andamento della coltivazione, supera l’effettiva potenzialità estrattiva della ditta che nel corso degli ultimi anni è scesa ad un quantitativo pari a 40.000 mc circa, come riportato negli programmi annuali dei lavori di miniera relativi agli ultimi 4 anni."..................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................


"........... infine, con l’ultima fotografia si propone una fotosimulazione una visione globale dell’area oggetto di intervento al termine dell’attività della miniera (e della cava, autorizzata nel 2009, compresa nel perimetro della Concessione mineraria) rappresentando entrambe le aree secondo la configurazione di recupero ambientale autorizzata di cui si richiede il rinnovo"

FOTO PRESENTE IN ORIGINALE 

Anche ad una lettura distratta la contraddizione tra quanto dichiarato in relazione e quanto richiesto ed autorizzato in termini di recupero ambientale, è palese. Lo stato attuale di avanzamento della coltivazione lo conferma.
In altri termini era evidente, per espressa affermazione contenuta in relazione che alla scadenza della concessione in corso il recupero ambientale, di fatto, non avrebbe potuto essere realizzato secondo la previsione di progetto, in quanto l'attività di coltivazione non sarebbe andata ad esaurimento.
Pur tuttavia si è in presenza di una autorizzazione paesaggistica i cui contenuti e le cui previsioni non si scostano da quel progetto che, alla imminente scadenza, non potrà essere realizzato; in termini più espliciti l'autorizzazione data si configura come una scatola vuota priva di alcun riferimento fattuale e concreto. 
Lo spostamento delle previsioni di altri due decenni è la conseguenza deprecabile, tanto più deprecabile in quanto il progetto assentito non pare preveda interventi di recupero ambientale contestuali all'avanzamento della coltivazione, ma raffigurava soltanto una situazione finale che a breve non si realizzerà. 
Allo stato dunque questa Associazione non può esimersi dal rilevare una situazione ben diversa da quella che le previsioni progettuali definivano, ma che una lettura anche non particolarmente attenta dell'insieme degli atti avrebbe consentito, da subito, mettere in luce e diversamente gestire.
Non si richiamano qui le considerazioni, di più ampio spettro, già espresse nella nostra prima nota che riteniamo mantengano tutta la loro valenza e attualità, ma qui si aggiunge che occorrerebbe un intervento urgente che, prima della scadenza delle autorizzazioni in corso, ridefinisca il contenuto del recupero ambientale in funzione di quella che sarà l'effettivo avanzamento della coltivazione.
Non sta a noi stabilire i modi e i termini di tale intervento, ma ci pare che la rilevanza e consistenza del caso lo giustifichi, pena anche la credibilità dei soggetti istituzionali che hanno avuto sin qui parte.

Lasciamo pertanto alla valutazione di Codesti Enti e Organi in indirizzo i contenuti della presente nota in attesa di leggerVi in merito. 




Distintamente 




Il Presidente della Sezione vco 










martedì 26 settembre 2017

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


Risultati immagini per villa palazzola






L'interessamento della Associazione nei confronti della questione di Villa La Palazzola, ha avuto perlomeno una prima risposta, con tanto di scuse per il ritardo, da parte dell'Assessore Regionale alla cultura Antonella Parigi. Siamo grati all'Assessore per la manifestazione di attenzione che ha voluto dare alla questione e per l'impegno che si è assunta. Vedremo dunque se il tavolo di discussione sarà l'adeguato luogo perché venga individuata la migliore soluzione in tempi " accettabili", come auspicato dalla stessa Assessore. Da parte nostra non cesserà l'impegno a monitorare la questione e seguirne gli esiti non mancando mai la dovuta sollecitazione alle parti in causa. Vedremo.










sabato 16 settembre 2017

INSISTERE INSISTERE INSISTERE

 






16/09/2017

prot.2817

Pre.mo Sindaco della città di
VERBANIA
e p.c. 


Soprintendenza ai beni archeologici, belle arti e paesaggio
per le Province di Novara Biella Alessandria Verbano Cusio Ossola


piazza San Giovanni, 2 
Torino 

Spett. Regione Piemonte
Settore Territorio e paesaggio

C.so Bolzano 44
TORINO 


OGG: Riserva naturale di Fondotoce-modifica della destinazione d'uso dei suoli. Iniziative imprenditoriali.


La Stampa, nella pagina locale di Novara e VCO, ha dato recente risalto ad una notizia riguardo le intenzioni imprenditoriali avviate per "recuperare" i terreni di Fondotoce ad un utilizzo turistico/sportivo. Sempre la " Stampa" afferma che l'iniziativa avrebbe il sostegno del Sindaco di Verbania, mentre l'unico ostacolo deriverebbe dalla morfologia dei terreni, soggetti a esondazione.

Non voglio dilungarmi oltre sui contenuti riportati in quell'articolo che avrebbero meritato un ben diverso taglio critico rispetto a quello che la "Stampa" ha dato.

Il Sindaco di Verbania non può però ignorare le diverse problematiche ed anche il quadro normativo, articolato e complesso, che regola l'ambito di cui si parla: il Piano dell'assetto Idrogeologico, quello della Riserva Naturale, il Piano Paesaggistico Regionale, quest'ultimo proprio in questi giorni calanderizzato nell'aula del Consiglio Regionale per la sua definita approvazione.

Come Ella può vedere quell'ambito si trova al centro di una maglia regolatrice assai articolata; siano prescrizioni, piuttosto che direttive, se non indirizzi o norme già compiute e vigenti, tanto che ridurre il tutto, come fa l'articolista, non smentito, ad una "semplice" questione di esondazioni mi pare riduttivo e semplificativo, per non usare altri termini.

Avremmo quindi voluto leggere una parola più consapevole da parte del Sindaco di una città cui compete presidiare quelle norme, non ignorarle. Così non è stato o comunque non è apparso nell'articolo di Stampa che, forse, meriterebbe una qualche precisazione anche da parte Sua.

Ma anche oltre un anno fa questa Associazione aveva posto alla Sua attenzione, senza risposta, la questione ex Eden, che era stata oggetto di un convegno dove il vero quadro normativo era stato taciuto; ora la situazione, in parte, sembra ripetersi e ciò non premia la Sua azione che in altri ambiti è parsa più convincente. 

Questa Associazione, per sua finalità statutaria, ha l'obbligo di concorrere alla tutela e valorizzazione dei beni comuni di paesaggio e di cultura che, peraltro, in un territorio la cui economia è "ridotta" a turismo o poco d'altro, costituiscono gli elementi identitari che lo rendono appetibile e competitivo sul piano del mercato turistico internazionale. 

Se questo è vero, come non potrà non convenire, occorrerebbe che i governi locali fossero conseguenti, ma palazzi stile Dubai o parco divertimenti stile disneyland non pare proprio che vadano in questa direzione. 


La ringrazio per l'attenzione che vorrà porre e le precisazioni che, nel caso, vorrà fornire. 



Italia Nostra Onlus VCO

Il Segretario
Piero Vallenzasca 



venerdì 15 settembre 2017

"STAMPA" LOCALE



Risultati immagini per ISOLINO FONDOTOCE



15/09/2017
prot.2717

Gentil Direttore,

La Stampa, nella pagina locale di Novara e VCO, ha dato recente risalto ad una notizia riguardo le intenzioni imprenditoriali avviate per "recuperare i terreni di Fondotoce" ad un utilizzo turistico/sportivo. Si afferma che l'iniziativa avrebbe il sostegno del Sindaco di Verbania e che l'unico ostacolo deriverebbe dalla configurazione dei terreni, soggetti a esondazione. L'articolo riporta le dichiarazioni dello stesso imprenditore che "vanta" un successo senza uguali, cioè quello di contabilizzare nelle proprie strutture ricettive ben il 60% delle 866.000 presenze registrate da Verbania e, a fronte di questo risultato, assicura 120 posti di lavoro. Non mancano altre osservazioni, ma quanto qui ho riportato già tradisce l'orientamento che l'articolo ha dato alla notizia. Parlare di "recuperare" terreni che oggi hanno una destinazione e un uso agricolo non sembra proprio il termine migliore, semmai si sarebbe dovuto parlate di sacrificare, questo sì, terreni ad un uso che non pare proprio compatibile con l'ambito a riserva naturale entro la quale oggi, almeno formalmente, ricadono. Ma di quest'ultimo aspetto l'articolo manco fa alcun cenno, semplicemente ignora l'esistenza della riserva di Fondotoce; un ostacolo inesistente. Vengono invece enfatizzate le performance che, nel campo della ricettività turistica, l'imprenditore interessato avrebbe conseguito. Un vero record in campo regionale e provinciale, ma aggiungiamo noi, un doppio record se è vero che dando lavoro a "soli" 120 addetti sarebbe riuscito a conteggiare ben 519.000 pernottamenti. Se così fosse, come non abbiamo alcun motivo per dubitarne, il turismo del "villaggio vacanze" dell'Isolino di Fondotoce mostrerebbe tutta la sua inconsistenza sotto il profilo occupazionale diretto; insomma un affare imprenditoriale, ma che poco o nulla alla fine offrirebbe alla domanda di lavoro, parola intorno alla quale tutti si riempiono la bocca e giustificano a sproposito, come in questo caso, scelte scriteriate.

Grazie per l'ospitalità

Italia Nostra Onlus VCO
Il Segretario
Piero Vallenzasca

mercoledì 13 settembre 2017

IL PARCO DEI DIVERTIMENTI


Risultati immagini per parco divertimenti

Già qualche notizia era nell'aria, ma oggi la pagina locale de La Stampa ci conferma che sul piano del Toce qualche cosa si sta muovendo. Non è una novità, ma una conferma sì. Chi possiede un po' tutte le aree in sponda sinistra della foce del fiume, non pago di averne fatto sin qui tutto ciò che, probabilmente, ha desiderato, ora travestito da improbabile benefattore ottuagenario sembra sostenere che bisogna fare ancora e di più, trasformando i residui ambiti agricoli di una provincia che ambiti agricoli ne ha ben pochi, in una specie di parco divertimenti. Non importa se l'ambito è esondabile, in fascia PAI inedificabile, si può sempre costruire alzando il suolo, non importa se l'agognato parco divertimenti si troverebbe nel bel mezzo di un parco naturale regionale, non importa se a due passi da lì un investimento pubblico fatto con fondi europei quale il Tecno parco è già un rottame; in fondo tra capannoni nuovi o abbandonati, campeggi trasformati in villaggi vacanze, miniere e cave incombenti ovunque si alzino gli occhi verso l'alto, non pare che del Parco, quello vero, sia rimasto molto e dunque... tanto vale darle l'ultima spallata. Da quel che leggiamo la politica locale sembra, naturalmente, guardare con favore, persino con qualche piacere a questi progetti di parco dei divertimenti. Da quanto riferisce sempre La Stampa la Sindaco di Verbania, che già si era spesa, per fortuna per ora inutilmente, per trasformare la punta della Castagnola in un qualche avveneristico progetto stile Dubai, avrebbe già manifestato il suo disinteressato interesse; turismo e lavoro sarebbero i motivi guida che spronerebbero i governanti, penso con pochissimi eccezioni, a sostenere ogni progetto che, anche solo in lontananza faccia balenare queste prospettive; non importa quale siano i contenuti e le possibili valutazioni di merito, contagiati da una fregola compulsiva che vede ogni e qualsiasi investimento come un fatto positivo tout court. Dunque ? Dunque attendiamo sviluppi interessanti, concitati colloqui tra tavoli di concertazione, più o meno formali; ineffabili e interminabili conferenze di servizio che dovrebbero decidere lasciando i veri responsabili, cioè i governanti di turno, per quanto possibile, al di fuori di qualsiasi responsabilità, trincerati dietro neutre valutazioni di tecnici da loro nominati. Vedremo dunque e credo che dovremo parlarne ancora e presto.

martedì 5 settembre 2017


San Filiberto a Pella (Novara): segnalazione per la Lista Rossa



Indirizzo/Località: Via Lungo Lago, 21 Pella (Novara)

Tipologia generale: edificio di culto

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: chiesa in origine romanica

Epoca di costruzione: sec. XI

Comprende: edificio a due corpi, campanile romanico, quattordici cappelle settecentesche della Via Crucis affrescate e rampa di accesso, anch’essa settecentesca

Uso attuale:.stato di estremo degrado con gravi problemi strutturali

Uso storico: sito sulle rive del Lago d’Orta risalente tra il 1075 e il 1110

Condizione giuridica: bene pubblico

Segnalazione: del luglio 2017 – segnalazione firmata da una cittadina e validata dalla Sezione di Novara di Italia Nostra – novara@italianostra.org

Motivazione della scelta: La chiesa di San Filiberto si erge accanto al cimitero di Prorio di Pella, in provincia di Novara. È un sito molto antico, risalente all’XI secolo, con cappelle della via Crucis affrescate esternamente e risalenti al 1794. La chiesa di San Filiberto è unica in Italia dedicata a questo santo, ed è un edificio a più corpi, di cui il più antico risale al secolo XI, come il campanile di bella fattura romanica, posto di fronte alla facciata e datato da Paolo Verzone tra il 1075 e il 1110.

Chiesa e campanile sono circondati da uno spazio prativo in declivio verso il lago d’Orta, cinto da 14 cappelle della Via Crucis e raccordato con la strada litoranea da una rampa pure settecentesca. Il sito è accessibile in maniera parziale. La parte prossima all’abside è pericolante dal 2016 e chiusa con cartello segnalatore del pericolo di caduta di materiale dall’alto. È interamente puntellata sul lato sinistro (guardando la facciata).

Sono presenti evidenti crepe dovute a un cedimento della struttura, così come enormi macchie di umidità sui muri interni e in facciata che stanno, evidentemente, compromettendo la stabilità della chiesa.

sabato 2 settembre 2017

UN SOLLECITO


Risultati immagini per italia nostra














02/09/2017 


Prot.2917 


Al Presidente della Giunta Regionale 
del Piemonte 

P.za Castello TORINO 

gabinettopresidenza-giunta@cert.regione.piemonte.it 

Al Vice Presidente 
della Giunta Regionale 
Assessore al bilancio, finanze, patrimonio 

vicepresidenza@cert.regione.piemonte.it 


All'Assessore alla cultura e turismo 
della Giunta Regionale del Piemonte 

culturaturismo@cert.regione.piemonte.it 


All'Assessore all'ambiente, urbanistica, 
programmazione territoriale e 
paesaggistica della Giunta Regionale Piemontese 

assessorato.valmaggia@cert.regione.piemonte.it 


Al Sindaco della città di Stresa 
P.za Matteotti STRESA 


Al Presidente della Fondazione 
Villa Palazzola 

SEDE 




OGG: Stresa - Villa La Palazzola - un bene pubblico dimenticato che reclama attenzione. I sollecito. 



Questa sezione dell'associazione Italia Nostra, dopo aver dato vita nel maggio scorso alle giornate del 13 e 14 dedicate a porre l'attenzione del pubblico e delle Istituzioni sullo stato di conservazione e sulle prospettive di rinascita di un bene pubblico, quale quello di Villa La Palazzola di Stresa, indirizzava a tutti gi autorevoli soggetti in indirizzo, la nota del 01/06 u.s. , ns. prot. 2217, con la quale si ricordava l'attuale assoluta impossibilità della Fondazione a provvedere, in assenza di alcun finanziamento, alle benché minime attività di ordinaria manutenzione, mentre d'altro lato si registrava pure la carenza di alcun finanziamento o di altre iniziative conosciute e capaci di affrontare il tema del recupero della Villa e del Parco che, forse è il caso di ricordarlo, giace da oltre trent'anni in condizione di degrado e di abbandono. 
Non è il caso qui di ripercorrere nuovamente le considerazioni svolte nella nostra precedente nota, tuttavia spiace dover prendere atto che, pur a distanza di tre mesi, nessuna risposta è stata possibile registrare da parte degli Enti e Istituzioni cui avevamo rivolto la richiesta di attenzione. 
Non possiamo che, nuovamente, tornare sul tema lamentando il silenzio ottenuto che parrebbe l'ulteriore segnale di una soluzione che né ci sarebbe, né neppure si profilerebbe, almeno nel prossimo orizzonte. 
Giustamente ci si potrebbe obiettare che, nella scala delle priorità e dei valori, la questione di Villa Palazzola potrebbe non meritare uno dei primi posti, tuttavia la questione non è nuova, è annosa, è ultradecennale e la soluzione già individuata e certa, per ritardi o responsabilità non sappiano, è sfumata già una volta. 
Se gli Enti e i soggetti istituzionali cui compete dare una risposta si defilano, che sia il Comune di Stresa, piuttosto che la stessa Regione Piemonte, se non la medesima Fondazione allo scopo istituita, ci chiediamo che cosa rimanga, quale sia il livello istituzionale cui debba essere rivolta l'istanza per dare al problema una soluzione. 
Pensiamo che non ve ne siano degli altri, ma che la risposta la debbano i soggetti, anche autorevoli, cui ci siamo rivolti una prima volta e a cui, nuovamente, ci appelliamo con questa ulteriore nota di sollecito. 

Attendiamo pertanto di ricevere un qualche segnale positivo sulla questione qui e ancora una volta sollevata. 



Distintamente 
Il Presidente